venerdì 7 febbraio 2014

Una nuova società per gli alloggi popolari a Milano

Articolo di Daniele Cazzaniga
Una nuova società prenderà il posto di Aler nella gestione delle circa 68mila case popolari sul territorio di Milano che sono di proprietà sia del Comune (28mila alloggi) sia della stessa Aler (40mila). A dare vita al nuovo soggetto - che dovrebbe debuttare fra due mesi - saranno Palazzo Marino e la Regione Lombardia. La decisione è arrivata il 28 gennaio al termine del colloquio (durato circa un’ora) fra il sindaco Giuliano Pisapia e il governatore Roberto Maroni. “Le case popolari vivono situazioni di degrado non degne di una città come Milano - ha affermato il sindaco al termine del vertice. - Entro due mesi nascerà una nuova società congiunta di gestione delle case popolari per dare un segnale forte di attenzione e per arrivare in tempi relativamente brevi a dare case dignitose”. I due enti hanno deciso di stanziare somme straordinarie da destinare alla manutenzione ordinaria del patrimonio edilizio, oltre a interventi sui canoni di locazione per risolvere la situazione di morosità. “È una soluzione ragionevole e innovativa”- ha confermato Maroni - Ci diamo due mesi di tempo per seguire questa strada. Non c'è alcun contrasto fra noi”.

Intervista esclusiva a Matteo Quitadamo del Sunia
Come si può leggere qui sopra il mondo Aler è di nuovo in prima pagina (o forse non è mai andato via): rescissione unilaterale delle convenzioni, mala gestione, riforma (solo a parole) e ultima, non certo in ordine di importanza, la presa di posizione del Comune di Milano che dovrebbe portare alla nascita di una nuova società incaricata di gestire il patrimonio di Erp (Edilizia Residenziale Pubblica) nella nostra metropoli.
Matteo Quitadamo, da una vita impegnato in prima fila nelle attività del Sunia in zona 9, leggiamo da mesi notizie allarmanti sull’Aler: ci fa il punto della situazione?
Al giorno d’oggi le cose sono molto complicate perché sono venute a galla tutte le storture che negli ultimi 20 anni Aler e Regione hanno sistematicamente messo in atto. Negli anni scorsi Aler e Regione hanno fatto delle operazioni immobiliari che si sono poi rivelate fallimentari mettendo in piedi delle società collegate chiedendo dei mutui che poi entravano nel bilancio di Aler con l’avvallo e la garanzia della Regione Lombardia. Oggi mi si viene a dire che la colpa del buco economico è dovuto agli inquilini che non pagano? Per onore di verità bisogna dire che c’è anche questo aspetto, ma in confronto al debito è assolutamente marginale. Mentre le colpe bisogna cercarle soprattutto nel mancato finanziamento da parte di Regione Lombardia.
Più volte la Giunta comunale presieduta da Pisapia ha chiesto ad Aler un cambio di rotta perché amministrare così il patrimonio immobiliare del Comune è scandaloso. Nei giorni scorsi esponenti della Giunta hanno minacciato di fare gestire gli immobili della nostra metropoli ad un’altra società. Siamo veramente così allo sbando? L’Erp rischia di diventare un problema economico e di sicurezza e non una risorsa per calmierare il mercato immobiliare e degli affitti?
Noi ci aspettavamo che, con la Giunta Pisapia, ci sarebbe stato già da tempo un cambio di rotta. Ma ad oggi, tranne alcuni interventi marginali, il cambio di rotta non c’è stato e ben venga la presa di posizione del Sindaco che intende occuparsi seriamente delle case popolari, chiedendo anche il coinvolgimento della Regione. Ma per cambiare rotta e per fare marciare le cose nel verso giusto c’è bisogno di finanziamenti e in quasi tre anni la Giunta Comunale non ha brillato in questo senso. Poi è chiaro che quando le cose non funzionano si cercano altre vie come può essere quella di affidare ad altri soggetti che non siano Aler, ma questa via è stata già percorsa negli anni scorsi dalle Giunte Albertini e Moratti che hanno assegnato a soggetti privati la gestione del patrimonio comunale con esiti disastrosi, sia a livello amministrativo sia tecnico, con grande disagio per gli inquilini. È chiaro che ci sono anche le mancanze di Aler in materia: evidentemente la convenzione che è stata firmata tra Comune ed Aler non funziona. Va rivista, aggiornata e soprattutto finanziata con risorse adeguate. Il Sunia ribadisce ancora una volta che la gestione del patrimonio pubblico deve rimanere in mano pubblica che sia Aler o un altro soggetto, ma sempre pubblico. E mi pare che anche gli esponenti del Comune abbiano fatto marcia indietro; vedremo nei prossimi mesi.
I sindacati inquilini da anni cercano di firmare accordi/convenzioni per migliorare la gestione di questo immenso patrimonio immobiliare e calmierare gli affitti e le spese. Dalla sera alla mattina Aler e Giunta Maroni decidono di non rinnovare il protocollo d’intesa 19/1/2011. Mi pare questo il punto forte di scontro su cui ora vi state battendo.
Abbiamo già intrapreso diverse iniziative e continueremo finchè non riusciremo a riportare Regione Lombardia e Aler al tavolo delle trattative. La legge 27/07 è stata pensata e approvata con l’intento che gli abitanti delle case popolari, con gli affitti versati, debbano raggiungere il pareggio di bilancio. A dicembre l’Aler ha disdettato l’accordo, faticosamente sottoscritto con i sindacati inquilini nel 2010 e tra l’altro previsto dalla stessa legge, per l’abbattimento dei canoni. Con questa scelta si creano ulteriori difficoltà alle fasce più deboli degli inquilini e siamo convinti che tutto ciò porterà a un aumento notevole della morosità, già aumentata sia per effetto della crisi economica sia per l’applicazione della L.R. 27/07. Per sostenere questa lotta il Sunia invita gli inquilini a ritardare i pagamenti e a recarsi nei nostri uffici a sottoscrivere la lettera di protesta da inviare ad Aler (Via Volturno 43 dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18; Via Moncalieri 5 - alla sede del Pd – venerdì dalle 10 alle 12; Viale Ca’ Granda 44 mercoledì dalle 10 alle 12).
Altre questioni salienti aperte?
Di questioni salienti aperte in questo periodo ce ne sono diverse. Intanto abbiamo la questione della riforma delle Aler: anche se la Regione pensa di averla chiusa noi siamo di parere diverso ma, visto i rapporti pessimi che ci sono in questo momento, la vedo molto dura. Con Aler siamo ai ferri corti come spiegavo prima, anche perché il Presidente dell’Aler si dice impotente e non muove virgola senza autorizzazione di Maroni. Sul Comune che dire? Ci fa piacere che Giuliano Pisapia in questi giorni abbia preso una posizione chiara e che si sia schierato sulle posizioni dei sindacati e di questo ringraziamo sia il Sindaco sia il Partito Democratico che hanno aderito ufficialmente alla nostra manifestazione.
Ma alla luce dell’approvazione della L.R. 27/07 che ha fortemente compromesso la funzione sociale del servizio Erp, assumendo l’autofinanziamento delle Aler come elemento fondante della politica di settore della Regione, le case popolari hanno un futuro?
Rispondere non è semplice. Il gioco è tutto politico perché la Regione è la sola responsabile dell’edilizia popolare e non può fare finta di niente. Vorrei ricordare che negli ultimi 20 anni la Regione è stata governata dal centrodestra e non mi sembra che la politica sociale fosse e sia al centro della sua azione politica, ed essendo il governatore Maroni in perfetta continuità con il passato non credo abbia intenzione di cambiare rotta. Ci si deve mettere in testa che si deve dedicare risorse all’edilizia popolare perché così non regge. Se si vuole dare dignità al settore si deve mantenere quella funzione sociale rappresentata dalle case popolari; bisogna impegnare denaro perché siamo al collasso e non certo per gli inquilini che non pagano. Poi andiamo a mettere le mani nelle Aler e correggere quelle malversazioni e abusi che ci sono. Nelle ultime ore la situazione sta prendendo una piega diversa, c’è stato un incontro tra Maroni e Pisapia per fare il punto della situazione e hanno deciso che nei prossimi due mesi ci saranno grosse novità e cioè quella di formare una società che gestisce il patrimonio delle case popolari sia di Aler sia del Comune con criteri diversi fin qui usati. Io sono molto preoccupato dal punto di vista sindacale: i lavoratori Aler che fine faranno? E non sto parlando dei soggetti che hanno contribuito a portare al disastro finanziario e morale di questo Ente. Il sindacato Sunia starà allerta sulla questione e farà di tutto per raggiungere quell’equilibrio che serve in momenti come questo.

giovedì 6 febbraio 2014

Senza soldi Aler muore e Maroni fa solo propaganda

Articolo di Franco Mirabelli pubblicato da L'Unità.

Da qualche settimana, spesso su impulso della giunta regionale, si parla con insistenza della grave situazione in cui versa l'edilizia residenziale pubblica in Lombardia, si scopre che Aler Milano ha un bilancio in rosso ed esposizioni bancarie per centinaia di milioni, si attribuisce alle incapacità di gestione questa situazione.
Per chi come noi da anni denuncia le inefficienze di Aler, denuncia l'abbandono in cui sono stati lasciati i quartieri popolari sempre più degradati e lamenta le condizioni inaccettabili di vita in cui vengono lasciati tanti cittadini, non c'è nulla di nuovo.
Anche i quaranta milioni e oltre di buco non possono stupire chi, come noi, da tempo pone la questione del finanziamento dell'edilizia residenziale pubblica. In Consiglio Regionale avevamo denunciato che l'idea contenuta nella Legge regionale 27, secondo cui gli alti costi della gestione delle case popolari potevano essere coperti dall'aumento dei canoni agli inquilini, non stava in piedi e avrebbe creato la situazione attuale in cui, per assenza di risorse, la qualità dell'abitare è peggiorata mentre su alcune famiglie gli aumenti in tempi di crisi hanno pesato. E, di fronte all'aumento delle spese, lo stesso aumento della morosità era prevedibile, anche se spesso non giustificabile. Insomma, che quel modello non fosse e non sia sostenibile era già evidente.
Ma non è di questo che si parla sulla stampa o nella maggioranza di Maroni. È chiaro che il modo di funzionare delle Aler, in particolare a Milano, sia stato segnato da inefficienze, sprechi, clientele e malagestione. L'abbiamo denunciato ed è evidente che su questo si deve intervenire. Ma è sospetto il fatto che dalla giunta regionale non si parli d'altro che di questo o si inventino altre giustificazioni per il deficit di Aler assolutamente risibili come il sostenere che è responsabilità dell'insostenibile peso dell'Imu senza sapere che dal 2013, grazie a noi, le Aler non pagano più l'Imu.
In realtà, scaricando sulle società di gestione le responsabilità, la giunta e il centrodestra che governano da anni Regione Lombardia cercano di nascondere i propri fallimenti. L'idea di non affrontare il tema del finanziamento dell'edilizia residenziale pubblica ha già portato Lega e PDL nella scorsa e nell'attuale legislatura a cambiare per due volte l'assetto societario delle Aler, ma è evidente che questi tentativi in assenza di altre riforme sono inutili. Nonostante la propaganda, non è certo la riduzione o la successiva cancellazione dei cda che può cambiare la situazione. Parlare di ciò serve solo a depistare dal vero problema che riguarda il finanziamento.
Su questo non solo non si è fatto nulla ma, addirittura, la Regione ha bloccato i finanziamenti che aveva promesso lasciando le autogestioni senza soldi e bloccando ogni progetto avviato.
Insomma, la Regione e chi l'ha governata non può scaricare sulle Aler le proprie colpe.
Non lo dico per una sorta di rivalsa o solo per affermare un principio di responsabilità, ma, voglio sottolineare che o si cambia strada o la situazione rischia di peggiorare; si deve ridiscutere il sistema di finanziamento prevedendo forme di sostegno pubblico, prendendo atto che i soli canoni non possono essere risolutivi. O si cambia su questo punto o non c'è soluzione. O si scioglie il nodo del finanziamento non episodico, oppure anche la buona idea della nuova società pubblica di Regione e Comune di Milano rischia di non decollare.
Purtroppo la Regione al di là dell’alimentare una giusta attenzione alle inefficienze Aler, non sembra aver intenzione di cambiare. I primi atti sono preoccupanti: di fronte alla mancanza di risorse, ha scelto di stracciare l'accordo sindacale che garantiva esenzioni per le spese per i nullatenenti e ipotizzato, come leggiamo, la soluzione dell'aumento dei canoni. Queste cose dimostrano che si vuole proseguire sulla strada del risolvere i problemi scaricandoli sugli inquilini, in particolare i più deboli. Su questa strada non solo ci sarebbe un’ulteriore ingiustizia ma sarebbe anche tutto inutile e tutta questa attenzione di Maroni per le case popolari si rivelerebbe un inganno, solo un modo per non rispondere di ciò che la sua maggioranza ha fatto in questi anni.

mercoledì 5 febbraio 2014

Case popolari bene pubblico: piccolo e bello

Segnaliamo un'articolo scritto da Emilio Vimercati per Arcipelago Milano.

Puntualmente torna alla ribalta la questione dei debiti delle Aler, aziende lombarde edilizia residenziale, e in particolare di quella milanese sotto di 345 milioni di euro. Di conseguenza nelle istituzioni scattano da parte dei politici le più complesse proposte ingegneristiche per modificare gli assetti delle aziende. Giustamente si cerca di capire come si è giunti a tale disastro sociale ed economico che graverà sui cittadini, mai sui gestori, per poi ridursi a stiracchiare competenze, confini, presidenze, con l’organizzazione sottostante inalterata.
04vimercati05FBLe ragioni di questa mala gestione sono tantissime ma è opportuno sottolinearne una: un tale patrimonio non può essere gestito da aziende che tendono al gigantismo ma semmai al contrario è utile restringere al massimo i suoi campi di azione con una pluralità di amministrazioni locali che siano in grado di presidiare il territorio stando vicino ai cittadini dei quartieri popolari. Ridurre a cinque le aziende regionali è una pessima riforma. Non si controllano occupazioni abusive, morosità, racket, manutenzioni, servizi, se non c’è una presenza puntuale in queste zone sensibili e ad alto rischio che hanno componenti di degrado, conflitti, vandalismi, comportamenti borderline, emarginazione e povertà, tutto in capo ai Comuni non alle Regioni o alle Aler. Non si può certo ritornare a soluzioni di spartizione politica e di lottizzazione dei consigli di amministrazione come per tanti decenni è successo trattando le case popolari come un terreno di conquista elettorale con sanatorie infinite e maltrattando una importante questione urbana a scapito dell’efficienza, della buona economia e dell’offerta sociale; è ora di uscire dalla palude dell’emergenza continua con soluzioni razionali.
Il progetto che non si è mai voluto realizzare, per opportunismo e per mantenere lo stato esistente, consiste nell’abolizione delle Aler consegnando i patrimoni nella disponibilità dei Comuni che li devono gestire in proprio con un servizio in economia attraverso un settore dedicato. Né aziende speciali o partecipate che non funzionano, né nuovi amministratori, né privati visti gli infelici precedenti: gestione diretta a contatto con i cittadini, un patrimonio a bilancio, risparmi fiscali. Ai lavoratori delle Aler sia garantita la riassunzione nei comuni che ne avranno bisogno. Dei 1544 comuni lombardi circa un quarto ha sul proprio territorio insediamenti di case popolari e ne conoscono perfettamente problemi e bisogni. I piccoli comuni devono avere la facoltà di unirsi in consorzi. Nei pochi capoluoghi di provincia ove è più massiccia la presenza di abitazioni pubbliche sia anche possibile affidare alle circoscrizioni i compiti per la gestione ordinaria e di custodia sociale.
Le Regioni si sono allargate nell’interpretare il Titolo V della Costituzione andando oltre i compiti legislativi e invadendo quelli gestionali. Arretrino e consentano ai Comuni di decidere in proprio modalità di assegnazione degli alloggi, criteri, tetti economici, canoni, adeguandoli alle condizioni sociali delle famiglie e delle zone territoriali così diverse per esempio dalle Alpi al Po. Da padroni di casa i Comuni possono con buon senso valutare meglio le situazioni delle famiglie in difficoltà diversamente dalle Aziende reclinate sui conti. Le Regioni e lo Stato mettano a disposizione le risorse e controllino l’attuazione dei programmi: sarebbe già un risultato eccezionale se i cantieri rispettassero i tempi previsti di esecuzione dei lavori e i relativi costi preventivati sia per le nuove costruzioni che per la manutenzioni straordinarie.
Una proposta del genere sarà dichiarata irricevibile e cestinata dai Comuni che non vogliono, come dicono, “grattarsi una rogna”. Ma allora i Comuni che ci stanno a fare? Il patrimonio pubblico non è una criticità ma una risorsa. Lasciare in mano alle Regioni questa questione perché non è un servizio nobile è poco lodevole. Così l’edilizia pubblica rimarrà sempre un buco nero in cui buttare soldi senza ritorni di efficienza. I Comuni gestiscono servizi importanti e la casa è uno di questi beni comuni e possono introdurre maggiore trasparenza sia nei contratti di appalto che nelle spese delle abitazioni creando valorizzazione e consenso.
Serve innovare con coraggio: è l’inefficienza che non è popolare. Ridare credibilità alla politica si fa anche spezzando la logica dell’accentramento in megalomani strutture; puntando invece su gestioni decentrate e sulla responsabilità degli amministratori comunali è possibile ricostruire un tessuto sociale di servizi che risponda ai bisogni dei cittadini, risanando i conti nel tempo con equità, svolgendo attività di vigilanza a tutela degli inquilini, riqualificando e migliorando la vivibilità nei quartieri soprattutto periferici sotto l’unica regia dei Comuni.

martedì 4 febbraio 2014

Mirabelli: approvato un mio odg per ridurre la pericolosità delle slot

"Il governo ha accolto un mio ordine del giorno alla delega fiscale in cui si impegna ad introdurre una serie di norme per ridurre la pericolosità del gioco d'azzardo e delle slot machine". Lo dice il senatore Franco Mirabelli, capogruppo del Pd nella commissione Antimafia.
"In particolare - spiega Mirabelli - l'ordine di giorno accoglie le richieste delle associazioni impegnate nella lotta alle ludopatie e chiede al governo di valutare l'opportunità di concentrare i luoghi dedicati alla presenza delle slot machine, per realizzare maggiore sicurezza e controllo, soprattutto per i minori. Il governo è stato inoltre impegnato a contrastare il gioco compulsivo, aumentando il tempo per ogni euro speso, che oggi si è ridotto a 4 secondi. Per proteggere i minori, inoltre, abbiamo proposto l'obbligo alla chiusura delle slot negli orari prossimi all'entrata e all'uscita dalle scuole".

lunedì 3 febbraio 2014

Informazioni sui provvedimenti approvati in Parlamento

Cari Democratici,
nelle scorse settimane sono stati approvati provvedimenti importanti in Parlamento sui quali si è anche alimentata la polemica politica.
Per aiutare a fare un po’ di chiarezza segnaliamo alcuni spunti di riflessione.
Alla Camera dei Deputati si è innescata una violenta protesta del Movimento 5 Stelle al momento dell’approvazione del Decreto Imu-Bankitalia, in particolare con Laura Boldrini (che ha bloccato la discussione utilizzando il meccanismo della “tagliola” al fine di consentire la votazione nei tempi necessari) e si è detto che veniva privatizzata la Banca d’Italia.
In realtà, la “tagliola” si è resa necessaria perché il decreto era in scadenza e, se non si fosse votato, i cittadini avrebbero dovuto pagare la seconda rata dell’IMU. Le banche citate nel decreto erano già in possesso delle quote di Bankitalia, sono soltanto state rivalutate al valore attuale, consentendo così di far entrare nelle casse statali 900 milioni di euro, che vengono usati per esonerare gli italiani dal pagare la seconda rata dell’IMU.

Un’altra polemica si è innescata (questa volta ad opera della Lega) durante l’approvazione del Decreto Carceri, in cui non vi è alcun cedimento nei confronti dei delitti gravi e di mafia, nessun indulto mascherato, nessuna liberazione automatica ma si potrà avere uno sconto di pena solo sulla base di una valutazione in concreto da parte del giudice della positiva condotta dei condannati.

Per aiutare a comprendere meglio le condizioni di vita nelle carceri italiane e il difficile tentativo di rieducare i detenuti in un contesto al limite della vivibilità, segnaliamo il video un servizio serio andato in onda nella trasmissione Gazebo>> in cui viene illustrato la geografia del Carcere Regina Coeli di Roma e la vita dei detenuti nelle varie sezioni e poi invitiamo a leggere la cronaca della visita delle carceri milanesi>> avvenuta qualche anno fa da parte di Franco Mirabelli (allora consigliere regionale), Enrico borg (consigliere provinciale) ed Emanuele Fiano (Deputato).

domenica 2 febbraio 2014

Expo: il progetto, le trasformazioni urbane, il lascito alla città e la legalità negli appalti

Manca poco più di un anno all’avvio ufficiale di Expo 2015 che vedrà Milano e la Lombardia protagoniste e le porterà a confrontarsi con gli altri Paesi su tematiche importanti per il futuro del Pianeta.
Expo sta portando alla città di Milano e al territorio circostante delle grandi trasformazioni che lasceranno il segno anche dopo l’evento.
Di questo, del progetto Expo, delle trasformazioni che sta apportando nel territorio milanese e di cosa resterà a manifestazione conclusa, ma anche di come prevenire e contrastare il rischio di infiltrazioni mafiose negli appalti si è parlato domenica 2 febbraio, presso l’Auditorium Ca’ Granda a Milano in un incontro organizzato dal circolo PD Prato-Bicocca in collaborazione con il PD della Zona 9 di Milano sul tema “Expo 2015: ieri, oggi e domani”. Qui il video dell'incontro>>
L’incontro coordinato da Gianandrea Abbascià (Circolo PD Prato-Bicocca), è stato aperto da Mariangela Rustico (Coordinatrice PD della Zona 9), la quale ha segnalato come anche il territorio della Zona 9 e i suoi siti siano interessati dalle trasformazioni e dai progetti di riqualificazione in vista del grande evento del 2015. Del progetto di Expo, dell’importanza dei temi che verranno sviluppati ha parlato invece Maurizio Martina (Sottosegretario al Ministero delle Politiche Agricole con Delega ad Expo), il quale ha ribadito che la manifestazione può essere una grande occasione per il rilancio di Milano nel mondo, data l’ampia partecipazione di tutti i Paesi all’interno dei padiglioni. Expo – secondo Martina – può fungere da motore del cambiamento tanto auspicato per il nostro Paese, ridare una prospettiva e spingere per l’innovazione necessaria oltre che per mettere in risalto le qualità italiane e far parlare del nostro Paese in modo positivo, uscendo dalle polemiche spicciole del quotidiano. Di grande occasione che parte da Milano ma che è utile a tutta l’Italia ha parlato anche Ada Lucia De Cesaris (vicesindaco di Milano), definendo Expo come un possibile modello da utilizzare e valorizzare. “Con Expo siamo partiti in ritardo – ha affermato il vicesindaco – ma è importantissimo perché può mettere in moto dei principi di riqualificazione profonda per il nostro territorio” e, per quanto riguarda più specificatamente la Zona 9 di Milano e per il progetto del Gasometro in Bovisa l’idea è che possa diventare un polo importante per la ricerca e per collegare quel mondo al mondo del lavoro, mentre altre realtà come ad esempio l’Isola e Porta Nuova stanno cominciando a vedersi già più definite. “Occorre immaginare uno sviluppo del territorio per tappe - ha chiarito il vicesindaco - e le strutture utili verranno mantenute anche dopo la manifestazione”.
Per Lucia De Cesaris, tuttavia, serve “vision” e capacità di aprire agli investimenti stranieri: “Gli altri Paesi guardano a Milano con grande attenzione e questo può essere sfruttato per il rilancio della città. Senza dimenticare che una grande partita è giocata sull’area metropolitana e sul recupero delle aree agricole del territorio che possono trovare nuova forza e nuovi mercati in cui esportare, per questo sarà necessario un grande lavoro con il distretto agricolo milanese per puntare alla valorizzazione dei prodotti”.
Per quanto riguarda il dopo-evento, il vicesindaco ha precisato che esistono già delle regole da rispettare riguardanti le volumetrie per l’edificazione e il fatto che il 51% dell’area occupata da Expo dovrà diventare un parco; tuttavia ci sarà una discussione su quali progetti e quali funzioni dovranno essere contemplate in questo.
Franco Mirabelli (Senatore e Capogruppo PD Commissione Politiche Parlamentare di Inchiesta sul fenomeno delle Mafie), ha segnalato come all’inizio ci sia stata una sottovalutazione dell’evento e di come non si sia compreso che il tema dell’alimentazione sarà decisivo per il mondo ed è più che mai necessario che si apra una riflessione sui modelli di produzione e di consumo. Expo, dunque, può far diventare Milano un punto di riferimento per la discussione sull’alimentazione e il confronto tra le tecniche di produzione e il mondo della ricerca.
Per quanto riguarda la Zona 9, Mirabelli ha ricordato che la Metro 5 esiste grazie ai finanziamenti stanziati per Expo in quanto è un’opera ad esso correlata e ha ribadito l’importanza del coinvolgimento anche del Parco Nord che da anni è sede del Festival della Biodiversità.
Parlando del lavoro svolto in Commissione Antimafia, Mirabelli ha evidenziato come Expo rischi di diventare un’occasione ghiotta anche per organizzazioni criminali e per evitare questo sono state messe in campo misure importanti e innovative: “Il fatto che ci siano già state 41 aziende interdette ai lavori significa che le norme adottate funzionano. È importante che le certificazioni antimafia arrivino presto in modo da escludere dagli appalti possibili soggetti pericolosi. Oggi si sta costruendo anche una banca dati informatica in grado di vagliare tutti i dati, sono riaperti i concorsi per l’ampliamento degli organici delle forze dell’ordine, sono stati siglati tre protocolli per la sicurezza e la messa in atto di un sistema di controllo per impedire l’inquinamento degli appalti che coinvolge tutte le istituzioni, tanto che i magistrati chiedono che venga esteso anche ad altri grandi eventi e all’ortomercato. L’esperienza di Expo, quindi, può fare da modello per la gestione degli appalti”.
Sul tema delle infiltrazioni mafiose, dunque, per Mirabelli, le istituzioni si sono attrezzate per tempo: al momento si è chiusa la fase di verifica di appalti e subappalti pubblici e ora serve avere la stessa attenzione verso ciò che faranno i Paesi ospiti nella costruzione dei padiglioni e nelle aziende che ci lavoreranno e anche su questi cantieri andranno fatte delle verifiche.
Expo, secondo il senatore del PD, può migliorare la vita di Milano, può aprire la città e può dare una mano a riagganciare la ripresa economica nel Paese.
A chiudere gli interventi è stata Arianna Censi (Coordinatrice Segreteria PD Milano e Città Metropolitana), la quale ha segnalato l’importanza del coinvolgere i cittadini su questi temi e sugli obiettivi che si sono fissati, aprendosi alle varie realtà e dialogando con le associazioni presenti, anche utilizzando il PD per aiutare a rafforzare l’azione comunicativa del lavoro svolto dal Comune. “Expo rappresenta la possibilità di raccontare le potenzialità del nostro territorio, la qualità dei nostri prodotti ma anche di rigenerare la pubblica amministrazione e questa occasione va colta”, ha ribadito Arianna Censi.

giovedì 30 gennaio 2014

Domande e risposte sul decreto Imu-Bankitalia

Pubblichiamo una serie di domande/risposte a cura dell'on. Emanuele Fiano sul decreto IMU - Banca d'Italia approvato alla Camera nel caos provocato da M5S.
SINTESI DELLA RELAZIONE DEL PD SU RIFORMA ASSETTO PROPRIETARIO BANCA D’ITALIA. 
Chi possiede Banca d’Italia?
La Banca d’Italia non è mai stata statale, ma proprietà degli istituti bancari e assicurativi.
Qual è oggi la compagine azionaria?
Oggi più del 50 per cento è in mano a Intesa San Paolo e Unicredit.
C’è quindi il pericolo che i controllati (le banche) controllino il controllore (la Banca d’Italia esercita la vigilanza sui mercati del credito e delle assicurazioni)? 
No, perché la Banca d’Italia è e resta un Istituto di diritto pubblico e i soci proprietari delle azioni non hanno alcun potere sulla governance dell’istituto e sulla gestione delle attività istituzionali della Banca.
Cosa succede con la riforma?
Nessuno potrà possedere più del 3 per cento delle azioni di Banca d’Italia. Gli azionisti che oggi ne possiedono di più dovranno vendere.
Qual è la regola per la rivalutazione?
La nuova regola è che agli azionisti verrà riconosciuto un rendimento non superiore al 6 per cento del capitale investito (non più, quindi, delle riserve). Il valore del capitale viene portato a 7,5 miliardi. Quindi, il massimo dei dividendi attribuibili in futuro è di 450 milioni, una cifra inferiore al massimo oggi raggiungibile.
Qual è il beneficio “di sistema” di questa operazione?
Finora le azioni di Banca d’Italia non potevano far parte del capitale di vigilanza dei soggetti che le possedevano, appunto perché non stavano sul mercato e non c’era un criterio univoco di valutazione. Grazie alla riforma, potranno essere inserite nel capitale di vigilanza. 
E allora? C’entrano forse Basilea 3 e i nuovi criteri prudenziali dell’Unione bancaria?
Sì. Le banche sono limitate, nel credito che possono erogare, dalla quantità del loro patrimonio. I requisiti di patrimonializzazione richiesti alle banche sono molto aumentati dopo la crisi del 2008-2009. Tutti gli organismi internazionali, e per ultima l’Unione Europea, hanno introdotto metodi più stringenti di valutazione dei rischi e requisiti patrimoniali più elevati. E questo è, insieme alla crisi dell ’economia reale, una delle cause della restrizione del credito bancario di cui soffrono soprattutto le imprese piccole e medie. 
Quindi i 7,5 miliardi derivanti dalla rivalutazione rafforzano il patrimonio del sistema bancario?
Sì. E si ottiene questo risultato senza spendere neanche un euro del bilancio pubblico. I proprietari delle azioni rivalutate le venderanno sul mercato per scendere al 3 per cento: i soldi che andranno alle banche verranno dal mercato, non dallo Stato. 
Le riserve della Banca d’Italia potrebbero essere usate per altri scopi, ad esempio per finanziare investimenti pubblici o altre forme di spesa pubblica?
No, assolutamente no. Non si tratta di un “tesoretto” a cui liberamente attingere, ma appunto di un attivo che garantisce l’intero paese all’interno dell’Unione Economica e Monetaria. Oggi, dopo la crisi finanziaria e con l’Italia soggetta alla crisi del suo debito pubblico, è impensabile anche solo ipotizzarlo. In realtà, le riserve non vengono spese neppure con l’operazione effettuata dal decreto 133, perch é esse cambiano semplicemente collocazione all’interno dello stato patrimoniale della Banca d’Italia, spostando 7,5 miliardi da riserve a capitale sociale. Abbiamo però ottenuto il massimo possibile nelle condizioni date: utilizzarle come volano per il rafforzamento del patrimonio del sistema finanziario (bancario e assicurativo) italiano, con effetti indirettamente positivi sulla crescita tramite riduzione delle restrizioni sul credito. 
Perché la riforma di Banca d’Italia è stata legata all’IMU?
Perché la copertura finanziaria per l’abolizione della rata IMU prima casa di dicembre è stata messa a carico del settore creditizio, finanziario e assicurativo, nonché della stessa Banca d’Italia, con l’aumento degli acconti IRES e IRAP e con un’addizionale straordinaria alle aliquote IRES, per un totale di 2,163 miliardi nel 2013 e 1,5 nel 2014. Mentre, da un lato, si chiede questo sforzo al settore, dall’altro gli si concede il beneficio indirettamente derivante dalla rivalutazione delle azioni della Banca centrale. Peraltro, dalla rivalutazione emergerà un introito fiscale aggiuntivo di circa un miliardo per il bilancio dello Stato.

sabato 25 gennaio 2014

Lunedì 27 gennaio incontro con Mirabelli

Dato il susseguirsi di avvenimenti importanti che riguardano il Partito Democratico e i cambiamenti in atto sia al nostro interno che nello scenario politico nazionale, ci sembrava opportuno creare un momento di riflessione e condivisione con tutti voi. Per questo Lunedì 27 gennaio alle ore 21:00 presso il nostro Circolo PD (in Via Moncalieri 5) avremo il senatore Franco Mirabelli, che ci aiuterà a fare il punto sulla situazione politica e sulle vicende del nuovo corso del nostro partito e che si confronterà con noi sull'attività svolta dal Parlamento in queste settimane. Ricordiamo che il senatore Franco Mirabelli è capogruppo del PD in Commissione Antimafia, fa parte della Commissione Ambiente e Territorio e della Commissione Politiche dell'Unione Europea del Senato, oltre che essere membro della Direzione Nazionale del Partito Democratico. Qui potete leggere la sintesi dell'attività svolta da Mirabelli in Senato negli ultimi mesi (file pdf)>>

In tanti alla Parco Nord per non dimenticare!

Tantissime persone hanno partecipato alla manifestazione per la celebrazione della Giornata della Memoria oggi pomeriggio al Parco Nord. Anche il nostro circolo è stato ampiamente presente. Grazie a tutti di essere venuti a celebrare una ricorrenza che non deve essere dimenticata.
Qui un po' di foto:

Giornata della Memoria al Parco Nord - 25 gennaio 2014

giovedì 23 gennaio 2014

Casa: Pd Milano chiede tavolo tra Comune, Regione e Aler

Il Pd di Milano chiede l'avvio di un "tavolo di confronto tra l'Azienda lombarda per l'edilizia residenziale, Regione Lombardia e Comune di Milano, aperto alle rappresentanze organizzate degli inquilini, allo scopo di analizzare, congiuntamente e per intero, il risultato della 'due diligence'". E' quanto si legge in una nota. I dati che oggi emergono sulla situazione economico finanziaria generale di Aler Milano - si sostiene nella nota - sono "emblematici di come 20 anni di mancata gestione o, per meglio dire, di gestione clientelare da parte del governo regionale del tema relativo all'edilizia pubblica, possano portare sull'orlo del baratro una struttura complessa, trascinando con essa migliaia di famiglie, milanesi e lombarde". Il partito Democratico metropolitano - si spiega - sosterra' ogni azione amministrativa che i Comuni vorranno prendere per ripristinare la situazione ed evitare che a pagare siano sempre i cittadini onesti. "Questo pomeriggio saremo a fianco dei cittadini e del Sunia per denunciare 20 anni di gestione clientelare di Aler in Lombardia, per chiedere che vengano sospese temporaneamente le disdette degli accordi con gli inquilini e che, contemporaneamente, si apra un tavolo di confronto per analizzare la situazione" afferma Pietro Bussolati, segretario Metropolitano dei Democratici.

mercoledì 22 gennaio 2014

News e proposte PD

Cari Democratici,
vi segnaliamo un po' di aggiornamenti sugli eventi degli ultimi giorni.
Lunedì 20 gennaio a Roma si è riunita la Direzione Nazionale del Partito Democratico in cui è stata presentata e approvata la proposta per la riforma della legge elettorale (che mira a ricostruire il bipolarismo), del titolo V della Costituzione (sulle competenze delle Regioni) e del Senato (per porre fine al bicameralismo avuto fino ad ora). 
Sul sito del PD è disponibile il testo con la sintesi delle proposte:
In sostanza, con queste proposte il Partito Democratico ambisce ad andare verso il bipolarismo, al fine di garantire una migliore governabilità, mettendo fine ai veti e ai ricatti dei piccoli partiti che per troppi anni hanno segnato la storia politica del nostro Paese.
Per venire incontro alle esigenze degli elettori di poter scegliere i propri parlamentari, la riforma propone collegi elettorali più piccoli e liste più corte e a cui il PD aggiunge per i propri candidati la selezione attraverso le primarie, come già è stato fatto per questa legislatura. 
Per quanto riguarda la riforma del Senato e la sua trasformazione in "Camera delle Autonomie", segnaliamo anche un approfondimento realizzato da Europa:
e un confronto su come il Senato funziona negli altri Paesi Europei: 
Venendo a Milano, invece, nei giorni scorsi è stata pubblicata dal Corriere della Sera un'intervista a Pietro Bussolati, segretario metropolitano, che vi invitiamo a leggere:
Segnaliamo anche che potete leggere (in file pdf) la sintesi dell'attività svolta negli ultimi mesi in Senato dal nostro Franco Mirabelli (impegnato nelle Commissioni Ambiente e Politiche dell'Unione Europea e Capogruppo del PD in Commissione Antimafia): 
Con piacere, vi comunichiamo che Pier Luigi Bersani è stato dimesso dall'ospedale, le sue condizioni di salute sono buone e ora potrà proseguire con il programma di riabilitazione. E a lui vanno i nostri migliori auguri perché possa tornare presto in forma!
Ci aggiorniamo presto con le informazioni sui prossimi incontri, intanto, vi ricordiamo di non mancare alla manifestazione per la giornata della memoria che si terrà sabato 25 gennaio al Parco Nord alle 14:30 presso la collinetta con il Monumento dei Deportati (ritrovi alle ore 14:15 presso gli ingressi di Viale Suzzani o Via Clerici).

martedì 21 gennaio 2014

Bersani dimesso dall'ospedale

Pier Luigi Bersani è stato dimesso poco prima delle 17 dall'ospedale di Parma. "Grazie a chi mi ha curato. L'aria di casa aiuterà. Un abbraccio a tutti quelli che mi hanno mostrato solidarietà" scrive su twitter l'esponente del Pd.
A cui risponde, nella newsletter che invia ai propri sostenitori, Matteo Renzi: "Un abbraccio a Pierluigi, che oggi è tornato a casa. Lo aspettiamo presto a Roma".
Bersani ha lasciato la stanza numero 34 da una uscita interna al reparto accompagnato dalla moglie e una figlia con le quali ha raggiunto la casa di Piacenza, dove potrà avere maggiore tranquillità nel proseguire la convalescenza.
L'ex segretario del Pd era ricoverato dal 5 gennaio a seguito di emorragia cerebrale. L'intervento chirugico eseguito il giorno stesso si era concluso bene e dopo due settimane di degenza oggi ha potuto lasciare il nosocomio.
Bersani è rimasto ricoverato prima in rianimazione, poi in neurochirurgia. Dopo l'operazione le sue condizioni di salute sono migliorate di giorno in giorno. Con lui sono sempre rimasti la moglie Daniela, le figlie e il fratello medico.
L'esponente del Pd proseguirà il programma di riabilitazione e le sue condizioni di salute continueranno ad essere monitorate.

A Pier Luigi Bersani vanno gli auguri di tutti noi!

lunedì 20 gennaio 2014

Le proposte PD per legge elettorale e riforme

Sul sito del Partito Democratico è disponibile il documento con le proposte approvate nella direzione nazionale per la fine del bicameralismo, la riforma del Titolo V e la nuova legge elettorale con le primarie. Cliccare qui>>

martedì 14 gennaio 2014

Per cambiare verso

Vi proponiamo qui di seguito un'analisi del nostro iscritto Alberto Zanchi che abbiamo discusso durante un incontro del coordinamento di circolo:


Constato che l’immediato e più significativo risultato del “cambiare verso”, voluto l’8 dicembre dalla maggioranza (67,55%) del popolo delle Primarie, è l’eliminazione della lotta all’evasione fiscale dal protocollo oratorio e retorico governativo e dall’antologia degli impegni tradizionali della “sinistra” di Governo. 
11 dicembre 2013: il Premier Letta “cambia verso” al Governo. Nasce il “Governo di impegno 2014” e la lotta all’evasione fiscale non viene neanche richiamata nel discorso di richiesta della fiducia in Parlamento. Non si sa dove il Premier intenda trovare i tanti soldi che servono subito per realizzare gli impegni dichiarati e per uscire dall’emergenza economica e sociale. Si sa che il forziere dell’evasore (2.000 miliardi documentati dall’Aui) e la riattivazione della trappola per il “nero” (oltre 200 miliardi di maggior gettito strutturale annuale) non sono nell’agenda degli impegni di Governo.
15 dicembre 2013: il neo Segretario Renzi inaugura a Milano la stagione del “cambiare verso”. La lotta all’evasione esce dall’antologia degli impegni tradizionali del Pd. L’evasore può guardare fiducioso all’orologio fiscale di fine anno (cancella l’annualità più remota dell’Aui) che sta per scattare e consolidare così il forziere della ruberia al Fisco (vale ormai 2.000 miliardi, quanto il Debito) incrementandolo della rituale regalia (i 200 miliardi rubati ogni anno all’erario).
16 settembre 2013: il Presidente Napolitano (emblema della “sinistra”) si limita ad invitare la Politica a non scherzare con il fuoco. Nel corso della cerimonia per lo scambio degli auguri di Natale con le alte cariche dello Stato, il Presidente segnala “il rischio diffuso di tensioni e di scosse sociali”, ricorda che “gli italiani vogliono risposte a problemi”, constata, con riferimento alla mancata crescita ed al conseguente disagio sociale, che “servono ancora forti stimoli oltre a quelli introdotti dal Parlamento” ed avverte che “l’Europa guarda” (“la stabilità” diventa prerequisito indispensabile per rendere credibili l’impegno al rispetto dei vincoli di bilancio-del fiscal compact e la promessa di riforme che pagano solo dopo 4-5 anni e quindi, nel breve, nessuno fa per non essere condannato alla sconfitta elettorale). Un richiamo a considerare le code dei contribuenti (in pari data) che celebrano il lunedì nero delle tasse (Imu, Tares) e rimuginano sul Fisco che li impoverisce (l’Istat certifica, in pari data, che 1 contribuente su 2 è a rischio povertà). Un invito a non sottovalutare la piazza che incomincia a ribollire (“forconi”, studenti, sindacati iniziano a manifestare rumorosamente) ed a rivedere le priorità della Politica. In buona sostanza, una sollecitazione ad elaborare subito un progetto credibile per trovare soldi.

Osservo che il “cambiare verso” non ha ancora dato segnali di discontinuità con il passato
1-La Politica ma, soprattutto, il nuovo Pd non ha ancora trovato la ricetta per ”cambiare verso”, da subito, ai numeri. A bocce ferme, servono, per il 2014, una cinquantina di miliardi solo per rispettare i Patti Ue. Il Premier Letta mette sul tavolo una quarantina di miliardi (attesi in 3 anni) da revisione della spesa e 10-11 miliardi da dismissioni. Il segretario Renzi mette sul tavolo 1 miliardo da riforme istituzionali e forse altri quando verrà concordata l’agenda dei prossimi 15 mesi di Governo. Il M5s mette sul tavolo una manciata di milioni risparmiati dal budget di spesa. Forza Italia mette sul tavolo Berlusconi e la contestazione dell’euro, cioè niente. Troppo poco! Sono ormai due decenni che la seconda Repubblica è in cronica crisi di astinenza da soldi. Non può evidentemente andare avanti (svilupparsi, progredire, crescere, diventare normale) un Paese dove ogni progetto (proposta, iniziativa, dibattito) è condizionato dalla mancanza di soldi per finanziarlo e ogni critica diventa esercizio retorico perché “senza soldi più di così non si può fare”. Il Governo Letta conferma. Se, da un lato, il frenetico deliberare in Consiglio dei Ministri attesta l’encomiabile “volontà di fare”, dall’altro, l’incremento del Debito e, soprattutto, la mancata prioritaria significativa riduzione delle tasse certificano che “mancano i soldi per fare”. Nonostante tutti condividano, compreso il Governo, che, per la crescita e la conseguente maggior occupazione, è necessario diminuire la pretesa fiscale per aumentare così la competitività delle imprese ed incentivare i consumi, si “vende”, come prioritario, un “piano per il lavoro” flessibile (utile ma solo complementare) cioè un diversivo pletorico se il lavoro non c’è ed insostenibile se mancano i soldi per garantire un adeguato reddito a chi perde il posto di lavoro o lo cerca e non lo trova.
-17 dicembre 2013: l’Ocse dice che dal 2007, inizio della crisi, emerge un incremento complessivo della pressione fiscale italiana dell'1,2% (eravamo al 43,2% siamo al 44,4% nel 2012) mentre in Spagna, pure gravemente coinvolta nella recessione, si è avuta una riduzione della pressione fiscale del 4,4% (dal 37,3% al 32,9%). -18 dicembre 2013: la legge di stabilità istituisce il “fondo per la riduzione della pressione fiscale” che verrà finanziato con i risparmi aggiuntivi derivanti dalla spending review e dalla lotta all’evasione (al netto, per il biennio 2014-2015, di quelle derivanti dal recupero svolto da Comuni, Province e Regioni) tenendo ben presente che non si può derogare dal "conseguimento di obiettivi di finanza pubblica" (come a dire, prima sistemiamo i conti e poi distribuiamo le risorse). Una volta determinato l'ammontare disponibile per tagliare le tasse, compito demandato alla stesura del prossimo Def, queste andranno divise al 50% tra imprese e lavoratori. Nel primo lotto sono inclusi i professionisti e le micro imprese sotto i 181mila euro di valore della produzione (minore Irap). La quota dei lavoratori, invece, è da spartire con i pensionati (maggiori deduzioni e affini). Cioè briciole ammesso che ne cadano dal tavolo.
In assenza di ricetta alternativa, la serietà suggerirebbe di non accantonare la requisizione della ruberia pregressa all’erario (10 anni di registrazioni in Aui valgono complessivamente circa 2.000 miliardi una tantum, quanto il Debito) e la riattivazione della trappola per il “nero” (piazzata nel canale finanziario) che impedisce di continuare a rubare all’erario (vale fino a circa 200 miliardi di maggior gettito strutturale annuale). Forse è il modo più semplice ed immediato per praticare, “senza retorica e senza fronzoli”, l’insegnamento di “Pierino” che il Premier Letta celebra, il 24 dicembre 2013, inaugurando a Camaiore (Lucca) la sala consiliare dedicata a Pierantonio Graziani. "Pierino - dice il Premier Letta chiamando Graziani col nome con cui era conosciuto a Camaiore, ha lasciato un chiaro messaggio: la semplicità in politica, l'attenzione alle cose essenziali e che contano davvero. Io ho avuto la fortuna di crescere con il suo esempio, essendo di Pisa (negli anni in cui lui era consigliere comunale a Camaiore io ero consigliere comunale a Pisa). Sobrietà, andare dritti all'essenziale, alla profondità delle questioni, senza retorica, senza fronzoli. In un tempo di crisi della politica, questa credo sia l'unica ricetta possibile". Forse è l’unica ricetta disponibile per “cambiare passo - registro” come chiede il 29 dicembre 2013 il “renziano” Davide Faraone, responsabile del welfare nella segreteria Pd, e per “il salto di qualità” chiesto, in pari data, dal “turco” on. Matteo Orfini.

2-Il nuovo Pd non ha ancora il progetto per “cambiare verso”, da subito, alla Politica troppo costosa, inconcludente e spendacciona come conferma la cronologia dei fatti post Primarie dell’8 dicembre 2013.
11 dicembre 2013, Il Premier Letta, sostenuto dal neo segretario Pd, chiede e ottiene la fiducia in una leadership politica ringiovanita (ma di lungo corso) per “archiviare un ventennio sprecato”. “Fatta eccezione per alcune importanti realizzazioni – l'ingresso nell'euro, naturalmente, è tra queste –, sono state infatti troppe le occasioni mancate: sprecata l'opportunità di riformare la politica, le istituzioni; sprecata la chance di invertire il declino dell'economia italiana prima che la crisi intervenisse, come un uragano, a sconvolgere la vita dei cittadini, delle famiglie e delle imprese. Il nostro alibi è stato il conflitto, apparentemente insanabile”. “C’è stato un prima, ci sarà un dopo e il dopo è una storia nuova da scrivere; può e deve farlo una leadership politica ringiovanita di alcuni decenni in soli pochi mesi, legittimata grazie a coraggio e partecipazione”. 
Parte la stagione del “cambiare verso” pilotata da una generazione che vuole governare per restituire rispettabilità e credibilità alla Politica.
13 dicembre 2013: abolizione del finanziamento pubblico dei Partiti. “A decorrere dall’anno finanziario 2014, con riferimento alle dichiarazioni dei redditi relative al 2013, ciascun contribuente può destinare il due per mille della propria imposta sul reddito delle persone fisiche a favore di un partito politico che si sia dotato di statuto e potrà detrarre le erogazioni liberali in denaro in favore dei partiti politici … Una Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici avrà anche il compito di controllare regolarità e conformità della rendicontazione, trasparenza e pubblicità dei Partiti”. La Politica assegna ai cittadini la facoltà di elargire un bonus annuale a chi difende i loro interessi in Parlamento ma non adotta uno strumento che assicuri il controllo dell’utilizzo dei fondi (la storia dice che la “solita” Commissione non è una garanzia) cioè sarà ancora la Magistratura ad informare se è “cambiato il verso” della Politica spendacciona. Certamente positivo che si autodichiarino on-line introiti e spese. Nessuno dubita della serietà dei Civati-Cuperlo-Renzi che puntualmente rendicontano sul sostegno e sul costo della loro corsa alle Primarie. Ci sono però anche i Berlusconi, i Bossi, i Penati e tutti quelli che autodichiarano il falso al Fisco.
L’autodichiarazione non esclude che si possa barare e, quindi, non basta.
22 dicembre 2013: abolizione delle Province. Il Ddl trasforma i consigli provinciali in assemblee di sindaci (eliminando stipendi a giunte e consiglieri), istituisce 9 città metropolitane e regola la fusione dei comuni. Il conflittuale dibattito parlamentare conferma che la sola svolta generazionale non è sufficiente per indurre i cittadini a credere nella discontinuità.
1-Sarà molto difficoltoso “cambiare verso” alla Politica inconcludente. La sfida per risolvere, in tempi brevi, le problematiche istituzionali, arcinote e mai risolte, è ad alto rischio di fallimento per la conflittualità permanente e per la difficoltà di condivisione nella stessa maggioranza: le Province vanno eliminate anche dalla Costituzione, la legge elettorale deve garantire la vittoria di uno e la sopravvivenza di tutti, il nuovo Senato deve rappresentare gli specifici interessi territoriali, il Patto alla tedesca è irrealizzabile, il rimpasto è un vecchio rito che innesca conflittualità tra soci, le elezioni europee alimenteranno lo scontro tra chi vuole dichiarare guerra alla Merkel (e agiterà lo spread) e chi vuole mandarle ambasciatori (ed ha difficoltà a collocare il Debito pubblico).
2-Sarà estremamente difficoltoso imporre alla Politica troppo costosa di “cambiare verso”. Non viene dettato un vincolo di spesa e non esiste lo strumento che permette di seguire-controllare-correggere tempestivamente l’evoluzione dei costi.

23 dicembre 2013: la “Legge di stabilità” ed il decreto “Salva Roma” (fortunatamente stoppato dal Presidente Napolitano) saranno le ultime esibizioni di un Governo che deve “cambiare verso”? Sono diventati insopportabili la legiferazione di continue tasse, il tartassamento della casa, gli aumenti dell’iva, il congelamento delle pensioni di chi se le è veramente pagate, i furti che alimentano i fondi di solidarietà, la pratica degli sgravi fiscali senza preoccuparsi di chi li deve pagare e la violazione dei patti con lavoratori-pensionati in nome di un’emergenza che dura da vent’anni. Il tutto solo per riparare ai dissesti prodotti da Politici inadeguati al ruolo di semplici contabili-amministratori della res pubblica (sono sempre “in rosso” ed hanno difficoltà ad offrire i servizi essenziali ma non riescono a bloccare i finti poveri che li scroccano), incapaci di fare rispettare le leggi (monetizzano, al ribasso, l’incapacità con le sanatorie) ed inidonei a fare quello per cui sono pagati dai contribuenti onesti (sanano l’inidoneità con le clausole di salvaguardia come documenta l’esemplare Legge di Stabilità: diminuirà dal 19 al 18% l’aliquota di detrazione per spese mediche e quant’altro se non verranno riordinate le agevolazioni fiscali e ci sarà la stretta sulle detrazioni se la strombazzata spending review non produrrà i risultati attesi). 
Evidentemente il “cambiare verso” del nuovo Segretario Pd non ha ancora contagiato il Governo a guida Pd come documentano due apparenti (in attesa del testo finale) banali manifestazioni della Legge di stabilità.
1-Si continua a ritenere che basta legiferare per modificare i comportamenti. I consuntivi dei segugi fiscali dicono che oltre il 70% degli affitti agli studenti è in “nero” e si scoprono solo su denuncia degli studenti? La soluzione è immediata: si legifera che gli affitti non si possono più pagare in contanti. E se continua la pratica del “nero”? Ci penserà (quando e se c’incappa) la Gdf! E se due terzi vengono pagati in contanti? Beh, almeno si incassa un terzo e questo basta perché il redditometro appiccichi l’etichetta di contribuente onesto!
2-Si continua con gli “scherzetti da monsignore” per le pensioni. Da un lato si dice che vengono rivalutate le pensioni fino a 6 volte il minimo, d’altro lato si rifila la fregatura modificando il meccanismo (le riduzioni, quando previste, riguardano l’intero assegno e non soltanto la parte eccedente la soglia garantita). Infatti la rivalutazione in base al 100% dell’indice è sull’importo totale solo per le pensioni fino a 3 volte il minimo cioè 1.487 euro, oltre è in base all’indice percentualizzato del 95% per pensioni da 3-4 volte il minimo, del 75% per pensioni da 4-5 volte il minimo e così via. Spiega il Secolo XIX: in base al nuovo meccanismo, assumendo che il probabile indice Istat di rivalutazione per il 2013 sia dell’1,2%, anche le pensioni fino a 1.982 euro beneficiano della rivalutazione completa mentre le pensioni da 1.982 a 2.478 euro aumentano di 22 euro anzichè di 26 del meccanismo precedente e le pensioni da 2.478 a 2.973 euro aumentano di 17 euro anziché di 28. Cioè, indipendentemente dall’aumento lordo annuale risibile, la rivalutazione delle pensioni fino a 6 volte il minimo che il Governo Letta “vende” come un grande favore ai pensionati, di fatto è un sotterfugio “vecchia politica” per fare cassa. Ovviamente il “pacco” viene perfezionato con la rivalutazione delle pensioni oltre 6 volte con un fisso di 14,70 euro, non che la Corte si esibisca in una pronuncia di incostituzionalità perché non tutte le pensioni sono state rivalutate.
27 dicembre 2013: il Mille-proroghe conferma che per “cambiare verso” bisogna aspettare metà gennaio quando Matteo Renzi esordirà nel ruolo di Segretario Pd presentando ai soci di maggioranza il Patto di coalizione.
Il decreto mille-proroghe, oltre agli interventi effettivamente utili (ad esempio il proseguimento delle operazioni di protezione civile nelle zone interessate da recenti fatti alluvionali e sismici) evidenzia i vizi del vecchio corso della Politica. Tutti a lamentare la mancanza di soldi e solo all’ultimo momento si utilizzano miliardi di fondi Ue giacenti (il Premier Enrico Letta annuncia una riprogrammazione dei fondi strutturali Ue da 6 miliardi e 200 milioni che “rischiavano di non essere utilizzati avendo un ciclo 2007-2013″). Tappato il buco nel bilancio di Roma (ma non si sa chi l’ha prodotto e come). Ammessa la possibilità (!) di recedere da contratti di locazione passiva troppo onerosi (gli affitti d’oro) ma non si sa chi li ha stipulati e da quanto tempo durano. Sanate le incapacità di assolvere ai compiti assegnati nel termini previsti (ad esempio, proroga dei termini di competenza del Ministero dell’interno, in materia di infrastrutture e trasporti, di salute, di istruzione-università-ricerca e così via). E ovviamente arriva il solito regalino post natalizio (aumento delle sigarette e tassa di sbarco per le isole minori la cosiddetta tassa dei “vulcani”) per arrotondare gli incrementi consistenti di tariffe (il 28.12.2013, Adusbef e Federconsumatori,dicono che nel 2014 la stangata per ogni famiglia italiana sarà in media di quasi 1400 euro) e di balzelli locali che scatteranno nel 2014. Sul tema, l’unica soddisfazione di fine anno la regala, il 28.12.2013 la Cgia di Mestre che, dal suo punto di vista(!) post brindisi natalizi, vede un’inversione di tendenza nel peso delle tasse. Nel 2013 un giovane operaio senza familiari a carico beneficia di un risparmio fiscale di 15 euro, una famiglia bi-reddito con un figlio a carico beneficia di 178 euro e di 250 è lo sgravio per una famiglia monoreddito con due figli a carico. Nel 2014, per i primi due casi, la situazione è destinata a migliorare mentre nel caso della famiglia monoreddito con un livello retributivo medio alto, le tasse sono destinate ad aumentare di 164 euro.
Forse non è questo il “cambiare verso” al rapporto Stato-cittadino che i votanti alle Primarie si aspettano dal nuovo Pd. Forse si sta sottovalutando il vero problema: i cittadini vogliono togliere ai Politici il mandato che li autorizza a mettere le mani nel loro portafoglio. Sono convinti (e ne hanno buoni motivi) che la riduzione dei costi e l’efficienza dei servizi di Stato (e la professionalità e la serietà di chi li gestisce) si ottengono con la rendicontazione al centesimo di come vengono utilizzati i loro soldi. Vogliono sapere chi, come e per che cosa spende e vogliono essere certi che l’utilizzo sconsiderato o improduttivo, l’abuso o l’arricchimento personale vengano tempestivamente intercettati, puniti e rigorosamente ripagati. Serve un nuovo modello che tracci la movimentazione dei mezzi di pagamento, che canalizzi in banca tutti i regolamenti, anche di importo spicciolo (e li giustifichi e li documenti), che monitori sistematicamente e continuativamente i flussi (evidenziando tempestivamente quelli non pertinenti o addirittura “sporchi” ed innescando l’immediato blocco), che tenga sotto controllo le disponibilità personali di chi è stipendiato per lavorare in Politica.
In assenza di un progetto alternativo, l’urgenza di una seria risposta alle attese dei cittadini suggerirebbe di adottare il modello impiantato dalle leggi 197/91 e 413/91 finora rifiutato perché presenta la deprecabile controindicazione di impedire la libera circolazione del “nero” e l’impunita ruberia all’erario.
Forse il nuovo Pd può veramente “cambiare verso” all’Italia e riabilitare la Politica solo utilizzando e rendendo compiutamente operativo il modello (disponibile da due decenni) che, contemporaneamente, da un lato toglie i soldi superflui alla Politica troppo costosa e spendacciona e, dall’altro, produce subito i soldi necessari per rilanciare il Paese e per ridare benessere ai cittadini. Un’ipotesi che il nuovo Segretario del Pd Renzi ha la convenienza di considerare. Il 23 dicembre 2013, così concludeva l’intervista da Fabio Fazio a “Che tempo che fa”: “Il messaggio che ci hanno consegnato le primarie del Pd è che abbiamo l’ultima occasione per cambiare l’Italia. Se non lo facessimo saremmo dei codardi e dei vigliacchi e io non voglio vergognarmi davanti ai miei figli. Per questo lo faremo”.
Il popolo delle Primarie attende una conferma della diversità da Letta e Alfano dichiarata il 29 dicembre 2013.
Una speranza di discontinuità!

lunedì 13 gennaio 2014

Lettera ai nostri iscritti

Cari Democratici,
il 2014 è iniziato con tante novità per il PD.
Con il congresso appena concluso è stato eletto Matteo Renzi nuovo segretario nazionale, c’è una squadra giovane e preparata che lo affianca nella segreteria e dei nuovi organismi dirigenti che avremo sicuramente presto occasione di vedere all’opera.
Intanto, il primo atto è la presentazione di una serie di proposte per il Paese sintetizzate nel Jobs Act: www.partitodemocratico.it/doc/263807/jobs-act.htm
Nelle scorse settimane Pier Luigi Bersani è stato colpito da un grave malore. La notizia è stata seguita con apprensione da tutti i militanti, che hanno dimostrato di essere uniti e di nutrire un grande affetto nei confronti di colui che ha guidato il nostro percorso politico fin qui.
Bersani è stato ospite nella nostra zona più volte negli ultimi anni e per questo il nostro circolo gli ha inviato un abbraccio unitamente agli auguri per una pronta guarigione e auspichiamo di poterlo avere ancora con noi non appena le condizioni di salute glielo consentiranno.
Purtroppo, da qualche mese i circoli del Partito Democratico sono diventati oggetto di atti vandalici a firma NO TAV, su cui la questura sta indagando. Molti sono stati i circoli imbrattati anche a Milano e nella stessa Zona Nove. A loro e a tutte le persone che con impegno e passione dedicano parte del loro tempo alla militanza politica e alla gestione degli spazi è andata la solidarietà del nostro Circolo PD Prato Bicocca. Con l'auspicio che questi atti vandalici cessino al più presto, invitiamo tutti ad andare avanti con convinzione nella quotidiana attività politica sul territorio e utilizzare il dialogo e non la violenza per proporre le proprie idee.
Il nostro circolo riprenderà molto presto gli incontri e le iniziative politiche a cui vi invitiamo fin da ora a partecipare e ad aiutarci a diffonderle ma anche a suggerirci tematiche che vorreste discutere insieme a noi e ai nostri rappresentanti nelle istituzioni.
A partire dai prossimi giorni riceverete gli inviti.
Un caro saluto e un Buon Anno Nuovo.
Diana Comari, coordinatrice del circolo PD Prato-Bicocca

domenica 12 gennaio 2014

Un abbraccio a Niguarda e Bovisa

Questa mattina sono stata al Circolo PD di Niguarda a portare la solidarietà del nostro Circolo per gli attacchi subiti. Erano presenti anche amici di Affori, Gratosoglio e il segretario del PD milanese Pietro Bussolati. Apprendo dalla rete che anche il Circolo PD Bovisa Dergano ha subito lo stesso attacco e anche a loro va il nostro abbraccio e la nostra solidarietà. 
Diana Comari, coordinatrice del circolo PD Prato-Bicocca

venerdì 10 gennaio 2014

Solidarietà ai circoli PD

Da qualche mese i circoli del Partito Democratico sono diventati oggetto di atti vandalici a firma NO TAV. Nella notte sono stati imbrattati lo 02PD, il Circolo Carminelli, il Circolo Romana Calvairate e il Circolo Rigoldi-Niguarda della nostra zona. Imbrattare muri altrui non è utile ad alcuna causa, così come non lo è alcun gesto di violenza.
Il Circolo PD Prato Bicocca esprime la propria solidarietà ai democratici dei circoli attaccati, che con impegno e passione dedicano parte del loro tempo alla militanza politica e alla gestione degli spazi e ancora una volta si ritroveranno a rimetterci economicamente per ripulire muri e serrande dalle scritte comparse. Con l'auspicio che questi atti vandalici cessino al più presto, invitiamo tutti ad andare avanti con convinzione nella propria quotidiana attività politica sul territorio.

domenica 5 gennaio 2014

Forza Bersani!

Pier Luigi Bersani questa mattina è stato colpito da un grave malore: l’ex segretario del Pd si è sentito male in mattinata. Bersani è stato ricoverato intorno alle ore 11.00 di oggi all’ospedale Maggiore di Parma, non avrebbe tuttavia perso conoscenza.

Il nostro circolo PD manda un abbraccio a Pierluigi Bersani e gli augura una pronta guarigione.

Forza Bersani! 


Qui una foto di quando Bersani è stato ospite al nostro circolo nel 2012:
Da Chiusura campagna primarie con Bersani - 1 dicembre 2012