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martedì 20 maggio 2014

Decreto casa, le misure per l’emergenza

Articolo del Sen. Franco Mirabelli, Relatore al Senato del DL Casa-Expo, pubblicato da L'Unità il 15 maggio 2014.

Il decreto sull’emergenza abitativa che abbiamo approvato ieri al Senato, dopo un importante lavoro che ne ha migliorato il testo, raccogliendo proposte ed osservazioni venute da tutte le associazioni che rappresentano inquilini, imprese e proprietari, è un segnale concreto di cambiamento. Si tratta di un provvedimento innovativo che sui media rischia di essere travolto dalla campagna elettorale e che merita invece di essere valorizzato, perché dà risposte concrete al dramma sociale di chi è senza casa. 
Per la prima volta dopo oltre 15 anni, si mettono in campo politiche pubbliche per l’abitare che guardano al futuro e si decidono una serie di interventi, con la consapevolezza che la risposta garantita fino al 1998 dalla costruzione dei grandi quartieri popolari con i fondi Gescal non è più proponibile. 
Innanzitutto, con questa legge si investono risorse pubbliche significative su tre filoni di intervento. 
Primo: si rifinanziano il Fondo a sostegno degli affitti e il Fondo per la morosità incolpevole, che diventa permanente proprio per consentire a Regioni e Comuni non solo di sostenere economicamente le famiglie, ma soprattutto di favorire soluzioni abitative sostenibili. 
Secondo, vengono stanziati oltre 500 milioni nel 2014 con l’obbligo di utilizzarli subito per ristrutturare le migliaia di alloggi pubblici vuoti (perché bisognosi di interventi che Comuni e Iacp non possono affrontare), in modo che possano essere assegnati a chi ne ha bisogno. 
Terzo, si interviene sul tema delle vendite degli appartamenti pubblici, garantendo che possano essere ceduti solo agli inquilini e che tutti i profitti siano spesi per realizzare nuova edilizia sociale e non per fare cassa. Si finanzia con oltre 100 milioni un fondo per abbattere di almeno un punto percentuale i mutui accesi dalle famiglie per questa finalità. 
Accanto a questi interventi si incentiva, per la prima volta in modo significativo in un Paese in cui quando si pensa alla casa si pensa solo alla proprietà, l’affitto a canoni accessibili per le famiglie. 
L’abbattimento della cedolare secca dal 15 al 10% per chi affitta a canone concordato va in questa direzione, rende conveniente la locazione ed è un invito ai proprietari a non lasciare sfitti gli appartamenti. 
Inoltre, come é giusto che sia, a fronte di un impegno per aumentare l’offerta abitativa a canoni accessibili per le famiglie, si interviene sul tema dell’abusivismo per affermare un principio di legalità e giustizia. Chi occupa abusivamente toglie un diritto al legittimo proprietario dell’appartamento o a chi, nel pubblico, è in lista di attesa e si vede scavalcato da chi non rispetta le regole e le leggi. Su questo non si può essere ambigui ed è giusto prevedere, come si fa con la norma, l’impossibilità per chi occupa da ora in poi di ottenere in quell’alloggio allacciamenti e residenza e, in caso di appartamento pubblico, per 5 anni di essere inseriti nella graduatoria per l’assegnazione degli alloggi. 
Un altro punto qualificante della legge riguarda l’insieme di norme che promuovono interventi per realizzare alloggi sociali con il contributo di aziende cooperative e private in rapporto con gli enti locali, creando un sistema di incentivi che renda conveniente investire in questi progetti che non devono consumare ulteriore suolo, devono promuovere riuso, ricostruzioni e ristrutturazioni e garantire efficienza e risparmio energetici. C`è anche altro nel testo approvato al Senato, ma già queste cose danno il senso di una normativa che avrà effetti importanti e concreti e che soprattutto dà valore al lavoro di questo governo e di questo Parlamento. 

mercoledì 30 aprile 2014

Viaggio nei quartieri popolari, dove l'Aler non c'è

Articolo del sen. Franco Mirabelli pubblicato da Affaritaliani, in cui racconta la visita nei quartieri di case popolari della nostra zona.


In questi giorni stiamo visitando i quartieri di edilizia residenziale pubblica della nostra zona. Serve ascoltare e capire come vanno le cose, se i tanti problemi di degrado e legati alla crisi si stiano aggravando o meno. Serve a verificare quanto il gravissimo stato di indebitamento di Aler stia condizionando il suo funzionamento e, soprattutto, si stia scaricando sulla vita dei quartieri e delle stesse famiglie che li abitano. Serve, infine, ad ascoltare le persone e a provare, in una realtà in cui al degrado si associano problemi reali di sicurezza, a dare un segno di presenza che faccia sentire meno soli, meno abbandonati i tanti, soprattutto anziani soli, che devono affrontare situazioni che dovrebbero essere semplici ma che, senza aiuto, diventano enormi.
La prima considerazione o, meglio, la sensazione dopo i primi incontri è quella di un sentimento di abbandono sempre più diffuso a cui corrisponde un’assenza inaccettabile da parte di Aler, una mancanza di punti di riferimento per gli inquilini. Si tollerano situazioni di illegalità senza intervenire se non sollecitati da Comune e forze dell'ordine, creando un clima di preoccupazione che spesso limita la possibilità per tanti di veder riconosciuto il proprio diritto alla tranquillità, al decoro, ad una convivenza civile e serena.
Tutto ciò in una situazione che si legge nel degrado degli stabili, nelle mancate manutenzioni, nell'incuria che parla di abbandono, che dà l'idea, a volte, di essere in luoghi extraterritoriali, dove non ci sono attenzioni e quindi possono non esserci regole. Zone franche, insomma, in cui tanti inquilini si organizzano e ci mettono la faccia, sfidano la prepotenza di pochi, per dare decoro al proprio condominio o al proprio quartiere, mentre invece chi istituzionalmente deve occuparsene risponde burocraticamente a bisogni reali, senza guardare alle persone e ai loro diritti. Poche cose semplici potrebbero cambiare la situazione: maggior rigore nel colpire l'illegalità, le prepotenze e maggiore disponibilità ad aiutare le persone che magari hanno diritto da anni a vedersi ridotto l'affitto, avendo perso il reddito e che invece continuano a pagarlo pur non potendoselo permettere. Basterebbero uffici Aler meno burocratici, più attenti alle persone, diretti da persone che devono rispondere di quello che fanno e, ancor di più, di quello che non fanno. Abbiamo visto, purtroppo non solo nella nostra zona, appartamenti con infiltrazioni che entrano negli impianti elettrici e che vengono ignorate da anni da Aler; mentre serve che paghi chi è responsabile della mancanza di questi interventi, che costringono alcuni da anni a non accendere la luce per paura.
C'è poi, ancora una volta, la realtà di un numero inaccettabile di appartamenti vuoti, che spesso, a causa di un sistema informatico mal utilizzato, neppure risultano. E' chiaro che di fronte ad una lista di attesa di oltre 25.000 famiglie la stessa idea che ci siano centinaia, forse migliaia di appartamenti del patrimonio pubblico inutilizzati fa vergognare. Abbiamo chiesto con il Comune di Milano, di fronte all’incapacità di Aler e Regione di intervenire, la possibilità di dare al Sindaco poteri straordinari per poter assegnare questi appartamenti assumendo iniziative straordinarie per metterli a norma. In questa direzione bisogna continuare a muoversi, tanto più che è in via di approvazione il decreto casa che stanzia 500 milioni per mettere a posto proprio gli appartamenti vuoti che hanno bisogno di piccoli interventi. Ci stiamo impegnando perché i tempi per avere la disponibilità di quei fondi sui territori siano rapidissimi e il mese prossimo renderemo conto del risultato e racconteremo meglio di una legge che contiene molte e positive novità per l'edilizia sociale, Aler e cooperazione. Intanto, i primi incontri nei quartieri popolari in Zona 9 continuano a segnalare l'inerzia colpevole di Regione Lombardia che sembra più preoccupata dei problemi contabili e di non investire un euro per mettere Aler in condizione di funzionare, piuttosto che dei problemi dei cittadini dei quartieri popolari.

sabato 22 marzo 2014

Le case popolari di Milano

Sabato 22 marzo a Milano si è svolto il congresso del sindacato degli inquilini delle case popolari SUNIA a cui è intervento anche il Sindaco Giuliano Pisapia. Qui il video dell'intervento del Sindaco:



Nel corso dell'incontro è intervenuto anche il senatore PD Franco Mirabelli che, nei giorni scorsi ha presentato un'interrogazione al Ministero per chiedere che il Sindaco di Milano venga nominato Commissario per la gestione e l'assegnazione degli alloggi pubblici sfitti, dal momento che ALER non è in grado di farlo. Qui il testo dell'interrogazione presentata da Mirabelli»
Qui il video dell'intervento di Mirabelli sulla questione delle case popolari a Milano»

Nel corso del pomeriggio, il senatore Mirabelli è nuovamente intervenuto per illustrare le novità previste dal Piano Casa del governo. Qui il video dell'intervento»

Foto della giornata:
Congresso SUNIA Milano - 22 marzo 2014


giovedì 13 marzo 2014

Aler, Mirabelli (Pd): "Pisapia commissario per le case popolari"

Intervista a Franco Mirabelli a cura di Fabio Massa per Affaritaliani.


Franco Mirabelli, senatore milanese del Partito Democratico "apre" il fronte romano su Aler: "Chiederemo a Lupi di nominare Pisapia commissario perché si sblocchi l'assegnazione degli alloggi". Maroni? "Fa solo propaganda, ma non risolve i problemi. Le case popolari sono un esempio drammatico del suo stile".
Dopo un anno di giunta Maroni, è tempo di fare bilanci.
La cosa incredibile è che per Maroni la colpa è sempre di qualcun altro. Questo è il bilancio del suo primo anno. Fa polemica con tutti i livelli istituzionali. Cerca sempre un capro espiatorio, anziché affrontare le questioni nella loro dimensione. Le case popolari sono un esempio drammatico dello stile di governo di Maroni.
I quartieri Aler sono in rivolta: sono partiti gli aumenti degli affitti.
Maroni è fatto così. Si è messo a ragionare sui piccoli aggiustamenti. Sulla spending review, sui cda. Ma il dato vero è che Aler non sta funzionando. E' paralizzata. I cittadini che abitano nelle case popolari stanno pagando un prezzo altissimo. Le manutenzioni si fanno sempre meno. Chi è in autogestione non riceve più i soldi. La Regione non ci mette una lira, un euro. Propone aggiustamenti senza andare a modificare la legge che ha causato questa situazione.
Perché?
Perché pensare che rimettere in ordine la gestione delle case popolari facendo pagare gli inquilini è assolutamente un assurdo. La legge 27 ha portato a una diminuzione della qualità e a un aggravio di costi per i cittadini. Anziché investire una parte del bilancio regionale e risolvere i problemi, si continua a dare la colpa alla dirigenza Aler, che pure non ne è esente. A dare la colpa agli abusivi, che pure ci sono.
Rendiamoci conto che quando c'è un buco di quel tipo e una struttura che non è più in grado di funzionare, perché è di questo che stiamo parlando, non si può andare avanti solo ad apparire, ma fare.
Sta dicendo che Maroni vuole solo apparire?
Sto dicendo che fa solo propaganda e scaricare le colpe. Vorrei fare un esempio: c'è un numero sempre crescente di alloggi vuoti, c'è un numero sempre crescente di cittadini in lista. Aumentano le case sfitte e il bisogno. Su queste cose bisogna intervenire e ragionare.
Come si interviene?
Da senatore vorrei dirlo chiaramente: nei prossimi giorni chiederemo al ministro Lupi la possibilità di dare al sindaco di Milano poteri commissariali per fare questo lavoro di assegnazione degli alloggi di proprietà pubblica sfitti a chi è in graduatoria. In gergo si chiama "abbinamento", ed è una cosa che oggi non viene fatta. Diamo al sindaco questi poteri. 
Ampliamo lo spettro: il rilancio voluto da Renzi passa anche per la casa...
Anche sulle case popolari si sta ragionando. La proposta che è in discussione sull'abbattimento della cedolare secca a chi affitta con canone concordato è una proposta nostra, è una proposta utile. Renzi vuole aumentare il fondo sostegno affitti e il fondo morosità incolpevoli. In più, da Roma vorremmo un impegno per aprire un'altra stagione di contratti di quartiere, perché dobbiamo combattere il degrado. Però prima bisogna controllare come la Regione Lombardia ha speso i soldi fino ad oggi. Basta guardare Bollate, o Calvairate, o lo Stadera, dove un decennio i contratti di quartiere non sono ancora finiti. Ma non c'è solo Aler, c'è anche Expo...
In che senso?
Maroni continua a insistere nella sua tattica di rompere, di devastare. Ma il governatore dovrebbe sapere che Giuliano Pisapia ha inaugurato una stagione nuova, superando i conflitti istituzionali che avevano segnato la stagione di Formigoni. L'idea di Maroni di tornare a una stagione di quel tipo, da una parte facendo la controparte del Governo e dall'altra del Comune di Milano, è una scelta miope e sbagliata, ancora una volta esclusivamente propagandistica.

giovedì 6 febbraio 2014

Senza soldi Aler muore e Maroni fa solo propaganda

Articolo di Franco Mirabelli pubblicato da L'Unità.

Da qualche settimana, spesso su impulso della giunta regionale, si parla con insistenza della grave situazione in cui versa l'edilizia residenziale pubblica in Lombardia, si scopre che Aler Milano ha un bilancio in rosso ed esposizioni bancarie per centinaia di milioni, si attribuisce alle incapacità di gestione questa situazione.
Per chi come noi da anni denuncia le inefficienze di Aler, denuncia l'abbandono in cui sono stati lasciati i quartieri popolari sempre più degradati e lamenta le condizioni inaccettabili di vita in cui vengono lasciati tanti cittadini, non c'è nulla di nuovo.
Anche i quaranta milioni e oltre di buco non possono stupire chi, come noi, da tempo pone la questione del finanziamento dell'edilizia residenziale pubblica. In Consiglio Regionale avevamo denunciato che l'idea contenuta nella Legge regionale 27, secondo cui gli alti costi della gestione delle case popolari potevano essere coperti dall'aumento dei canoni agli inquilini, non stava in piedi e avrebbe creato la situazione attuale in cui, per assenza di risorse, la qualità dell'abitare è peggiorata mentre su alcune famiglie gli aumenti in tempi di crisi hanno pesato. E, di fronte all'aumento delle spese, lo stesso aumento della morosità era prevedibile, anche se spesso non giustificabile. Insomma, che quel modello non fosse e non sia sostenibile era già evidente.
Ma non è di questo che si parla sulla stampa o nella maggioranza di Maroni. È chiaro che il modo di funzionare delle Aler, in particolare a Milano, sia stato segnato da inefficienze, sprechi, clientele e malagestione. L'abbiamo denunciato ed è evidente che su questo si deve intervenire. Ma è sospetto il fatto che dalla giunta regionale non si parli d'altro che di questo o si inventino altre giustificazioni per il deficit di Aler assolutamente risibili come il sostenere che è responsabilità dell'insostenibile peso dell'Imu senza sapere che dal 2013, grazie a noi, le Aler non pagano più l'Imu.
In realtà, scaricando sulle società di gestione le responsabilità, la giunta e il centrodestra che governano da anni Regione Lombardia cercano di nascondere i propri fallimenti. L'idea di non affrontare il tema del finanziamento dell'edilizia residenziale pubblica ha già portato Lega e PDL nella scorsa e nell'attuale legislatura a cambiare per due volte l'assetto societario delle Aler, ma è evidente che questi tentativi in assenza di altre riforme sono inutili. Nonostante la propaganda, non è certo la riduzione o la successiva cancellazione dei cda che può cambiare la situazione. Parlare di ciò serve solo a depistare dal vero problema che riguarda il finanziamento.
Su questo non solo non si è fatto nulla ma, addirittura, la Regione ha bloccato i finanziamenti che aveva promesso lasciando le autogestioni senza soldi e bloccando ogni progetto avviato.
Insomma, la Regione e chi l'ha governata non può scaricare sulle Aler le proprie colpe.
Non lo dico per una sorta di rivalsa o solo per affermare un principio di responsabilità, ma, voglio sottolineare che o si cambia strada o la situazione rischia di peggiorare; si deve ridiscutere il sistema di finanziamento prevedendo forme di sostegno pubblico, prendendo atto che i soli canoni non possono essere risolutivi. O si cambia su questo punto o non c'è soluzione. O si scioglie il nodo del finanziamento non episodico, oppure anche la buona idea della nuova società pubblica di Regione e Comune di Milano rischia di non decollare.
Purtroppo la Regione al di là dell’alimentare una giusta attenzione alle inefficienze Aler, non sembra aver intenzione di cambiare. I primi atti sono preoccupanti: di fronte alla mancanza di risorse, ha scelto di stracciare l'accordo sindacale che garantiva esenzioni per le spese per i nullatenenti e ipotizzato, come leggiamo, la soluzione dell'aumento dei canoni. Queste cose dimostrano che si vuole proseguire sulla strada del risolvere i problemi scaricandoli sugli inquilini, in particolare i più deboli. Su questa strada non solo ci sarebbe un’ulteriore ingiustizia ma sarebbe anche tutto inutile e tutta questa attenzione di Maroni per le case popolari si rivelerebbe un inganno, solo un modo per non rispondere di ciò che la sua maggioranza ha fatto in questi anni.