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venerdì 20 giugno 2014

PD, riforme, Milano e città metropolitana

Intervento del Senatore Franco Mirabelli, all'incontro "Il ruolo del PD nella città metropolitana" che abbiamo organizzato nel nostro circolo:

Continuare a parlare tra noi della vicenda dei senatori che si erano autosospesi è anche un po’ anacronistico.
Non dobbiamo spaventarci di fronte al dissenso o alle discussioni che avvengono al nostro interno. Così come non penso che stia in alcun modo rendendo le cose più difficili la discussione che è in atto nel gruppo PD al Senato – e, più in generale, nel partito - sulla riforma costituzionale. Credo, anzi, che sia una discussione utile.
Una discussione che su molti versi ha pesato, come ad esempio sugli emendamenti che leggiamo oggi sono sui giornali e che hanno proposto i due relatori di maggioranza e di opposizione per modificare la proposta di legge del Governo. Si tratta, inoltre, di questioni che sono state poste nella discussione non solo da chi si è poi autosospeso ma anche da molti altri senatori e, il tutto, è avvenuto all’interno di una discussione serena che si è protratta per nove assemblee del gruppo del PD.
Una serie di questioni erano già state poste dal Governo stesso e, a mio avviso, siamo di fronte a un’ipotesi concreta di poter approvare la prima lettura della riforma costituzionale in Aula al Senato entro la metà di luglio e che lo si possa fare anche con un largo consenso, tenendo conto che facciamo questo sull’onda di una forte spinta che è venuta dal risultato delle elezioni europee.
Inoltre, arriviamo a questo dopo una discussione seria che tiene conto della necessità di cambiare la Costituzione ma garantendo comunque che ci sia un equilibrio tra i poteri nei futuri assetti costituzionali, per evitare che ci sia un eccessivo sbilanciamento e che non ci siano i contrappesi che invece sono necessari.
Personalmente, continuo a pensare siamo in una fase entusiasmante: il risultato elettorale ci ha detto che c’è grande fiducia in noi e in quello che potremmo fare e nella possibilità che noi diventiamo i protagonisti di un cambiamento vero di questo Paese. L’esito del voto ci dice che oggi ci sono le condizioni per fare, per cambiare davvero: non per fare solo piccoli aggiustamenti ma per mettere in discussione una serie di assetti consolidati che hanno pesato su questo Paese, che lo hanno reso meno dinamico e più difficile da governare e che hanno reso più difficile guardare al futuro dell’Italia con ottimismo. In particolare, ritengo che il risultato elettorale ci dica che oggi siamo riusciti, per una parte importante dei cittadini italiani, a recuperare la credibilità, come Renzi aveva detto fin dall’inizio. Noi avevamo necessità di recuperare credibilità, di restituire credibilità alla politica e alle istituzioni e questo lo si ottiene se rendiamo evidente che cambiare le cose è possibile, che c’è una volontà reale di farlo e, oggi, credo che lo stiamo facendo.
Questo non significa che le cose siano facili, però, oggi abbiamo una grandissima responsabilità che ci deriva dall’esito del voto per le europee. Dopo questo risultato elettorale, se non riusciamo a fare le cose o perdiamo questa occasione, infatti, è evidente che sarebbe un disastro per il PD ma sarebbe un disastro anche per il Paese.
Tutte le riforme vanno discusse, da quella che è stata annunciata in questi giorni sulla Pubblica Amministrazione alle altre che sono state messe in campo, però il punto è che poi devono essere fatte: oggi sarebbe un delitto non cogliere questa spinta che viene dagli elettori!

Questo però significa alcune cose anche rispetto a Milano e al Partito Democratico: noi dobbiamo cominciare a pensare al partito in un altro modo. Dobbiamo cominciare a pensare, ad esempio, che il Partito Democratico debba essere meno rivendicativo: oggi siamo una forza che ha il 40,8% di voti e abbiamo la responsabilità di fare le cose, non di rivendicare.
In merito alla discussione sul rapporto tra gruppo consiliare del PD e amministrazione comunale di Milano, dobbiamo sapere che il punto oggi non è rivendicare ma stabilire qual è la proposta politica che il partito di maggioranza di questa città mette in campo e che vuole portare a casa.
Non penso, dunque, che il tema sia rivendicare spazi in astratto ma, al contrario, dire con chiarezza che cosa vogliamo e poi, su quello, far pesare la propria forza.
Allo stesso modo, penso che tutto il partito, anche i circoli, da questo punto di vista, debbano cambiare la prospettiva. Ormai ci siamo abituati da molto tempo ad una discussione molto concentrata su di noi, a volte anche molto autoreferenziale ma adesso, invece, abbiamo bisogno di una discussione che faccia il conto con il fatto che i cittadini, oggi, sono convinti che noi abbiamo tutti gli strumenti per fare delle cose o comunque pensano di averci dato tutti gli strumenti per fare delle cose e noi dobbiamo guardare a questo come ad un punto fondamentale. Questo non vuol dire rinunciare alla discussione interna ma i circoli non possono essere solo la sede per questo, anzi, devono essere uno dei presidi del lavoro che il PD si deve intestare rispetto all’affrontare i problemi.

In merito all’area metropolitana, abbiamo fatto la legge Delrio che ne stabilisce i tempi e le modalità di costruzione.
Dovremmo fare una riflessione anche con il Governo sul fatto che per Milano, per l’importanza e la dimensione che ha, forse bisognerebbe ragionare su una legge speciale per garantire che l’area metropolitana milanese abbia i poteri per intervenire sulle materie che la Costituzione riconosce alle aree metropolitane (la possibilità di indirizzo, i trasporti, il governo del territorio ecc.), così come si è fatto per Roma.
Su questo possiamo ragionare perché è ancora un capitolo aperto, per il resto, invece, il percorso è designato. E questo percorso è dentro al ragionamento di riforma complessiva dello Stato che stiamo mettendo in campo, è parte del ragionamento che ci ha portato all’abolizione delle Province ed è parte del ragionamento che oggi ci porta a costruire un Senato delle autonomie che dà un’attenzione, un ruolo e una funzione diversa ai territori e configura un Paese in cui i territori hanno maggior forza.
Il nuovo Senato sarà anche il ramo del Parlamento che si occuperà dei rapporti con i territori, dei rapporti con l’Europa, dei finanziamenti europei e di una serie di altre cose.
Dentro a questo schema, c’è un’attenzione maggiore al peso dei territori sulle decisioni dello Stato, rispetto a quella che vi era nella forma precedente. Inoltre, dentro a questo, credo che si collochi anche il ragionamento della costituzione delle aree metropolitane, che devono mettere in campo ciò che serve alle grandi aree di questo Paese per avere gli strumenti per crescere, svilupparsi e costruire un futuro.

In questo senso ci sono tre aspetti che meritano di essere approfonditi.
Innanzitutto la questione di Expo.
Fare l’Expo senza creare un governo della città metropolitana forte, a mio avviso, depotenzia ciò che l’Expo può rappresentare per quest’area del Paese. Expo è una grande manifestazione che può lasciare qui i germogli di una vocazione economica internazionale che quest’area del Paese si può giocare se c’è uno strumento dell’area metropolitana che ha la forza di investire in ciò.
Come veniva richiamato in alcune riflessioni, il tema di Expo non è secondario: non stiamo preparandoci a fare una fiera. Il tema di Expo, “Nutrire il Pianeta” è fondamentale e investe le filiere dell’alimentazione, la ricerca, le questioni che riguardano l’agricoltura. Inoltre, siamo la provincia in cui c’è la maggior presenza di aziende agricole in Italia.
Se Expo è questo, significa che Milano e l’area metropolitana milanese possono diventare da qui in avanti il punto di riferimento nel mondo su questi temi (le catene alimentari, i centri di ricerca…).
Guardando al futuro da questo punto di vista, è evidente che su Expo bisognerà investire e ci vuole un soggetto forte capace di investire su questo perché Expo produca posti di lavoro, produca un’eccellenza che diventi un marchio nel mondo di questa realtà, così come è stato per la moda o per il design.

Un’altra questione riguarda la possibilità o meno di elezione diretta del sindaco della città metropolitana. Questa è una questione molto seria che non va vista – come invece abbiamo fatto spesso nella nostra discussione – in termini secondo cui bisogna eleggere direttamente il sindaco della città metropolitana perché altrimenti i Comuni che non sono Milano si sentono defraudati e quindi non accettano di entrare nell’area.
In questi anni abbiamo discusso spesso di come convincere gli altri Comuni a entrare nell’area metropolitana in cui Milano ha un peso molto significativo.
Sicuramente il PD deve lavorare per l’elezione diretta del sindaco della città metropolitana ma deve farlo perché questo determina la possibilità di avere più o meno poteri per la città metropolitana stessa. Personalmente, non sarei favorevole all’attribuzione ad un soggetto che non ha una legittimazione popolare delle quote di Serravalle, piuttosto che di Pedemontana o SEA, MM o altro.
È chiaro che la legittimazione popolare dà una forza a chi governa e in nome di quella forza si possono riconoscere poteri o altro. Il dare il potere di decidere sul trasporto pubblico (che è da rivendicare dalla Regione) oppure sugli assetti del territorio ad un soggetto non eletto direttamente, a mio avviso, è problematico: è molto più naturale che ad un soggetto non eletto direttamente venga concesso di dare indirizzi ma dovrà lasciare altrove (magari ai singoli sindaci o alla Regione) il potere di dire l’ultima parola.

L’ultima questione che voglio affrontare riguarda il coinvolgimento dei cittadini.
Siamo già dentro al percorso di costruzione della città metropolitana ma mi domando se dobbiamo esaurire questo percorso soltanto dentro agli ambiti istituzionali (attraverso le riunioni dei sindaci, i seminari) oppure non dobbiamo cominciare a ragionare su alcune cose concrete che possano invece interessare i cittadini.
Ad esempio, si è detto che una delle priorità del PD è il tema della casa, quindi, mi viene da pensare che sul tema della casa dobbiamo mettere in campo delle politiche concrete di area metropolitana.
Il Comune di Milano sta ragionando di realizzare un’Agenzia per fare incontrare domanda e offerta abitativa, sfruttando anche i finanziamenti della legge nazionale e la possibilità di utilizzare i Fondi sostegno affitti ecc. Perché non ragionare, invece, su un’Agenzia metropolitana? Siccome la gestione delle case popolari da parte dei privati è stata deficitaria, visto che si preannuncia l’interruzione del rapporto per la gestione delle case del Comune di Milano da parte di Aler, possiamo ragionare con gli altri Comuni (e alcuni hanno tante case popolari) per vedere se si riesce a costruire un’azienda metropolitana di gestione controllata dai Comuni, che parte senza il debito enorme che ha Aler e costruiamo una proposta di gestione metropolitana?
Ritengo, quindi, che dobbiamo cominciare a pensare a cose di questo tipo anche per cercare di interessare i cittadini al tema dell’area metropolitana. Credo, infatti, che possa essere utile cominciare a tradurre concretamente il tema dell’area metropolitana.

sabato 17 maggio 2014

Pomeriggio europeo



Grazie a tutti coloro che ci stanno aiutando in questa campagna elettorale, al gruppo dei volantinatori, agli incasellatori, a chi organizza gli aperitivi e grazie a tutti quelli che ci sono venuti a trovare in questi giorni anche per iscriversi al PD.
Oggi in Bicocca abbiamo discusso di Europa e della riforme messe in campo dal governo per cambiare l'Italia insieme al senatore Franco Mirabelli. Qui il video dell'intervento di Mirabelli>





lunedì 28 aprile 2014

1915-2015 Cent'anni di Guerra e Pace, non solo Expo

Articolo di Emilio Vimercati per Arcipelago Milano.


Il 2015 non sarà solo l’anno dell’Expo. Ricorre infatti il centenario di un conflitto armato, con trentadue paesi partecipanti, che nel 1915 vide l’Italia, a fianco delle potenze dell’Intesa, coinvolta nella prima guerra mondiale nella storiografia considerata la quarta guerra d’indipendenza a conclusione del Risorgimento e dell’Unità d’Italia.
11vimercati17FBUna devastazione con il suo seguito di dolorosi lutti che causò la perdita tra il ’15 e il ’18 di circa 651.000 soldati e di 589.000 civili, per un totale di 1.240.000 morti su una popolazione di 36 milioni, con la più alta mortalità compresa tra i 20 e i 26 anni, e un altissimo numero di mutilati e invalidi, combattenti e reduci sbandati, oltre ai danni di guerra con migliaia di famiglie senza tetto e senza lavoro, situazione complicata dal diffondersi della pandemia influenzale di origine “spagnola” che in Europa fece più vittime della peste nera del XIV secolo e della stessa Grande Guerra.
L’Expo con il suo importante tema, Nutrire il pianeta Energia per la vita, avrà inizio il 1° maggio 2015 per concludersi il 31 ottobre e coinciderà con l’anniversario del centenario dell’immane conflitto iniziato il 24 maggio 1915, data celebrata dall’inno “La leggenda del Piave” di E. A. Mario pseudonimo di Giovanni Gaeta i cui versi una volta si apprendevano nelle scuole elementari: “Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio dei primi fanti il ventiquattro maggio”. Speriamo che l’omonima piazza milanese sia almeno riqualificata in tempo.
Ogni paese o città d’Italia ha dedicato una piazza ai suoi militi per lo più ponendo al centro un monumento ai caduti di quella sanguinosa guerra iniziata cent’anni fa per ricordare, a imperitura memoria, i propri concittadini che hanno dato la vita per la patria, scolpendo sui lati nomi, cognomi e grado; così come penso che a tutti sia capitato di soffermarsi e riflettere, camminando sui nostri monti tra resti di trincee e forti diroccati sui tanti patimenti sopportati da quei giovani eroici alpini, i ragazzi del ’99, provenienti da tutta, tutta la penisola da nord a sud cui per la prima volta era stata messa addosso una divisa e in mano un moschetto, come mirabilmente descritto nel film capolavoro “La grande guerra” di Monicelli. L’evento assurge a epopea nella narrazione dell’ufficiale di complemento Emilio Lussu in “Un anno sull’altipiano” così come è esaltato nei celebri versi di Giuseppe Ungaretti, volontario nel 19° reggimento di fanteria: “La morte/ si sconta/ vivendo.” dedicati alla memoria dei commilitoni caduti, al pari dell’orrore della guerra descritta nelle dolorose pagine dal volontario Carlo Emilio Gadda nel “Giornale di guerra e di prigionia“.
Durante quel triennio Milano svolse un ruolo di retrovia, ricovero di militari feriti in convalescenza, tra cui Ernest Hemingway autore di “Addio alle armi“, di centro per la produzione di materiale bellico e venne direttamente colpita dalla guerra in occasione di un unico bombardamento aereo austriaco il 14 febbraio 1918 che causò la morte di 18 persone. Anche Milano, come le altre città, ha ovviamente dato il suo prezioso contributo in uomini e mezzi; nel promuovere il tema dell’Esposizione 2015 può ulteriormente aggiungere un significativo segno di pace ricordando che da quella data del maggio 1915 i cent’anni non sono trascorsi invano.
Cent’anni di cui la prima parte, trent’anni dal 1915 al 1945 di sofferenze, con due guerre mondiali e un ventennio di oppressione concluso con la lotta di liberazione, nella seconda settant’anni di pace da rivendicare. Scrive Denis Mac Smith nella sua “Storia d’Italia“: “Nel 1918 l’Italia dichiarò di aver chiamato sotto le armi cinque milioni di uomini. Ma l’onere finanziario era stato enorme, una somma doppia a quelle delle spese complessive dello Stato nei cinquant’anni precedenti. Le macerie lasciate da questa terribile guerra furono una delle ragioni per cui l’Italia dovette soffrire venticinque anni di tirannia.” Di contro, aggiungo, c’è chi ha ammassato fortune durante la guerra senza preoccuparsi molto delle condizioni materiali della popolazione.
Da pochi anni è stata soppressa la chiamata di leva ma le persone di una certa età sanno cosa significava aspettare la “cartolina”. Ben venga che fra i giovani si siano estinte parole come rancio e gavetta, c.a.r. e corvèe, permesso tre più due, marcar visita, consegnato, contare i giorni all’alba, riduzioni militari e ragazzi.
All’alba del 24 maggio 1915 dal Regio Esercito fu sparato a Cervignano del Friuli il primo colpo di cannone contro il nemico. Il messaggio di Expo 2015 contenuto in Nutrire il pianeta Energia per la vita, senza temere alcuna retorica, accompagni la prossima ricorrenza centenaria del 1915-2015 con un abbraccio fraterno ai caduti nella speranza che un simile avvenimento non debba ripetersi mai più e nel contempo esalti il valore di una auspicabile configurazione unitaria della civiltà europea. Nell’occasione, l’Expo nel 2015 sia un incontro mondiale senza frontiere anche in tal senso. Ripudiare la guerra Favorire la pace.

domenica 2 febbraio 2014

Expo: il progetto, le trasformazioni urbane, il lascito alla città e la legalità negli appalti

Manca poco più di un anno all’avvio ufficiale di Expo 2015 che vedrà Milano e la Lombardia protagoniste e le porterà a confrontarsi con gli altri Paesi su tematiche importanti per il futuro del Pianeta.
Expo sta portando alla città di Milano e al territorio circostante delle grandi trasformazioni che lasceranno il segno anche dopo l’evento.
Di questo, del progetto Expo, delle trasformazioni che sta apportando nel territorio milanese e di cosa resterà a manifestazione conclusa, ma anche di come prevenire e contrastare il rischio di infiltrazioni mafiose negli appalti si è parlato domenica 2 febbraio, presso l’Auditorium Ca’ Granda a Milano in un incontro organizzato dal circolo PD Prato-Bicocca in collaborazione con il PD della Zona 9 di Milano sul tema “Expo 2015: ieri, oggi e domani”. Qui il video dell'incontro>>
L’incontro coordinato da Gianandrea Abbascià (Circolo PD Prato-Bicocca), è stato aperto da Mariangela Rustico (Coordinatrice PD della Zona 9), la quale ha segnalato come anche il territorio della Zona 9 e i suoi siti siano interessati dalle trasformazioni e dai progetti di riqualificazione in vista del grande evento del 2015. Del progetto di Expo, dell’importanza dei temi che verranno sviluppati ha parlato invece Maurizio Martina (Sottosegretario al Ministero delle Politiche Agricole con Delega ad Expo), il quale ha ribadito che la manifestazione può essere una grande occasione per il rilancio di Milano nel mondo, data l’ampia partecipazione di tutti i Paesi all’interno dei padiglioni. Expo – secondo Martina – può fungere da motore del cambiamento tanto auspicato per il nostro Paese, ridare una prospettiva e spingere per l’innovazione necessaria oltre che per mettere in risalto le qualità italiane e far parlare del nostro Paese in modo positivo, uscendo dalle polemiche spicciole del quotidiano. Di grande occasione che parte da Milano ma che è utile a tutta l’Italia ha parlato anche Ada Lucia De Cesaris (vicesindaco di Milano), definendo Expo come un possibile modello da utilizzare e valorizzare. “Con Expo siamo partiti in ritardo – ha affermato il vicesindaco – ma è importantissimo perché può mettere in moto dei principi di riqualificazione profonda per il nostro territorio” e, per quanto riguarda più specificatamente la Zona 9 di Milano e per il progetto del Gasometro in Bovisa l’idea è che possa diventare un polo importante per la ricerca e per collegare quel mondo al mondo del lavoro, mentre altre realtà come ad esempio l’Isola e Porta Nuova stanno cominciando a vedersi già più definite. “Occorre immaginare uno sviluppo del territorio per tappe - ha chiarito il vicesindaco - e le strutture utili verranno mantenute anche dopo la manifestazione”.
Per Lucia De Cesaris, tuttavia, serve “vision” e capacità di aprire agli investimenti stranieri: “Gli altri Paesi guardano a Milano con grande attenzione e questo può essere sfruttato per il rilancio della città. Senza dimenticare che una grande partita è giocata sull’area metropolitana e sul recupero delle aree agricole del territorio che possono trovare nuova forza e nuovi mercati in cui esportare, per questo sarà necessario un grande lavoro con il distretto agricolo milanese per puntare alla valorizzazione dei prodotti”.
Per quanto riguarda il dopo-evento, il vicesindaco ha precisato che esistono già delle regole da rispettare riguardanti le volumetrie per l’edificazione e il fatto che il 51% dell’area occupata da Expo dovrà diventare un parco; tuttavia ci sarà una discussione su quali progetti e quali funzioni dovranno essere contemplate in questo.
Franco Mirabelli (Senatore e Capogruppo PD Commissione Politiche Parlamentare di Inchiesta sul fenomeno delle Mafie), ha segnalato come all’inizio ci sia stata una sottovalutazione dell’evento e di come non si sia compreso che il tema dell’alimentazione sarà decisivo per il mondo ed è più che mai necessario che si apra una riflessione sui modelli di produzione e di consumo. Expo, dunque, può far diventare Milano un punto di riferimento per la discussione sull’alimentazione e il confronto tra le tecniche di produzione e il mondo della ricerca.
Per quanto riguarda la Zona 9, Mirabelli ha ricordato che la Metro 5 esiste grazie ai finanziamenti stanziati per Expo in quanto è un’opera ad esso correlata e ha ribadito l’importanza del coinvolgimento anche del Parco Nord che da anni è sede del Festival della Biodiversità.
Parlando del lavoro svolto in Commissione Antimafia, Mirabelli ha evidenziato come Expo rischi di diventare un’occasione ghiotta anche per organizzazioni criminali e per evitare questo sono state messe in campo misure importanti e innovative: “Il fatto che ci siano già state 41 aziende interdette ai lavori significa che le norme adottate funzionano. È importante che le certificazioni antimafia arrivino presto in modo da escludere dagli appalti possibili soggetti pericolosi. Oggi si sta costruendo anche una banca dati informatica in grado di vagliare tutti i dati, sono riaperti i concorsi per l’ampliamento degli organici delle forze dell’ordine, sono stati siglati tre protocolli per la sicurezza e la messa in atto di un sistema di controllo per impedire l’inquinamento degli appalti che coinvolge tutte le istituzioni, tanto che i magistrati chiedono che venga esteso anche ad altri grandi eventi e all’ortomercato. L’esperienza di Expo, quindi, può fare da modello per la gestione degli appalti”.
Sul tema delle infiltrazioni mafiose, dunque, per Mirabelli, le istituzioni si sono attrezzate per tempo: al momento si è chiusa la fase di verifica di appalti e subappalti pubblici e ora serve avere la stessa attenzione verso ciò che faranno i Paesi ospiti nella costruzione dei padiglioni e nelle aziende che ci lavoreranno e anche su questi cantieri andranno fatte delle verifiche.
Expo, secondo il senatore del PD, può migliorare la vita di Milano, può aprire la città e può dare una mano a riagganciare la ripresa economica nel Paese.
A chiudere gli interventi è stata Arianna Censi (Coordinatrice Segreteria PD Milano e Città Metropolitana), la quale ha segnalato l’importanza del coinvolgere i cittadini su questi temi e sugli obiettivi che si sono fissati, aprendosi alle varie realtà e dialogando con le associazioni presenti, anche utilizzando il PD per aiutare a rafforzare l’azione comunicativa del lavoro svolto dal Comune. “Expo rappresenta la possibilità di raccontare le potenzialità del nostro territorio, la qualità dei nostri prodotti ma anche di rigenerare la pubblica amministrazione e questa occasione va colta”, ha ribadito Arianna Censi.

lunedì 24 giugno 2013

Là dove c'era il Cerba ora c'è una città

Pubblichiamo un articolo scritto da Emilio Vimercati per ArcipelagoMilano.

Siamo sempre affascinati dai rendering, dalle slides e dai pomposi, nel senso di pompati, progetti urbani accompagnati da accattivanti quanto vaselinati prodotti volti a soddisfare in primo luogo, ovvio, ci mancherebbe altro, il bene pubblico. Le storie sono note e pertanto è sufficiente elencare i casi più noti, tutti buoni per i plastici dell’Eire e il programma “Chi l’ha visto?”: area FS di Porta Vittoria, Biblioteca Europea; area Garibaldi Repubblica: Città della Moda, del design e della comunicazione, nuove sedi del Comune e della Provincia; Citylife: il Central Park, Museo del Design e Centro del Design poi Museo d’Arte contemporanea; Cascina Merlata: terminal intermodale dei TIR; Santa Giulia già Montecity: il Centro Congressi; monorotaia sopraelevata nelle prime brochures del progetto Pirelli Bicocca già ex Tecnocity cioè da Polo tecnologico a Polo umanistico; Marelli: la metrotranvia da via Adriano a Cascina Gobba e l’interramento delle linee ad alta tensione; il Politecnico sulle aree ex Montedison alla Bovisa sorretto da copiose pubblicazioni; assieme al Besta, dalla Bicocca al Sacco, anche il nuovo Centro RAI come una ciliegina sulla torta ha girovagato nelle più prestigiose aree da sfruttare dal Portello alla Merlata, all’area Expo.
Il tutto come un grande magazzino dove si cambiano spesso le vetrine oppure come le belle confezioni con dentro amare sorprese ma a posteriori non manca mai una giustifica. Per fortuna ci sono le super pubblicizzate opere pubbliche realizzate secondo le convenzioni stipulate: il Teatro Arcimboldi dalla Scala all’avanspettacolo, il tunnel Gattamelata incompleto e a mezzo servizio, le colline al Portello e a Bicocca realizzate con i ruderi delle fabbriche Alfa Romeo e Pirelli un po’ come il Monte Stella di San Siro creato con le macerie dei bombardamenti: a Milano le montagnette si fanno così.
Se si vanno a rileggere le intere paginate a quintali dei giornali dedicate a propagandare queste imprese oltre ai convegni, dibattiti, restano famosi gli Stati Generali di Albertini, e le relazioni delle delibere comunali, non so se c’è da sorridere o piangere, di certo si rimane rassegnati, essendosi esaurita anche la forza per timide proteste. Tra successive varianti di piani e progetti, modifiche di accordi di programma, vedasi supermercati a Porta Nuova e Citylife fermata Tre Torri MM 5, questa in forse inserita con semplice delibera della giunta regionale, insomma c’è una bella differenza tra il vestito con cui vengono presentati i grandi progetti e quanto effettivamente si realizza. Alla fine al Comune manca sempre di portare a casa qualche promessa che svanisce negli armadi. Scurdammoce o passato? Troppo comodo e diseducativo.
Da ultimo la situazione Cerba ben descritta da LBG nel suo ultimo accorato appello ove garbatamente insinua la compresenza di una importante struttura privata di interesse pubblico come un passe par tout per arrivare ad altro, tipo salvate il soldato proprietario delle aree e uno sponsor narciso. Ahi ! mi è caduto sul mattone. Ci diamo al commercio? L’utilizzatore c’è già? Ora essendo in corso in Comune il nuovo film “Arrivano i nostri” a queste cose non si abbocca più con viva e vibrante soddisfazione di coloro che, impegnati ad ammonire come sotto certi eleganti piani la grande funzione urbana è un trucco, per anni sono stati sbeffeggiati di essere contro il progresso.
Per stare in tema, come precedente è appena il caso di ricordare la vicenda dell’ex Sogene di piazza Missori negli anni ’80 proprietaria delle aree che stanno in viale Cà Granda angolo viale Suzzani classificate a verde e servizi comunali nonché edificate con variante al PRG per la costruzione di un edificio destinato a ospitare degenti e loro parenti provenienti da altre località stante l’eccellenza dell’Ospedale di Niguarda polo attrattivo di pazienti da ogni dove. Un servizio. Perfetto, signori, ecco a voi il Novotel. TecheTecheTè. Di fronte c’è una torre residenziale che in convenzione prevedeva il primo piano destinato a comunità alloggio. È aperta la caccia al tesoro con ricchi premi e cotillon. Ma quante di queste situazioni ci sono? Perché gli obblighi assunti dalle proprietà con il Comune non sono attuati e verificati? Mistero neanche buffo. Avanti o Cerba, alla riscossa, ecc. ecc.