Grazie alle persone che hanno partecipato all'incontro sui temi della città metropolitana e grazie ai nostri relatori Roberto Medolago (che ha illustrato con delle slide tutti i dati tecnici su costi e proporzioni quello che sarà il nuovo ente) e Arianna Censi (che con esempi molto concreti ha spiegato i vantaggi del passaggio alla città metropolitana).
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giovedì 30 ottobre 2014
Un pomeriggio di approfondimento
Grazie alle persone che hanno partecipato all'incontro sui temi della città metropolitana e grazie ai nostri relatori Roberto Medolago (che ha illustrato con delle slide tutti i dati tecnici su costi e proporzioni quello che sarà il nuovo ente) e Arianna Censi (che con esempi molto concreti ha spiegato i vantaggi del passaggio alla città metropolitana).venerdì 24 ottobre 2014
Incontro sulla città metropolitana
Rientriamo nel pieno dell'attività politica e per i prossimi mesi cercheremo di offrirvi un calendario di incontri - che si svolgeranno alternativamente nel nostro circolo e nella sala Bina in Bicocca - per approfondire le tematiche più utili e interessanti dell'attualità e del territorio. Il primo incontro sarà GIOVEDÌ 30 OTTOBRE alle ore 17:00 presso la Sala Bina, Viale Suzzani 273 Scala A (citofono n.37) e parleremo di "CITTÀ METROPOLITANA, COME FUNZIONA E COSA CI ASPETTA" con: Arianna Censi (Consigliera Metropolitana) e Roberto Medolago (Presidente Commissione Decentramento Consiglio di Zona 9). Vi aspettiamo!
domenica 28 settembre 2014
I risultati delle votazioni per la città metropolitana
A Palazzo Isimbardi, sede della Provincia di Milano, si sono concluse le operazioni di spoglio e del conteggio del voto ponderato del primo consiglio metropolitano di Milano.
Quattordici dei 24 consiglieri che faranno parte della nuova assemblea appartengono alla lista 'Centrosinistra per la città metropolitana', che riunisce Pd, Prc, Sel e ha preso il 57 per cento dei voti. Hanno votato 1.657 fra sindaci e consiglieri comunali su 2.054 aventi diritto al voto (l'80,6 per cento).
Questi i consiglieri eletti, in ordine di votazione, con il corrispettivo quoziente elettorale (in queste elezioni il peso del voto variava a seconda della grandezza del comune dell'elettore). Alla lista 'Centrosinistra per la città metropolitana, come si è detto, sono andati 14 seggi: Alberto Centinaio (sindaco di Legnano) con 3.480 voti; Eugenio Comincini (sindaco di Cernusco) 3.243; Maria Rosaria Iardino (consigliere comunale a Milano) 3.015; Lamberto Bertolè (consigliere comunale a Milano) 2.954; Pietro Bussolati (consigliere a Melzo) 2.877; Pietro Mezzi (consigliere a Melegnano) 2.822; Rita Parozzi (consigliere a Bresso) 2.642; Romano Pietro (sindaco di Rho) 2.639; Patrizia Quartieri (consigliere a Milano) 2.591; Michela Palestra (sindaco di Arese) 2.413; Arianna Censi (consigliere di Opera) 2.257; Monica Chittò (sindaco di Sesto San Giovanni) 2.215; Pierluigi Arrara (sindaco di Abbiategrasso) 2.199 e Filippo Paolo Barberis (consigliere a Milano) 2.153.
Due gli eletti della Lega Nord: Luca Lepore (consigliere comunale a Milano) 2.343 ed Ettore Fusco (sindaco Opera) 2.254. La lista civica 'Costituente per la partecipazione - la città dei Comuni' ha espresso due seggi: Roberto Biscardini (consigliere a Milano) 2.012 e Marco Cappato (consigliere a Milano) 1.723. Infine alla lista 'Insieme per la città metropolitana' sono andati sei seggi: Marco Alparone (sindaco si Paderno Dugnano) 4.065; Alberto Villa (consigliere a Pessano con Bornago) 3.408; Armando Vagliati (consigliere a Milano) 2.892; Marco Osnato (consigliere a Milano) 2.799; Giuseppe Russomanno (consigliere a Trezzano sul Naviglio) 2.412 e Luciano Guidi (consigliere a Legnano) 2.164.
Fonte: La Repubblica
mercoledì 3 settembre 2014
Decentramento e polemiche inutili
A Milano, sotto il pelo dell’acqua, c’è gran movimento di gruppi, team, tecnostrutture, studiosi che stanno elaborando l’intelaiatura dello Statuto della Città Metropolitana. Il rischio, in mancanza di un dibattito pubblico largo e aperto, è che prevalga una concezione tecno-burocratica del nuovo Ente.
Si è avviata, prima delle vacanze (anche nel Gruppo Petöfi) una discussione sui cosiddetti Municipi, in cui secondo alcuni dovrebbe essere diviso e ripartito amministrativamente il capoluogo. La disputa, che per ora ha avuto solo qualche lampo polemico, può trasformarsi in una inavvertita trappola; ed essere, non ricordandosi che spesso il meglio è nemico del bene, motivo per il non assolvimento delle precondizioni che la legge Delrio pone come necessarie all’elezione diretta del Sindaco e del Consiglio Metropolitani.
Quelle condizioni occorre che siano soddisfatte in tempo, entro la primavera del 2016, che, possiamo dire, è già dietro l’angolo. Un eventuale slittamento dell’elezione diretta a dopo le prossime elezioni comunali di Milano, non sarebbe privo di effetti gravi e permanenti.
Cosa dice la legge? Il comma 22 recita: “per le Città Metropolitane sotto i tre milioni di abitanti, condizione necessaria perché si possa far luogo a elezione del sindaco e del consiglio metropolitano a suffragio universale è che … si sia proceduto ad articolare il territorio del comune capoluogo in più comuni … ed è altresì necessario che la Regione abbia provveduto con propria legge all’istituzione dei nuovi comuni e alla loro denominazione ai sensi, ecc.” Aggiunge, infine: “La proposta del consiglio comunale deve essere sottoposta a referendum“.
Come si vede sono condizioni molto pesanti e precise. Diverse, ma non per questo non impegnative, sono le condizioni poste alle C. M. con più di tre milioni di abitanti, cioè praticamente Milano. “In alternativa (a quanto sopra) è condizione necessaria … che lo statuto della C. M. preveda la costituzione di zone omogenee e che il comune capoluogo abbia realizzato la ripartizione del proprio territorio in zone dotate di autonomia amministrativa“.
Quindi, per Milano le condizioni poste dalla legge sono due: le zone omogenee (richiamate per prime) e la ripartizione del capoluogo in zone dotate di autonomia amministrativa. Si noti, en passant, il cattivo gusto di chiamare con lo stesso nome le due cose diverse e distinte, ingenerando da subito non piccola confusione!
Le zone omogenee sono un istituto fondamentale perché esse indicano l’esigenza che la C. M. si costituisca non solo sul criterio della divisione, del frazionamento, ma, e direi soprattutto, sul principio dell’aggregazione: risparmi economici, efficienza, policentrismo sono risultati legati di più all’esigenza dell’accorpamento che non a quella della divisione e dello smembramento. E ciò vale per il capoluogo quanto per il resto del territorio.
Ora, se zone omogenee devono esserci, chi può negare che Milano sia essa già da sola una zona omogenea? E che almeno in quanto tale abbia bisogno di una sua unità anche simbolica e di una rappresentanza istituzionale unitaria? Quindi, anche solo da questo punto di vista, pensare tout court all’abolizione del Municipio di Milano, stando alla stessa lettera della legge, pare un non senso, come giustamente e vivacemente ha già notato Giancarlo Consonni.
Andiamo alla seconda condizione. È da rilevarsi che, sempre per le C.M. sopra i tre milioni di abitanti (Milano), la legge non parla più di nuovi comuni, ma di zone con autonomia amministrativa. Che vuol dire? L’autonomia amministrativa non può essere confusa con l’autonomia politica e istituzionale. I nuovi comuni, previsti per le C. M. al di sotto dei tre milioni di abitanti, realizzano essi sì un’autonomia politico-istituzionale, e per la loro istituzione è previsto un iter, come abbiamo notato sopra assai complesso e impegnativo; le zone in cui deve invece articolarsi la città capoluogo delle C.M. sopra i tre milioni di abitanti (Milano) invece sono tutt’altra cosa.
L’autonomia amministrativa delle zone si realizza, infatti, entro limiti e perimetri predefiniti da una deliberazione dello stesso comune capoluogo. Cioè il comune capoluogo stabilisce (non autoritariamente, si spera) quali sono gli ambiti e le funzioni, e quindi i mezzi entro cui si realizza l’autonomia amministrativa. Tale autonomia viene esercitata da parte delle zone gestendo liberamente il proprio bilancio e assumendo decisioni nelle materie e funzioni che sono state oggetto di delega, cioè facendo scelte che rispondano più direttamente ai bisogni dei propri quartieri e alle domande dei cittadini della propria zona. Questa è l’”autonomia amministrativa” delle zone prevista dalla legge, non la creazione di nuovi comuni o municipi.
Naturalmente, su quali e quante siano le funzioni su cui deve esercitarsi l’autonomia delle zone, è tutto da discutersi. Ma è proprio questo che dovremmo fare. Ed è facendo questo che si potrebbero misurare una concezione più avanzata, ma realistica, graduale e sperimentale di decentramento e una più conservatrice e gattopardesca, volta a non cambiare niente, a perpetuare una storia fallimentare qual è quella del decentramento milanese. Ed è su questo che dovremmo fare battaglia politica, altro che straparlando di abolizione del Comune di Milano!
Pensare oggi di definire un progetto completo, chiavi in mano, non di decentramento amministrativo ma di creazione di nuovi comuni, che la legge non ci chiede, è una chiacchiera, un’idea astratta che non ha alcuna possibilità in concreto di andare avanti. Ha però la capacità, può essere cioè un buon pretesto, per bloccare un percorso concreto di costruzione del decentramento amministrativo di Milano. Nello stesso tempo un vuoto straparlare comporta il rischio di far perdere tempo e far saltare l’elezione diretta del Sindaco e del Consiglio Metropolitani, rinviando il ripristino della sovranità popolare alle calende greche.
Per finire. Ho letto l’articolo qui pubblicato del consigliere di zona Giacomo Selmi. È tutto rivolto a criticare un intervento di Giancarlo Consonni su la Repubblica. Non voglio fare il difensore d’ufficio di nessuno e tanto meno di Consonni che saprà bene, se lo desidera, chiarire il suo pensiero e correggere le inaccettabili storpiature. Il fatto però è che se vogliamo discutere e confrontarci non dobbiamo creare ad arte e per il nostro comodo falsi bersagli. Per altro non escludo che il Selmi sia anche in buona fede, ma di quello che lui attribuisce a Consonni nulla di sostanziale è vero.
Consonni afferma, come dicevo io prima e come lo stesso Selmi pare ammetta, che la vicenda del decentramento milanese è sostanzialmente un fallimento. Ma da ciò non ne trae la conclusione che occorra azzerare le zone e abolire il decentramento. Ma dove sta scritto? Nello stesso articolo di Repubblica egli sostiene: “Ogni abitante della Città Metropolitana è interessato da almeno tre livelli relazionali su cui si definiscono anche le appartenenze/identità: il luogo in cui abita (con un orizzonte esteso al quartiere); la città (o cittadina, o paese) in cui in diversa misura si riconosce; la metropoli in cui esplica comunemente le sue attività nell’arco delle 24 ore. Ognuna di queste appartenenze/identità chiede di essere rappresentata politicamente, anche perché ad ognuna di esse corrispondono ambiti di polarizzazione dei problemi che il governo locale è chiamato ad affrontare“. Quindi egli dice che ci sono tre livelli di appartenenza/identità a cui devono corrispondere tre livelli politico-amministrativi: la zona (o quartiere), la città, la metropoli. Tutti e tre necessari. Dov’è l’abolizione delle zone? La cosa su cui veramente Consonni polemizza è l’idea bislacca che si possa abolire il Comune di Milano, o come ho sentito dire io stesso da qualcuno che ha evidentemente sommo sprezzo del ridicolo, che si debba “radere al suolo Palazzo Marino”.
Allora, io dico, a scanso di equivoci, due cose: primo, si legga bene la legge e si cerchi per tempo di ottemperare alle precondizioni che essa effettivamente pone, e non ad altre, in modo di andare nel 2016 all’elezione diretta del Sindaco metropolitano e del Consiglio; secondo, inizi finalmente una discussione concreta che miri a definire gli ambiti e le funzioni che il Comune di Milano deve delegare alle Zone perché che si attui l’autonomia amministrativa prevista dalla legge. Si confrontino a tale scopo proposte e progetti concreti di decentramento in termini di funzioni, finanziamenti e personale da assegnare alle zone. E lo si faccia, gettando un occhio, se è possibile, al calendario, che ci pone una scadenza tassativa, primavera del 2016: se essa salta non avremo né nuovo decentramento, né elezione diretta di niente.
martedì 2 settembre 2014
domenica 22 giugno 2014
Milano e il PD protagonisti dei cambiamenti
Sabato, al nostro circolo, abbiamo discusso del ruolo del PD nella città metropolitana, insieme a Pietro Bussolati (Segretario PD Metropolitano), Lorenzo Gaiani (Sindaco di Cusano Milanino) e Franco Mirabelli (Senatore della Repubblica). L'incontro, molto partecipato, è stato anche un'occasione per salutarci prima della pausa estiva e fare un po' il punto sulle novità che ci aspettano sul fronte delle riforme che ci troveremo a vivere anche sul territorio milanese.
Qui potete scaricare il PDF contenente i testi delle relazioni di Bussolati, Gaiani e Mirabelli»
Qui potete scaricare il PDF contenente i testi delle relazioni di Bussolati, Gaiani e Mirabelli»
Ad aprire la discussione è stato proprio il Segretario Pietro Bussolati, ospite per la prima volta nella nostra sede, e questo è il testo del suo intervento:
Intanto grazie per l’invito, mi fa piacere essere qui: è la prima volta che vengo in questo circolo.
Oggi, mi pare che i temi da affrontare siano due: il lavoro che il PD sta facendo e quali sono le sfide che ci attendono.
Parto dalla sfida principale che dovremo affrontare sul territorio che è la costruzione della città metropolitana, in modo da non farla diventare un oggetto misterioso ma metterci idee, contenuti e, soprattutto, cultura e passione. Il tema vero, infatti, è che dobbiamo saper costruire in qualche anno un’identità milanese che però vada oltre il territorio di Milano e che metta insieme le aree che attualmente sono della Provincia con quelle della città capoluogo.
È evidente che tutto ciò che ha a che fare con le architravi amministrative e con l’ingegneria burocratica con cui si governa un territorio può essere molto interessante per gli addetti ai lavori e per gli appassionati di politica ma è assolutamente non interessante per tutti gli altri cittadini.
Tuttavia, proviamo ad entrare un attimo nei dettagli su come funziona il meccanismo della città metropolitana e i prossimi passi amministrativi che dovremo affrontare.
L’ultima tornata delle elezioni amministrative ci ha visto vittoriosi in tanti Comuni (abbiamo conquistato 5 nuovi Comuni sopra i 15.000 abitanti, portandoli via al centrodestra), quindi, il Partito Democratico attualmente ha una forza politica e amministrativa: governa oltre i 2/3 dei territori dell’area metropolitana milanese (compresa la città). Questo significa che il Partito Democratico ha una grandissima responsabilità, che non deriva solo dall’esito del voto delle elezioni europee ma anche direttamente dal territorio e, quindi, la costruzione dell’area metropolitana dipende da noi.
A settembre, secondo la nuova legge, ci sarà un’unica votazione che prevederà un’elezione di secondo livello per il Consiglio Metropolitano costituito da 24 persone. Vale a dire che a votare per il Consiglio Metropolitano saranno i consiglieri comunali e i sindaci della città e della provincia. Queste 24 persone che formeranno il Consiglio Metropolitano avranno il compito di redigere lo Statuto dell’area metropolitana (saranno, quindi, le “madri e i padri costituenti” della città metropolitana).
È ovvio che lo Statuto dovrà prevedere una serie di norme che regoleranno la vita della città metropolitana a partire dalle funzioni del Sindaco.
In una prima fase è previsto che il Sindaco della Città Metropolitana sia il Sindaco di Milano, la città capoluogo, ma dal 2016 in poi tutto ciò che riguarda l’area metropolitana dovrà essere deciso dal Consiglio Metropolitano e ratificato dalla Conferenza dei Sindaci.
Queste, dunque, sono le scadenze amministrative.
Per la mia idea di partecipazione, a governare la città metropolitana, a tendere, dovrà essere un ente che dovrà essere eletto da tutti i cittadini e, questo, credo che sia l’obiettivo che dobbiamo porci come PD. Con quali tempistiche questo potrà realizzarsi è da valutare.
Adesso, in preparazione della sfida che ci attende, dobbiamo mettere in fila una serie di temi su cui andare a trattare, come ad esempio la mobilità, la sburocratizzazione dei servizi pubblici (quindi, la facilità di accesso ai servizi), il turismo, la cultura, fare dei percorsi in grado di intrecciarsi anche con l’evento EXPO 2015.
Tuttavia, il tema della città metropolitana è ben più affascinante e ben più ampio rispetto a ciò.
Consideriamo che in un raggio di 60 km intorno a Milano, mettendo la punta di un immaginario compasso sul Duomo, troviamo una realtà territoriale che contiene 6 milioni di abitanti. Il 25% del manifatturiero italiano viene prodotto qui. È una realtà che può competere con le grandi metropoli europee come Londra e Parigi. Per questo sarebbe sbagliato limitarci ad affrontare solo l’aspetto amministrativo della questione.
Dobbiamo sapere, quindi, che la sfida che abbiamo di fronte è parlare di sviluppo, parlare di mobilità, parlare di servizi pubblici ma in una logica che tenga conto dei bisogni dei territori ma, soprattutto, con l’obiettivo del bene comune a livello metropolitano.
Un altro tema rilevante è quello della pianificazione urbana: siamo abituati al fatto che i Comuni disegnino ognuno per sé il disegno della propria città e, invece, è indispensabile che anche questo si vada ad integrare in un’ottica di sviluppo metropolitano armonico capace di tenere insieme le necessità di sviluppo con la sostenibilità ambientale.
Tutta la teoria economica e sociologica di oggi ci mostra come lo sviluppo possa passare da una densificazione delle risorse perché, se Milano cresce e riesce ad attrarre investimenti esteri e a mettere a sistema l’alto livello di università che ha sul territorio, può diventare una città fortemente attrattiva, un polo di conoscenza e di sviluppo in grado di portare benessere anche al resto della Regione. È indispensabile, quindi, ragionare in un’ottica di densificazione e non nell’idea di distribuire sui territori in modo uguale quello che invece deve essere concentrato su Milano. Se Milano riesce a crescere e a diventare competitiva, ad esempio con Londra, riesce anche ad attrarre gli investimenti esteri e le risorse umane migliori sul suo territorio.
I Comuni non hanno la dimensione sufficiente per riuscire da soli a fare questo tipo di ragionamento ma è evidente che i cittadini si identificano soprattutto con il proprio Comune.
La democrazia è basata sul nesso che i cittadini hanno innanzitutto con la propria piazza e con il proprio Comune, quindi, dobbiamo provare a mantenere una logica diarmonica, nel senso che dobbiamo costruire la città metropolitana non creando un conflitto con la Regione ma cercando di capire come questa nuova realtà possa instaurarsi e implementarsi anche in un territorio che già ha un’area vasta che è Regione Lombardia.
Questo va fatto anche in una logica di confronto contrattualistico con i Comuni, perché essi possono essere interessati a cedere alla città metropolitana alcune delle proprie funzioni in una logica di contemperazione degli interessi.
Tutte queste cose devono rientrare nella prima fase di costruzione della città metropolitana e, per questo, è importante che sia una fase con organismi eletti a secondo livello, perché gli amministratori devono accordarsi su quali sono gli ambiti e i capitoli da mettere in questo progetto e avviare il percorso.
Quando arriveremo a quel punto, non dovremo fare l’errore che è stato compiuto con la dicotomia tra Provincia e Comune. Quando avremo fatto l’integrazione dei servizi, di pianificazione urbana, di ragionamento culturale sullo sviluppo del turismo, a mio avviso, a tendere avrà senso che il Sindaco della città metropolitana venga eletto da tutti i cittadini ma anche il Comune di Milano dovrà assumere una logica di tipo diverso nel rapporto con l’amministrazione, probabilmente, più legato a un forte decentramento, all’elezione diretta del Presidente della Zona (che dovrebbe diventare una municipalità) e meno legato a un doppio voto per il Sindaco di Milano e della città metropolitana. In ogni caso, la legge contiene quella giusta flessibilità che ci consentirà di capire passo passo quali saranno le scelte da compiere.
Nel frattempo il Partito Democratico si sta impegnando ampiamente su questo tema, a partire da Arianna Censi che è in Segreteria con delega sulla Città Metropolitana e Filippo Barberis che si occupa delle qualità tematiche e abbiamo realizzato anche un progetto sulle funzioni che secondo noi potevano rientrare nella città metropolitana con il City Act che abbiamo presentato a Milano qualche mese fa e che in queste sere stiamo portando su tutti i territori della provincia.
Questa è la sfida che vogliamo affrontare e abbiamo chiesto anche alle altre forze del centrosinistra di fare una lista unica in ottica dell’elezione del Consiglio Metropolitano perché riteniamo importante saldare l’alleanza di centrosinistra.
Personalmente, credo che il PD debba stare nel campo del centrosinistra e anche questo gesto politico vuole rimarcarlo: dopo le elezioni europee, infatti, avremmo potuto scegliere di fare una lista esclusivamente del PD schiacciando gli altri, ma credo che sia più giusto ragionare in una logica in cui il Partito Democratico fa da motore di un’alleanza di centrosinistra.
Dovremo mettere insieme una serie di temi, come welfare, commercio, gestione delle authority che dovranno avere l’ambizione di trattare direttamente con il governo (ad esempio sui trasporti) quelle che sono le esigenze del nostro territorio.
In questo modo, quindi, ci stiamo avvicinando a questo primo passaggio, cercando di condividere un’alleanza forte di centrosinistra che proponga un futuro a questo territorio.
Inoltre, stiamo cercando di girare tutti i territori della città e della provincia per raccogliere idee e proposte. È ovvio che poi dovremo scegliere e presentare un programma ma, intanto, vogliamo che il percorso sia il più condiviso possibile, anche perché del tema della città metropolitana, pur essendo fondamentale, se ne parla ancora poco.
A partire da settembre avremo anche una serie di occasioni per approfondire queste cose, tra cui corsi di formazione e incontri alla Festa del PD.
Nel mondo non c’è una realtà interessante come quella di Milano. Qualche giorno fa ho incontrato Rocca, Presidente di Assolombarda, che evidenziava lo stesso concetto: il fatto che a Milano si concentri lo sviluppo della città metropolitana e di Expo è un’occasione incredibile perché insieme possono essere elementi propulsivi per il nostro territorio, per fargli riguadagnare quella credibilità a livello internazionale che nel frattempo un po’ ha perso.
Oggi, mi pare che i temi da affrontare siano due: il lavoro che il PD sta facendo e quali sono le sfide che ci attendono.
Parto dalla sfida principale che dovremo affrontare sul territorio che è la costruzione della città metropolitana, in modo da non farla diventare un oggetto misterioso ma metterci idee, contenuti e, soprattutto, cultura e passione. Il tema vero, infatti, è che dobbiamo saper costruire in qualche anno un’identità milanese che però vada oltre il territorio di Milano e che metta insieme le aree che attualmente sono della Provincia con quelle della città capoluogo.
È evidente che tutto ciò che ha a che fare con le architravi amministrative e con l’ingegneria burocratica con cui si governa un territorio può essere molto interessante per gli addetti ai lavori e per gli appassionati di politica ma è assolutamente non interessante per tutti gli altri cittadini.
Tuttavia, proviamo ad entrare un attimo nei dettagli su come funziona il meccanismo della città metropolitana e i prossimi passi amministrativi che dovremo affrontare.
L’ultima tornata delle elezioni amministrative ci ha visto vittoriosi in tanti Comuni (abbiamo conquistato 5 nuovi Comuni sopra i 15.000 abitanti, portandoli via al centrodestra), quindi, il Partito Democratico attualmente ha una forza politica e amministrativa: governa oltre i 2/3 dei territori dell’area metropolitana milanese (compresa la città). Questo significa che il Partito Democratico ha una grandissima responsabilità, che non deriva solo dall’esito del voto delle elezioni europee ma anche direttamente dal territorio e, quindi, la costruzione dell’area metropolitana dipende da noi.
A settembre, secondo la nuova legge, ci sarà un’unica votazione che prevederà un’elezione di secondo livello per il Consiglio Metropolitano costituito da 24 persone. Vale a dire che a votare per il Consiglio Metropolitano saranno i consiglieri comunali e i sindaci della città e della provincia. Queste 24 persone che formeranno il Consiglio Metropolitano avranno il compito di redigere lo Statuto dell’area metropolitana (saranno, quindi, le “madri e i padri costituenti” della città metropolitana).
È ovvio che lo Statuto dovrà prevedere una serie di norme che regoleranno la vita della città metropolitana a partire dalle funzioni del Sindaco.
In una prima fase è previsto che il Sindaco della Città Metropolitana sia il Sindaco di Milano, la città capoluogo, ma dal 2016 in poi tutto ciò che riguarda l’area metropolitana dovrà essere deciso dal Consiglio Metropolitano e ratificato dalla Conferenza dei Sindaci.
Queste, dunque, sono le scadenze amministrative.
Per la mia idea di partecipazione, a governare la città metropolitana, a tendere, dovrà essere un ente che dovrà essere eletto da tutti i cittadini e, questo, credo che sia l’obiettivo che dobbiamo porci come PD. Con quali tempistiche questo potrà realizzarsi è da valutare.
Adesso, in preparazione della sfida che ci attende, dobbiamo mettere in fila una serie di temi su cui andare a trattare, come ad esempio la mobilità, la sburocratizzazione dei servizi pubblici (quindi, la facilità di accesso ai servizi), il turismo, la cultura, fare dei percorsi in grado di intrecciarsi anche con l’evento EXPO 2015.
Tuttavia, il tema della città metropolitana è ben più affascinante e ben più ampio rispetto a ciò.
Consideriamo che in un raggio di 60 km intorno a Milano, mettendo la punta di un immaginario compasso sul Duomo, troviamo una realtà territoriale che contiene 6 milioni di abitanti. Il 25% del manifatturiero italiano viene prodotto qui. È una realtà che può competere con le grandi metropoli europee come Londra e Parigi. Per questo sarebbe sbagliato limitarci ad affrontare solo l’aspetto amministrativo della questione.
Dobbiamo sapere, quindi, che la sfida che abbiamo di fronte è parlare di sviluppo, parlare di mobilità, parlare di servizi pubblici ma in una logica che tenga conto dei bisogni dei territori ma, soprattutto, con l’obiettivo del bene comune a livello metropolitano.
Un altro tema rilevante è quello della pianificazione urbana: siamo abituati al fatto che i Comuni disegnino ognuno per sé il disegno della propria città e, invece, è indispensabile che anche questo si vada ad integrare in un’ottica di sviluppo metropolitano armonico capace di tenere insieme le necessità di sviluppo con la sostenibilità ambientale.
Tutta la teoria economica e sociologica di oggi ci mostra come lo sviluppo possa passare da una densificazione delle risorse perché, se Milano cresce e riesce ad attrarre investimenti esteri e a mettere a sistema l’alto livello di università che ha sul territorio, può diventare una città fortemente attrattiva, un polo di conoscenza e di sviluppo in grado di portare benessere anche al resto della Regione. È indispensabile, quindi, ragionare in un’ottica di densificazione e non nell’idea di distribuire sui territori in modo uguale quello che invece deve essere concentrato su Milano. Se Milano riesce a crescere e a diventare competitiva, ad esempio con Londra, riesce anche ad attrarre gli investimenti esteri e le risorse umane migliori sul suo territorio.
I Comuni non hanno la dimensione sufficiente per riuscire da soli a fare questo tipo di ragionamento ma è evidente che i cittadini si identificano soprattutto con il proprio Comune.
La democrazia è basata sul nesso che i cittadini hanno innanzitutto con la propria piazza e con il proprio Comune, quindi, dobbiamo provare a mantenere una logica diarmonica, nel senso che dobbiamo costruire la città metropolitana non creando un conflitto con la Regione ma cercando di capire come questa nuova realtà possa instaurarsi e implementarsi anche in un territorio che già ha un’area vasta che è Regione Lombardia.
Questo va fatto anche in una logica di confronto contrattualistico con i Comuni, perché essi possono essere interessati a cedere alla città metropolitana alcune delle proprie funzioni in una logica di contemperazione degli interessi.
Tutte queste cose devono rientrare nella prima fase di costruzione della città metropolitana e, per questo, è importante che sia una fase con organismi eletti a secondo livello, perché gli amministratori devono accordarsi su quali sono gli ambiti e i capitoli da mettere in questo progetto e avviare il percorso.
Quando arriveremo a quel punto, non dovremo fare l’errore che è stato compiuto con la dicotomia tra Provincia e Comune. Quando avremo fatto l’integrazione dei servizi, di pianificazione urbana, di ragionamento culturale sullo sviluppo del turismo, a mio avviso, a tendere avrà senso che il Sindaco della città metropolitana venga eletto da tutti i cittadini ma anche il Comune di Milano dovrà assumere una logica di tipo diverso nel rapporto con l’amministrazione, probabilmente, più legato a un forte decentramento, all’elezione diretta del Presidente della Zona (che dovrebbe diventare una municipalità) e meno legato a un doppio voto per il Sindaco di Milano e della città metropolitana. In ogni caso, la legge contiene quella giusta flessibilità che ci consentirà di capire passo passo quali saranno le scelte da compiere.
Nel frattempo il Partito Democratico si sta impegnando ampiamente su questo tema, a partire da Arianna Censi che è in Segreteria con delega sulla Città Metropolitana e Filippo Barberis che si occupa delle qualità tematiche e abbiamo realizzato anche un progetto sulle funzioni che secondo noi potevano rientrare nella città metropolitana con il City Act che abbiamo presentato a Milano qualche mese fa e che in queste sere stiamo portando su tutti i territori della provincia.
Questa è la sfida che vogliamo affrontare e abbiamo chiesto anche alle altre forze del centrosinistra di fare una lista unica in ottica dell’elezione del Consiglio Metropolitano perché riteniamo importante saldare l’alleanza di centrosinistra.
Personalmente, credo che il PD debba stare nel campo del centrosinistra e anche questo gesto politico vuole rimarcarlo: dopo le elezioni europee, infatti, avremmo potuto scegliere di fare una lista esclusivamente del PD schiacciando gli altri, ma credo che sia più giusto ragionare in una logica in cui il Partito Democratico fa da motore di un’alleanza di centrosinistra.
Dovremo mettere insieme una serie di temi, come welfare, commercio, gestione delle authority che dovranno avere l’ambizione di trattare direttamente con il governo (ad esempio sui trasporti) quelle che sono le esigenze del nostro territorio.
In questo modo, quindi, ci stiamo avvicinando a questo primo passaggio, cercando di condividere un’alleanza forte di centrosinistra che proponga un futuro a questo territorio.
Inoltre, stiamo cercando di girare tutti i territori della città e della provincia per raccogliere idee e proposte. È ovvio che poi dovremo scegliere e presentare un programma ma, intanto, vogliamo che il percorso sia il più condiviso possibile, anche perché del tema della città metropolitana, pur essendo fondamentale, se ne parla ancora poco.
A partire da settembre avremo anche una serie di occasioni per approfondire queste cose, tra cui corsi di formazione e incontri alla Festa del PD.
Nel mondo non c’è una realtà interessante come quella di Milano. Qualche giorno fa ho incontrato Rocca, Presidente di Assolombarda, che evidenziava lo stesso concetto: il fatto che a Milano si concentri lo sviluppo della città metropolitana e di Expo è un’occasione incredibile perché insieme possono essere elementi propulsivi per il nostro territorio, per fargli riguadagnare quella credibilità a livello internazionale che nel frattempo un po’ ha perso.
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sabato 21 giugno 2014
Milano e i Comuni limitrofi
Intervento di Lorenzo Gaiani, Sindaco di Cusano Milanino all'incontro "Il ruolo del PD nella città metropolitana" che abbiamo organizzato al nostro circolo:
Per il ruolo del sindaco, il nostro Segretario metropolitano parlava di “eroismo”. Ieri, invece, mi è capitato di incontrare un dirigente nazionale delle Acli che è di origine napoletana e ironicamente mi ha detto “ma chisto è ‘nu pazz, è ‘sciuto fantasia, oggi chi fa ‘o sindaco pazzìa” che, di fatto, significa “teniamoci lontani perché i pazzi sono pericolosi”. Evidentemente scherzava ma fino a un certo punto perché - ogni sindaco appena eletto lo può dire - quando ci si trova di fronte ad una serie di problemi che si accumulano sul tavolo e di fronte ai quali ci sono soluzioni molto rarefatte perché rarefatte sono le condizioni materiali per poterle realizzare a partire dai soldi, è chiaro che ci si trova di fronte alla necessità di reinventarsi il compito giorno per giorno.
Quando si dice che il Comune è il primo presidio della democrazia, si dice una cosa vera però poi bisogna anche capire come si declina questo discorso perché parte dalla questione del problema del rinnovo del Piano di Governo del Territorio e della gestione di un piano che noi a Cusano Milanino, stando prima all’opposizione, non avevamo minimamente condiviso e si arriva fino alla signora che ti viene a spiegare che sarebbe meglio se le togliessero una multa che le hanno fatto.
Da questo punto di vista c’è un’evidente complicazione di quello che è il ruolo dei sindaci, dovuto oltretutto anche dal vezzo di attribuire ai Comuni delle responsabilità sempre maggiori per quanto riguarda la vita dei cittadini che però non si accompagnano ad un eguale trasferimento di denaro e di risorse umane.
Da questo punto di vista, quindi, l’area metropolitana – anche se dovremmo tener conto che non tutte le città italiane sono all’interno di una città metropolitana – per noi può diventare un’occasione, nel senso che, come sindaci, dobbiamo e possiamo ripensare a tante cose che nel corso di questi anni abbiamo dato per scontate e cercare di gestirle in modo diverso.
So che molti sono un po’ seccati perché sembra che non ci sia l’elezione diretta del sindaco del Consiglio Metropolitano e che questo sia una diminuzione dal punto di vista democratico, però, invito a riflettere su un elemento: abbiamo visto nel corso di questi anni che cosa è significato, soprattutto in un territorio come il nostro, il dualismo tra un sindaco e un Presidente della Provincia che erano ugualmente eletti e come spesso la Provincia, pur rappresentando molti più cittadini rispetto all’ente Comune, abbia in qualche modo assunto un ruolo di secondo piano. Questo dualismo, infatti, ha finito per schiacciare quello che era il ruolo dell’ente Provincia su una maggiore dinamicità del Comune e sulla maggiore capacità del Comune di interagire sulla vita dei cittadini, al punto tale che molti non ne percepivano più l’utilità. Cioè, i cittadini sono stati indotti a pensare che la Provincia fosse una specie di residuato storico ormai da liquidare e da mettere fra le reliquie del passato.
La Legge 56, invece, recupera il valore di un ente di area vasta soprattutto nei territori che sono stati considerati metropolitani e investe sulla capacità degli amministratori locali di saper pensare e di sapersi assumere la responsabilità del governo di area vasta, uscendo dai loro settorialismi.
È evidente, infatti, che se ogni sindaco con i suoi consiglieri comunali è chiamato a votare per l’elezione del Consiglio Metropolitano (formato da 24 persone), il quale poi sarà titolare di molti poteri nella gestione della città metropolitana, accanto alla Conferenza Metropolitana (che è costituita da tutti i sindaci del territorio dell’attuale provincia di Milano), allora vuol dire che veramente dovremmo essere capaci di non guardare più entro i confini del nostro Comune ma di saperci aprire un po’ ad una dimensione più ampia.
Anche il fatto che il sindaco di Milano abbia di diritto il ruolo del sindaco metropolitano può avere un valore positivo, proprio perché investe il sindaco di Milano della responsabilità anche per lui di guardare oltre quella che è la sua posizione attuale. Noi che veniamo da territori molto vicini a Milano, infatti, soffriamo di un problema che esiste e che è un’egemonia implicita del Comune di Milano su tutta una serie di questioni, soprattutto per quanto riguarda i trasporti, la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, la gestione e il governo del territorio perché, implicitamente, le scelte che vengono fatte a livello milanese si scaricano automaticamente su quelli che sono i territori confinanti. A Milano, chi nel corso di questi anni non è riuscito a gestire in modo equilibrato queste funzioni, adesso dovrà imparare a farlo per forza di cose perché si troverà ad esercitare nuovi compiti.
La Legge 56 sicuramente non è stata scritta bene, si poteva anche scrivere meglio ma l’alternativa era non fare esattamente nulla e questo non potevamo più permettercelo, anche perché la consunzione a cui era arrivato il rapporto tra Provincia e territori - anche per colpa di amministratori tipo Guido Podestà - era di natura tale da impedire che si potesse credibilmente continuare su questa strada.
Una qualche riforma era comunque necessaria, è arrivata questa che forse è un po’ troppo condizionata dall’esigenza di voler risparmiare ad ogni costo, perché pensare seriamente che qualcuno possa amministrare un territorio metropolitano senza ricevere alcun tipo di compenso è un po’ utopistico, ma su questo si potrà fare poi una riflessione ulteriore.
Il punto fondamentale credo che sia capire qual è la capacità dei Comuni di interagire guardando oltre il loro orticello e qual è la capacità del Comune di Milano di assumersi la responsabilità dei territori circostanti. Su questo dobbiamo puntare e questo ci consentirà anche di preparare il passaggio successivo, che dovrà essere quello della costruzione di una città metropolitana come ente eletto direttamente dai cittadini.
Questo passaggio intermedio di governo di secondo grado è, dunque, necessario e comunque non è antidemocratico perché i sindaci e i consiglieri comunali sono comunque stati eletti dai cittadini.
Il problema che si pone, a mio giudizio è capire quali saranno le forme con cui verrà esercitato questo passaggio.
Per quanto riguarda i Comuni, credo che il problema principale sia quello della capacità di mettere insieme le “zone omogenee” (questa è proprio un’espressione della Legge 56) e mettere insieme anche i servizi che i Comuni possono esercitare collettivamente.
Tra l’altro, questa è anche una risposta possibile rispetto al problema della diminuzione delle risorse. Cioè, nel momento in cui le risorse sono scarse, si cerca in qualche modo di condividerle su aspetti strategici della vita dei Comuni (a partire dalle politiche sociali) in modo da non abbassare la qualità dei servizi ai cittadini. E questo è anche l’obiettivo che io mi sono posto, l’ho inserito all’interno del mio programma elettorale e lo voglio esercitare fin da subito con gli altri Comuni del territorio del Nord Milano.
Da questo punto di vista, per Comuni come i nostri che sono così vicini al territorio del capoluogo, diventa necessario avere anche un rapporto strutturato con le Zone di Milano limitrofe, le quali rappresentano il livello di base della partecipazione democratica nei territori e dovranno evolvere auspicabilmente a livello di municipalità con delle funzioni e dei poteri propri.
Visto che è presente il Presidente della Commissione Decentramento della Zona 9, lancio la proposta di ipotizzare un incontro fra gli organismi della Zona 9 e i sindaci dei Comuni del Nord Milano in modo da incominciare a valutare quelli che sono i nostri rapporti reciproci e i nostri interessi comuni (ad esempio condividiamo una parte significativa del territorio del Parco Nord) perché esistono le possibilità di un lavoro comune.
Un problema più ampio che si pone, inoltre, riguarda gli “enti strumentali” o “soggetti strumentali”. Durante la mia campagna elettorale a Cusano Milanino, è venuto a parlare di trasporti l’Assessore Maran e gli ho fatto presente che la gente sarà più disposta a credere nella città metropolitana quando vedrà che certi soggetti strumentali fin qui di proprietà del Comune di Milano (aziende municipalizzate) che esercitano delle funzioni anche a livello metropolitano (come ad esempio l’ATM) passeranno dalla proprietà esclusiva del Comune di Milano a quello del nuovo ente città metropolitana.
L’Assessore ha risposto che forse più che il problema degli organi strumentali è quello della governance complessiva e capisco che nella sua posizione non poteva che rispondere così, però, il problema esiste e lo vedo chiaramente come sindaco perché, dal momento in cui vado a parlare di trasporti (abbiamo un servizio di autobus che collega Cusano Milanino con Milano e altri Comuni del nostro territorio), evidentemente l’ATM tenderà a fare riferimento soprattutto all’interesse del suo proprietario (cioè il Comune di Milano).
Credo che questo sia uno dei problemi che in qualche modo si mettono sul tappeto - e non riguarda ovviamente soltanto i trasporti - e che saranno la prova del nove per la città metropolitana. Mentre una prima prova cruciale l’abbiamo già adesso e l’avremo nel corso dell’anno prossimo e sarà quella della gestione di Expo.
venerdì 20 giugno 2014
PD, riforme, Milano e città metropolitana
Intervento del Senatore Franco Mirabelli, all'incontro "Il ruolo del PD nella città metropolitana" che abbiamo organizzato nel nostro circolo:
Continuare a parlare tra noi della vicenda dei senatori che si erano autosospesi è anche un po’ anacronistico.
Non dobbiamo spaventarci di fronte al dissenso o alle discussioni che avvengono al nostro interno. Così come non penso che stia in alcun modo rendendo le cose più difficili la discussione che è in atto nel gruppo PD al Senato – e, più in generale, nel partito - sulla riforma costituzionale. Credo, anzi, che sia una discussione utile.
Una discussione che su molti versi ha pesato, come ad esempio sugli emendamenti che leggiamo oggi sono sui giornali e che hanno proposto i due relatori di maggioranza e di opposizione per modificare la proposta di legge del Governo. Si tratta, inoltre, di questioni che sono state poste nella discussione non solo da chi si è poi autosospeso ma anche da molti altri senatori e, il tutto, è avvenuto all’interno di una discussione serena che si è protratta per nove assemblee del gruppo del PD.
Una serie di questioni erano già state poste dal Governo stesso e, a mio avviso, siamo di fronte a un’ipotesi concreta di poter approvare la prima lettura della riforma costituzionale in Aula al Senato entro la metà di luglio e che lo si possa fare anche con un largo consenso, tenendo conto che facciamo questo sull’onda di una forte spinta che è venuta dal risultato delle elezioni europee.
Inoltre, arriviamo a questo dopo una discussione seria che tiene conto della necessità di cambiare la Costituzione ma garantendo comunque che ci sia un equilibrio tra i poteri nei futuri assetti costituzionali, per evitare che ci sia un eccessivo sbilanciamento e che non ci siano i contrappesi che invece sono necessari.
Personalmente, continuo a pensare siamo in una fase entusiasmante: il risultato elettorale ci ha detto che c’è grande fiducia in noi e in quello che potremmo fare e nella possibilità che noi diventiamo i protagonisti di un cambiamento vero di questo Paese. L’esito del voto ci dice che oggi ci sono le condizioni per fare, per cambiare davvero: non per fare solo piccoli aggiustamenti ma per mettere in discussione una serie di assetti consolidati che hanno pesato su questo Paese, che lo hanno reso meno dinamico e più difficile da governare e che hanno reso più difficile guardare al futuro dell’Italia con ottimismo. In particolare, ritengo che il risultato elettorale ci dica che oggi siamo riusciti, per una parte importante dei cittadini italiani, a recuperare la credibilità, come Renzi aveva detto fin dall’inizio. Noi avevamo necessità di recuperare credibilità, di restituire credibilità alla politica e alle istituzioni e questo lo si ottiene se rendiamo evidente che cambiare le cose è possibile, che c’è una volontà reale di farlo e, oggi, credo che lo stiamo facendo.
Questo non significa che le cose siano facili, però, oggi abbiamo una grandissima responsabilità che ci deriva dall’esito del voto per le europee. Dopo questo risultato elettorale, se non riusciamo a fare le cose o perdiamo questa occasione, infatti, è evidente che sarebbe un disastro per il PD ma sarebbe un disastro anche per il Paese.
Tutte le riforme vanno discusse, da quella che è stata annunciata in questi giorni sulla Pubblica Amministrazione alle altre che sono state messe in campo, però il punto è che poi devono essere fatte: oggi sarebbe un delitto non cogliere questa spinta che viene dagli elettori!
Questo però significa alcune cose anche rispetto a Milano e al Partito Democratico: noi dobbiamo cominciare a pensare al partito in un altro modo. Dobbiamo cominciare a pensare, ad esempio, che il Partito Democratico debba essere meno rivendicativo: oggi siamo una forza che ha il 40,8% di voti e abbiamo la responsabilità di fare le cose, non di rivendicare.
In merito alla discussione sul rapporto tra gruppo consiliare del PD e amministrazione comunale di Milano, dobbiamo sapere che il punto oggi non è rivendicare ma stabilire qual è la proposta politica che il partito di maggioranza di questa città mette in campo e che vuole portare a casa.
Non penso, dunque, che il tema sia rivendicare spazi in astratto ma, al contrario, dire con chiarezza che cosa vogliamo e poi, su quello, far pesare la propria forza.
Allo stesso modo, penso che tutto il partito, anche i circoli, da questo punto di vista, debbano cambiare la prospettiva. Ormai ci siamo abituati da molto tempo ad una discussione molto concentrata su di noi, a volte anche molto autoreferenziale ma adesso, invece, abbiamo bisogno di una discussione che faccia il conto con il fatto che i cittadini, oggi, sono convinti che noi abbiamo tutti gli strumenti per fare delle cose o comunque pensano di averci dato tutti gli strumenti per fare delle cose e noi dobbiamo guardare a questo come ad un punto fondamentale. Questo non vuol dire rinunciare alla discussione interna ma i circoli non possono essere solo la sede per questo, anzi, devono essere uno dei presidi del lavoro che il PD si deve intestare rispetto all’affrontare i problemi.
In merito all’area metropolitana, abbiamo fatto la legge Delrio che ne stabilisce i tempi e le modalità di costruzione.
Dovremmo fare una riflessione anche con il Governo sul fatto che per Milano, per l’importanza e la dimensione che ha, forse bisognerebbe ragionare su una legge speciale per garantire che l’area metropolitana milanese abbia i poteri per intervenire sulle materie che la Costituzione riconosce alle aree metropolitane (la possibilità di indirizzo, i trasporti, il governo del territorio ecc.), così come si è fatto per Roma.
Su questo possiamo ragionare perché è ancora un capitolo aperto, per il resto, invece, il percorso è designato. E questo percorso è dentro al ragionamento di riforma complessiva dello Stato che stiamo mettendo in campo, è parte del ragionamento che ci ha portato all’abolizione delle Province ed è parte del ragionamento che oggi ci porta a costruire un Senato delle autonomie che dà un’attenzione, un ruolo e una funzione diversa ai territori e configura un Paese in cui i territori hanno maggior forza.
Il nuovo Senato sarà anche il ramo del Parlamento che si occuperà dei rapporti con i territori, dei rapporti con l’Europa, dei finanziamenti europei e di una serie di altre cose.
Dentro a questo schema, c’è un’attenzione maggiore al peso dei territori sulle decisioni dello Stato, rispetto a quella che vi era nella forma precedente. Inoltre, dentro a questo, credo che si collochi anche il ragionamento della costituzione delle aree metropolitane, che devono mettere in campo ciò che serve alle grandi aree di questo Paese per avere gli strumenti per crescere, svilupparsi e costruire un futuro.
In questo senso ci sono tre aspetti che meritano di essere approfonditi.
Innanzitutto la questione di Expo.
Fare l’Expo senza creare un governo della città metropolitana forte, a mio avviso, depotenzia ciò che l’Expo può rappresentare per quest’area del Paese.
Expo è una grande manifestazione che può lasciare qui i germogli di una vocazione economica internazionale che quest’area del Paese si può giocare se c’è uno strumento dell’area metropolitana che ha la forza di investire in ciò.
Come veniva richiamato in alcune riflessioni, il tema di Expo non è secondario: non stiamo preparandoci a fare una fiera. Il tema di Expo, “Nutrire il Pianeta” è fondamentale e investe le filiere dell’alimentazione, la ricerca, le questioni che riguardano l’agricoltura. Inoltre, siamo la provincia in cui c’è la maggior presenza di aziende agricole in Italia.
Se Expo è questo, significa che Milano e l’area metropolitana milanese possono diventare da qui in avanti il punto di riferimento nel mondo su questi temi (le catene alimentari, i centri di ricerca…).
Guardando al futuro da questo punto di vista, è evidente che su Expo bisognerà investire e ci vuole un soggetto forte capace di investire su questo perché Expo produca posti di lavoro, produca un’eccellenza che diventi un marchio nel mondo di questa realtà, così come è stato per la moda o per il design.
Un’altra questione riguarda la possibilità o meno di elezione diretta del sindaco della città metropolitana. Questa è una questione molto seria che non va vista – come invece abbiamo fatto spesso nella nostra discussione – in termini secondo cui bisogna eleggere direttamente il sindaco della città metropolitana perché altrimenti i Comuni che non sono Milano si sentono defraudati e quindi non accettano di entrare nell’area.
In questi anni abbiamo discusso spesso di come convincere gli altri Comuni a entrare nell’area metropolitana in cui Milano ha un peso molto significativo.
Sicuramente il PD deve lavorare per l’elezione diretta del sindaco della città metropolitana ma deve farlo perché questo determina la possibilità di avere più o meno poteri per la città metropolitana stessa. Personalmente, non sarei favorevole all’attribuzione ad un soggetto che non ha una legittimazione popolare delle quote di Serravalle, piuttosto che di Pedemontana o SEA, MM o altro.
È chiaro che la legittimazione popolare dà una forza a chi governa e in nome di quella forza si possono riconoscere poteri o altro. Il dare il potere di decidere sul trasporto pubblico (che è da rivendicare dalla Regione) oppure sugli assetti del territorio ad un soggetto non eletto direttamente, a mio avviso, è problematico: è molto più naturale che ad un soggetto non eletto direttamente venga concesso di dare indirizzi ma dovrà lasciare altrove (magari ai singoli sindaci o alla Regione) il potere di dire l’ultima parola.
L’ultima questione che voglio affrontare riguarda il coinvolgimento dei cittadini.
Siamo già dentro al percorso di costruzione della città metropolitana ma mi domando se dobbiamo esaurire questo percorso soltanto dentro agli ambiti istituzionali (attraverso le riunioni dei sindaci, i seminari) oppure non dobbiamo cominciare a ragionare su alcune cose concrete che possano invece interessare i cittadini.
Ad esempio, si è detto che una delle priorità del PD è il tema della casa, quindi, mi viene da pensare che sul tema della casa dobbiamo mettere in campo delle politiche concrete di area metropolitana.
Il Comune di Milano sta ragionando di realizzare un’Agenzia per fare incontrare domanda e offerta abitativa, sfruttando anche i finanziamenti della legge nazionale e la possibilità di utilizzare i Fondi sostegno affitti ecc. Perché non ragionare, invece, su un’Agenzia metropolitana? Siccome la gestione delle case popolari da parte dei privati è stata deficitaria, visto che si preannuncia l’interruzione del rapporto per la gestione delle case del Comune di Milano da parte di Aler, possiamo ragionare con gli altri Comuni (e alcuni hanno tante case popolari) per vedere se si riesce a costruire un’azienda metropolitana di gestione controllata dai Comuni, che parte senza il debito enorme che ha Aler e costruiamo una proposta di gestione metropolitana?
Ritengo, quindi, che dobbiamo cominciare a pensare a cose di questo tipo anche per cercare di interessare i cittadini al tema dell’area metropolitana. Credo, infatti, che possa essere utile cominciare a tradurre concretamente il tema dell’area metropolitana.
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lunedì 31 marzo 2014
City Act, via le briglie a Milano
Articolo di Pietro Bussolati, segretario PD dell'area metropolitana milanese, pubblicato da Europa.
I sindaci governeranno il mondo. È la suggestiva provocazione lanciata da Benjamin R. Barber, professore e politologo americano, che, nel suo ultimo libro, ipotizza un mondo governato in una logica bottom-up, che parte dalle domande dei cittadini e dall’istituzione di un parlamento mondiale delle città. Questa proposta, certamente visionaria, ci è di stimolo per ricercare nuovi modelli di governance, più vicini ai bisogni di tutte quelle istanze civiche che ripongono nei sindaci, e nelle amministrazioni locali, forti aspettative di cambiamento.
L’Europa individua le aree metropolitane quali principali motori di sviluppo che, grazie ai mutamenti economici, sociali ed istituzionali in corso, potranno avere un ruolo decisivo nel delineare una nuova prospettiva per il rilancio delle economie locali. Come spiega anche Enrico Moretti, professore di economia a Berkley, nel suo testo La nuova geografia del lavoro, alcuni fattori quali formazione, conoscenza e sviluppo di città hi-tech ad altissima conoscenza possono rappresentare la via maestra per superare la crisi puntando su «ingegno, iniziativa, capitale umano, ecosistema produttivo».
In Italia delle dieci neonate Città metropolitane solo Milano e Napoli (Roma ha una legislazione già differente) possono ambire ad essere territorio di sperimentazione concreta di queste tesi. Milano in particolare ha la vocazione nazionale e le caratteristiche per essere una delle aree innovative di trazione economica dell’Italia. In questo senso Expo ci permette di riflettere sul ruolo di Milano nel mondo, un’occasione per elaborare una prospettiva di sviluppo metropolitano di lungo periodo, che sia anche un’agenda di lavoro per tutte le forze riformiste della città.
Il Partito democratico metropolitano di Milano vuole farsi promotore di questa sfida: vogliamo individuare una visione supportata da obiettivi strategici attraverso un documento di indirizzo politico, un City Act. Fiscalità locale, commercio, turismo, pianificazione territoriale, messa in rete del sistema universitario, semplificazione amministrativa sono solo alcuni dei temi affrontati nel documento, che sarà poi la base per svilupparli sia con proposte di natura locale che con provvedimenti legislativi nazionali.
Il City Act significa dotare le Città metropolitane più importanti delle competenze delle Regioni, favorendo il controllo dei cittadini, sperimentare con coraggio pratiche di innovazione amministrativa (burocrazia e digitalizzazione), pensare ad una proposta programmatica che consenta di anticipare i cambiamenti, discutere di visione e vocazione innovative per la nostra metropoli e che, partendo dai poteri in capo al Commissario straordinario, possa contribuire a declinare le competenze in capo al futuro sindaco metropolitano e a pensare al dopo Expo come occasione di rilancio economico.
A questo riguardo, una delle proposte del documento intende, mantenendo legami economici con i paesi in via di sviluppo, istituire aree a burocrazia e tassazione zero al fine di attrarre attività d’impresa innovative, in grado di rilanciare Milano come hub internazionale del mercato italiano.
Ieri sera abbiamo presentato le linee guida del City Act a Milano, con esponenti di governo e del partito nazionale, proponendo una visione di città metropolitana che, arricchita da nuove autonomie e competenze, anche in assenza di ulteriori fondi statali, sia in grado di avviare una nuova stagione di rinascimento ambrosiano e quindi di rilancio dell’Italia.
Il City Act come sfida politica per togliere le briglie a Milano per far crescere l’Italia, come avvio di un percorso, guidato dall’amministrazione, di coinvolgimento con le migliori energie e conoscenze della città per dare ancora più forza territoriale al progetto restituendo al Partito democratico un ruolo decisivo, in forza delle proprie idee e proposte, di impulso strategico rispetto alle sfide che Milano sarà chiamata ad affrontare nei prossimi anni.
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