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domenica 22 febbraio 2015

Tesseramento 2015

Cari Democratici,
Il tesseramento 2015 è aperto e vi aspettiamo al nostro circolo!
L’anno che si è appena concluso è stato molto intenso dal punto di vista politico e il Partito Democratico ha saputo conquistarsi un ruolo da protagonista nello scenario italiano e internazionale ed è impegnato in importanti sfide volte al cambiamento del Paese.
I circoli del Partito Democratico, con il lavoro e l’impegno di tanti volontari militanti, supportano e collegano l’attività svolta dai nostri rappresentanti eletti nelle istituzioni con le istanze provenienti dalla società, ascoltando le tante richieste provenienti dai nostri quartieri e promuovendo momenti di incontro per provare a dare risposte ai disagi dei cittadini.
Contiamo, quindi, anche per il 2015, sul vostro contributo e sulla vostra partecipazione per affrontare insieme le nuove tappe politiche e dare più forza all’azione del PD.

Il circolo è aperto tutte le mattine escluso il mercoledì fino alle 12.00 e
 il mercoledì dalle 16.00 alle 18.00
Siamo comunque disponibili ad incontri in altri orari su richiesta.


CIRCOLO PD PRATO-BICOCCA
VIA VAL MAIRA 6 - 20162 MILANO
TEL. 02.39446232 - E-MAIL: pd.pratobicocca@libero.it

lunedì 9 febbraio 2015

15 febbraio incontro sulla legalità

Vi invitiamo domenica 15 febbraio alle ore 10:00 alla Casa di Alex (Via Moncalieri 5 Milano) per parlare del PD e l’impegno per la legalità: Le inchieste in corso, le infiltrazioni della criminalità organizzata nella politica e nelle amministrazioni; le regole, i codici etici e le contromisure adottate per contrastarle.
Intervengono: DAVID GENTILI (Presidente della Commissione Antimafia del Comune di Milano) e FRANCO MIRABELLI (Capogruppo PD nella Commissione Parlamentare Antimafia).


domenica 8 febbraio 2015

Grazie dell'ampia partecipazione alla nostra festa

Grazie ai tanti che questa mattina sono venuti a trovarci e hanno festeggiato insieme a noi l'inaugurazione della nostra nuova sede.
Grazie anche ai tanti che sono venuti a portarci un saluto, come Alessandro Alfieri (segretario PD Lombardia - video), Paolo Razzano (Responsabile organizzazione PD Milano - video), Sara Valmaggi (Vicepresidente del Consiglio Regionale della Lombardia), Franco Mirabelli (Senatore - video), Mattia Stanzani (Presidente della Commissione Bilancio in Consiglio Comunale - Video), Enrico Borg (già Consigliere Provinciale), Stefano Indovino (Capogruppo PD in Consiglio di Zona 9 - video), i Consiglieri Mario Esposito, Andrea Bina e Roberto Medolago, Franco Tripodi (Presidente della Cooperativa DueCento - video), Pierluigi Angiuoni (Consigliere Parco Nord Milano). Inge Rasmussen (ANPI Pratocentenaro - video).

domenica 1 febbraio 2015

Inaugurazione nuova sede del Circolo

Siamo lieti di invitarVi all’aperitivo di inaugurazione della nuova sede del nostro circolo PD Prato-Bicocca in Via Val Maira al n° 6 che si terrà domenica 8 febbraio dalle 10:30 alle 12:00.
Certi di offrire, con la nuova location, una maggior visibilità al nostro circolo e anche uno spazio più confortevole, accogliente e funzionale a tutti coloro che hanno voglia di frequentarci, vogliamo con questo momento, oltre che presentare ufficialmente la nuova sede, anche cogliere l’occasione per ringraziare tutti coloro che hanno lavorato perché questa soluzione fosse possibile.
All’inaugurazione hanno già confermato la propria partecipazione Alessandro Alfieri (segretario regionale PD), Franco Mirabelli (senatore), Sara Valmaggi (Vicepresidente del Consiglio Regionale della Lombardia), Mattia Stanzani (Presidente Commissione Bilancio del Comune di Milano).
Sono stati invitati anche il segretario PD metropolitano e i nostri eletti nelle istituzioni.



Con l'occasione, chi vorrà, potrà anche rinnovare l'iscrizione al PD per il 2015!

domenica 25 gennaio 2015

Il tesseramento del PD a Milano nel 2014

I dati del tesseramento 2014 del Partito Democratico dell’Area Metropolitana di Milano presentano una sostanziale tenuta rispetto all’anno precedente, di Congresso e storicamente caratterizzato da una forte crescita del numero di iscrizioni.
Sono in grande crescita i tesserati under 30, che aumentano rispetto al 2012 di oltre il 20%, attestandosi a 690 iscritti mentre ben 1079 sono i democratici e le democratiche che hanno deciso di iscriversi per la prima volta al Partito.
Complessivamente nel 2014 sono 9593 gli iscritti al PD nell'Area Metropolitana, dei quali 3500 sono donne. Un dato positivo che riporta i valori a quelli del 2012 e ferma l’emorragia di tessere, in corso negli anni precedenti.
Il Partito Democratico si conferma l’unico, vero, partito dell’Area Metropolitana di Milano e lo fa grazie alle quasi 10000 tessere che abbiamo raccolto nell’anno appena concluso. Persone, uomini e donne, volontari e militanti che per noi sono tutti dirigenti, dal primo all’ultimo. Per loro e insieme a loro, quotidianamente, potiamo sui territori le nostre istanze e costruiamo i nostri progetti. Il PD è la forza trainante della sinistra le cifre parlano da sole. Questa è anche una risposta a chi nei mesi scorsi, evidentemente male informato, ci dava per spariti e parlava di “fuga dal PD” e “crollo degli iscritti”. Noi siamo oggi un Partito, il solo guardando tanto a destra che a sinistra, capace di mobilitare, riunire, impegnare e di attivarsi sui territori. Gli altri fanno convention per legittimarsi, noi facciamo politica e diamo servizi ai cittadini, grazie ai nostri iscritti e ai tanti elettori che ci hanno scelto e ci hanno dato la loro fiducia.

venerdì 9 gennaio 2015

Cambiamo sede

Dal giorno 15 gennaio 2015, il nostro circolo PD Prato-Bicocca cambia sede: lasciamo il locale di Via Moncalieri e ci spostiamo in un locale più nuovo, moderno e confortevole in Via Val Maira al n° 6 (vetrina accanto ai giardinetti)
Certi che chi è stato con noi in questi anni potrà agevolmente continuare a seguirci, abbiamo deciso di intraprendere questo cambiamento nel tentativo di dare una maggiore visibilità al Partito Democratico (dato che la nuova sede si trova in un punto di maggior passaggio) e, soprattutto, di offrire un ambiente più accogliente e confortevole ai nostri iscritti e a tutti coloro che vorranno venire a trovarci. 
Appena possibile faremo un brindisi inaugurale a cui non mancheremo di invitare tutti.
Circolo PD Prato-Bicocca

venerdì 24 ottobre 2014

Incontro sulla città metropolitana

Rientriamo nel pieno dell'attività politica e per i prossimi mesi cercheremo di offrirvi un calendario di incontri - che si svolgeranno alternativamente nel nostro circolo e nella sala Bina in Bicocca - per approfondire le tematiche più utili e interessanti dell'attualità e del territorio. Il primo incontro sarà GIOVEDÌ 30 OTTOBRE alle ore 17:00 presso la Sala Bina, Viale Suzzani 273 Scala A (citofono n.37) e parleremo di "CITTÀ METROPOLITANA, COME FUNZIONA E COSA CI ASPETTA" con: Arianna Censi (Consigliera Metropolitana) e Roberto Medolago (Presidente Commissione Decentramento Consiglio di Zona 9). Vi aspettiamo!



domenica 19 ottobre 2014

Una bellissima festa

Grazie a tutti coloro che hanno lavorato per realizzare la bellissima festa di domenica in Casa di Alex, grazie a Gianni Russo, insuperabile cuoco, che ci ha regalato un'ottima cena e grazie alle tantissime persone che hanno partecipato.

mercoledì 1 ottobre 2014

19 ottobre: cena di autofinanziamento del circolo

Venite a cena da noi per passare una bella serata in allegria e sostenere il nostro circolo!



Cliccare sul volantino per ingrandire

domenica 28 settembre 2014

I risultati delle votazioni per la città metropolitana

A Palazzo Isimbardi, sede della Provincia di Milano, si sono concluse le operazioni di spoglio e del conteggio del voto ponderato del primo consiglio metropolitano di Milano.
Quattordici dei 24 consiglieri che faranno parte della nuova assemblea appartengono alla lista 'Centrosinistra per la città metropolitana', che riunisce Pd, Prc, Sel e ha preso il 57 per cento dei voti. Hanno votato 1.657 fra sindaci e consiglieri comunali su 2.054 aventi diritto al voto (l'80,6 per cento).
Questi i consiglieri eletti, in ordine di votazione, con il corrispettivo quoziente elettorale (in queste elezioni il peso del voto variava a seconda della grandezza del comune dell'elettore). Alla lista 'Centrosinistra per la città metropolitana, come si è detto, sono andati 14 seggi: Alberto Centinaio (sindaco di Legnano) con 3.480 voti; Eugenio Comincini (sindaco di Cernusco) 3.243; Maria Rosaria Iardino (consigliere comunale a Milano) 3.015; Lamberto Bertolè (consigliere comunale a Milano) 2.954; Pietro Bussolati (consigliere a Melzo) 2.877; Pietro Mezzi (consigliere a Melegnano) 2.822; Rita Parozzi (consigliere a Bresso) 2.642; Romano Pietro (sindaco di Rho) 2.639; Patrizia Quartieri (consigliere a Milano) 2.591; Michela Palestra (sindaco di Arese) 2.413; Arianna Censi (consigliere di Opera) 2.257; Monica Chittò (sindaco di Sesto San Giovanni) 2.215; Pierluigi Arrara (sindaco di Abbiategrasso) 2.199 e Filippo Paolo Barberis (consigliere a Milano) 2.153.
Due gli eletti della Lega Nord: Luca Lepore (consigliere comunale a Milano) 2.343 ed Ettore Fusco (sindaco Opera) 2.254. La lista civica 'Costituente per la partecipazione - la città dei Comuni' ha espresso due seggi: Roberto Biscardini (consigliere a Milano) 2.012 e Marco Cappato (consigliere a Milano) 1.723. Infine alla lista 'Insieme per la città metropolitana' sono andati sei seggi: Marco Alparone (sindaco si Paderno Dugnano) 4.065; Alberto Villa (consigliere a Pessano con Bornago) 3.408; Armando Vagliati (consigliere a Milano) 2.892; Marco Osnato (consigliere a Milano) 2.799; Giuseppe Russomanno (consigliere a Trezzano sul Naviglio) 2.412 e Luciano Guidi (consigliere a Legnano) 2.164.

lunedì 22 settembre 2014

Niente hub elicotteristico a Bresso

Con gioia possiamo rassicurare tutti i cittadini della zona di Bresso e i frequentatori del Parco Nord: il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, rispondendo ad un'interrogazione in Senato, ha fatto sapere che non verrà costruita nessuna opera aggiuntiva a quelle già previste nell'area dell'aeroporto di Bresso e, soprattutto, non ci sarà alcun hub elicotteristico.


Cliccare sull'immagine per ingrandire e leggere l'articolo:


lunedì 15 settembre 2014

Dalla friggitoria della Festa



Grazie a tutti i volontari che hanno lavorato intensamente in questi giorni e queste sere alla friggitoria della Festa dell'Unità e grazie a tutti coloro che sono venuti a trovarci e a cenare al nostro stand.




mercoledì 3 settembre 2014

Decentramento e polemiche inutili

A Milano, sotto il pelo dell’acqua, c’è gran movimento di gruppi, team, tecnostrutture, studiosi che stanno elaborando l’intelaiatura dello Statuto della Città Metropolitana. Il rischio, in mancanza di un dibattito pubblico largo e aperto, è che prevalga una concezione tecno-burocratica del nuovo Ente.
Si è avviata, prima delle vacanze (anche nel Gruppo Petöfi) una discussione sui cosiddetti Municipi, in cui secondo alcuni dovrebbe essere diviso e ripartito amministrativamente il capoluogo. La disputa, che per ora ha avuto solo qualche lampo polemico, può trasformarsi in una inavvertita trappola; ed essere, non ricordandosi che spesso il meglio è nemico del bene, motivo per il non assolvimento delle precondizioni che la legge Delrio pone come necessarie all’elezione diretta del Sindaco e del Consiglio Metropolitani.
Quelle condizioni occorre che siano soddisfatte in tempo, entro la primavera del 2016, che, possiamo dire, è già dietro l’angolo. Un eventuale slittamento dell’elezione diretta a dopo le prossime elezioni comunali di Milano, non sarebbe privo di effetti gravi e permanenti.
Cosa dice la legge? Il comma 22 recita: “per le Città Metropolitane sotto i tre milioni di abitanti, condizione necessaria perché si possa far luogo a elezione del sindaco e del consiglio metropolitano a suffragio universale è che … si sia proceduto ad articolare il territorio del comune capoluogo in più comuni … ed è altresì necessario che la Regione abbia provveduto con propria legge all’istituzione dei nuovi comuni e alla loro denominazione ai sensi, ecc.” Aggiunge, infine: “La proposta del consiglio comunale deve essere sottoposta a referendum“.
Come si vede sono condizioni molto pesanti e precise. Diverse, ma non per questo non impegnative, sono le condizioni poste alle C. M. con più di tre milioni di abitanti, cioè praticamente Milano. “In alternativa (a quanto sopra) è condizione necessaria … che lo statuto della C. M. preveda la costituzione di zone omogenee e che il comune capoluogo abbia realizzato la ripartizione del proprio territorio in zone dotate di autonomia amministrativa“.
Quindi, per Milano le condizioni poste dalla legge sono due: le zone omogenee (richiamate per prime) e la ripartizione del capoluogo in zone dotate di autonomia amministrativa. Si noti, en passant, il cattivo gusto di chiamare con lo stesso nome le due cose diverse e distinte, ingenerando da subito non piccola confusione!
Le zone omogenee sono un istituto fondamentale perché esse indicano l’esigenza che la C. M. si costituisca non solo sul criterio della divisione, del frazionamento, ma, e direi soprattutto, sul principio dell’aggregazione: risparmi economici, efficienza, policentrismo sono risultati legati di più all’esigenza dell’accorpamento che non a quella della divisione e dello smembramento. E ciò vale per il capoluogo quanto per il resto del territorio.
Ora, se zone omogenee devono esserci, chi può negare che Milano sia essa già da sola una zona omogenea? E che almeno in quanto tale abbia bisogno di una sua unità anche simbolica e di una rappresentanza istituzionale unitaria? Quindi, anche solo da questo punto di vista, pensare tout court all’abolizione del Municipio di Milano, stando alla stessa lettera della legge, pare un non senso, come giustamente e vivacemente ha già notato Giancarlo Consonni.
Andiamo alla seconda condizione. È da rilevarsi che, sempre per le C.M. sopra i tre milioni di abitanti (Milano), la legge non parla più di nuovi comuni, ma di zone con autonomia amministrativa. Che vuol dire? L’autonomia amministrativa non può essere confusa con l’autonomia politica e istituzionale. I nuovi comuni, previsti per le C. M. al di sotto dei tre milioni di abitanti, realizzano essi sì un’autonomia politico-istituzionale, e per la loro istituzione è previsto un iter, come abbiamo notato sopra assai complesso e impegnativo; le zone in cui deve invece articolarsi la città capoluogo delle C.M. sopra i tre milioni di abitanti (Milano) invece sono tutt’altra cosa.
L’autonomia amministrativa delle zone si realizza, infatti, entro limiti e perimetri predefiniti da una deliberazione dello stesso comune capoluogo. Cioè il comune capoluogo stabilisce (non autoritariamente, si spera) quali sono gli ambiti e le funzioni, e quindi i mezzi entro cui si realizza l’autonomia amministrativa. Tale autonomia viene esercitata da parte delle zone gestendo liberamente il proprio bilancio e assumendo decisioni nelle materie e funzioni che sono state oggetto di delega, cioè facendo scelte che rispondano più direttamente ai bisogni dei propri quartieri e alle domande dei cittadini della propria zona. Questa è l’”autonomia amministrativa” delle zone prevista dalla legge, non la creazione di nuovi comuni o municipi.
Naturalmente, su quali e quante siano le funzioni su cui deve esercitarsi l’autonomia delle zone, è tutto da discutersi. Ma è proprio questo che dovremmo fare. Ed è facendo questo che si potrebbero misurare una concezione più avanzata, ma realistica, graduale e sperimentale di decentramento e una più conservatrice e gattopardesca, volta a non cambiare niente, a perpetuare una storia fallimentare qual è quella del decentramento milanese. Ed è su questo che dovremmo fare battaglia politica, altro che straparlando di abolizione del Comune di Milano!
Pensare oggi di definire un progetto completo, chiavi in mano, non di decentramento amministrativo ma di creazione di nuovi comuni, che la legge non ci chiede, è una chiacchiera, un’idea astratta che non ha alcuna possibilità in concreto di andare avanti. Ha però la capacità, può essere cioè un buon pretesto, per bloccare un percorso concreto di costruzione del decentramento amministrativo di Milano. Nello stesso tempo un vuoto straparlare comporta il rischio di far perdere tempo e far saltare l’elezione diretta del Sindaco e del Consiglio Metropolitani, rinviando il ripristino della sovranità popolare alle calende greche.
Per finire. Ho letto l’articolo qui pubblicato del consigliere di zona Giacomo Selmi. È tutto rivolto a criticare un intervento di Giancarlo Consonni su la Repubblica. Non voglio fare il difensore d’ufficio di nessuno e tanto meno di Consonni che saprà bene, se lo desidera, chiarire il suo pensiero e correggere le inaccettabili storpiature. Il fatto però è che se vogliamo discutere e confrontarci non dobbiamo creare ad arte e per il nostro comodo falsi bersagli. Per altro non escludo che il Selmi sia anche in buona fede, ma di quello che lui attribuisce a Consonni nulla di sostanziale è vero.
Consonni afferma, come dicevo io prima e come lo stesso Selmi pare ammetta, che la vicenda del decentramento milanese è sostanzialmente un fallimento. Ma da ciò non ne trae la conclusione che occorra azzerare le zone e abolire il decentramento. Ma dove sta scritto? Nello stesso articolo di Repubblica egli sostiene: “Ogni abitante della Città Metropolitana è interessato da almeno tre livelli relazionali su cui si definiscono anche le appartenenze/identità: il luogo in cui abita (con un orizzonte esteso al quartiere); la città (o cittadina, o paese) in cui in diversa misura si riconosce; la metropoli in cui esplica comunemente le sue attività nell’arco delle 24 ore. Ognuna di queste appartenenze/identità chiede di essere rappresentata politicamente, anche perché ad ognuna di esse corrispondono ambiti di polarizzazione dei problemi che il governo locale è chiamato ad affrontare“. Quindi egli dice che ci sono tre livelli di appartenenza/identità a cui devono corrispondere tre livelli politico-amministrativi: la zona (o quartiere), la città, la metropoli. Tutti e tre necessari. Dov’è l’abolizione delle zone? La cosa su cui veramente Consonni polemizza è l’idea bislacca che si possa abolire il Comune di Milano, o come ho sentito dire io stesso da qualcuno che ha evidentemente sommo sprezzo del ridicolo, che si debba “radere al suolo Palazzo Marino”.
Allora, io dico, a scanso di equivoci, due cose: primo, si legga bene la legge e si cerchi per tempo di ottemperare alle precondizioni che essa effettivamente pone, e non ad altre, in modo di andare nel 2016 all’elezione diretta del Sindaco metropolitano e del Consiglio; secondo, inizi finalmente una discussione concreta che miri a definire gli ambiti e le funzioni che il Comune di Milano deve delegare alle Zone perché che si attui l’autonomia amministrativa prevista dalla legge. Si confrontino a tale scopo proposte e progetti concreti di decentramento in termini di funzioni, finanziamenti e personale da assegnare alle zone. E lo si faccia, gettando un occhio, se è possibile, al calendario, che ci pone una scadenza tassativa, primavera del 2016: se essa salta non avremo né nuovo decentramento, né elezione diretta di niente.

mercoledì 9 luglio 2014

Sintesi delle attività svolte nella prima parte del 2014

Come ogni estate, l’attività del Circolo si ferma per una breve pausa e riprenderà a settembre con la Festa Democratica.
Grazie a tutte le persone che hanno partecipato ai vari incontri o hanno dato una mano per la loro realizzazione. 
Grazie a tutti coloro che hanno partecipato attivamente alla campagna elettorale e che hanno dato un contributo alla vita del circolo e alla riflessione politica che abbiamo cercato di offrire in questi mesi. 

domenica 29 giugno 2014

Il PD alza la guardia sul tema della legalità

In merito al rispetto della legalità e alla luce dei fatti gravi che hanno riguardato anche il Partito Democratico per vicende di infiltrazioni criminali e ipotesi di corruzione, il PD metropolitano e regionale, nelle settimane che hanno preceduto le elezioni amministrative, ha lavorato ad alcuni documenti di indirizzo (in termini di trasparenza, conflitti di interessi, rendicontazione, rapporti interpersonali) e codici etici volti a promuovere comportamenti eticamente sostenibili da parte di candidati, eletti e anche iscritti al Partito Democratico. I documenti andranno presto in discussione negli organismi dirigenti al fine dare loro una veste definitiva e renderli validi, ove già non lo fossero. 
Sul tema della necessità di alzare l'attenzione sul rischio di infiltrazioni, invitiamo a leggere un intervento del Segretario del PD della Lombardia, Alessandro Alfieri, riportato da Il Giorno (cliccare sull'immagine per ingrandire):


domenica 22 giugno 2014

Milano e il PD protagonisti dei cambiamenti

Sabato, al nostro circolo, abbiamo discusso del ruolo del PD nella città metropolitana, insieme a Pietro Bussolati (Segretario PD Metropolitano), Lorenzo Gaiani (Sindaco di Cusano Milanino) e Franco Mirabelli (Senatore della Repubblica). L'incontro, molto partecipato, è stato anche un'occasione per salutarci prima della pausa estiva e fare un po' il punto sulle novità che ci aspettano sul fronte delle riforme che ci troveremo a vivere anche sul territorio milanese.
Qui potete scaricare il PDF contenente i testi delle relazioni di Bussolati, Gaiani e Mirabelli»

Ad aprire la discussione è stato proprio il Segretario Pietro Bussolati, ospite per la prima volta nella nostra sede, e questo è il testo del suo intervento:

Intanto grazie per l’invito, mi fa piacere essere qui: è la prima volta che vengo in questo circolo.
Oggi, mi pare che i temi da affrontare siano due: il lavoro che il PD sta facendo e quali sono le sfide che ci attendono.
Parto dalla sfida principale che dovremo affrontare sul territorio che è la costruzione della città metropolitana, in modo da non farla diventare un oggetto misterioso ma metterci idee, contenuti e, soprattutto, cultura e passione. Il tema vero, infatti, è che dobbiamo saper costruire in qualche anno un’identità milanese che però vada oltre il territorio di Milano e che metta insieme le aree che attualmente sono della Provincia con quelle della città capoluogo.
È evidente che tutto ciò che ha a che fare con le architravi amministrative e con l’ingegneria burocratica con cui si governa un territorio può essere molto interessante per gli addetti ai lavori e per gli appassionati di politica ma è assolutamente non interessante per tutti gli altri cittadini.
Tuttavia, proviamo ad entrare un attimo nei dettagli su come funziona il meccanismo della città metropolitana e i prossimi passi amministrativi che dovremo affrontare.
L’ultima tornata delle elezioni amministrative ci ha visto vittoriosi in tanti Comuni (abbiamo conquistato 5 nuovi Comuni sopra i 15.000 abitanti, portandoli via al centrodestra), quindi, il Partito Democratico attualmente ha una forza politica e amministrativa: governa oltre i 2/3 dei territori dell’area metropolitana milanese (compresa la città). Questo significa che il Partito Democratico ha una grandissima responsabilità, che non deriva solo dall’esito del voto delle elezioni europee ma anche direttamente dal territorio e, quindi, la costruzione dell’area metropolitana dipende da noi.
A settembre, secondo la nuova legge, ci sarà un’unica votazione che prevederà un’elezione di secondo livello per il Consiglio Metropolitano costituito da 24 persone. Vale a dire che a votare per il Consiglio Metropolitano saranno i consiglieri comunali e i sindaci della città e della provincia. Queste 24 persone che formeranno il Consiglio Metropolitano avranno il compito di redigere lo Statuto dell’area metropolitana (saranno, quindi, le “madri e i padri costituenti” della città metropolitana).
È ovvio che lo Statuto dovrà prevedere una serie di norme che regoleranno la vita della città metropolitana a partire dalle funzioni del Sindaco.
In una prima fase è previsto che il Sindaco della Città Metropolitana sia il Sindaco di Milano, la città capoluogo, ma dal 2016 in poi tutto ciò che riguarda l’area metropolitana dovrà essere deciso dal Consiglio Metropolitano e ratificato dalla Conferenza dei Sindaci.
Queste, dunque, sono le scadenze amministrative.
Per la mia idea di partecipazione, a governare la città metropolitana, a tendere, dovrà essere un ente che dovrà essere eletto da tutti i cittadini e, questo, credo che sia l’obiettivo che dobbiamo porci come PD. Con quali tempistiche questo potrà realizzarsi è da valutare.
Adesso, in preparazione della sfida che ci attende, dobbiamo mettere in fila una serie di temi su cui andare a trattare, come ad esempio la mobilità, la sburocratizzazione dei servizi pubblici (quindi, la facilità di accesso ai servizi), il turismo, la cultura, fare dei percorsi in grado di intrecciarsi anche con l’evento EXPO 2015.
Tuttavia, il tema della città metropolitana è ben più affascinante e ben più ampio rispetto a ciò.
Consideriamo che in un raggio di 60 km intorno a Milano, mettendo la punta di un immaginario compasso sul Duomo, troviamo una realtà territoriale che contiene 6 milioni di abitanti. Il 25% del manifatturiero italiano viene prodotto qui. È una realtà che può competere con le grandi metropoli europee come Londra e Parigi. Per questo sarebbe sbagliato limitarci ad affrontare solo l’aspetto amministrativo della questione.
Dobbiamo sapere, quindi, che la sfida che abbiamo di fronte è parlare di sviluppo, parlare di mobilità, parlare di servizi pubblici ma in una logica che tenga conto dei bisogni dei territori ma, soprattutto, con l’obiettivo del bene comune a livello metropolitano.
Un altro tema rilevante è quello della pianificazione urbana: siamo abituati al fatto che i Comuni disegnino ognuno per sé il disegno della propria città e, invece, è indispensabile che anche questo si vada ad integrare in un’ottica di sviluppo metropolitano armonico capace di tenere insieme le necessità di sviluppo con la sostenibilità ambientale.
Tutta la teoria economica e sociologica di oggi ci mostra come lo sviluppo possa passare da una densificazione delle risorse perché, se Milano cresce e riesce ad attrarre investimenti esteri e a mettere a sistema l’alto livello di università che ha sul territorio, può diventare una città fortemente attrattiva, un polo di conoscenza e di sviluppo in grado di portare benessere anche al resto della Regione. È indispensabile, quindi, ragionare in un’ottica di densificazione e non nell’idea di distribuire sui territori in modo uguale quello che invece deve essere concentrato su Milano. Se Milano riesce a crescere e a diventare competitiva, ad esempio con Londra, riesce anche ad attrarre gli investimenti esteri e le risorse umane migliori sul suo territorio.
I Comuni non hanno la dimensione sufficiente per riuscire da soli a fare questo tipo di ragionamento ma è evidente che i cittadini si identificano soprattutto con il proprio Comune.
La democrazia è basata sul nesso che i cittadini hanno innanzitutto con la propria piazza e con il proprio Comune, quindi, dobbiamo provare a mantenere una logica diarmonica, nel senso che dobbiamo costruire la città metropolitana non creando un conflitto con la Regione ma cercando di capire come questa nuova realtà possa instaurarsi e implementarsi anche in un territorio che già ha un’area vasta che è Regione Lombardia.
Questo va fatto anche in una logica di confronto contrattualistico con i Comuni, perché essi possono essere interessati a cedere alla città metropolitana alcune delle proprie funzioni in una logica di contemperazione degli interessi.
Tutte queste cose devono rientrare nella prima fase di costruzione della città metropolitana e, per questo, è importante che sia una fase con organismi eletti a secondo livello, perché gli amministratori devono accordarsi su quali sono gli ambiti e i capitoli da mettere in questo progetto e avviare il percorso.
Quando arriveremo a quel punto, non dovremo fare l’errore che è stato compiuto con la dicotomia tra Provincia e Comune. Quando avremo fatto l’integrazione dei servizi, di pianificazione urbana, di ragionamento culturale sullo sviluppo del turismo, a mio avviso, a tendere avrà senso che il Sindaco della città metropolitana venga eletto da tutti i cittadini ma anche il Comune di Milano dovrà assumere una logica di tipo diverso nel rapporto con l’amministrazione, probabilmente, più legato a un forte decentramento, all’elezione diretta del Presidente della Zona (che dovrebbe diventare una municipalità) e meno legato a un doppio voto per il Sindaco di Milano e della città metropolitana. In ogni caso, la legge contiene quella giusta flessibilità che ci consentirà di capire passo passo quali saranno le scelte da compiere.

Nel frattempo il Partito Democratico si sta impegnando ampiamente su questo tema, a partire da Arianna Censi che è in Segreteria con delega sulla Città Metropolitana e Filippo Barberis che si occupa delle qualità tematiche e abbiamo realizzato anche un progetto sulle funzioni che secondo noi potevano rientrare nella città metropolitana con il City Act che abbiamo presentato a Milano qualche mese fa e che in queste sere stiamo portando su tutti i territori della provincia.
Questa è la sfida che vogliamo affrontare e abbiamo chiesto anche alle altre forze del centrosinistra di fare una lista unica in ottica dell’elezione del Consiglio Metropolitano perché riteniamo importante saldare l’alleanza di centrosinistra.
Personalmente, credo che il PD debba stare nel campo del centrosinistra e anche questo gesto politico vuole rimarcarlo: dopo le elezioni europee, infatti, avremmo potuto scegliere di fare una lista esclusivamente del PD schiacciando gli altri, ma credo che sia più giusto ragionare in una logica in cui il Partito Democratico fa da motore di un’alleanza di centrosinistra.
Dovremo mettere insieme una serie di temi, come welfare, commercio, gestione delle authority che dovranno avere l’ambizione di trattare direttamente con il governo (ad esempio sui trasporti) quelle che sono le esigenze del nostro territorio.
In questo modo, quindi, ci stiamo avvicinando a questo primo passaggio, cercando di condividere un’alleanza forte di centrosinistra che proponga un futuro a questo territorio.
Inoltre, stiamo cercando di girare tutti i territori della città e della provincia per raccogliere idee e proposte. È ovvio che poi dovremo scegliere e presentare un programma ma, intanto, vogliamo che il percorso sia il più condiviso possibile, anche perché del tema della città metropolitana, pur essendo fondamentale, se ne parla ancora poco.
A partire da settembre avremo anche una serie di occasioni per approfondire queste cose, tra cui corsi di formazione e incontri alla Festa del PD.

Nel mondo non c’è una realtà interessante come quella di Milano. Qualche giorno fa ho incontrato Rocca, Presidente di Assolombarda, che evidenziava lo stesso concetto: il fatto che a Milano si concentri lo sviluppo della città metropolitana e di Expo è un’occasione incredibile perché insieme possono essere elementi propulsivi per il nostro territorio, per fargli riguadagnare quella credibilità a livello internazionale che nel frattempo un po’ ha perso.

venerdì 20 giugno 2014

PD, riforme, Milano e città metropolitana

Intervento del Senatore Franco Mirabelli, all'incontro "Il ruolo del PD nella città metropolitana" che abbiamo organizzato nel nostro circolo:

Continuare a parlare tra noi della vicenda dei senatori che si erano autosospesi è anche un po’ anacronistico.
Non dobbiamo spaventarci di fronte al dissenso o alle discussioni che avvengono al nostro interno. Così come non penso che stia in alcun modo rendendo le cose più difficili la discussione che è in atto nel gruppo PD al Senato – e, più in generale, nel partito - sulla riforma costituzionale. Credo, anzi, che sia una discussione utile.
Una discussione che su molti versi ha pesato, come ad esempio sugli emendamenti che leggiamo oggi sono sui giornali e che hanno proposto i due relatori di maggioranza e di opposizione per modificare la proposta di legge del Governo. Si tratta, inoltre, di questioni che sono state poste nella discussione non solo da chi si è poi autosospeso ma anche da molti altri senatori e, il tutto, è avvenuto all’interno di una discussione serena che si è protratta per nove assemblee del gruppo del PD.
Una serie di questioni erano già state poste dal Governo stesso e, a mio avviso, siamo di fronte a un’ipotesi concreta di poter approvare la prima lettura della riforma costituzionale in Aula al Senato entro la metà di luglio e che lo si possa fare anche con un largo consenso, tenendo conto che facciamo questo sull’onda di una forte spinta che è venuta dal risultato delle elezioni europee.
Inoltre, arriviamo a questo dopo una discussione seria che tiene conto della necessità di cambiare la Costituzione ma garantendo comunque che ci sia un equilibrio tra i poteri nei futuri assetti costituzionali, per evitare che ci sia un eccessivo sbilanciamento e che non ci siano i contrappesi che invece sono necessari.
Personalmente, continuo a pensare siamo in una fase entusiasmante: il risultato elettorale ci ha detto che c’è grande fiducia in noi e in quello che potremmo fare e nella possibilità che noi diventiamo i protagonisti di un cambiamento vero di questo Paese. L’esito del voto ci dice che oggi ci sono le condizioni per fare, per cambiare davvero: non per fare solo piccoli aggiustamenti ma per mettere in discussione una serie di assetti consolidati che hanno pesato su questo Paese, che lo hanno reso meno dinamico e più difficile da governare e che hanno reso più difficile guardare al futuro dell’Italia con ottimismo. In particolare, ritengo che il risultato elettorale ci dica che oggi siamo riusciti, per una parte importante dei cittadini italiani, a recuperare la credibilità, come Renzi aveva detto fin dall’inizio. Noi avevamo necessità di recuperare credibilità, di restituire credibilità alla politica e alle istituzioni e questo lo si ottiene se rendiamo evidente che cambiare le cose è possibile, che c’è una volontà reale di farlo e, oggi, credo che lo stiamo facendo.
Questo non significa che le cose siano facili, però, oggi abbiamo una grandissima responsabilità che ci deriva dall’esito del voto per le europee. Dopo questo risultato elettorale, se non riusciamo a fare le cose o perdiamo questa occasione, infatti, è evidente che sarebbe un disastro per il PD ma sarebbe un disastro anche per il Paese.
Tutte le riforme vanno discusse, da quella che è stata annunciata in questi giorni sulla Pubblica Amministrazione alle altre che sono state messe in campo, però il punto è che poi devono essere fatte: oggi sarebbe un delitto non cogliere questa spinta che viene dagli elettori!

Questo però significa alcune cose anche rispetto a Milano e al Partito Democratico: noi dobbiamo cominciare a pensare al partito in un altro modo. Dobbiamo cominciare a pensare, ad esempio, che il Partito Democratico debba essere meno rivendicativo: oggi siamo una forza che ha il 40,8% di voti e abbiamo la responsabilità di fare le cose, non di rivendicare.
In merito alla discussione sul rapporto tra gruppo consiliare del PD e amministrazione comunale di Milano, dobbiamo sapere che il punto oggi non è rivendicare ma stabilire qual è la proposta politica che il partito di maggioranza di questa città mette in campo e che vuole portare a casa.
Non penso, dunque, che il tema sia rivendicare spazi in astratto ma, al contrario, dire con chiarezza che cosa vogliamo e poi, su quello, far pesare la propria forza.
Allo stesso modo, penso che tutto il partito, anche i circoli, da questo punto di vista, debbano cambiare la prospettiva. Ormai ci siamo abituati da molto tempo ad una discussione molto concentrata su di noi, a volte anche molto autoreferenziale ma adesso, invece, abbiamo bisogno di una discussione che faccia il conto con il fatto che i cittadini, oggi, sono convinti che noi abbiamo tutti gli strumenti per fare delle cose o comunque pensano di averci dato tutti gli strumenti per fare delle cose e noi dobbiamo guardare a questo come ad un punto fondamentale. Questo non vuol dire rinunciare alla discussione interna ma i circoli non possono essere solo la sede per questo, anzi, devono essere uno dei presidi del lavoro che il PD si deve intestare rispetto all’affrontare i problemi.

In merito all’area metropolitana, abbiamo fatto la legge Delrio che ne stabilisce i tempi e le modalità di costruzione.
Dovremmo fare una riflessione anche con il Governo sul fatto che per Milano, per l’importanza e la dimensione che ha, forse bisognerebbe ragionare su una legge speciale per garantire che l’area metropolitana milanese abbia i poteri per intervenire sulle materie che la Costituzione riconosce alle aree metropolitane (la possibilità di indirizzo, i trasporti, il governo del territorio ecc.), così come si è fatto per Roma.
Su questo possiamo ragionare perché è ancora un capitolo aperto, per il resto, invece, il percorso è designato. E questo percorso è dentro al ragionamento di riforma complessiva dello Stato che stiamo mettendo in campo, è parte del ragionamento che ci ha portato all’abolizione delle Province ed è parte del ragionamento che oggi ci porta a costruire un Senato delle autonomie che dà un’attenzione, un ruolo e una funzione diversa ai territori e configura un Paese in cui i territori hanno maggior forza.
Il nuovo Senato sarà anche il ramo del Parlamento che si occuperà dei rapporti con i territori, dei rapporti con l’Europa, dei finanziamenti europei e di una serie di altre cose.
Dentro a questo schema, c’è un’attenzione maggiore al peso dei territori sulle decisioni dello Stato, rispetto a quella che vi era nella forma precedente. Inoltre, dentro a questo, credo che si collochi anche il ragionamento della costituzione delle aree metropolitane, che devono mettere in campo ciò che serve alle grandi aree di questo Paese per avere gli strumenti per crescere, svilupparsi e costruire un futuro.

In questo senso ci sono tre aspetti che meritano di essere approfonditi.
Innanzitutto la questione di Expo.
Fare l’Expo senza creare un governo della città metropolitana forte, a mio avviso, depotenzia ciò che l’Expo può rappresentare per quest’area del Paese. Expo è una grande manifestazione che può lasciare qui i germogli di una vocazione economica internazionale che quest’area del Paese si può giocare se c’è uno strumento dell’area metropolitana che ha la forza di investire in ciò.
Come veniva richiamato in alcune riflessioni, il tema di Expo non è secondario: non stiamo preparandoci a fare una fiera. Il tema di Expo, “Nutrire il Pianeta” è fondamentale e investe le filiere dell’alimentazione, la ricerca, le questioni che riguardano l’agricoltura. Inoltre, siamo la provincia in cui c’è la maggior presenza di aziende agricole in Italia.
Se Expo è questo, significa che Milano e l’area metropolitana milanese possono diventare da qui in avanti il punto di riferimento nel mondo su questi temi (le catene alimentari, i centri di ricerca…).
Guardando al futuro da questo punto di vista, è evidente che su Expo bisognerà investire e ci vuole un soggetto forte capace di investire su questo perché Expo produca posti di lavoro, produca un’eccellenza che diventi un marchio nel mondo di questa realtà, così come è stato per la moda o per il design.

Un’altra questione riguarda la possibilità o meno di elezione diretta del sindaco della città metropolitana. Questa è una questione molto seria che non va vista – come invece abbiamo fatto spesso nella nostra discussione – in termini secondo cui bisogna eleggere direttamente il sindaco della città metropolitana perché altrimenti i Comuni che non sono Milano si sentono defraudati e quindi non accettano di entrare nell’area.
In questi anni abbiamo discusso spesso di come convincere gli altri Comuni a entrare nell’area metropolitana in cui Milano ha un peso molto significativo.
Sicuramente il PD deve lavorare per l’elezione diretta del sindaco della città metropolitana ma deve farlo perché questo determina la possibilità di avere più o meno poteri per la città metropolitana stessa. Personalmente, non sarei favorevole all’attribuzione ad un soggetto che non ha una legittimazione popolare delle quote di Serravalle, piuttosto che di Pedemontana o SEA, MM o altro.
È chiaro che la legittimazione popolare dà una forza a chi governa e in nome di quella forza si possono riconoscere poteri o altro. Il dare il potere di decidere sul trasporto pubblico (che è da rivendicare dalla Regione) oppure sugli assetti del territorio ad un soggetto non eletto direttamente, a mio avviso, è problematico: è molto più naturale che ad un soggetto non eletto direttamente venga concesso di dare indirizzi ma dovrà lasciare altrove (magari ai singoli sindaci o alla Regione) il potere di dire l’ultima parola.

L’ultima questione che voglio affrontare riguarda il coinvolgimento dei cittadini.
Siamo già dentro al percorso di costruzione della città metropolitana ma mi domando se dobbiamo esaurire questo percorso soltanto dentro agli ambiti istituzionali (attraverso le riunioni dei sindaci, i seminari) oppure non dobbiamo cominciare a ragionare su alcune cose concrete che possano invece interessare i cittadini.
Ad esempio, si è detto che una delle priorità del PD è il tema della casa, quindi, mi viene da pensare che sul tema della casa dobbiamo mettere in campo delle politiche concrete di area metropolitana.
Il Comune di Milano sta ragionando di realizzare un’Agenzia per fare incontrare domanda e offerta abitativa, sfruttando anche i finanziamenti della legge nazionale e la possibilità di utilizzare i Fondi sostegno affitti ecc. Perché non ragionare, invece, su un’Agenzia metropolitana? Siccome la gestione delle case popolari da parte dei privati è stata deficitaria, visto che si preannuncia l’interruzione del rapporto per la gestione delle case del Comune di Milano da parte di Aler, possiamo ragionare con gli altri Comuni (e alcuni hanno tante case popolari) per vedere se si riesce a costruire un’azienda metropolitana di gestione controllata dai Comuni, che parte senza il debito enorme che ha Aler e costruiamo una proposta di gestione metropolitana?
Ritengo, quindi, che dobbiamo cominciare a pensare a cose di questo tipo anche per cercare di interessare i cittadini al tema dell’area metropolitana. Credo, infatti, che possa essere utile cominciare a tradurre concretamente il tema dell’area metropolitana.