Venerdì 21 novembre alle ore 21:00 parliamo di lavoro con il manager Roberto Camagni e Matteo Bianchi dell'Assemblea Nazionale PD.
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martedì 18 novembre 2014
lunedì 29 settembre 2014
La Direzione PD sul Jobs Act
Ecco l’ordine del giorno sul Jobs Act approvato dalla Direzione Nazionale del Pd con 130 voti favorevoli, 20 contrari e 11 astenuti:
Approvando la relazione del Segretario, il Partito Democratico non può perdere questa occasione per realizzare un mercato del lavoro che estenda i diritti e le tutele a quei lavoratori che oggi non li possiedono e dove nessuno sia più abbandonato al proprio destino.
Intendiamo raggiungere questo obiettivo con una riforma di sistema che estenda i diritti nel rapporto di lavoro a chi oggi non ne ha di adeguati e universalizzi le tutele nella disoccupazione; aumenti la produttività favorendo la mobilità dei lavoratori verso impieghi che migliorino il loro reddito e le loro prospettive, senza scaricare solo su di loro i costi di questo aggiustamento.
Per questo sosteniamo il Governo a guida del Partito Democratico a mettere immediatamente in campo strumenti coerenti con questi obiettivi.
1. Una rete più estesa di ammortizzatori sociali rivolta in particolare ai lavoratori precari, con una garanzia del reddito per i disoccupati proporzionale alla loro anzianità contributiva e con chiare regole di condizionalità attraverso un conferimento di risorse aggiuntive a partire dal 2015.
2. Una riduzione delle forme contrattuali, a partire dall’unicum italiano dei co.co.pro., favorendo la centralità del contratto di lavoro a tempo indeterminato con tutele crescenti, nella salvaguardia dei veri rapporti di collaborazione dettati da esigenze dei lavoratori o dalla natura della loro attività professionale.
3. Servizi per l’impiego volti all’interesse nazionale invece che alle consorterie territoriali, integrando operatori pubblici, privati e del terzo settore all’interno di regole chiare e incentivanti per tutti.
4. Una disciplina per i licenziamenti economici che sostituisca l’incertezza e la discrezionalità di un procedimento giudiziario con la chiarezza di un indennizzo economico certo e crescente con l’anzianità, abolendo la possibilità del reintegro. Il diritto al reintegro viene mantenuto per i licenziamenti discriminatori e per quelli ingiustificati di natura disciplinare, previa qualificazione specifica della fattispecie.
Video degli interventi di apertura e di chiusura di Matteo Renzi in Direzione Nazionale»
Il Jobs Act è il disegno di legge sulla riforma del mercato del lavoro, nella versione approvata dalla Commissione Lavoro del Senato (scheda in PDF).
Il disegno di legge si pone l'obiettivo di realizzare riforme di grande portata innovativa, attraverso l'esercizio di apposite deleghe conferite al Governo, quali:
1) il riordino della disciplina degli ammortizzatori sociali;
2) la riforma dei servizi per il lavoro e delle politiche attive;
3) il completamento del processo di semplificazione delle procedure e degli adempimenti in materia di lavoro;
4) il riordino delle forme contrattuali attualmente vigenti in materia di lavoro;
5) il rafforzamento delle misure di sostegno alla maternità e alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.
Scheda esplicativa del Jobs Act con le norme approvate nella Commissione Lavoro del Senato (file PDF)»
Intervento in Senato di Franco Mirabelli durante la discussione sul Jobs Act» (Video dell'intervento»)
Per fare chiarezza e approfondire ulteriormente l'argomento, segnaliamo anche la "nota in materia di licenziamenti" a cura del Gruppo PD del Senato (file PDF)»
Analisi del Sole 24 Ore: «Jobs Act», obiettivo estendere le tutele di 12 milioni di lavoratori»
Il Jobs Act è il disegno di legge sulla riforma del mercato del lavoro, nella versione approvata dalla Commissione Lavoro del Senato (scheda in PDF).
Il disegno di legge si pone l'obiettivo di realizzare riforme di grande portata innovativa, attraverso l'esercizio di apposite deleghe conferite al Governo, quali:
1) il riordino della disciplina degli ammortizzatori sociali;
2) la riforma dei servizi per il lavoro e delle politiche attive;
3) il completamento del processo di semplificazione delle procedure e degli adempimenti in materia di lavoro;
4) il riordino delle forme contrattuali attualmente vigenti in materia di lavoro;
5) il rafforzamento delle misure di sostegno alla maternità e alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.
Scheda esplicativa del Jobs Act con le norme approvate nella Commissione Lavoro del Senato (file PDF)»
Intervento in Senato di Franco Mirabelli durante la discussione sul Jobs Act» (Video dell'intervento»)
Per fare chiarezza e approfondire ulteriormente l'argomento, segnaliamo anche la "nota in materia di licenziamenti" a cura del Gruppo PD del Senato (file PDF)»
Analisi del Sole 24 Ore: «Jobs Act», obiettivo estendere le tutele di 12 milioni di lavoratori»
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domenica 21 settembre 2014
Sul Jobs Act
Riflessione del senatore Franco Mirabelli
Credo che i toni che sta assumendo la discussione sulla legge delega sul lavoro dentro e fuori il PD non aiutino a capire di cosa si sta discutendo e, soprattutto, rischino di dare una rappresentazione della riforma e dei suoi obbiettivi lontana dalle reali volontà, più volte affermate dal governo e riportate nel testo della norma in discussione.
Quindi, innanzitutto va sgombrato il campo da equivoci e vanno ricostruiti i reali obbiettivi che la legge si propone.
Primo: Non si tolgono tutele a chi le ha. I nove milioni di lavoratori che hanno un contratto a tempo indeterminato non saranno toccati dalla riforma, chi parla di riduzione delle tutele per chi lavora dice una cosa non vera e chi racconta di un tentativo di omogeneizzare al ribasso i diritti dei lavoratori retrocedendoli tutti in serie C fa propaganda; l'art.18 e il diritto al reintegro in caso di licenziamento senza giusta causa non verrà meno per i contratti in essere.
Secondo: Al contrario l'obiettivo è estendere le tutele a chi non ne ha, ai nove milioni di lavoratori con contratti precari. La legge delega riforma gli ammortizzatori sociali estendendo a tutti i lavoratori precari l'accesso al reddito garantito dall'Aspi per chi perde lavoro.
L'allargamento della platea dei tutelati sarà finanziata in parte dalle aziende e in parte da finanziamenti pubblici e, per questo, già nella prossima Legge di Stabilità saranno stanziati un miliardo e mezzo di euro. Oltre a ciò saranno estesi i diritti sulla maternità a tutti i contratti.
Terzo: La legge delega prevede la riduzione a poche unità dei contratti di lavoro e la scelta del contratto a tempo indeterminato come contratto prevalente da incentivare. Si tratta di costruire una normativa in cui non esistono contratti più convenienti degli altri dal punto di vista del costo per le aziende se non i contratti a tempo indeterminato.
Con il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti si può raggiungere questo obbiettivo. In questo modo si riduce la precarietà e si dànno più certezze e più stabilità a lavoratori e aziende, mettendo i primi nella condizione di stare più a lungo in azienda con la prospettiva di poterci restare e le seconde in una situazione in cui potrà avere incentivi e più certezze per programmare futuro e investimenti.
Cose importanti, quindi, e che tutti abbiamo interesse a valorizzare perché definiscono il senso di una riforma necessaria per il Paese. Non c'è solo questo: c'è anche la delega per riformare i servizi che devono far incontrare domanda e offerta di lavoro, si interviene anche sui tempi di vita, ma la riforma sta soprattutto in queste cose, qui si interviene concretamente su precarietà e su chi il lavoro non c'è l'ha.
Certo, ci sono questioni che richiedono ancora approfondimenti. Ma serve una discussione sul merito. Non servono divisioni caricaturali, non c'è una divisione tra chi difende e chi vuole liquidare tutele e diritti, anzi.
Serve discutere del merito e alcune scelte non sono definite né lo saranno nella delega ma il senso di marcia e gli obbiettivi sono chiari.
Il confronto deve partire dai dati di realtà, dalla necessità di invertire una situazione per cui oggi solo il 16% dei nuovi assunti sono assunti con contratto a tempo indeterminato, dalla constatazione che in questi anni ci sono stati centinaia di migliaia di licenziamenti nonostante l'art.18. Certo, non può essere messo in discussione l'obbligo di reintegro per i lavoratori licenziati per motivi discriminatori e non lo sarà. Bisognerà discutere - questo è il nodo - nel contratto a tutele crescenti, su quali strumenti di tutela dai licenziamenti senza giusta causa saranno introdotti e se sarà previsto il reintegro o no. Dopo l'approvazione della delega ci sarà tempo e modo per affrontare questa questione.
Ma, al di là delle discussioni aperte, non dobbiamo perdere di vista il valore complessivo della riforma, di una idea di mercato di lavoro che vuole aggredire i nodi delle diseguaglianze e della esclusione dalle tutele. Il Jobs act è una straordinaria occasione che non possiamo perdere, descrive una riforma necessaria per il Paese ma, soprattutto, serve per dare diritti e tutele a chi oggi non ne ha.
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