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domenica 15 marzo 2015

Incontro sulle riforme

Ottimo momento di riflessione sul tema delle riforme questa mattina alla Casa di Alex con il senatore Mirabelli e l'onorevole Fiano e i contributi di Valeria Marziali e delle tante persone che hanno partecipato. Qui i video di tutti gli interventi»


domenica 8 marzo 2015

Incontro sulle riforme istituzionali

Domenica 15 marzo alle ore 10:00 presso la Casa di Alex (Via Moncalieri 5) parliamo di riforme istituzionali con l'on.Emanuele Fiano e il sen. Franco Mirabelli.
Vi aspettiamo!


martedì 20 gennaio 2015

Un sistema per la governabilità e le riforme

di Fabrizio Forquet
Realtà e rappresentazione. La prova di forza nel Pd prende la scena, ma rischia di far dimenticare quello che conta. La riforma elettorale che il Parlamento si avvia ad approvare è una rivoluzione per il sistema politico italiano: garantisce quella governabilità decisiva per le riforme e quindi per il rilancio dell'economia, attribuisce all'elettore la scelta diretta su chi governa, semplifica il sistema dei partiti (con le dovute tutele da garantire all'opposizione), toglie alibi ai governi sui risultati del proprio operato. La discussione sulla percentuale di eletti con le preferenze in questo contesto non può che rivelarsi per quello che è: una strumentalizzazione politica legata alla battaglia per il Quirinale e agli equilibri nel Pd. Tra gli oppositori dell'Italicum ci sono veri galantuomini, ma questa loro battaglia è il simbolo di una cultura politica incentrata sulla politics, sui rapporti di forza tra partiti e gruppi, e avara di policies, di riforme concrete per il buon funzionamento della comunità.
Una politica dalla memoria corta. Che dimentica troppo facilmente quando le preferenze erano il simbolo del male del sistema dei partiti. La fine della prima Repubblica è cominciata da un referendum contro le preferenze, considerate strumento infetto del voto di scambio e del malaffare. Esagerazioni allora, esagerazioni oggi. In entrambi i casi battaglie condotte in nome della “vera democrazia” e della “morale della politica”, valori sbandierati pretestuosamente e scarsamente praticati. Astrazioni, che fingono di ignorare la realtà che le preferenze - nelle elezioni in cui sono previste - sono utilizzate da meno di due elettori su dieci al Nord e da sei su dieci al Sud. Un dato su cui ognuno può trarre le sue conclusioni.
Memoria corta, cortissima. Che spinge alcuni a dimenticare il proprio voto a favore del Porcellum, cioè della lista bloccata che più bloccata non si può. Ipocrisia che porta a ignorare il salto in avanti nel rapporto diretto tra elettore ed eletto che l'Italicum comporta rispetto a quel sistema. Il modello sostenuto da Renzi lascia infatti spazio alle preferenze tranne che per i capilista nei cento collegi che sono scelti dai partiti. Senonché questi capilista sono indicati sulla scheda e sono, quindi, proprio i candidati su cui più direttamente cade la scelta dell'elettore. Per capirsi: se il Pd nel mio collegio sceglie Al Capone come capolista, e io elettore mi ritrovo Al Capone sulla scheda, è probabile che voterò piuttosto il candidato più credibile di un altro partito, con buona pace del candidato bloccato.
Ma il danno principale di questo modo di fare politica è proprio nel costringere il dibattito su questioni davvero marginali, facendo perdere di vista ciò che conta. Sono 20 anni che il sistema politico italiano è ostaggio di una logica di coalizione che si è rivelata fallimentare. Se abbiamo accumulato un ventennio di ritardo sul fronte delle riforme è perché i vari governi che si sono alternati sono rimasti vittime delle divisioni interne: dal Berlusconi 1, affossato dalla divergenza con la Lega sulle pensioni, al Prodi 2, vero simbolo con la sua dis-Unione dell'inconcludenza del sistema delle coalizioni, fino all'ultimo Berlusconi affossato dalle scissioni e dalle liti interne ancor prima che dalla crisi dell'euro. Pensioni, lavoro, burocrazia, fisco: ogni riforma ha trovato via via i suoi sostenitori e i suoi oppositori negli stessi partiti della maggioranza. L'esito è stato inevitabile: o non se ne è fatto niente o se ne è approvata una versione tanto pasticciata da risultare controproducente.
Il premio di maggioranza alla lista che supera il 40%, con la possibilità di un ballottaggio se nessuno raggiunge quella soglia, significa superare quella fabbrica di immobilismo. Vince un partito e quel partito ha la responsabilità chiara davanti agli elettori di quello che fa o non fa. Si possono chiamare in causa mille termini anglosassoni: accountability, delivery, ma il senso più vero è che si pone fine ai poteri di veto delle minoranze, restituendo alle “politiche” il ruolo che compete loro rispetto a una “politica” che è solo lotta tra gruppi e fazioni.
Si sostituirà la tirannia delle minoranze con un eccesso di predominio della maggioranza? Difficile sollevare questo rischio in modo credibile in un Paese ricco di bilanciamenti, fino all'immobilismo, come è l'Italia. E tuttavia è anche questa una riflessione da fare. Il riformismo non può fermarsi con l'Italicum: regolamenti parlamentari, commissioni di garanzia, ruolo delle oppposizioni, legge sui partiti, sono tutti cantieri da aprire al più presto. Ma questo è il contributo serio che una politica davvero preoccupata del bene del Paese deve offrire, la bagarre sui capilista è melodramma. E non se ne sente davvero alcun bisogno.

venerdì 2 gennaio 2015

Questo Paese merita tutto il nostro entusiasmo

Care amiche e cari amici, cari compagni del Partito Democratico,
inizia un 2015 carico di sfide.
Non posso garantirvi che per il nostro partito riusciremo a fare meglio del 2014. Tecnicamente è quasi impossibile: abbiamo vinto praticamente ovunque e sfondato il muro del 40%. Siamo al governo di moltissime regioni, di moltissimi comuni. Il nostro Governo è fortemente trainato dalla spinta del PD.
In Europa rappresentiamo il partito più votato e anche quello che più di tutti spinge per un cambiamento radicale delle politiche economiche di Bruxelles.
Insomma, ci lasciamo alle spalle un anno straordinario.
Nel 2015 cercheremo di continuare a vincere. Ora che abbiamo iniziato, vorrei che ci prendessimo gusto. Ma dobbiamo anche fare formazione politica, tanta e di qualità: ci stiamo lavorando in segreteria e vedrete presto un fiorire di iniziative in questo senso.
Perché questo è il senso del nostro 2015. Forse non riusciremo a fare meglio del 2014, ma dovremo dare il meglio di noi. E, in Europa, spiegare che cambiare verso non serve solo all'Italia. Ma è l'unico modo per salvare la crescita nel nostro continente.
Cerco di essere sintetico.
Nel 2015 porteremo a termine l'iter parlamentare delle riforme costituzionali. È un lavoro di portata storica.
Il Presidente Napolitano ha spiegato bene come il bicameralismo paritario sia stato il più grande errore della Assemblea Costituente. Faremo chiarezza sul ruolo delle regioni, elimineremo gli enti inutili, semplificheremo il processo legislativo. Davvero un grande passo in avanti.
Chiuderemo già dalle prossime settimane la legge elettorale. Tra di noi eravamo divisi tra chi voleva i collegi (modello Mattarellum) e chi le preferenze (come in consiglio comunale). Avremo gli uni e gli altri. Per ogni collegio un candidato del partito, che girerà comune per comune, strada per strada, quartiere per quartiere e si farà vedere, riconoscibile, come il volto del PD. E poi lo spazio, comunque, per le preferenze. Rottameremo le liste bloccate e insieme a loro rottameremo l'inciucismo perché la sera delle elezioni sapremo chi ha vinto. E chi vince avrà la maggioranza per governare senza ricatti dei partitini.
Il Parlamento dovrà licenziare la legge delega sulla pubblica amministrazione. Meno sprechi, tempi certi delle risposte da parte del pubblico, grande investimento nel digitale, semplificazione e efficienza. Perché i tanti bravissimi funzionari pubblici che lavorano con onore hanno il diritto di non essere infangati da furbetti e furbastri.
Approvata la legge di riforma sul lavoro continueremo a operare per una politica industriale degna di questo nome e per norme più semplici. Meno alibi, più diritti. Quando la nuvola dell'ideologia si diraderà tutti si renderanno conto che le nuove regole sono più giuste e più chiare. E offrono sia agli imprenditori che ai lavoratori certezze maggiori. Dobbiamo però continuare sulle crisi aziendali. Il primo gennaio si è aperto col primo volo Alitalia Etihad. Da Terni a Taranto, da Termini Imerese a Piombino, da Reggio Calabria a Trieste, da Avellino a Genova sono tante le aziende che hanno visto sbloccate le crisi. Ma dobbiamo attrarre investimenti con più determinazione.
Per farlo è fondamentale che la grande opera di riforma della giustizia civile e del fisco vada avanti secondo i tempi stabiliti. Dobbiamo arrivare ad avere tempi europei e un sistema di certezza del diritto che in questi anni è cambiato.
Il campo dei diritti, dalla riforma del terzo settore alle unioni civili fino allo ius soli temperato, è il settore dei lavori parlamentari subito dopo le riforme costituzionali. Trovare un punto di equilibrio non sarà una passeggiata, ma è un nostro preciso impegno davanti agli elettori.
Tuttavia la vera riforma che rimette in moto l'Italia è quella che tiene insieme la sfida educativa – partendo dalla scuola (iniziate a segnarvi questa data: 22 febbraio, Roma) – con l'innovazione culturale, dalla Rai ai musei, dal teatro all'opera, dal cinema al design. Qui sta l'identità italiana. Qui sta la ricchezza dei nostri figli. Qui sta il nostro passato e il nostro futuro.
Ci siamo dati una cadenza ordinata per le nuove iniziative di legge.
A gennaio abbiamo provvedimenti su economia e finanza. A febbraio tocca alla scuola. A marzo il Green Act – sull'economia e l'ambiente in vista della grande conferenza di Parigi 2015. Aprile sarà il mese di cultura e Rai. A maggio tutti i riflettori sul cibo, agricoltura, turismo, made in Italy: arriva l'Expo. A giugno i provvedimenti sulle liberalizzazioni e prima dell'estate il punto sullo sport anche in vista della candidatura per le Olimpiadi del 2024.
Nelle prossime settimane ci sarà anche da eleggere il Presidente della Repubblica. Ovviamente sarà un passaggio delicato e difficile, come dimostra la storia parlamentare anche di questa legislatura. E succedere a un grande italiano come Giorgio Napolitano non sarà semplice. Ma sono certo che il PD sarà decisivo nello scegliere insieme a tutti un arbitro equilibrato e saggio, il garante super partes delle istituzioni.
C'è molto da fare. Lo faremo. Senza ansia, senza angoscia, senza paura. Ma lo faremo velocemente. Abbiamo la certezza che gli italiani da noi vogliono che continuiamo a fare quello che abbiamo fatto nel 2014 con ancora maggiore determinazione. Dobbiamo ridurre la forbice delle ingiustizie. È quello che abbiamo iniziato a fare con il tetto ai mega stipendi pubblici da una parte e l'innalzamento degli 80 euro dall'altro. Ma non finisce qui. La forbice dell'ingiustizia da ridurre è anche quella tra lavoro e rendita, tra coraggio e paura, tra crescita e austerità, tra non garantiti e garantiti, tra donne e uomini, tra chi ci crede e chi rema contro, tra chi scommette sul futuro dell'Italia e chi scommette sul fallimento dell'Italia.
Tra tre anni quando torneremo a votare i cittadini ci diranno se abbiamo avuto ragione a provare la strada coraggiosa e impervia delle riforme a tutto campo con questa legislatura . Fino a quel momento chiedo a tutte le democratiche e i democratici - che ringrazio per il lavoro svolto con passione e determinazione - di non mollare di un solo centimetro e di continuare a darmi una mano. A darsi una mano. Questo Paese merita tutta la nostra fatica. Questo Paese merita tutta la nostra energia. Questo Paese merita tutto il nostro entusiasmo.
Un sorriso,
Matteo

venerdì 8 agosto 2014

Approvata la riforma costituzionale

Alle 12:20 di venerdì 8 agosto è arrivato il via libera dal Senato al disegno di legge costituzionale ddl n.1429 in prima lettura, con 183 favorevoli e 4 astenuti. 
"Una Camera che riforma se stessa è una eccezione in Europa e non solo. E' un atto di responsabilità dei senatori nei confronti del Paese. Chi dice che oggi i problemi sono altri non capisce che serve dimostrare che la politica sa cambiare se stessa per chiedere agli altri di cambiare e fare le riforme e che uno Stato che funziona meglio serve per far tornare a crescere l'economia. Oggi abbiamo cominciato a fare la nostra parte!", è il commento del nostro senatore Franco Mirabelli. 

sabato 12 aprile 2014

Il cambiamento del Paese è stato avviato

Questa mattina al circolo, abbiamo approfittato della disponibilità del senatore Franco Mirabelli, per discutere insieme delle proposte che il PD sta portando avanti al governo per cambiare l’Italia, per comprendere un po’ meglio quale Paese stiamo costruendo.
Il PD si è impegnato su più fronti ed è protagonista dell’accelerazione che c’è stata sul terreno delle riforme. – ha esordito il senatore, interloquendo con gli iscritti - Le riforme sono sempre state una questione centrale per il Partito Democratico anche perché il rapporto tra i cittadini e le istituzioni si è molto logorato e far vedere che si sta finalmente lavorando per riformare il Paese può servire per riavvicinare”. Inoltre, ha ricordato Mirabelli “l’accelerazione che si è prodotta ha creato nel Paese una grande aspettativa”. Era, comunque, un’accelerazione necessaria perché – ha segnalato il senatore PD – l’idea diffusa era ormai quella di essere di fronte all’ultima occasione: “Il risultato elettorale ci ha detto che il 30% circa dei cittadini italiani non sono andati a votare, il 25% ha scelto di votare il Movimento 5 Stelle che è una forza antisistema e altri hanno espresso simpatia per altre forze populiste a fronte del fatto che la politica e le istituzioni hanno raggiunto il livello più basso di credibilità proprio a causa dei ritardi e delle resistenze poste a ogni richiesta di cambiamento. Che è l’ultima occasione ce lo hanno detto anche tanti elettori delle primarie che o adesso si cambiava veramente oppure basta. – ha insistito Mirabelli - Oggi, serve ridare credibilità alla politica e alle istituzioni. Per questo Renzi ha scelto la velocità di azione e la semplificazione del linguaggio, per far vedere che il cambiamento lo si fa davvero. E questa velocità di Renzi ha spiazzato tutti perché nessuno ci era abituato. Ora si è avviata una stagione di riforme importanti, questo crea consenso nei cittadini ma ci sono anche molte forze refrattarie ai cambiamenti perché vedono messi in discussione i loro privilegi e non sarà semplice cambiare. Chi vuole contrastare il cambiamento spesso si inventa cose che non ci sono oppure fa intendere che da qualche parte c’è la fregatura nascosta oppure dice che il problema vero è un altro e si finisce per discutere delle invenzioni e non di cosa si è fatto davvero”.

Venendo alle riforme avviate in questi mesi, Mirabelli ha ricordato l’iter della legge elettorale, già discussa alla Camera dei Deputati e che arriverà in Aula Senato dopo la discussione sulla riforma per superare il bicameralismo perché serve realizzare una riforma costituzionale che abbia un equilibrio complessivo. In ogni caso, si tratta di una legge elettorale maggioritaria in cui chi vince governa (esattamente come aveva chiesto il PD) e si è ottenuto il doppio turno, mentre possibile oggetto di discussione diventeranno la soglia di sbarramento e la questione della percentuale di donne nelle liste che la Camera non ha risolto.

Sul tema delle Riforme costituzionali, Mirabelli ha ricordato che con il Governo Letta si è perso un anno (passando dalla discussione sui saggi alla modifica dell’art. 138 della Costituzione) e non è cambiato nulla mentre con l’arrivo del Governo Renzi tutto è cambiato e sono già stati calendarizzati molti provvedimenti e poi si dovrà lavorare anche per migliorarli e correggere ciò che non va bene.
Sbagliato, però, secondo Mirabelli, parlare delle riforme solo in termini di risparmio economico: “Dobbiamo smettere di dire che si fanno le riforme solo per risparmiare soldi perché si stanno riformando gli assetti istituzionali del Paese. - ha precisato il senatore - Le riforme costituzionali devono servire a far funzionare meglio lo Stato, non solo a ridurre i costi della politica”.
Nel merito della riforma del Senato, di cui molto abbiamo letto sui giornali in questi giorni, Mirabelli ha spiegato che alcuni senatori non sono d’accordo sulla non elezione diretta dei membri del Senato ma, se questo verrà trasformato in una sorta di Camera delle Autonomie Locali diventerà difficile fare l’elezione diretta dei nuovi senatori perché dovranno essere espressioni di rappresentanze locali. “Un ruolo diverso del Senato e dei senatori deve corrispondere anche ad una platea elettorale diversa”, ha ribadito Mirabelli.
I tempi di modifica costituzionale, comunque, saranno lunghi: ci vorranno due letture (una per ogni Camera) a distanza di sei mesi l’una dall’altra e successivamente ci sarà un referendum.

Tra le cose già approvate, invece, Mirabelli ha ricordato la legge che abolisce il finanziamento pubblico ai partiti e contiene anche alcune norme che regolamentano la struttura dei partiti e questo rappresenta un grande cambiamento.
Un altro tassello importante è quello rappresentato dal DDL Delrio con cui si è avviata la costruzione delle città metropolitane. Il DDL prevede che le province in scadenza non torneranno al voto ma diventeranno enti di secondo livello e saranno abolite le giunte provinciali (vale a dire non ci saranno assessori e consiglieri eletti). Entro giugno dovrà essere votato il Consiglio delle città metropolitane, costituito dai sindaci dei vari Comuni che vi appartengono, presieduto dal Sindaco del Comune capoluogo che non percepirà altre indennità aggiuntive, e questo poi varerà lo Statuto entro il mese di novembre.
“Non è una legge perfetta - ha commentato Mirabelli - ma intanto, dopo anni di discussione su questo tema, la città metropolitana si sta concretizzando”.

Mirabelli ha ricordato anche che il Movimento 5 Stelle non ha votato alcuna riforma di quelle portate avanti in Parlamento, con la motivazione che nulla di ciò che viene presentato a loro va bene: “La realtà è che hanno paura di un Parlamento che fa davvero le cose toglie acqua alla loro propaganda”, ha commentato il senatore PD.
Legato a questo argomento, anche la polemica degli ultimi giorni sul voto alla norma 416-ter sul voto di scambio politico-mafioso, per cui M5S ha fatto diverse bagarre in Aula. “I Parlamentari PD si sono impegnati coll’Associazione Libera per fare una legge che punisca il voto di scambio. – ha segnalato Mirabelli - Oggi si contesta il fatto che, dopo il passaggio alla Camera, si sono abbassate le pene. Però quella è una legge che prima non c’era e punisce la promessa di voti scambiati con dei favori e per questo serve farla prima delle elezioni. Spaccare così il quadro politico su questo tema fa il gioco della mafia”.

Infine, Mirabelli ha sottolineato che si stanno facendo passi in avanti anche sulle riforme economiche e sociali. Una particolarmente importante è contenuta il decreto sull’emergenza abitativa (di cui il senatore è relatore) che prevede che vengano raddoppiati i finanziamenti al Fondo Sostegno Affitti e al Fondo per la morosità incolpevole (che il Governo Monti aveva tolto e Letta aveva ripristinato) e poi norme per favorire la possibilità di trovare case a canoni contenuti (come ad esempio l’abbassamento della cedolare secca al 10% per favorire l’emersione dal nero degli affitti e sopperire al fatto che ci sono troppe case sfitte).
Un altro decreto importante sarà quello sul lavoro con cui si andrà a cambiare le condizioni dei contratti flessibili rispetto a quanto prevedeva la legge Fornero e poi arriverà il Job Act per interventi sull’apprendistato, sul contratto unico, sul salario minino e anche sul reddito di cittadinanza.
Anche nel DEF ci saranno cose di impatto economico e sociale importante, come la norma di riduzione dell’impatto fiscale sugli stipendi che consentirà di avere le 80 euro in più in busta paga (che praticamente porteranno ad una mensilità in più alla fine dell’anno) e le coperture sono individuate da alcuni tagli della spending review.
“Oggi - ha sottolineato Mirabelli - c’è un problema drammatico dell’occupazione e della tenuta degli ammortizzatori sociali. La scelta di intervenire sul cuneo fiscale e sul lavoro dipendente è perché si pensa che così si possano far ripartire i consumi”.
Sul metodo, Mirabelli ha spiegato che “Renzi tira dritto, rompe un metodo di concertazione che era considerato da tutti basilare ma oggi c’è una frammentazione tale della rappresentanza che la concertazione è complicata. Le rappresentanze intermedie, spesso, non rappresentano più molto oggi. Per questo il PD, quando fa le riforme, deve guardare all’interesse generale e mettere al centro dei provvedimenti gli interessi dei cittadini”.

Questi, dunque, gli argomenti affrontati nella mattinata, attraverso un proficuo dialogo tra il senatore e gli iscritti del circolo che, speriamo, sia stato di utilità per sciogliere eventuali dubbi.

giovedì 10 aprile 2014

Parliamo delle proposte del PD

In queste settimane il Partito Democratico ha lanciato numerose proposte volte a cambiare radicalmente il nostro Paese. Alcune norme sono già state approvate mentre altre sono ancora in fase di discussione. Il cambiamento che per anni è stato invocato, dunque, sta finalmente venendo alla luce. Per comprendere meglio questo passaggio importante e le proposte del PD per il governo del Paese, sabato 12 aprile alle 10:00, presso il nostro circolo in Via Moncalieri 5, incontriamo il senatore Franco Mirabelli (membro della Direzione Nazionale del PD, relatore del Piano casa nella Commissione Ambiente, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Antimafia e componente della Commissione Politiche dell'Unione Europea).




sabato 29 marzo 2014

Romano Prodi: "Il Pd di Renzi è l'unico partito vivo, giusta la battaglia contro i no tedeschi"

Segnaliamo l'intervista a Romano Prodi pubblicata da La Repubblica.

L'ex premier dice di sentirsi "un uomo felice", si chiama fuori dalla futura corsa per il Quirinale e promuove Matteo Renzi. "È la grande aspettativa di rinnovamento, ma non deve deluderla, de- ve fare in fretta ma deve soprattutto fare bene". A partire dalla battaglia che sta conducendo in Europa: "Noi dobbiamo onorare il fiscal compact, ma non possiamo accettare che ci leghino le gambe e poi ci chiedano di correre.
Se oggi, per rispettare il tetto magico del 3 per cento, ci preoccupiamo solo di comprimere il deficit e non di far crescere il Pil, ci suicidiamo". Le colpe sono un po' di tutti: "Chi ha sentito più parlare della Commissione Ue?". Il virus antieuropeista però preoccupa: "Solo la Germania ne è immune perché la Merkel ha difeso gli interessi nazionali ed è diventata la padrona d'Europa"

Presidente Prodi, in Europa i popoli voltano le spalle ai governi. Come dice Bauman, i palazzi della politica sono vuoti, perché il vero potere è altrove, dai mercati alle banche. Cosa sta succedendo?
"Con una diagnosi semplicistica, si potrebbe dire che la ripresa mondiale è lenta, e in Europa è ancora più lenta. In realtà il male europeo è molto più complesso. Non c'è un solo cambiamento nella storia dell'umanità che veda l'Europa protagonista. Prenda la crisi ucraina: Putin chiama Obama, anche se gli Usa non c'entrano nulla. Ma vale la famosa domanda di Kissinger: qual è il numero di telefono dell'Europa? Nessuno lo sa. Nel frattempo, l'Europa è dominata dalla paura, dagli egoismi nazionali. Ogni leader europeo guarda alle prossime elezioni, non alle prossime generazioni".

Risultato: vincono gli anti-europeisti, come nella Francia di Marine Le Pen.
"Il virus francese mi preoccupa, ma non mi sorprende. Solo la Germania è immune, perché la Merkel ha difeso soprattutto gli interessi tedeschi ed è diventata la padrona d'Europa. Ma è assurdo che un Paese con un surplus commerciale di 280 miliardi, un'inflazione zero e un modesto tasso di crescita, si rifiuti di reflazionare la sua economia, e di consentire che l'Europa faccia altrettanto, solo perché questo verrebbe vissuto dai tedeschi come una 'elemosinà a favore dei pigri meridionali".
E non è così?
"Ovviamente no. Ma qui sta anche la responsabilità di noi "latinos". Non siamo in grado di esprimere un progetto politico unitario e condiviso non "contro" la Germania, ma a favore dello sviluppo e del lavoro. Su questo non vedo proposte concrete, né in Italia né altrove. Il modello sono gli Usa, che hanno iniettato nel sistema 800 miliardi di dollari in un colpo solo. Ci vorrebbe un po' di sano keynesismo...".
Dovremmo riscrivere i Trattati europei, smontando i famosi parametri che proprio lei una volta definì "stupidi"?
"Non ho mai pensato che si debbano rivedere i parametri. Li ho definiti 'stupidi', nel senso che vanno sempre tarati sui cicli dell'economia. E' chiaro che se oggi, per rispettare il 'tetto magicò del 3%, ci preoccupiamo solo di comprimere il deficit e non di far crescere il Pil, ci suicidiamo. In periodi di crisi servono politiche espansive dal lato della domanda. E' questo che l'Europa non fa. Dovrebbe mutualizzare i debiti pubblici e lanciare gli eurobond, ristabilire lo spirito solidaristico che a fine anni '90 ci consentì di azzerare gli spread, rafforzare le sue istituzioni rappresentative. La Bce, per quanto faccia, non potrà mai sostituirsi al Consiglio europeo. E mi dica, ha più sentito parlare della Commissione Ue?".
Grillo urla: usciamo dall'euro. Che effetto le fa, da "padre fondatore" della moneta unica?
"Questo è un Paese senza memoria. Usciamo dall'euro, facciamo come l'Argentina: follie. Dal giorno dopo avremmo Btp svalutati del 40%, tassi di interesse al 30%, Stato al collasso, banche fallite, dazi contro le nostre merci anche da parte dei paesi europei. Qualche anima bella obietta: avremmo le svalutazioni competitive! Altra follia. Una bilancia commerciale in attivo dello 0,6% del Pil è la prova che ai nostri imprenditori, non certo tutti pigri e poco competitivi, quello che oggi serve non sono le svalutazioni competitive, ma un rilancio della domanda e dei consumi interni, accompagnato da una drastica semplificazione delle regole e dalla ripresa della lotta all'evasione fiscale".
Renzi e Padoan hanno ragione a chiedere all'Europa di "cambiare verso"?
"Noi dobbiamo onorare i nostri impegni, compreso il Fiscal Compact. Ma dobbiamo pretendere dall'Europa politiche che ci consentano di rispettarli facendo ripartire l'economia. Non possiamo accettare che ci si leghino le gambe, e poi ci si chieda anche di correre. Serve un lungo e paziente dialogo, con tutti i nostri partner".
Crescita e lavoro ormai sono un mantra. Ma precariato e disoccupazione sono la malattia mortale dell'Occidente.
"Sono i temi che mi angosciano di più. A differenza delle rivoluzioni industriali del passato, le nuove tecnologie dell'informazione distruggono posti di lavoro. Il rapporto è 20 lavoratori espulsi per 1 nuovo assunto. A pagare il prezzo più alto è il ceto medio. Qualche giorno fa il Financial Times scriveva che l'Infor-mation Technology tra pochi anni farà sparire anche migliaia di analisti finanziari".
In Italia serve davvero più flessibilità in entrata (come prevede il decreto del governo) e in uscita (con la fine dell'articolo 18)?
"Posso dirle che lavori troppo precari non giovano all'economia, e che nelle aziende si assume e si licenzia come si vuole. Quando parli a tu per tu, gli imprenditori te lo dicono: il problema per loro non è l'articolo 18, ma semmai una contrattazione più legata alle aziende e ai territori, e una maggiore disponibilità su orari, turni, mansioni, gestione dei magazzini. Queste sono le vere riforme".
Dal Jobs Act al Fisco e alla PA, Renzi ne sta promettendo persino troppe. Non c'è da temere un effetto boomerang?
"Il nuovo governo ha obiettivamente aperto una speranza, e tutti dobbiamo crederci. Renzi ha un vantaggio: è la grande aspettativa di rinnovamento che c'è nella società italiana. Non deve deluderla. Ha in effetti lanciato molte proposte interessanti. Il problema è che ora servono norme e organizzazioni che le traducano rapidamente in atto. Se c'è tutto questo, va bene. Io sono in fiduciosa attesa".
Lei magari sì, ma le parti sociali no. Non passa giorno che Confindustria e sindacati non facciano a sportellate col governo o con Bankitalia. Come lo spiega?
"Un po' di dialettica è fisiologica. Ma nel complesso mi pare che nel Paese, se non altro perché siamo davvero all'ultima spiaggia, c'è un forte desiderio di ritrovare l'ottimismo e di cavalcare il cambiamento. Questa per Renzi è una grande fortuna. Può sfruttare quel misto di angosce e di speranze che attraversano l'Italia. Deve fare in fretta, ma deve soprattutto fare bene. Quanto alla concertazione, è una bella cosa. Ma richiede unità nei sindacati e negli imprenditori. E invece l'Italia è sempre più frammentata. Da ex premier, mi ricordo riunioni fiume con decine di sigle sedute al tavolo. All'una la prima sigla diceva una cosa, alle due una seconda sigla la scavalcava, alle tre ne spuntava un'altra che andava oltre, alle quattro si chiudeva con un comunicato generico. Questo tipo di concertazione, onestamente, non funziona più".
Renzi taglia di 10 miliardi Il cuneo fiscale per i lavoratori. Lei lo fece già nel 2008, ma lo spartì anche alle imprese. E' giusto oggi privilegiare l'Irpef?
"Noi distribuimmo, 60 alle imprese e 40 ai lavoratori. Nonostante questo, a sorpresa, il giorno dopo fu proprio Confindustria ad attaccarci. Stranezze della storia... Oggi, di fronte alla deflazione salariale, Renzi fa bene a concentrare tutti i benefici sui lavoratori. Un po' più di potere d'acquisto per le famiglie, alla fine, sarà un vantaggio anche per le imprese".
La nuova legge elettorale e la riforma del Senato la convincono?
"Non entro nel merito. In generale, più ci si avvicina al modello dei collegi uninominali e del doppio turno, più si va verso una democrazia efficiente e funzionante".
Peccato che l'Italicum vada nella direzione opposta, per pagare un prezzo a Berlusconi. Lei che è l'unico ad averlo battuto due volte, come giudica questo patto col diavolo?
"Le riforme di sistema, elettorali e istituzionali, vanno fatte cercando il massimo dei consensi tra gli schieramenti politici. Ma diciamo che non bisogna esagerare nei modi. Di mediazioni se ne possono fare, ma la priorità resta sempre il bene del Paese".
E del Pd renziano cosa mi dice?
"Le dico solo questo: può anche darsi che il Pd abbia ancora la febbre, ma è l'unico partito vivo che c'è in Italia. Tutti gli altri sono crollati, e non esistono più forme minime di democrazia e di rappresentanza".
Quanto ancora le brucia, la vicenda dei 101 che l'hanno impallinata nella corsa al Quirinale?
"Con molta sincerità, della vicenda dei 101, che poi erano 120, non mi ha bruciato nulla. Anzi, è stata persino una cosa divertente. Ero in Mali, con gli africani che mi facevano il pollice alzato, mentre io facevo 'pollice versò perché già prevedevo come sarebbe finita. Feci le mie telefonate, a Marini, D'Alema, Monti e Napolitano. Alla fine chiamai mia moglie e le dissi "vedrai, non succederà niente". E così è andata. Ma davvero, non sono affatto amareggiato. Semmai mi brucia ciò che accadde prima, quando da Bari Berlusconi disse "al Quirinale chiunque, ma non Prodi". Dal Pd, tranne Rosi Bindi, non replicò nessuno. Quelli sono i momenti in cui ti senti veramente solo".
Napolitano potrebbe lasciare dopo la riforma elettorale. E di lei si sussurra: "Prodi si sta dando da fare per ritentare la scalata al Colle". Vero o falso?
"Vorrei proprio sapere in cosa consisterebbe questo mio "darmi da fare"... Mi occupo di questioni internazionali, studio l'economia globale, giro il mondo. Sono un uomo felice. In fondo nella vita ci sono tante gare, e per quanto mi riguarda quella del Quirinale è finita. Mi creda: the game is over. I tempi poi sono cambiati: il prossimo presidente della Repubblica finirà per dover condensare il suo messaggio in un twitter".

giovedì 20 marzo 2014

Un po' di informazioni

Segnaliamo, intanto, un po’ di notizie utili inerenti le vicende di queste settimane. 

Nei giorni scorsi, Matteo Renzi ha presentato il piano di governo, qui è possibile rivedere la presentazione e scaricare le slide>>  
Al fine di chiarire alcuni dubbi emersi, Renzi è intervenuto alla Camera dei Deputati per spiegare meglio i termini dei provvedimenti annunciati. Qui la sintesi fatta dal Corriere della Sera>> 

Al Senato, invece, oltre ai provvedimenti che vengono discussi in Aula, il gruppo del PD è impegnato nella discussione che riguarda la riforma del Titolo V e la riforma del Senato stesso. Qui la bozza del testo in pdf su cui stanno discutendo>>

Nei giorni scorsi si è dibattuto molto (anche impropriamente) di pensioni e lavoro, qui un’intervista di La Stampa a Marianna Madia in cui la Ministra per la Semplificazione della Pubblica Amministrazione spiega le sue idee in materia. (file scaricabile in pdf>>). 

Qui alcune risposte>> unitamente all’invito a non farsi prendere dal panico ogni volta che si leggono i giornali e anche a essere un po’ più orgogliosi dell’operato del PD nelle istituzioni, invece, che essere sempre pronti a fare un dramma di qualsiasi annuncio (compresi quelli che gli italiani vedono positivamente) 
Lo scorso 16 marzo si è svolta l’Assemblea Regionale del PD, qui il video della giornata>>  e qui gli incarichi conferiti>>

A breve saremo tutti impegnati per la campagna elettorale delle elezioni europee
In attesa della pubblicazione delle liste, i primi nomi di alcuni candidati hanno già cominciato ad emergere sui giornali e sono: 

mercoledì 22 gennaio 2014

News e proposte PD

Cari Democratici,
vi segnaliamo un po' di aggiornamenti sugli eventi degli ultimi giorni.
Lunedì 20 gennaio a Roma si è riunita la Direzione Nazionale del Partito Democratico in cui è stata presentata e approvata la proposta per la riforma della legge elettorale (che mira a ricostruire il bipolarismo), del titolo V della Costituzione (sulle competenze delle Regioni) e del Senato (per porre fine al bicameralismo avuto fino ad ora). 
Sul sito del PD è disponibile il testo con la sintesi delle proposte:
In sostanza, con queste proposte il Partito Democratico ambisce ad andare verso il bipolarismo, al fine di garantire una migliore governabilità, mettendo fine ai veti e ai ricatti dei piccoli partiti che per troppi anni hanno segnato la storia politica del nostro Paese.
Per venire incontro alle esigenze degli elettori di poter scegliere i propri parlamentari, la riforma propone collegi elettorali più piccoli e liste più corte e a cui il PD aggiunge per i propri candidati la selezione attraverso le primarie, come già è stato fatto per questa legislatura. 
Per quanto riguarda la riforma del Senato e la sua trasformazione in "Camera delle Autonomie", segnaliamo anche un approfondimento realizzato da Europa:
e un confronto su come il Senato funziona negli altri Paesi Europei: 
Venendo a Milano, invece, nei giorni scorsi è stata pubblicata dal Corriere della Sera un'intervista a Pietro Bussolati, segretario metropolitano, che vi invitiamo a leggere:
Segnaliamo anche che potete leggere (in file pdf) la sintesi dell'attività svolta negli ultimi mesi in Senato dal nostro Franco Mirabelli (impegnato nelle Commissioni Ambiente e Politiche dell'Unione Europea e Capogruppo del PD in Commissione Antimafia): 
Con piacere, vi comunichiamo che Pier Luigi Bersani è stato dimesso dall'ospedale, le sue condizioni di salute sono buone e ora potrà proseguire con il programma di riabilitazione. E a lui vanno i nostri migliori auguri perché possa tornare presto in forma!
Ci aggiorniamo presto con le informazioni sui prossimi incontri, intanto, vi ricordiamo di non mancare alla manifestazione per la giornata della memoria che si terrà sabato 25 gennaio al Parco Nord alle 14:30 presso la collinetta con il Monumento dei Deportati (ritrovi alle ore 14:15 presso gli ingressi di Viale Suzzani o Via Clerici).

lunedì 20 gennaio 2014

Le proposte PD per legge elettorale e riforme

Sul sito del Partito Democratico è disponibile il documento con le proposte approvate nella direzione nazionale per la fine del bicameralismo, la riforma del Titolo V e la nuova legge elettorale con le primarie. Cliccare qui>>

domenica 13 ottobre 2013

Gli ultimi provvedimenti approvati in Parlamento e il nuovo quadro politico nazionale

Partecipata e appassionante è stata la discussione che abbiamo fatto venerdì sera al nostro circolo con il senatore Franco Mirabelli e gli altri nostri iscritti. Nel corso della serata, Mirabelli ci ha illustrato gli ultimi provvedimenti approvati in Parlamento e l’incidenza di questi nella vita dei cittadini ma si è soffermato anche sulle novità che si sono create nello scenario politico con la spaccatura del PDL. “Con il voto in Parlamento della fiducia al Governo si è chiusa una fase: Berlusconi è stato sconfitto politicamente e ora si è aperta una nuova fase per il Paese”, ha esordito il senatore. Ovviamente, i problemi non sono conclusi perché, come ha ricordato Mirabelli, ora ci si avvia a scrivere la legge di stabilità ma la situazione economica del nostro Paese è ancora molto problematica e servirà reperire molte risorse. Tra i nodi da sciogliere restano quello della seconda rata dell’IMU, su cui il senatore ha segnalato che sarebbe opportuno farla pagare a coloro che hanno redditi alti e che non sempre patrimonio e reddito coincidono.
Mirabelli ha poi lamentato che sono stati poco valorizzati i provvedimenti positivi del Governo e approvati dal Parlamento, come le misure che prevedono stanziamenti di risorse a favore dell’istruzione pubblica ma anche per le ristrutturazioni dell’edilizia scolastica, oppure le risorse destinate a valorizzare alcuni siti culturali come Pompei o i fondi destinati ai giovani impiegati nella digitalizzazione del patrimonio culturale italiano.
Mirabelli, infine, ha sottolineato come il Movimento Cinque Stelle, che tante attese aveva suscitato anche nell’elettorato del PD, il più delle volte si trova a votare allo stesso modo della Lega.

Nel corso della discussione, sono poste al senatore molte domande relative alle tematiche più diverse: dal consumo di suolo alla tassa per lo smaltimento dei rifiuti, alle questioni dell’IMU, ma anche dell’amnistia e dell’incisività dell’azione di Governo e della percezione che hanno i cittadini del lavoro svolto in Parlamento.

Mirabelli, cerando di rispondere ai tanti interrogativi, ha ricordato come la stabilità di Governo sia stata percepita come un valore da difendere e di come ciò sia emerso quando, in seguito alle minacce di crisi paventate da Berlusconi, si siano mobilitate molte forze sociali, compresa la Chiesa. “Letta sta agendo bene – ha chiosato Mirabelli – Le riforme avviate sono necessarie affinché chi vincerà le prossime elezioni si trovi in grado di governare il Paese e, soprattutto, trovi un Paese che abbia agganciato la ripresa. Il termine dei 18 mesi è dettato dal fatto che ogni provvedimento richiede la doppia lettura tra Camera e Senato e questo ha dei tempi stabiliti e poi c’è di mezzo la Presidenza italiana del Semestre Europeo e questo richiede stabilità”.
Secondo Mirabelli, tuttavia, rimane la necessità di realizzare concretamente alcune riforme anche se non popolari e la spending review si attua solo se ciascuno rinuncia a difendere i propri interessi e, in questo, troppo spesso il Partito Democratico viene percepito come garante di chi è già garantito e questo è un problema serio. Il senatore Mirabelli ha sottolineato anche che il Governo guidato da Enrico Letta è molto più nostro rispetto al Governo Monti e le cose contenute nei decreti approvati sono anche patrimonio del programma del PD. I sondaggi mostrano che i cittadini sono contenti dell’azione del Governo e, quindi, anche il Partito Democratico dovrebbe rivendicare con maggior forza i risultati positivi raggiunti, che sono bene percepiti dai cittadini.
Per quanto riguarda il mondo del lavoro, Mirabelli ha ricordato che, pur avendo messo a disposizione dei fondi europei per le Regioni del Sud (dove questi potevano essere utilizzati) al fine di avviare i giovani alle professioni, se non si aggancia la ripresa resterà difficile creare occupazione.
“Siamo il secondo Paese manifatturiero d’Europa – ha evidenziato Mirabelli – Dobbiamo sicuramente investire in ricerca e innovazione ma dobbiamo ricordarci anche di difendere la produzione e intanto abbiamo salvato l’Ilva. Inoltre, le detrazioni per le ristrutturazioni per l’efficientamento energetico hanno dato ossigeno al settore delle aziende che si occupano di energia e green economy ma anche all’edilizia e ai mobilifici che da tempo soffrivano la crisi. Così come le risorse messe a disposizione dal Decreto Cultura possono aiutare a rilanciare il settore del turismo”.

La serata è stata, dunque, un utile confronto per comprendere meglio alcuni punti salienti degli ultimi mesi dell’azione di Governo ma anche per chiarire alcune esigenze espresse dai nostri iscritti.