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martedì 11 novembre 2014

Solidarietà al PD Corvetto e al Sunia per l'attacco subito e condanna di quella devastazione

Nel primo pomeriggio una quindicina di persone incappucciate hanno fatto irruzione nel Circolo del Partito Democratico “Corvetto” di via Mompiani a Milano dove si stava tenendo una riunione del SUNIA, Sindacato Nazionale Unitario Inquilini ed Assegnatari. Durante il raid sono stati utilizzati degli estintori ed è stato fatto scattare l’allarme anti-incendio. Dopo aver devastato la sede del Circolo e imbrattato i muri con vernici spray il commando si è dileguato. Non si registrano feriti fra i partecipanti alla riunione. 
“Si tratta di un atto intimidatorio inaccettabile – commenta Pietro Bussolati, Segretario del PD Città Metropolitana di Milano – che alimenta un clima di divisione e contrapposizione sul tema della casa e della gestione degli sfratti. Da parte nostra c'è grande solidarietà e vicinanza ai presenti a al circolo PD per gli sforzi che dovrà sostenere per rendere nuovamente agibile la propria sede. Il Partito Democratico sta promuovendo incontri su questo tema ed è in prima linea per ascoltare gli inquilini e garantire il rispetto delle regole e della convivenza civile”.

"A nome mio e di tutto il Partito Democratico Lombardo voglio esprimere solidarietà agli iscritti del Circolo PD Corvetto e ai rappresentanti del Sunia (sindacato inquilini), ospiti del PD per una riunione sul tema della casa, vittime di una violenta irruzione da parte di alcune persone incappucciate. E' un atto vile, vergognoso e che desta grande preoccupazione. Vanno prese tutte le misure perché i responsabili siano al più presto identificati e processati. Non accettiamo e non accetteremo mai attacchi violenti che mettono in pericolo persone che discutono democraticamente e liberamente. Su questi argomenti chiediamo a tutti i rappresentanti istituzionali un grande senso di responsabilità." Lo afferma Alessandro Alfieri, segretario regionale del PD della Lombardia.

Il senatore Franco Mirabelli, capogruppo PD in Commissione Antimafia, intervenendo in Senato, ha affermato: "Chi aggredisce cittadini e pensionati riuniti per discutere cosa fare per migliorare la vita del proprio quartiere si colloca fuori da ogni regola democratica e di convivenza civile. Chiunque siano i delinquenti che hanno aggredito, nella sede del Partito Democratico, la riunione del Sunia vanno condannati e perseguiti subito e con severità. Ancora una volta si strumentalizza un bisogno reale come quello della casa per giustificare violenze e illegalità. Chiediamo alle Forze dell'Ordine di non lasciare più spazio a chi, in questi mesi, ha usato le occupazioni abusive come manifesto politico, riportando il tutto alla reale dimensione di atti delinquenziali".

p.s.: Il nostro Circolo ha aderito al presidio SUNIA-PD di solidarietà con il PD Corvetto e all'incontro hanno partecipato Diana Comari (segretaria di Circolo), il senatore Franco Mirabelli e Francesco Di Gaetano (coordinamento di circolo e esponente SUNIA). Video dell'intervento di Francesco Di Gaetano»

martedì 20 maggio 2014

Decreto casa, le misure per l’emergenza

Articolo del Sen. Franco Mirabelli, Relatore al Senato del DL Casa-Expo, pubblicato da L'Unità il 15 maggio 2014.

Il decreto sull’emergenza abitativa che abbiamo approvato ieri al Senato, dopo un importante lavoro che ne ha migliorato il testo, raccogliendo proposte ed osservazioni venute da tutte le associazioni che rappresentano inquilini, imprese e proprietari, è un segnale concreto di cambiamento. Si tratta di un provvedimento innovativo che sui media rischia di essere travolto dalla campagna elettorale e che merita invece di essere valorizzato, perché dà risposte concrete al dramma sociale di chi è senza casa. 
Per la prima volta dopo oltre 15 anni, si mettono in campo politiche pubbliche per l’abitare che guardano al futuro e si decidono una serie di interventi, con la consapevolezza che la risposta garantita fino al 1998 dalla costruzione dei grandi quartieri popolari con i fondi Gescal non è più proponibile. 
Innanzitutto, con questa legge si investono risorse pubbliche significative su tre filoni di intervento. 
Primo: si rifinanziano il Fondo a sostegno degli affitti e il Fondo per la morosità incolpevole, che diventa permanente proprio per consentire a Regioni e Comuni non solo di sostenere economicamente le famiglie, ma soprattutto di favorire soluzioni abitative sostenibili. 
Secondo, vengono stanziati oltre 500 milioni nel 2014 con l’obbligo di utilizzarli subito per ristrutturare le migliaia di alloggi pubblici vuoti (perché bisognosi di interventi che Comuni e Iacp non possono affrontare), in modo che possano essere assegnati a chi ne ha bisogno. 
Terzo, si interviene sul tema delle vendite degli appartamenti pubblici, garantendo che possano essere ceduti solo agli inquilini e che tutti i profitti siano spesi per realizzare nuova edilizia sociale e non per fare cassa. Si finanzia con oltre 100 milioni un fondo per abbattere di almeno un punto percentuale i mutui accesi dalle famiglie per questa finalità. 
Accanto a questi interventi si incentiva, per la prima volta in modo significativo in un Paese in cui quando si pensa alla casa si pensa solo alla proprietà, l’affitto a canoni accessibili per le famiglie. 
L’abbattimento della cedolare secca dal 15 al 10% per chi affitta a canone concordato va in questa direzione, rende conveniente la locazione ed è un invito ai proprietari a non lasciare sfitti gli appartamenti. 
Inoltre, come é giusto che sia, a fronte di un impegno per aumentare l’offerta abitativa a canoni accessibili per le famiglie, si interviene sul tema dell’abusivismo per affermare un principio di legalità e giustizia. Chi occupa abusivamente toglie un diritto al legittimo proprietario dell’appartamento o a chi, nel pubblico, è in lista di attesa e si vede scavalcato da chi non rispetta le regole e le leggi. Su questo non si può essere ambigui ed è giusto prevedere, come si fa con la norma, l’impossibilità per chi occupa da ora in poi di ottenere in quell’alloggio allacciamenti e residenza e, in caso di appartamento pubblico, per 5 anni di essere inseriti nella graduatoria per l’assegnazione degli alloggi. 
Un altro punto qualificante della legge riguarda l’insieme di norme che promuovono interventi per realizzare alloggi sociali con il contributo di aziende cooperative e private in rapporto con gli enti locali, creando un sistema di incentivi che renda conveniente investire in questi progetti che non devono consumare ulteriore suolo, devono promuovere riuso, ricostruzioni e ristrutturazioni e garantire efficienza e risparmio energetici. C`è anche altro nel testo approvato al Senato, ma già queste cose danno il senso di una normativa che avrà effetti importanti e concreti e che soprattutto dà valore al lavoro di questo governo e di questo Parlamento. 

mercoledì 30 aprile 2014

Viaggio nei quartieri popolari, dove l'Aler non c'è

Articolo del sen. Franco Mirabelli pubblicato da Affaritaliani, in cui racconta la visita nei quartieri di case popolari della nostra zona.


In questi giorni stiamo visitando i quartieri di edilizia residenziale pubblica della nostra zona. Serve ascoltare e capire come vanno le cose, se i tanti problemi di degrado e legati alla crisi si stiano aggravando o meno. Serve a verificare quanto il gravissimo stato di indebitamento di Aler stia condizionando il suo funzionamento e, soprattutto, si stia scaricando sulla vita dei quartieri e delle stesse famiglie che li abitano. Serve, infine, ad ascoltare le persone e a provare, in una realtà in cui al degrado si associano problemi reali di sicurezza, a dare un segno di presenza che faccia sentire meno soli, meno abbandonati i tanti, soprattutto anziani soli, che devono affrontare situazioni che dovrebbero essere semplici ma che, senza aiuto, diventano enormi.
La prima considerazione o, meglio, la sensazione dopo i primi incontri è quella di un sentimento di abbandono sempre più diffuso a cui corrisponde un’assenza inaccettabile da parte di Aler, una mancanza di punti di riferimento per gli inquilini. Si tollerano situazioni di illegalità senza intervenire se non sollecitati da Comune e forze dell'ordine, creando un clima di preoccupazione che spesso limita la possibilità per tanti di veder riconosciuto il proprio diritto alla tranquillità, al decoro, ad una convivenza civile e serena.
Tutto ciò in una situazione che si legge nel degrado degli stabili, nelle mancate manutenzioni, nell'incuria che parla di abbandono, che dà l'idea, a volte, di essere in luoghi extraterritoriali, dove non ci sono attenzioni e quindi possono non esserci regole. Zone franche, insomma, in cui tanti inquilini si organizzano e ci mettono la faccia, sfidano la prepotenza di pochi, per dare decoro al proprio condominio o al proprio quartiere, mentre invece chi istituzionalmente deve occuparsene risponde burocraticamente a bisogni reali, senza guardare alle persone e ai loro diritti. Poche cose semplici potrebbero cambiare la situazione: maggior rigore nel colpire l'illegalità, le prepotenze e maggiore disponibilità ad aiutare le persone che magari hanno diritto da anni a vedersi ridotto l'affitto, avendo perso il reddito e che invece continuano a pagarlo pur non potendoselo permettere. Basterebbero uffici Aler meno burocratici, più attenti alle persone, diretti da persone che devono rispondere di quello che fanno e, ancor di più, di quello che non fanno. Abbiamo visto, purtroppo non solo nella nostra zona, appartamenti con infiltrazioni che entrano negli impianti elettrici e che vengono ignorate da anni da Aler; mentre serve che paghi chi è responsabile della mancanza di questi interventi, che costringono alcuni da anni a non accendere la luce per paura.
C'è poi, ancora una volta, la realtà di un numero inaccettabile di appartamenti vuoti, che spesso, a causa di un sistema informatico mal utilizzato, neppure risultano. E' chiaro che di fronte ad una lista di attesa di oltre 25.000 famiglie la stessa idea che ci siano centinaia, forse migliaia di appartamenti del patrimonio pubblico inutilizzati fa vergognare. Abbiamo chiesto con il Comune di Milano, di fronte all’incapacità di Aler e Regione di intervenire, la possibilità di dare al Sindaco poteri straordinari per poter assegnare questi appartamenti assumendo iniziative straordinarie per metterli a norma. In questa direzione bisogna continuare a muoversi, tanto più che è in via di approvazione il decreto casa che stanzia 500 milioni per mettere a posto proprio gli appartamenti vuoti che hanno bisogno di piccoli interventi. Ci stiamo impegnando perché i tempi per avere la disponibilità di quei fondi sui territori siano rapidissimi e il mese prossimo renderemo conto del risultato e racconteremo meglio di una legge che contiene molte e positive novità per l'edilizia sociale, Aler e cooperazione. Intanto, i primi incontri nei quartieri popolari in Zona 9 continuano a segnalare l'inerzia colpevole di Regione Lombardia che sembra più preoccupata dei problemi contabili e di non investire un euro per mettere Aler in condizione di funzionare, piuttosto che dei problemi dei cittadini dei quartieri popolari.

domenica 30 marzo 2014

Case popolari ai Comuni: un progetto politico nazionale

Articolo di Emilio Vimercati per Arcipelago Milano.

Lo spirito umanitario sociale che favorì la creazione degli Iacp, Istituti Autonomi Case Popolari, si è perso nel tempo. La legge n. 251 del 31 maggio 1903 di iniziativa del veneziano Onorevole Luigi Luzzatti, appartenente alla destra storica, presidente del consiglio e più volte ministro, ideatore delle Banche Popolari, rispondeva a principi di solidarietà e giustizia sociale e interveniva nel sistema delle abitazioni avendo come obbiettivo il bene casa senza un interesse economico volto al profitto. Lo sviluppo degli Istituti che ne è seguito dovette affrontare il nuovo scenario demografico, economico e sociale di quel periodo: Milano, ad esempio, in poco meno di 40 anni passò da 186.000 abitanti del 1860 agli oltre 400.000 dei primi anni del novecento; lo spopolamento delle campagne accompagnò il bisogno di mano d’opera nelle zone industrializzate del nord consumando suolo e ingrossando le periferie di casermoni popolari, le coree si dirà nel secondo dopoguerra. La funzione degli Iacp intesa a risolvere le domande di case dei ceti meno abbienti diventerà un appetitoso potere politico da maneggiare e i partiti, in particolare per trent’anni la Democrazia Cristiana e poi il Partito Socialista, ne faranno un feudo elettorale e clientelare sia nei confronti degli assegnatari sia dell’apparato burocratico, con la complicità un po’ di tutti volta a distribuire equamente alloggi e posti.
Come si impone oggi nelle istituzioni la semplificazione delle sedi decisionali, via il Senato e via le Province, diminuzione dei componenti le assemblee, occorre accorciare la filiera degli organi che si occupano di edilizia pubblica conferendo direttamente in capo ai Comuni gestione e titolarità dei patrimoni eliminando i carrozzoni mantenuti in vita solo per rimuovere e scaricare i fastidi. In sintesi: le Regioni dettano le regole, i Comuni assegnano, le Aziende gestiscono, una tri ripartizione anacronistica che non può funzionare e infatti non funziona: difficoltà di rapporti, competenze disarticolate, interessi separati, autonomia e conservazione, con gli inquilini che per un reclamo sono sballottati da un ufficio all’altro.
Con poche righe contenute nelle tante leggi degli anni ’90, il patrimonio degli Iacp, divenuti Aziende, fu trasferito in capo alle Regioni avendo in più i poteri della riforma del titolo V della Costituzione. È ora confacente decidere di conferire detti patrimoni ai Comuni rimettendo nella loro potestà le decisioni che riguardano i requisiti di assegnazione, i limiti di reddito per l’accesso, la determinazione dei canoni e altro, secondo il principio non faccia la comunità maggiore ciò che può fare o che è naturale faccia la comunità minore. Altresì secondo il principio di sussidiarietà fra Unione Europea e Stati membri, l’attribuzione delle competenze amministrative e delle relative responsabilità deve far capo all’autorità territorialmente e funzionalmente più vicina ai cittadini, principio di prevalenza che privilegia la centralità dei Comuni.
Esempio: qual è il problema se per un alloggio pubblico del Monferrato quella comunità decide che l’inquilino versi cento euro al mese e che per un pari alloggio in Oltrepò ne paghi centodieci o novanta, fa scandalo? Decidano i Comuni secondo una equa logica socioeconomica territoriale. O lo devono decidere le Regioni? I Comuni non devono fuggire dal problema ma farsi carico di salvare e non vendere il patrimonio pubblico. Non mancano gli esempi nei paesi del nord Europa dove il settore delle case popolari comunque gestito fa sempre capo ai Comuni stimolati a competere con la cooperazione nel proporre quartieri modello.
Per le Regioni il patrimonio di edilizia residenziale pubblica è un mezzo di potere: ecco perché concentrano. Il conferimento ai Comuni della titolarità dei quartieri popolari significa peraltro una più complessiva e diretta capacità progettuale, di programmazione e d’intervento per la riqualificazione delle periferie urbane. Esempio: io Comune decido di riprogettare il tal quartiere, che è della Regione, gestito dall’Azienda: che senso ha? Alle Regioni resti il compito innanzitutto di ripianare i deficit delle Aziende, poi di stanziare le risorse per nuove opere e vigilare sull’attuazione dei programmi: per far questo non è necessario disporre del patrimonio. Si conviene che una tale riforma avvenga in modo graduale, tutelando i dipendenti. L’importante è gettare il seme di un rinnovamento avendo chiaro l’obbiettivo finale rivolto a una migliore efficienza della gestione che ora evidenzia un crescendo di insoddisfazione degli inquilini per la non brillante qualità dei servizi oltre che elevati deficit di bilancio simbolo di una esperienza fallita, superata e della necessità di cambiare sistema con una vera sostanziale riforma tornando a perseguire lo scopo sociale delle case popolari.

sabato 22 marzo 2014

Le case popolari di Milano

Sabato 22 marzo a Milano si è svolto il congresso del sindacato degli inquilini delle case popolari SUNIA a cui è intervento anche il Sindaco Giuliano Pisapia. Qui il video dell'intervento del Sindaco:



Nel corso dell'incontro è intervenuto anche il senatore PD Franco Mirabelli che, nei giorni scorsi ha presentato un'interrogazione al Ministero per chiedere che il Sindaco di Milano venga nominato Commissario per la gestione e l'assegnazione degli alloggi pubblici sfitti, dal momento che ALER non è in grado di farlo. Qui il testo dell'interrogazione presentata da Mirabelli»
Qui il video dell'intervento di Mirabelli sulla questione delle case popolari a Milano»

Nel corso del pomeriggio, il senatore Mirabelli è nuovamente intervenuto per illustrare le novità previste dal Piano Casa del governo. Qui il video dell'intervento»

Foto della giornata:
Congresso SUNIA Milano - 22 marzo 2014


venerdì 14 marzo 2014

Prossimi appuntamenti

Nei prossimi giorni avremo un po’ di importanti appuntamenti che ci teniamo a segnalarvi:

In vista dell’avvicinarsi delle elezioni europee, lunedì 17 marzo alle ore 18:15 presso il circolo PD di via Hermada 8 si terrà un incontro dedicato all’Europa con Sandro Gozi, Bruno Marasà (rappresentante a Milano del Parlamento Europeo) e Carmine Pacente (segreteria PD Milano).

Sabato 22 marzo alle 10:30 il circolo PD dell’Isola ripropone l’incontro “Lezioni di Italicum” con l’avv. Felice Besostri e l'on. Emanuele Fiano (capogruppo PD in Comm. Affari Costituzionali della Camera), che ha seguito tutto l'iter dell'Italicum, ora approvato alla Camera e in attesa di essere calendarizzato in Senato per l’approvazione definitiva. L’incontro si terrà presso il Circolo Sassetti Cultura in Via Volturno 35 a Milano (zona Isola) e data l’attualità del tema, la necessità di tutti di comprendere meglio quanto approvato dalla Camera - e anche quanto avvenuto durante le votazioni - e data la possibilità di avere a disposizione proprio Fiano che ha seguito tutto il percorso della legge, invitiamo tutti a partecipare.

Sabato 22 marzo dalle ore 14:30 alle 18:00, presso la Camera del Lavoro (in Corso di Porta Vittoria 43 a Milano) si terrà la tavola rotonda sulle case popolari organizzata dal SUNIA, dal titolo “Un patto per l’affitto sostenibile” a cui parteciperanno: sen. Franco Mirabelli, Don Virginio Colmegna, Cons. regionale Onorio Rosati, Ass. Daniela Benelli, Pres. Assoedilizia Colombo Clerici, Pres. Aler Gian Valerio Lombardi, Prof. Politecnico Gianni Dapri Segr. Cgil Milano Graziano Gorla, Segr. Sunia Milano Stefano Chiappelli, Segr. Sunia Daniele Barbieri.
Si tratta di un incontro molto utile per i quartieri come i nostri, con molti alloggi popolari e sociali.


Per restare sempre informati su quanto avviene dai gruppi PD nelle istituzioni, esistono degli appositi siti e newsletter:
Attività del PD alla Camera dei Deputati www.deputatipd.itiscrizione alla newsletter>> 
Attività del PD al Senato www.senatoripd.itiscrizione alla newsletter>> 
Attività del PD in Regione Lombardia www.blogdem.it - www.pdregionelombardia.itiscrizione alla newsletter>> 

giovedì 13 marzo 2014

Aler, Mirabelli (Pd): "Pisapia commissario per le case popolari"

Intervista a Franco Mirabelli a cura di Fabio Massa per Affaritaliani.


Franco Mirabelli, senatore milanese del Partito Democratico "apre" il fronte romano su Aler: "Chiederemo a Lupi di nominare Pisapia commissario perché si sblocchi l'assegnazione degli alloggi". Maroni? "Fa solo propaganda, ma non risolve i problemi. Le case popolari sono un esempio drammatico del suo stile".
Dopo un anno di giunta Maroni, è tempo di fare bilanci.
La cosa incredibile è che per Maroni la colpa è sempre di qualcun altro. Questo è il bilancio del suo primo anno. Fa polemica con tutti i livelli istituzionali. Cerca sempre un capro espiatorio, anziché affrontare le questioni nella loro dimensione. Le case popolari sono un esempio drammatico dello stile di governo di Maroni.
I quartieri Aler sono in rivolta: sono partiti gli aumenti degli affitti.
Maroni è fatto così. Si è messo a ragionare sui piccoli aggiustamenti. Sulla spending review, sui cda. Ma il dato vero è che Aler non sta funzionando. E' paralizzata. I cittadini che abitano nelle case popolari stanno pagando un prezzo altissimo. Le manutenzioni si fanno sempre meno. Chi è in autogestione non riceve più i soldi. La Regione non ci mette una lira, un euro. Propone aggiustamenti senza andare a modificare la legge che ha causato questa situazione.
Perché?
Perché pensare che rimettere in ordine la gestione delle case popolari facendo pagare gli inquilini è assolutamente un assurdo. La legge 27 ha portato a una diminuzione della qualità e a un aggravio di costi per i cittadini. Anziché investire una parte del bilancio regionale e risolvere i problemi, si continua a dare la colpa alla dirigenza Aler, che pure non ne è esente. A dare la colpa agli abusivi, che pure ci sono.
Rendiamoci conto che quando c'è un buco di quel tipo e una struttura che non è più in grado di funzionare, perché è di questo che stiamo parlando, non si può andare avanti solo ad apparire, ma fare.
Sta dicendo che Maroni vuole solo apparire?
Sto dicendo che fa solo propaganda e scaricare le colpe. Vorrei fare un esempio: c'è un numero sempre crescente di alloggi vuoti, c'è un numero sempre crescente di cittadini in lista. Aumentano le case sfitte e il bisogno. Su queste cose bisogna intervenire e ragionare.
Come si interviene?
Da senatore vorrei dirlo chiaramente: nei prossimi giorni chiederemo al ministro Lupi la possibilità di dare al sindaco di Milano poteri commissariali per fare questo lavoro di assegnazione degli alloggi di proprietà pubblica sfitti a chi è in graduatoria. In gergo si chiama "abbinamento", ed è una cosa che oggi non viene fatta. Diamo al sindaco questi poteri. 
Ampliamo lo spettro: il rilancio voluto da Renzi passa anche per la casa...
Anche sulle case popolari si sta ragionando. La proposta che è in discussione sull'abbattimento della cedolare secca a chi affitta con canone concordato è una proposta nostra, è una proposta utile. Renzi vuole aumentare il fondo sostegno affitti e il fondo morosità incolpevoli. In più, da Roma vorremmo un impegno per aprire un'altra stagione di contratti di quartiere, perché dobbiamo combattere il degrado. Però prima bisogna controllare come la Regione Lombardia ha speso i soldi fino ad oggi. Basta guardare Bollate, o Calvairate, o lo Stadera, dove un decennio i contratti di quartiere non sono ancora finiti. Ma non c'è solo Aler, c'è anche Expo...
In che senso?
Maroni continua a insistere nella sua tattica di rompere, di devastare. Ma il governatore dovrebbe sapere che Giuliano Pisapia ha inaugurato una stagione nuova, superando i conflitti istituzionali che avevano segnato la stagione di Formigoni. L'idea di Maroni di tornare a una stagione di quel tipo, da una parte facendo la controparte del Governo e dall'altra del Comune di Milano, è una scelta miope e sbagliata, ancora una volta esclusivamente propagandistica.

lunedì 10 febbraio 2014

Assemblea sulle case popolari

Video dell'intervento del senatore Franco Mirabelli all'assemblea sindacale sul tema delle case popolari che si è svolta nel nostro circolo:






venerdì 7 febbraio 2014

Una nuova società per gli alloggi popolari a Milano

Articolo di Daniele Cazzaniga
Una nuova società prenderà il posto di Aler nella gestione delle circa 68mila case popolari sul territorio di Milano che sono di proprietà sia del Comune (28mila alloggi) sia della stessa Aler (40mila). A dare vita al nuovo soggetto - che dovrebbe debuttare fra due mesi - saranno Palazzo Marino e la Regione Lombardia. La decisione è arrivata il 28 gennaio al termine del colloquio (durato circa un’ora) fra il sindaco Giuliano Pisapia e il governatore Roberto Maroni. “Le case popolari vivono situazioni di degrado non degne di una città come Milano - ha affermato il sindaco al termine del vertice. - Entro due mesi nascerà una nuova società congiunta di gestione delle case popolari per dare un segnale forte di attenzione e per arrivare in tempi relativamente brevi a dare case dignitose”. I due enti hanno deciso di stanziare somme straordinarie da destinare alla manutenzione ordinaria del patrimonio edilizio, oltre a interventi sui canoni di locazione per risolvere la situazione di morosità. “È una soluzione ragionevole e innovativa”- ha confermato Maroni - Ci diamo due mesi di tempo per seguire questa strada. Non c'è alcun contrasto fra noi”.

Intervista esclusiva a Matteo Quitadamo del Sunia
Come si può leggere qui sopra il mondo Aler è di nuovo in prima pagina (o forse non è mai andato via): rescissione unilaterale delle convenzioni, mala gestione, riforma (solo a parole) e ultima, non certo in ordine di importanza, la presa di posizione del Comune di Milano che dovrebbe portare alla nascita di una nuova società incaricata di gestire il patrimonio di Erp (Edilizia Residenziale Pubblica) nella nostra metropoli.
Matteo Quitadamo, da una vita impegnato in prima fila nelle attività del Sunia in zona 9, leggiamo da mesi notizie allarmanti sull’Aler: ci fa il punto della situazione?
Al giorno d’oggi le cose sono molto complicate perché sono venute a galla tutte le storture che negli ultimi 20 anni Aler e Regione hanno sistematicamente messo in atto. Negli anni scorsi Aler e Regione hanno fatto delle operazioni immobiliari che si sono poi rivelate fallimentari mettendo in piedi delle società collegate chiedendo dei mutui che poi entravano nel bilancio di Aler con l’avvallo e la garanzia della Regione Lombardia. Oggi mi si viene a dire che la colpa del buco economico è dovuto agli inquilini che non pagano? Per onore di verità bisogna dire che c’è anche questo aspetto, ma in confronto al debito è assolutamente marginale. Mentre le colpe bisogna cercarle soprattutto nel mancato finanziamento da parte di Regione Lombardia.
Più volte la Giunta comunale presieduta da Pisapia ha chiesto ad Aler un cambio di rotta perché amministrare così il patrimonio immobiliare del Comune è scandaloso. Nei giorni scorsi esponenti della Giunta hanno minacciato di fare gestire gli immobili della nostra metropoli ad un’altra società. Siamo veramente così allo sbando? L’Erp rischia di diventare un problema economico e di sicurezza e non una risorsa per calmierare il mercato immobiliare e degli affitti?
Noi ci aspettavamo che, con la Giunta Pisapia, ci sarebbe stato già da tempo un cambio di rotta. Ma ad oggi, tranne alcuni interventi marginali, il cambio di rotta non c’è stato e ben venga la presa di posizione del Sindaco che intende occuparsi seriamente delle case popolari, chiedendo anche il coinvolgimento della Regione. Ma per cambiare rotta e per fare marciare le cose nel verso giusto c’è bisogno di finanziamenti e in quasi tre anni la Giunta Comunale non ha brillato in questo senso. Poi è chiaro che quando le cose non funzionano si cercano altre vie come può essere quella di affidare ad altri soggetti che non siano Aler, ma questa via è stata già percorsa negli anni scorsi dalle Giunte Albertini e Moratti che hanno assegnato a soggetti privati la gestione del patrimonio comunale con esiti disastrosi, sia a livello amministrativo sia tecnico, con grande disagio per gli inquilini. È chiaro che ci sono anche le mancanze di Aler in materia: evidentemente la convenzione che è stata firmata tra Comune ed Aler non funziona. Va rivista, aggiornata e soprattutto finanziata con risorse adeguate. Il Sunia ribadisce ancora una volta che la gestione del patrimonio pubblico deve rimanere in mano pubblica che sia Aler o un altro soggetto, ma sempre pubblico. E mi pare che anche gli esponenti del Comune abbiano fatto marcia indietro; vedremo nei prossimi mesi.
I sindacati inquilini da anni cercano di firmare accordi/convenzioni per migliorare la gestione di questo immenso patrimonio immobiliare e calmierare gli affitti e le spese. Dalla sera alla mattina Aler e Giunta Maroni decidono di non rinnovare il protocollo d’intesa 19/1/2011. Mi pare questo il punto forte di scontro su cui ora vi state battendo.
Abbiamo già intrapreso diverse iniziative e continueremo finchè non riusciremo a riportare Regione Lombardia e Aler al tavolo delle trattative. La legge 27/07 è stata pensata e approvata con l’intento che gli abitanti delle case popolari, con gli affitti versati, debbano raggiungere il pareggio di bilancio. A dicembre l’Aler ha disdettato l’accordo, faticosamente sottoscritto con i sindacati inquilini nel 2010 e tra l’altro previsto dalla stessa legge, per l’abbattimento dei canoni. Con questa scelta si creano ulteriori difficoltà alle fasce più deboli degli inquilini e siamo convinti che tutto ciò porterà a un aumento notevole della morosità, già aumentata sia per effetto della crisi economica sia per l’applicazione della L.R. 27/07. Per sostenere questa lotta il Sunia invita gli inquilini a ritardare i pagamenti e a recarsi nei nostri uffici a sottoscrivere la lettera di protesta da inviare ad Aler (Via Volturno 43 dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18; Via Moncalieri 5 - alla sede del Pd – venerdì dalle 10 alle 12; Viale Ca’ Granda 44 mercoledì dalle 10 alle 12).
Altre questioni salienti aperte?
Di questioni salienti aperte in questo periodo ce ne sono diverse. Intanto abbiamo la questione della riforma delle Aler: anche se la Regione pensa di averla chiusa noi siamo di parere diverso ma, visto i rapporti pessimi che ci sono in questo momento, la vedo molto dura. Con Aler siamo ai ferri corti come spiegavo prima, anche perché il Presidente dell’Aler si dice impotente e non muove virgola senza autorizzazione di Maroni. Sul Comune che dire? Ci fa piacere che Giuliano Pisapia in questi giorni abbia preso una posizione chiara e che si sia schierato sulle posizioni dei sindacati e di questo ringraziamo sia il Sindaco sia il Partito Democratico che hanno aderito ufficialmente alla nostra manifestazione.
Ma alla luce dell’approvazione della L.R. 27/07 che ha fortemente compromesso la funzione sociale del servizio Erp, assumendo l’autofinanziamento delle Aler come elemento fondante della politica di settore della Regione, le case popolari hanno un futuro?
Rispondere non è semplice. Il gioco è tutto politico perché la Regione è la sola responsabile dell’edilizia popolare e non può fare finta di niente. Vorrei ricordare che negli ultimi 20 anni la Regione è stata governata dal centrodestra e non mi sembra che la politica sociale fosse e sia al centro della sua azione politica, ed essendo il governatore Maroni in perfetta continuità con il passato non credo abbia intenzione di cambiare rotta. Ci si deve mettere in testa che si deve dedicare risorse all’edilizia popolare perché così non regge. Se si vuole dare dignità al settore si deve mantenere quella funzione sociale rappresentata dalle case popolari; bisogna impegnare denaro perché siamo al collasso e non certo per gli inquilini che non pagano. Poi andiamo a mettere le mani nelle Aler e correggere quelle malversazioni e abusi che ci sono. Nelle ultime ore la situazione sta prendendo una piega diversa, c’è stato un incontro tra Maroni e Pisapia per fare il punto della situazione e hanno deciso che nei prossimi due mesi ci saranno grosse novità e cioè quella di formare una società che gestisce il patrimonio delle case popolari sia di Aler sia del Comune con criteri diversi fin qui usati. Io sono molto preoccupato dal punto di vista sindacale: i lavoratori Aler che fine faranno? E non sto parlando dei soggetti che hanno contribuito a portare al disastro finanziario e morale di questo Ente. Il sindacato Sunia starà allerta sulla questione e farà di tutto per raggiungere quell’equilibrio che serve in momenti come questo.

giovedì 6 febbraio 2014

Senza soldi Aler muore e Maroni fa solo propaganda

Articolo di Franco Mirabelli pubblicato da L'Unità.

Da qualche settimana, spesso su impulso della giunta regionale, si parla con insistenza della grave situazione in cui versa l'edilizia residenziale pubblica in Lombardia, si scopre che Aler Milano ha un bilancio in rosso ed esposizioni bancarie per centinaia di milioni, si attribuisce alle incapacità di gestione questa situazione.
Per chi come noi da anni denuncia le inefficienze di Aler, denuncia l'abbandono in cui sono stati lasciati i quartieri popolari sempre più degradati e lamenta le condizioni inaccettabili di vita in cui vengono lasciati tanti cittadini, non c'è nulla di nuovo.
Anche i quaranta milioni e oltre di buco non possono stupire chi, come noi, da tempo pone la questione del finanziamento dell'edilizia residenziale pubblica. In Consiglio Regionale avevamo denunciato che l'idea contenuta nella Legge regionale 27, secondo cui gli alti costi della gestione delle case popolari potevano essere coperti dall'aumento dei canoni agli inquilini, non stava in piedi e avrebbe creato la situazione attuale in cui, per assenza di risorse, la qualità dell'abitare è peggiorata mentre su alcune famiglie gli aumenti in tempi di crisi hanno pesato. E, di fronte all'aumento delle spese, lo stesso aumento della morosità era prevedibile, anche se spesso non giustificabile. Insomma, che quel modello non fosse e non sia sostenibile era già evidente.
Ma non è di questo che si parla sulla stampa o nella maggioranza di Maroni. È chiaro che il modo di funzionare delle Aler, in particolare a Milano, sia stato segnato da inefficienze, sprechi, clientele e malagestione. L'abbiamo denunciato ed è evidente che su questo si deve intervenire. Ma è sospetto il fatto che dalla giunta regionale non si parli d'altro che di questo o si inventino altre giustificazioni per il deficit di Aler assolutamente risibili come il sostenere che è responsabilità dell'insostenibile peso dell'Imu senza sapere che dal 2013, grazie a noi, le Aler non pagano più l'Imu.
In realtà, scaricando sulle società di gestione le responsabilità, la giunta e il centrodestra che governano da anni Regione Lombardia cercano di nascondere i propri fallimenti. L'idea di non affrontare il tema del finanziamento dell'edilizia residenziale pubblica ha già portato Lega e PDL nella scorsa e nell'attuale legislatura a cambiare per due volte l'assetto societario delle Aler, ma è evidente che questi tentativi in assenza di altre riforme sono inutili. Nonostante la propaganda, non è certo la riduzione o la successiva cancellazione dei cda che può cambiare la situazione. Parlare di ciò serve solo a depistare dal vero problema che riguarda il finanziamento.
Su questo non solo non si è fatto nulla ma, addirittura, la Regione ha bloccato i finanziamenti che aveva promesso lasciando le autogestioni senza soldi e bloccando ogni progetto avviato.
Insomma, la Regione e chi l'ha governata non può scaricare sulle Aler le proprie colpe.
Non lo dico per una sorta di rivalsa o solo per affermare un principio di responsabilità, ma, voglio sottolineare che o si cambia strada o la situazione rischia di peggiorare; si deve ridiscutere il sistema di finanziamento prevedendo forme di sostegno pubblico, prendendo atto che i soli canoni non possono essere risolutivi. O si cambia su questo punto o non c'è soluzione. O si scioglie il nodo del finanziamento non episodico, oppure anche la buona idea della nuova società pubblica di Regione e Comune di Milano rischia di non decollare.
Purtroppo la Regione al di là dell’alimentare una giusta attenzione alle inefficienze Aler, non sembra aver intenzione di cambiare. I primi atti sono preoccupanti: di fronte alla mancanza di risorse, ha scelto di stracciare l'accordo sindacale che garantiva esenzioni per le spese per i nullatenenti e ipotizzato, come leggiamo, la soluzione dell'aumento dei canoni. Queste cose dimostrano che si vuole proseguire sulla strada del risolvere i problemi scaricandoli sugli inquilini, in particolare i più deboli. Su questa strada non solo ci sarebbe un’ulteriore ingiustizia ma sarebbe anche tutto inutile e tutta questa attenzione di Maroni per le case popolari si rivelerebbe un inganno, solo un modo per non rispondere di ciò che la sua maggioranza ha fatto in questi anni.

mercoledì 5 febbraio 2014

Case popolari bene pubblico: piccolo e bello

Segnaliamo un'articolo scritto da Emilio Vimercati per Arcipelago Milano.

Puntualmente torna alla ribalta la questione dei debiti delle Aler, aziende lombarde edilizia residenziale, e in particolare di quella milanese sotto di 345 milioni di euro. Di conseguenza nelle istituzioni scattano da parte dei politici le più complesse proposte ingegneristiche per modificare gli assetti delle aziende. Giustamente si cerca di capire come si è giunti a tale disastro sociale ed economico che graverà sui cittadini, mai sui gestori, per poi ridursi a stiracchiare competenze, confini, presidenze, con l’organizzazione sottostante inalterata.
04vimercati05FBLe ragioni di questa mala gestione sono tantissime ma è opportuno sottolinearne una: un tale patrimonio non può essere gestito da aziende che tendono al gigantismo ma semmai al contrario è utile restringere al massimo i suoi campi di azione con una pluralità di amministrazioni locali che siano in grado di presidiare il territorio stando vicino ai cittadini dei quartieri popolari. Ridurre a cinque le aziende regionali è una pessima riforma. Non si controllano occupazioni abusive, morosità, racket, manutenzioni, servizi, se non c’è una presenza puntuale in queste zone sensibili e ad alto rischio che hanno componenti di degrado, conflitti, vandalismi, comportamenti borderline, emarginazione e povertà, tutto in capo ai Comuni non alle Regioni o alle Aler. Non si può certo ritornare a soluzioni di spartizione politica e di lottizzazione dei consigli di amministrazione come per tanti decenni è successo trattando le case popolari come un terreno di conquista elettorale con sanatorie infinite e maltrattando una importante questione urbana a scapito dell’efficienza, della buona economia e dell’offerta sociale; è ora di uscire dalla palude dell’emergenza continua con soluzioni razionali.
Il progetto che non si è mai voluto realizzare, per opportunismo e per mantenere lo stato esistente, consiste nell’abolizione delle Aler consegnando i patrimoni nella disponibilità dei Comuni che li devono gestire in proprio con un servizio in economia attraverso un settore dedicato. Né aziende speciali o partecipate che non funzionano, né nuovi amministratori, né privati visti gli infelici precedenti: gestione diretta a contatto con i cittadini, un patrimonio a bilancio, risparmi fiscali. Ai lavoratori delle Aler sia garantita la riassunzione nei comuni che ne avranno bisogno. Dei 1544 comuni lombardi circa un quarto ha sul proprio territorio insediamenti di case popolari e ne conoscono perfettamente problemi e bisogni. I piccoli comuni devono avere la facoltà di unirsi in consorzi. Nei pochi capoluoghi di provincia ove è più massiccia la presenza di abitazioni pubbliche sia anche possibile affidare alle circoscrizioni i compiti per la gestione ordinaria e di custodia sociale.
Le Regioni si sono allargate nell’interpretare il Titolo V della Costituzione andando oltre i compiti legislativi e invadendo quelli gestionali. Arretrino e consentano ai Comuni di decidere in proprio modalità di assegnazione degli alloggi, criteri, tetti economici, canoni, adeguandoli alle condizioni sociali delle famiglie e delle zone territoriali così diverse per esempio dalle Alpi al Po. Da padroni di casa i Comuni possono con buon senso valutare meglio le situazioni delle famiglie in difficoltà diversamente dalle Aziende reclinate sui conti. Le Regioni e lo Stato mettano a disposizione le risorse e controllino l’attuazione dei programmi: sarebbe già un risultato eccezionale se i cantieri rispettassero i tempi previsti di esecuzione dei lavori e i relativi costi preventivati sia per le nuove costruzioni che per la manutenzioni straordinarie.
Una proposta del genere sarà dichiarata irricevibile e cestinata dai Comuni che non vogliono, come dicono, “grattarsi una rogna”. Ma allora i Comuni che ci stanno a fare? Il patrimonio pubblico non è una criticità ma una risorsa. Lasciare in mano alle Regioni questa questione perché non è un servizio nobile è poco lodevole. Così l’edilizia pubblica rimarrà sempre un buco nero in cui buttare soldi senza ritorni di efficienza. I Comuni gestiscono servizi importanti e la casa è uno di questi beni comuni e possono introdurre maggiore trasparenza sia nei contratti di appalto che nelle spese delle abitazioni creando valorizzazione e consenso.
Serve innovare con coraggio: è l’inefficienza che non è popolare. Ridare credibilità alla politica si fa anche spezzando la logica dell’accentramento in megalomani strutture; puntando invece su gestioni decentrate e sulla responsabilità degli amministratori comunali è possibile ricostruire un tessuto sociale di servizi che risponda ai bisogni dei cittadini, risanando i conti nel tempo con equità, svolgendo attività di vigilanza a tutela degli inquilini, riqualificando e migliorando la vivibilità nei quartieri soprattutto periferici sotto l’unica regia dei Comuni.

giovedì 23 gennaio 2014

Casa: Pd Milano chiede tavolo tra Comune, Regione e Aler

Il Pd di Milano chiede l'avvio di un "tavolo di confronto tra l'Azienda lombarda per l'edilizia residenziale, Regione Lombardia e Comune di Milano, aperto alle rappresentanze organizzate degli inquilini, allo scopo di analizzare, congiuntamente e per intero, il risultato della 'due diligence'". E' quanto si legge in una nota. I dati che oggi emergono sulla situazione economico finanziaria generale di Aler Milano - si sostiene nella nota - sono "emblematici di come 20 anni di mancata gestione o, per meglio dire, di gestione clientelare da parte del governo regionale del tema relativo all'edilizia pubblica, possano portare sull'orlo del baratro una struttura complessa, trascinando con essa migliaia di famiglie, milanesi e lombarde". Il partito Democratico metropolitano - si spiega - sosterra' ogni azione amministrativa che i Comuni vorranno prendere per ripristinare la situazione ed evitare che a pagare siano sempre i cittadini onesti. "Questo pomeriggio saremo a fianco dei cittadini e del Sunia per denunciare 20 anni di gestione clientelare di Aler in Lombardia, per chiedere che vengano sospese temporaneamente le disdette degli accordi con gli inquilini e che, contemporaneamente, si apra un tavolo di confronto per analizzare la situazione" afferma Pietro Bussolati, segretario Metropolitano dei Democratici.