mercoledì 26 marzo 2014

Web: tra realtà e finzione

In rete gira da un po' la foto finta del giuramento di Maria Elena Boschi in cui, mentre è chinata a firmare, dai pantaloni a vita bassa esce il perizoma. E' una foto finta, ritoccata. Chi ha seguito la cerimonia del giuramento dei Ministri in tv e anche quelli che hanno guardato le foto (vere) del sedere della Boschi riprese alla stessa cerimonia dovrebbero saperlo.
In rete girano tante cose, molte delle quali sono finte. Non sempre è semplice distinguere il vero dal falso e la tecnologia, oggi, offre molte potenzialità per mistificare la realtà.
Verificate la fonte delle informazioni che ricevete prima di contribuire allo spargimento di bufale mediatiche senza neanche che ve ne rendiate conto.
In merito alle donne e anche alle giovani e belle Ministre, c'è dello stupore nel vedere certi atteggiamenti. Una volta si diceva che il problema era Rosy Bindi perché "non bella", oggi ci sono quelle "belle" e non vanno bene neanche loro?
Il valore delle donne si misura dall'estetica e dagli abiti che indossano? Cerchiamo di darci una regolata.

domenica 23 marzo 2014

Verso il tesseramento

Per il tesseramento 2014 i tempi si stanno allungando un po' ma le nuove tessere porteranno qualche sorpresa e saranno un modo per interagire con il Partito Democratico.
Un articolo pubblicato da L'Unità racconta le novità in arrivo:


(cliccare sull'immagine per ingrandire)

sabato 22 marzo 2014

Le case popolari di Milano

Sabato 22 marzo a Milano si è svolto il congresso del sindacato degli inquilini delle case popolari SUNIA a cui è intervento anche il Sindaco Giuliano Pisapia. Qui il video dell'intervento del Sindaco:



Nel corso dell'incontro è intervenuto anche il senatore PD Franco Mirabelli che, nei giorni scorsi ha presentato un'interrogazione al Ministero per chiedere che il Sindaco di Milano venga nominato Commissario per la gestione e l'assegnazione degli alloggi pubblici sfitti, dal momento che ALER non è in grado di farlo. Qui il testo dell'interrogazione presentata da Mirabelli»
Qui il video dell'intervento di Mirabelli sulla questione delle case popolari a Milano»

Nel corso del pomeriggio, il senatore Mirabelli è nuovamente intervenuto per illustrare le novità previste dal Piano Casa del governo. Qui il video dell'intervento»

Foto della giornata:
Congresso SUNIA Milano - 22 marzo 2014


giovedì 20 marzo 2014

Un po' di informazioni

Segnaliamo, intanto, un po’ di notizie utili inerenti le vicende di queste settimane. 

Nei giorni scorsi, Matteo Renzi ha presentato il piano di governo, qui è possibile rivedere la presentazione e scaricare le slide>>  
Al fine di chiarire alcuni dubbi emersi, Renzi è intervenuto alla Camera dei Deputati per spiegare meglio i termini dei provvedimenti annunciati. Qui la sintesi fatta dal Corriere della Sera>> 

Al Senato, invece, oltre ai provvedimenti che vengono discussi in Aula, il gruppo del PD è impegnato nella discussione che riguarda la riforma del Titolo V e la riforma del Senato stesso. Qui la bozza del testo in pdf su cui stanno discutendo>>

Nei giorni scorsi si è dibattuto molto (anche impropriamente) di pensioni e lavoro, qui un’intervista di La Stampa a Marianna Madia in cui la Ministra per la Semplificazione della Pubblica Amministrazione spiega le sue idee in materia. (file scaricabile in pdf>>). 

Qui alcune risposte>> unitamente all’invito a non farsi prendere dal panico ogni volta che si leggono i giornali e anche a essere un po’ più orgogliosi dell’operato del PD nelle istituzioni, invece, che essere sempre pronti a fare un dramma di qualsiasi annuncio (compresi quelli che gli italiani vedono positivamente) 
Lo scorso 16 marzo si è svolta l’Assemblea Regionale del PD, qui il video della giornata>>  e qui gli incarichi conferiti>>

A breve saremo tutti impegnati per la campagna elettorale delle elezioni europee
In attesa della pubblicazione delle liste, i primi nomi di alcuni candidati hanno già cominciato ad emergere sui giornali e sono: 

lunedì 17 marzo 2014

Un po’ di chiarezza

Tanti sono i dubbi e le richieste di spiegazioni che ci sono giunti, anche in seguito alla pubblicazione di alcuni commenti apparsi sui giornali in seguito alla presentazione del piano di azione con le prime mosse decise dal governo Renzi.
Ci piacerebbe che i dubbi e le domande venissero posti durante le occasioni di incontro e di assemblea che abbiamo organizzato nelle scorse settimane e che a brevissimo riorganizzeremo, alla presenza di esponenti PD che operano nelle istituzioni (e quindi in grado di rispondere sulle varie tematiche con maggiore competenza), proviamo comunque ad abbozzare un paio di spiegazioni sui temi del momento: il precariato e le pensioni.

A dispetto di quanto scrivono i giornali, segnaliamo che Renzi di pensioni non ha parlato e l'argomento non è scritto da nessuna parte del decreto presentato e, anziché perdersi in elucubrazioni inutili, sarebbe meglio attenersi a commentare le cose annunciate.
In questa legislatura, con il Governo Letta, è stato già fatto un adeguamento delle indicizzazioni delle pensioni fino ai 3.000 euro.
In Italia ci sono persone che sono andate in pensione anche versando pochissimi contributi o il cui versamento non corrisponde alla cifra di pensione che prendono. I pensionati non sono tutti uguali: ci sono persone che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese e persone che stanno benissimo, non c’è una categoria unica.
L'Italia ha garantito per molto tempo a tante persone di andare in pensione e di andarci bene e, forse, oggi tutto questo non si riesce più a farlo per i giovani.
Oggi, nel nostro Paese, le pensioni spesso svolgono una funzione di welfare e, se si cambia questo meccanismo, dando più soldi alle famiglie, probabilmente si riesce ad alleggerire i pensionati da questo peso. Anche per questo è utile essere partiti dal tema del lavoro dipendente e dall'idea di lasciare più soldi in tasca alle famiglie per alimentare i consumi: le risorse non sono infinite e, nel contesto in cui ci troviamo, è giusto darsi delle priorità.

In questo momento, per il nostro Paese, la priorità è creare lavoro e aumentare le assunzioni: perché si possano stabilizzare i precari bisogna che prima si creino posti di lavoro e il decreto di Renzi ha questo obiettivo.

La precarietà è un altro tema, tuttavia, bisogna ricordare che con la riforma Fornero accadeva che dopo un contratto a termine occorreva una pausa di diversi mesi prima che questo potesse essere rinnovato e, dopo il terzo rinnovo, o l'azienda assumeva in modo stabile il lavoratore o lo lasciava a casa. Prima della legge Fornero, invece, il contratto a progetto non poteva essere rinnovato per più di due anni; anche in questo caso l'azienda poteva scegliere se assumere il lavoratore o lasciarlo a casa.
Di fatto, il più delle volte accadeva che l'azienda modificava il progetto scritto nel contratto e si teneva precariamente il lavoratore fregandosene della legge in vigore, senza che alcuno andasse a controllare oppure sostituiva il lavoratore o si avvaleva di stagisti a rotazione.
Tutto questo perché avere dei dipendenti con assunzione a tempo indeterminato alle aziende costa molto: l’Irap è una tassa che prevede che l’azienda paghi per ogni lavoratore assunto, così che ai datori di lavoro spesso conviene trovare altre forme di collaborazione meno onerose per tenere lavoratori.
I contratti a progetto sono una realtà da tempo. Fingere di non vederli è ipocrita. A cercare di regolarli ci hanno provato in tanti ma purtroppo, fino ad oggi, senza sortire alcun effetto.

Per risolvere il problema delle troppe modalità contrattuali, la proposta di Renzi va verso il contratto unico.

In ogni caso, Renzi ha appena cominciato e ha presentato un provvedimento solo. Non è realisticamente pensabile che all’interno di questo provvedimento vi fosse già tutto quanto. La partenza riguarda i lavoratori dipendenti (80 € mensili in più in busta paga che, in un anno, equivalgono a una mensilità in più di stipendio). Nel provvedimento vi sono anche altri punti che, però, sicuramente, vengono percepiti come meno di appeal nell’opinione pubblica.
Per quanto riguarda le riforme istituzionali, Europa ha realizzato un articolo di approfondimento sulla riforma del Senato>> e qui c’è il testo di bozza di riforma del Senato e del Titolo V della Costituzione (pdf)>> 

Il PD nel corso degli anni non ha sempre fatto scelte felici e spesso si è trovato anche ad assumere decisioni difficili e invise alla maggior parte degli italiani, tanto che i dati elettorali ci hanno visto spesso in difficoltà, anche quando ci aspettavamo esiti diversi. Oggi, ci troviamo in una fase difficile, in cui c’è una distanza enorme tra i cittadini e la politica, tra l’operato delle istituzioni e il sentire comune e c’è un’esigenza forte di far recuperare credibilità alla politica, per non veder cedere il Paese sotto la spinta di pulsioni disfattiste e autoritarie.
Da sempre il centrosinistra ha un’immagine di “partito delle tasse” nell’opinione pubblica mentre a noi piacerebbe essere il partito che rimette in moto il Paese, il partito che riaccende il cambiamento di un’Italia troppo spesso bloccata a tutti i livelli, il partito del lavoro, il partito che riaccende il futuro. Rimettere il lavoro al centro delle politiche significa dare futuro al Paese.
Questo non è il governo esclusivamente di Matteo Renzi ma è il governo di tutto il PD, in quanto il Segretario Nazionale è diventato Presidente del Consiglio su decisione quasi unanime della Direzione Nazionale del Partito Democratico. Il PD in questo governo si gioca moltissimo e se fallisce questo tentativo sarà più difficile recuperare la fiducia dei cittadini. Questo dobbiamo saperlo prima di prestare il fianco a inutili strumentalizzazioni o di cercare la luna fingendo di non vedere una realtà drammatica che invece da anni è sotto ai nostri occhi o di rivendicare interessi di parte che spesso vanno a garantire i già garantiti.

Diana Comari, coordinatrice del Circolo PD Prato-Bicocca

venerdì 14 marzo 2014

Prossimi appuntamenti

Nei prossimi giorni avremo un po’ di importanti appuntamenti che ci teniamo a segnalarvi:

In vista dell’avvicinarsi delle elezioni europee, lunedì 17 marzo alle ore 18:15 presso il circolo PD di via Hermada 8 si terrà un incontro dedicato all’Europa con Sandro Gozi, Bruno Marasà (rappresentante a Milano del Parlamento Europeo) e Carmine Pacente (segreteria PD Milano).

Sabato 22 marzo alle 10:30 il circolo PD dell’Isola ripropone l’incontro “Lezioni di Italicum” con l’avv. Felice Besostri e l'on. Emanuele Fiano (capogruppo PD in Comm. Affari Costituzionali della Camera), che ha seguito tutto l'iter dell'Italicum, ora approvato alla Camera e in attesa di essere calendarizzato in Senato per l’approvazione definitiva. L’incontro si terrà presso il Circolo Sassetti Cultura in Via Volturno 35 a Milano (zona Isola) e data l’attualità del tema, la necessità di tutti di comprendere meglio quanto approvato dalla Camera - e anche quanto avvenuto durante le votazioni - e data la possibilità di avere a disposizione proprio Fiano che ha seguito tutto il percorso della legge, invitiamo tutti a partecipare.

Sabato 22 marzo dalle ore 14:30 alle 18:00, presso la Camera del Lavoro (in Corso di Porta Vittoria 43 a Milano) si terrà la tavola rotonda sulle case popolari organizzata dal SUNIA, dal titolo “Un patto per l’affitto sostenibile” a cui parteciperanno: sen. Franco Mirabelli, Don Virginio Colmegna, Cons. regionale Onorio Rosati, Ass. Daniela Benelli, Pres. Assoedilizia Colombo Clerici, Pres. Aler Gian Valerio Lombardi, Prof. Politecnico Gianni Dapri Segr. Cgil Milano Graziano Gorla, Segr. Sunia Milano Stefano Chiappelli, Segr. Sunia Daniele Barbieri.
Si tratta di un incontro molto utile per i quartieri come i nostri, con molti alloggi popolari e sociali.


Per restare sempre informati su quanto avviene dai gruppi PD nelle istituzioni, esistono degli appositi siti e newsletter:
Attività del PD alla Camera dei Deputati www.deputatipd.itiscrizione alla newsletter>> 
Attività del PD al Senato www.senatoripd.itiscrizione alla newsletter>> 
Attività del PD in Regione Lombardia www.blogdem.it - www.pdregionelombardia.itiscrizione alla newsletter>> 

giovedì 13 marzo 2014

Aler, Mirabelli (Pd): "Pisapia commissario per le case popolari"

Intervista a Franco Mirabelli a cura di Fabio Massa per Affaritaliani.


Franco Mirabelli, senatore milanese del Partito Democratico "apre" il fronte romano su Aler: "Chiederemo a Lupi di nominare Pisapia commissario perché si sblocchi l'assegnazione degli alloggi". Maroni? "Fa solo propaganda, ma non risolve i problemi. Le case popolari sono un esempio drammatico del suo stile".
Dopo un anno di giunta Maroni, è tempo di fare bilanci.
La cosa incredibile è che per Maroni la colpa è sempre di qualcun altro. Questo è il bilancio del suo primo anno. Fa polemica con tutti i livelli istituzionali. Cerca sempre un capro espiatorio, anziché affrontare le questioni nella loro dimensione. Le case popolari sono un esempio drammatico dello stile di governo di Maroni.
I quartieri Aler sono in rivolta: sono partiti gli aumenti degli affitti.
Maroni è fatto così. Si è messo a ragionare sui piccoli aggiustamenti. Sulla spending review, sui cda. Ma il dato vero è che Aler non sta funzionando. E' paralizzata. I cittadini che abitano nelle case popolari stanno pagando un prezzo altissimo. Le manutenzioni si fanno sempre meno. Chi è in autogestione non riceve più i soldi. La Regione non ci mette una lira, un euro. Propone aggiustamenti senza andare a modificare la legge che ha causato questa situazione.
Perché?
Perché pensare che rimettere in ordine la gestione delle case popolari facendo pagare gli inquilini è assolutamente un assurdo. La legge 27 ha portato a una diminuzione della qualità e a un aggravio di costi per i cittadini. Anziché investire una parte del bilancio regionale e risolvere i problemi, si continua a dare la colpa alla dirigenza Aler, che pure non ne è esente. A dare la colpa agli abusivi, che pure ci sono.
Rendiamoci conto che quando c'è un buco di quel tipo e una struttura che non è più in grado di funzionare, perché è di questo che stiamo parlando, non si può andare avanti solo ad apparire, ma fare.
Sta dicendo che Maroni vuole solo apparire?
Sto dicendo che fa solo propaganda e scaricare le colpe. Vorrei fare un esempio: c'è un numero sempre crescente di alloggi vuoti, c'è un numero sempre crescente di cittadini in lista. Aumentano le case sfitte e il bisogno. Su queste cose bisogna intervenire e ragionare.
Come si interviene?
Da senatore vorrei dirlo chiaramente: nei prossimi giorni chiederemo al ministro Lupi la possibilità di dare al sindaco di Milano poteri commissariali per fare questo lavoro di assegnazione degli alloggi di proprietà pubblica sfitti a chi è in graduatoria. In gergo si chiama "abbinamento", ed è una cosa che oggi non viene fatta. Diamo al sindaco questi poteri. 
Ampliamo lo spettro: il rilancio voluto da Renzi passa anche per la casa...
Anche sulle case popolari si sta ragionando. La proposta che è in discussione sull'abbattimento della cedolare secca a chi affitta con canone concordato è una proposta nostra, è una proposta utile. Renzi vuole aumentare il fondo sostegno affitti e il fondo morosità incolpevoli. In più, da Roma vorremmo un impegno per aprire un'altra stagione di contratti di quartiere, perché dobbiamo combattere il degrado. Però prima bisogna controllare come la Regione Lombardia ha speso i soldi fino ad oggi. Basta guardare Bollate, o Calvairate, o lo Stadera, dove un decennio i contratti di quartiere non sono ancora finiti. Ma non c'è solo Aler, c'è anche Expo...
In che senso?
Maroni continua a insistere nella sua tattica di rompere, di devastare. Ma il governatore dovrebbe sapere che Giuliano Pisapia ha inaugurato una stagione nuova, superando i conflitti istituzionali che avevano segnato la stagione di Formigoni. L'idea di Maroni di tornare a una stagione di quel tipo, da una parte facendo la controparte del Governo e dall'altra del Comune di Milano, è una scelta miope e sbagliata, ancora una volta esclusivamente propagandistica.

domenica 9 marzo 2014

Un mattina dedicata alle donne

Grazie alle persone che questa mattina hanno partecipato al nostro incontro dedicato alle donne. Oltre agli interventi delle relatrici Sara Valmaggi (vicepresidente del Consiglio Regionale della Lombardia), Vanessa Senesi (presidente della commissione cultura del Consiglio di Zona 9) e Ileana Alesso (avvocato e autrice del libro "Quinto potere, storie di donne, leggi e conquiste), il dibattito è stato inframezzato da alcune letture (recitate da Simona Medolago) di cui vi riportiamo qui i testi:

Chi può avere il tempo o semplicemente la voglia di amare quando tutto crolla, non c’è lavoro, e chi ce l’ha pensa solo a come conservarlo? Chi può essere così ingenuo da credere ancora all’amore quando è ormai chiaro a chiunque che tutto ha un prezzo, tutto si consuma, nessuno è indispensabile? Perché illudersi che qualcosa «accada» indipendentemente dagli sforzi, dall’impegno e dal merito?
Anche io faccio parte di quella generazione cresciuta a suon di slogan e di volontarismo esacerbato. «Impegnati e otterrai». «Sforzati e capirai». «Concentrati sul tuo lavoro e avrai successo». Menzogne di un individualismo spinto agli eccessi che ci ha fatto credere che l’esistenza fosse solo lotta e competizione e che la vita, prima o poi, avrebbe premiato i più bravi. Illusione di un «egoismo assoluto», come dicono alcuni, che ci ha convinti fin da bambini che sarebbe stato sufficiente non fidarsi mai di nessuno e andare avanti per la propria strada per diventare protagonisti della propria vita.
Prima di scoprire che nessuno è indispensabile, che chiunque può prendere il nostro posto, che quando non serviamo più siamo buttati via. Indipendentemente dai sacrifici fatti. Indipendentemente dal merito acquisito. Perché ormai «l’uno vale l’altro», come ripetono in tanti. Non perché non esistano competenze specifiche e quindi chiunque possa fare qualunque cosa. Solo perché queste famose «competenze» – quando esistono – sono oggettivamente senza qualità e intercambiabili. Ecco perché, nonostante sia la prima a ripetermi che il rapporto che stabilisco con i miei studenti sia assolutamente unico e speciale, so bene che se al mio posto ci fosse un’altra persona, per la mia Università non cambierebbe nulla.
Anche io, come gli altri, sono solo una «risorsa umana». Sostituibile. Rimpiazzabile. Intercambiabile. Ma che c’entra tutto questo con l’amore, si starà chiedendo qualcuno, già impaziente di leggere altro? Perché tanto tutto si equivale. E se non si fnisce di leggere una rubrica, ce n’è subito un’altra… ebbene, l’amore c’entra eccome! Visto che è solo nell’intimità delle relazioni affettive che si esce dai meccanismi perversi dell’anonimato e dell’intercambiabilità. Non solo perché l’amore non lo si merita e non lo si guadagna – non basta impegnarsi o fare tutto quello che si pensa di dover fare per essere amati; o si è amati, oppure no; e quando si è amati lo si è per quello che si è, indipendentemente dagli sforzi o dalle competenze acquisite.
Ma anche e soprattutto perché nell’amore nessuno è intercambiabile. Chi mi ama, ama me, esattamente me, solo me. E anche se un giorno dovesse amare un’altra persona, quella persona occuperebbe un altro posto e non potrebbe mai prendere il mio. Quello che ho occupato o occupo io. Quello che corrisponde solo a me, perché sono unica e diversa da tutti gli altri. Si può amare un’altra persona. Un’altra appunto. Che però non toglie niente all’amore che ho ricevuto o che continuo a ricevere. L’amore è anticapitalistico. Ed è per questo che, anche quando tutto crolla, resiste e ci permette di sopportare la violenza dell’anonimato contemporaneo. E anche quando intorno a noi tutto ci urla che siamo inutili e non serviamo a nulla, l’amore ci sussurra che non è vero, che non è così, che siamo speciali.
L’unicità di quello sguardo che ci riconosce e che non ne vuol sapere niente di tutte quelle persone che cercano di occupare il nostro posto e di buttarci via. L’unicità di quelle parole – esattamente quelle – che ci accolgono la sera anche quando sono un po’ stanche e un po’ distratte. Solo perché «sono io». Solo perché è «lui» o «lei», come ci ricorda Montaigne in uno dei suoi saggi più belli. Ecco perché è proprio in questo periodo di crisi che abbiamo tanto bisogno dell’amore.


[…] Il lavoro che manca.
I problemi della fine del mese.
I figli che avete, o che vorreste avere, e che una società sorda non sa accogliere.
L’immensa fatica quotidiana per tenere assieme affetti, famiglia, lavoro, tempo per sé.
Già, il tempo che vi manca sempre.
E allora correte, correte tutto il giorno e la sera non avete neanche un minuto per pensare a voi, perché la stanchezza è tanta.
E il giorno dopo è già lì che vi aspetta, coi suoi affanni, le sue felicità rubate, i desideri e le delusioni.
Le donne italiane secondo i dati ONU sono le donne che lavorano di più al mondo, fra lavoro di cura e lavoro per il mercato.
Ma quanti, nella nostra politica e nella società sono disponibili a trarre le conseguenze di questo dato? Non parlo di fredde statistiche, ma di carne e sangue, di vite vere, di tempo che passa in una società come quella italiana che preferisce non vedere, non sapere e non fare.
Eppure se le donne italiane si fermassero anche solo per un giorno l’intero paese si fermerebbe, attonito.
E non solo perché molte camicie di molti uomini non sarebbero stirate, non solo perché tanti bambini non avrebbero nessuno che li accompagna a scuola, e i frigoriferi sarebbero vuoti, e i fornelli spenti.
L’Italia si bloccherebbe perché le donne svolgono un ruolo di supplenza nell’assistenza agli anziani, alle persone con disabilità.
Sostituiscono servizi sociali che mancano, servizi educativi ridotti allo stremo.
Perché le donne tengono in piedi quella piramide del lavoro che le vede in tante nei livelli più bassi e in poche, pochissime nei livelli alti.
È qualcosa di più di un’ingiustizia da riparare.
[…] Mette paura, provoca angoscia il divario fra le ambizioni, le aspettative di una vita tutta ancora da scrivere e i primi cocenti insuccessi, le prime delusioni.
Il lavoro precario, quei 1000 euro al mese che non consentono di vivere da sole, o di farsi una famiglia, e gli asili nido che non ci sono.
Come può farcela una giovane donna?
E poi quel datore di lavoro che chiede di firmare la lettera che impegna a non diventare madri, e la scelta terribile fra affetti e lavoro, fra l’amore e la sopravvivenza materiale.
Non è questa la vita che le madri avevano pensato per le figlie, quando combattevano per il nuovo diritto di famiglia.
Per la parità nel lavoro, per uguale salario a parità di mansioni.
Sono le madri della Repubblica, a cui tutti dobbiamo moltissimo.
Sono le madri costituenti, che hanno saputo guardare avanti, nell’Italia sofferente e speranzosa del dopoguerra.
[…] Grandi battaglie di un glorioso passato, diranno i cinici della politica.
Ma nessun diritto, nessuna conquista ci è data per sempre. Serve il coraggio di ricominciare, giorno dopo giorno, a ricostruire una rete di diritti diffusi e riconosciuti.
[…] Combattete ogni giorno contro volgarità e concezioni arcaiche, contro immagini che vi dipingono tanto diverse da ciò che siete.
L’uso del corpo delle donne è giunto a livelli insopportabili. Le nostre città sono piene di immagini che esibiscono donne eternamente nude e giovani, d’estate e d’inverno.
La televisione propone nella crescente spazzatura corpi femminili come oggetti.
Donne come oggetto di largo consumo: è il modello che sta viziando e inquinando la nostra cultura. Che domina in tv e sulle copertine di settimanali a larga tiratura.
E’ il modello patinato dell’Italia berlusconiana, che usa le donne e le getta. E poi si autoassolve con un ammiccamento. Perché nessuno è un santo. E perché così fan tutti. O tutti vorrebbero fare così.
Corpi come privi di anima, che fanno sognare ad adolescenti infelici una vita da veline come massima ambizione. E sono le vittime, non le colpevoli.
Oppure ci parlano di un mondo femminile che ha poco a che fare con la vita di tutti i giorni, fatto di intrighi, di tradimenti, di valori mercantili, di consumatrici di sentimenti e di vestiti.
Oppure tacciono, più semplicemente, la realtà, scelgono di non raccontare la storia vera delle donne italiane, speranze, condizioni, vittorie e sconfitte.
[…] Sul corpo delle donne in tutto il mondo si sta combattendo una delle più grandi battaglie della storia dell’umanità: la libertà e la dignità contro la violenza e i fondamentalismi.
In una parte grande del pianeta le donne lottano contro la fame, la sete, le malattie, la povertà, l’analfabetismo.
Si ribellano alla barbarie delle mutilazioni genitali, ancestrale forma di dominio sul corpo e sul piacere, ipoteca sulla riproduzione, che è e rimane il potere femminile più detestato dagli uomini che si credono padroni delle donne.
In molte parti della Terra le donne combattono per la democrazia, per la libertà del loro paese, e pagano con il carcere e le torture, talvolta con la vita.
In tutto il mondo troppe donne devono lottare ogni giorno contro l’umiliazione della vostra dignità, contro quella violenza sessuale che fa più morti del cancro e degli incidenti stradali, e che si annida nel segreto della famiglia, in un silenzio carico di colpa, di impotenza, di paura.
Quella stessa paura che accompagna tante donne quando tornano a casa di notte, o nella solitudine delle periferie delle città, nel buio di strade così poco amiche. Una paura che fa diventare diffidenti, che suscita inquietudine, che fa chiudere in se stessi.
[…] Per ogni scelta, ogni giorno nel lavoro le figlie, le madri, le nonne faticano il doppio degli uomini, come se mentre gli uomini camminiamo in pianura, le donne fossero sempre ad una infinita dura salita.
E’ arrivato il tempo di cambiare.


Il Quinto Stato. Storie di donne, leggi e conquiste. - di Ileana Alesso:



Le mie donne - di Roberto Vecchioni:
Simone de Beauvoir sorrise e la notte dal cielo schizzò via.
Il suo cuore batte forte come batte forte la poesia,
e Maria Teresa prese la sua matita del silenzio,
Rosa Luxemburg gridò: “Per tutti gli uomini nel vento”.
Come fiori in un deserto dei miracoli, le mie donne non si piegheranno mai.
Da mia madre ho preso il cuore e non l’ha mai voluto indietro,
le parole, le sue parole come petali sparsi in un roseto.
Dalle figlie ho imparato l’alba e la solitudine del tramonto,
l’allegria da consumare fosse pure per un solo momento.
La mia donna ha combattuto con le nuvole dietro l’orizzonte della verità,
senza un tonfo di speranza e con i brividi di portare in seno quello che sarà.
Dalle donne stanche di arare in una terra fradicia di sole,
dalle donne in un ospedale con le mani piene di dolore,
dalle ragazze dentro un urlo dentro le strade a pugni chiusi,
da una storia senza fine, da un universo di soprusi.
Dove lanciano aquiloni dietro i fulmini per vedere quanti sogni vengon giù
e ci insegnano il mestiere d’esser uomini, cosa che non ricordiamo quasi più.

sabato 8 marzo 2014

Un abbraccio a Dario Franceschini

Il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini è stato colpito nel pomeriggio di sabato da un leggero malore. È successo a Palmanova, in Friuli, dove doveva partecipare a una visita ai bastioni della città-fortezza. Il ministro, che in mattinata era stato a Venezia, era appena giunto alla caserma Ederle quando ha avuto un leggero mancamento e una forte fitta alla schiena. Ha bevuto un bicchiere d'acqua e fatto una piccola pausa, ma constatato che il dolore non passava è stato portato all'ospedale della cittadina per dei controlli. Lì hanno accertato una sorta di pre-infarto e il ministro è stato immediatamente ricoverato all'Ospedale di Udine.
In serata, dal suo staff, hanno fatto sapere che a causare il malore è stata una sindrome coronarica acuta. I medici - come precisato nel bollettino medico - hanno spiegato anche che «la sindrome è stata trattata tempestivamente e positivamente». Franceschini è sempre rimasto vigile. I dottori che lo hanno visitato hanno anche chiarito che non è possibile stabilire un evento scatenante la sindrome. Franceschini trascorrerà ancora qualche giorno nel reparto di Cardiologia. «Il paziente - recita il bollettino medico di domenica ha risposto positivamente alle terapie e ha trascorso una notte serena. Resterà ancora degente alcuni giorni nella struttura di Cardiologia. È di buon umore e ringrazia tutti coloro che gli hanno fatto sentire la partecipazione attraverso messaggi e contatti diretti».

Il nostro circolo manda un abbraccio a Dario Franceschini e gli augura di riprendersi al più presto. 

mercoledì 5 marzo 2014

9 marzo: Prospettive di un welfare declinato al femminile

Cogliamo l'occasione della ricorrenza della Giornata della Donna per aprire una prima riflessione sulle problematiche delle donne nella società di oggi e discutere insieme della situazione in cui ci troviamo, delle soluzioni politiche proposte ma anche del clima culturale non sempre benevolo verso il genere femminile, come dimostrano le vicende della cronaca e dell'attualità politica.


domenica 23 febbraio 2014

Il nuovo governo e le giovani Ministre

A proposito del nuovo governo e delle giovani Ministre, in questi giorni in rete si sono lette affermazioni sessiste, volgari e offensive nei loro confronti. Se non stupisce che ciò, per quanto triste, possa avvenire ad opera di esponenti di altri partiti che si divertono a strumentalizzare ogni cosa pur di mettere in cattiva luce il PD, fa impressione notare come ciò avvenga anche ad opera degli stessi iscritti al PD. Fa impressione vedere come, nel 2014, delle giovani donne, magari più fortunate di altre per le opportunità che hanno avuto, vengono additate. Tutti possiamo avere perplessità sul fatto che figure giovani possano già ricoprire il ruolo di Ministro ma questo non giustifica né insulti né affermazioni sessiste. Senza contare che si è a lungo invocato il rinnovamento, l’esigenza di aprire alle giovani generazioni e a facce nuove e ora che lo si è fatto non si capisce il senso di alcune contestazioni. Per altro ricordiamo che con le primarie per la scelta dei candidati al Parlamento, sono stati eletti anche soggetti del tutto privi di esperienza all’interno delle istituzioni (giovani e non giovani) e negli anni precedenti abbiamo avuto illustri esempi di Ministri nominati perché “esperti” che non si può dire siano riusciti a fare il bene del Paese.

A tal proposito segnaliamo anche un’intervista a Maranna Madia in cui si parla di lavoro, precari, welfare e sostegni alle mamme lavoratrici.

Il sito di Europa riporta i profili di tutti i Ministri del nuovo governo>>
I Ministri del PD sono:
Maurizio Martina (già sottosegretario del Governo Letta e la cui presenza nel nuovo governo è stata chiesta quasi unanimemente per non disperedere l’importante lavoro avviato su Expo)
Andrea Orlando (era il responsabile giustizia della segreteria del Pd di Bersani, aveva anche avanzato delle proposte in materia di riforma della giustizia civile che avevano suscitato un ampio dibattito dentro e fuori dal PD). Forse a molti è sfuggito che al Ministero della Giustizia c'è una persona del PD e non un tecnico “amico dei Ligresti” o un uomo di Berlusconi e, dato che il governo si regge su una maggioranza composita e di difficile equilibrio, si tratta di un buon risultato.
Federica Mogherini (con alle spalle importanti presenze in organismi internazionali)
Marianna Madia (che dal 2008 ad oggi ha fatto esperienza, presentato proposte di legge e interrogazioni prevalentemente legate all’ambito del lavoro)
Roberta Pinotti
Maria Elena Boschi
Maria Carmela Lanzetta
Dario Franceschini


sabato 22 febbraio 2014

Incontro con Mirabelli



Grazie alle tante persone che hanno preso parte al confronto che abbiamo avuto oggi pomeriggio con il senatore Franco Mirabelli e che hanno avuto modo di esporre i loro dubbi, le loro domande e di ottenere risposte.
Questo è il video della relazione introduttiva fatta oggi da Mirabelli:




Un incontro molto partecipato quello di oggi, in cui tanti hanno voluto intervenire per esprimere la propria opinione sulla fase che è in corso e per porre domande al senatore Mirabelli che, come tanti altri suoi colleghi, si è trovato nella difficile situazione di provare a far comprendere le ragioni di una scelta non semplice da digerire per una base del partito forse ancora troppo legata a schemi di un passato che non c’è più e che fatica ad orientarsi nel brusco cambiamento di stile e di velocità decisionale impresso dal nuovo Segretario del PD.
«Siamo dentro ad un passaggio politico molto complicato – ha esordito Mirabelli ad ogni incontro – e aspettiamo di vedere i risultati prima di esprimere giudizi troppo netti. È sbagliato ridurre tutta la vicenda di questi giorni all’aver “fatto fuori Letta”: indubbiamente Letta è stato trattato male ma ci sono delle ragioni politiche dietro al nuovo scenario che si è creato».
Secondo Mirabelli, ci trovavamo oramai in una situazione in cui si rischiava l’immobilismo: «Dobbiamo riconoscenza a Letta per gli 8 mesi di governo e gli dobbiamo anche qualche scusa ma non solo per l’ultima fase. Avremmo dovuto lavorare per valorizzare un po’ di più i risultati positivi che comunque almeno fino a dicembre il Governo Letta ha ottenuto e che oggi si trasferiscono sui numeri, come ad esempio il fatto che l’economia è tornata ad aumentare dopo 9 trimestri in cui scendeva, lo spread è stabile sotto i 200 punti; c’è un merito se ci sono 20 miliardi di giro d’affari prodotti dal decreto legge sul bonus ambientale, se è stato approvato un decreto che da qui al 2017 abolisce il finanziamento pubblico ai partiti. Questi sono risultati dell’azione del Governo Letta e vanno riconosciuti, mentre noi, invece, siamo stati un po’ timidi su queste cose». «Tuttavia, - ha spiegato Mirabelli - da un po’ di tempo la spinta propulsiva del governo si era fermata: dopo l’approvazione della Legge di Stabilità si è registrato un calo di consensi molto forte, lo dicevano i sondaggi ma anche le parti politiche e sociali. Una parte della maggioranza e anche una parte della società italiana aveva smesso di investire sul governo (si ricordino le critiche arrivate dai sindacati e da Confindustria)».
L’azione di governo nel rispondere alle esigenze dei cittadini italiani, dunque, era ritenuta troppo lenta e poco incisiva, per questo, secondo Mirabelli, tutti hanno ritenuto opportuno che si avviasse una nuova fase e tutti hanno chiesto l’impegno diretto del Segretario del PD, a cominciare dalla minoranza interna (che ha spinto affinché la Direzione Nazionale del partito anticipasse la discussione sul rapporto tra partito e governo e si arrivasse ad un chiarimento e ha votato il documento proposto dal Segretario) e sulla stessa linea si sono registrate le dichiarazioni di Alfano e di Scelta Civica.
Mirabelli ha ricordato, quindi, le ragioni per cui all’inizio della legislatura, in seguito al risultato elettorale con cui si è registrato che il 30% circa dei cittadini italiani non è andato a votare e il 25% dei cittadini italiani ha scelto di votare un partito antisistema, si era stati costretti a dare vita ad un governo di larghe intese presieduto da Letta: «C’è un problema democratico in questo Paese e, se noi non siamo capaci di fare le riforme in questa legislatura, il prossimo passaggio potrebbe essere molto pericoloso per la democrazia italiana. Oggi c’è un problema di credibilità della politica e di credibilità delle istituzioni. – ha sottolineato il senatore – e se tornassimo a votare anche con una legge elettorale diversa ma per lo stesso numero di parlamentari e ancora con il bicameralismo, la politica non avrebbe la credibilità che deve invece recuperare. Il problema non è il PD o Renzi, il problema è il Paese, la democrazia e le istituzioni di questo Paese. Se vogliamo ridare credibilità alla politica, abbiamo bisogno di fare delle riforme. Anche Letta, come Renzi oggi, non ha avuto l’investitura popolare, però siamo ancora in un Paese in cui il Presidente del Consiglio lo elegge il Parlamento. Sarebbe meglio avere elezioni in cui i cittadini scelgono chiaramente chi vogliono fare leader, però, sappiamo tutti che se si andasse a votare - in particolare adesso, dopo che c’è stata la sentenza della Corte Costituzionale - avremmo un sistema proporzionale che ci riconsegnerebbe un quadro di ingovernabilità e costringerebbe nuovamente alle larghe intese e, quindi, tutt’altro rispetto alla scelta di chi deve governare il Paese. Per questo, trovo assurda questa idea di andare a votare e di dire che in Italia non si vota mai: abbiamo votato un anno fa e i cittadini, se li si porta a votare una volta all’anno, si disaffezionano alla democrazia».
Questo è il quadro del percorso in cui si inserisce anche quest’ultimo passaggio: il governo Letta rischiava di rimanere imbrigliato e immobile e, quindi, di non riuscire più a portare a casa le riforme per le quali si era deciso di formarlo. Tornare al voto senza aver fatto le riforme promesse avrebbe significato la perdita di credibilità definitiva per la politica e, di fatto, si sarebbe consegnato il Paese alle forze antisistema e populiste. Per evitare tutto questo, per ridare forza alla spinta riformatrice di cui l’Italia ha bisogno, il PD ha compiuto la scelta più difficile e più rischiosa, che è quella di giocare tutto se stesso e il suo Segretario per dare vita ad un nuovo governo che avesse anche la capacità di cambiare i ritmi, di fare delle cose anche sulle questioni politiche e sociali per dare risposte ai cittadini e allo stesso tempo lanciare un messaggio di innovazione e cambiamento.
Questo è il senso dell’operazione che è stata fatta e ora, afferma il senatore Mirabelli, va sostenuto convintamente dal Partito Democratico: «Abbiamo bisogno di un partito che investa consapevolmente su questa fase, perché questa è l’ultima spiaggia non per noi del PD, ma per costruire un processo di riforme in grado di ridare credibilità alle istituzioni e senza le quali la democrazia italiana va in crisi. Matteo Renzi lo ha detto il giorno dopo essere stato eletto che questa è l’ultima occasione ma ce lo hanno detto anche tanti elettori delle primarie che o adesso si cambiava veramente oppure basta. Se ce lo dice il nostro popolo, se ce lo dicono quelli che vengono ancora a votare alle primarie, immaginiamoci che cosa pensano quelli che non vanno neanche più a votare alle elezioni! E, se questa è l’ultima spiaggia, allora, dobbiamo sapere che dobbiamo discutere del Paese, non di noi. Mi preoccupa il fatto che qualcuno, mentre aspettavamo la lista dei Ministri, ha cominciato a mettere in discussione il Segretario del partito, quasi che il partito fosse una cosa autoreferenziale che non c’entra. Il partito adesso si deve assumere a pieno questa responsabilità del governo: non dobbiamo discutere di noi ma dobbiamo discutere del Paese e di quello che possiamo fare per il Paese, anche confrontandoci tra idee diverse».

Tra i dubbi espressi dagli iscritti al PD presenti alle varie assemblee molti riguardavano la giovane età e la presunta inesperienza dei membri del nuovo governo (in particolare delle donne Ministro), altri contestavano il fatto che Renzi nominato premier potesse mantenere anche l’incarico di Segretario o peggio affidare il partito ad un reggente.
Nel rispondere Mirabelli ha sottolineato come «Renzi, per lo stile, risponde a una domanda di cambiamento e di rinnovamento della politica che c’è nel nostro Paese. Per anni abbiamo invocato il rinnovamento e le facce nuove e adesso abbiamo il governo più giovane della storia della Repubblica e va valorizzato, poi li si giudicherà dai risultati. Il fatto che ci siano 8 donne e 8 uomini è un dato importante: anche su questo, non possiamo fare per anni la battaglia perché siano riconosciute le pari opportunità e il valore che possono portare le donne dentro la politica e dentro al governo e poi, quando lo mettiamo in pratica, restiamo subalterni a ragionamenti inaccettabili che si sentono in giro sul fatto che le donne sono solo ornamentali. Ci sono le elezioni europee alle porte e, già in vista di quell’orizzonte, questo Governo dovrà fare delle cose perché bisogna dare dei messaggi forti di capacità di cambiare passo e di capacità di fare delle cose».

Contrario alla riapertura del dibattito sul Segretario, Mirabelli ha segnalato che «Stiamo ancora discutendo del PD. Non possiamo stare in un partito che vive in un congresso permanente: facciamo vedere agli italiani che discutiamo del Paese e non di noi. Il punto non è il PD ma che funzione abbiamo per il Paese. Oggi dobbiamo recuperare credibilità: i cittadini pensano che la politica sia distratta e non si occupi di loro; c’è poi un 25% che ha votato Grillo e che ritiene che tutto il sistema non vada bene e il sistema istituzionale e democratico del Paese è molto debole. Non possiamo fingere di trovarci in una fase di ordinaria amministrazione ma dobbiamo prendere coscienza del quadro il cui ci troviamo e il risultato elettorale avrebbe dovuto farci riflettere e farci cambiare il nostro modo di ragionare: siamo il terzo partito tra gli operai e i giovani non ci votano; in questo contesto una discussione tutta autoreferenziale non ha senso. Così come non ha senso proseguire la lotta tra ex democristiani ed ex comunisti: l’elezione di Renzi a Segretario del PD chiude definitivamente quella discussione, oggi serve confrontarsi sui contenuti indipendentemente dalla cultura di provenienza».

Mirabelli, infine ha evidenziato la necessità di fare lo sforzo di guardare a questa nuova situazione come un’opportunità per il Paese e di impegnare tutto il PD a sostenere l’azione di questo governo affinché si riescano a realizzare le tanto auspicate riforme e non di vivere il tutto come una cosa da sopportare. «Nei partiti si costruiscono i gruppi dirigenti e questi poi sono delegati a dirigere e si assumono le responsabilità delle decisioni prese, il documento proposto da Renzi alla Direzione Nazionale è stato votato da 136 persone e la discussione era stata sollecitata dalla minoranza, non si può far finta di non saperlo», ha replicato Mirabelli alla contestazione quasi unanime che è giunta sulla modalità in cui tutto si è velocemente discusso e deciso «senza consultare la base».

Un’opportunità, secondo Mirabelli, è anche l’ingresso del PD nel PSE: «E’ un fatto importante, che costruiamo da anni e che servirà a far diventare quel luogo la casa di tutti i progressisti europei. Con questa mossa il PD si colloca all’interno di un gruppo importante al Parlamento Europeo e ci presentiamo alle elezioni per la guida dell’Europa con un unico candidato che è Martin Schulz. Oggi i partiti europei sono cambiati rispetto ad anni fa: il PPE è la casa dei conservatori e i progressisti stanno in prevalenza nel PSE, che non è più solo il partito dei socialisti ma al suo interno vi sono molte forze con culture diverse come è il PD».

giovedì 20 febbraio 2014

22 febbraio incontro con Mirabelli

Sabato 22 Febbraio alle ore 16:00, presso la Sala Bina - Spazio PD in Viale Suzzani 273 (Scala A, entrando dal cancello, palazzo sulla destra, discesa verso il sottoscala) a Milano, abbiamo organizzato un incontro aperto a tutti i cittadini con il Sen. FRANCO MIRABELLI per un aggiornamento sulle vicende della politica nazionale e per aiutarci a comprendere meglio il passaggio che stiamo attraversando.

mercoledì 19 febbraio 2014

Il governo Renzi

Lettera del nostro iscritto e membro del comitato dei garanti, Paolo Volterrani.


Cari compagni ed amici,
Renzi ha raggiunto il suo obiettivo. Lui è sicuramente ambizioso e determinato. E’ giovane: per trovare un capo del governo di quest’età occorre risalire nel tempo fino al Duce.
L’ambizione non è un difetto se mirata al bene di tutti. La determinazione è un pregio che spero venga sfruttato per l’interesse della maggioranza degli italiani, a cominciare dai più deboli.
Il modo con cui Matteo Renzi ha raggiunto l’obiettivo continua ad essere il mio cruccio. Il fatto che il Partito quasi all’unanimità abbia accettato il metodo non mi consola. Siamo in un momento nel quale ogni mossa verrà analizzata e giudicata senza pietà da quella parte di elettorato che vuole scardinare il sistema e sostituirlo con qualcosa che nessuno sa, neppure loro.
Detto questo analizzo la situazione il più neutralmente possibile.
Il ministero Renzi: i tempi lunghi del “travaglio”e le parole del Presidente, dicono che la lista finale è nata al Quirinale.
Il Nuovo Centro Destra, esce ridimensionato e senza la vice-presidenza, ma non più debole nel far pesare i suoi paletti sull’alleanza e su Renzi, inoltre nel Ministero conta più esperienza dei nuovi ministri PD.
Renzi nel sopracitato “travaglio” ha dovuto cedere su economia e giustizia.
Sull’economia ha deciso il Presidente che ha probabilmente anche fatto il nome, sulla giustizia il presidente ha detto no al nome che Renzi aveva in mente, ma ha dato il permesso ad una scelta politica del PD. Renzi ha ottenuto invece(è probabile che abbia insistito molto) la defenestrazione della Bonino che farà sentire la sua voce in dissenso, ma con questa operazione(ancora una volta il modo offende) ottiene una maggior coesione nella maggioranza. Alfano può apprezzare. All’estero un po’ meno.
La presenza di due lobbisti(in passato Renzi ha parlato contro le “lobbies”) prova che dall’esterno si è tifato per la fine di Letta o si è addirittura spinto.
Gli altri ministeri sono scelte di Renzi che vuole avere uno zoccolo duro nel CdM per poter decidere ed avere mani più libere.
Detto questo si spera che al Senato non ci siano “inciuci” e trappole e che il “guastatore” Civati non faccia altri colpi di teatro(lui è sostanzialmente questo:un teatrante senza un programma politico).
Mi auguro che Matteo proceda speditamente, anche se ho qualche dubbio sulla legge elettorale legata alla riforma del Senato, ma anche su questo punto Renzi può giocare, perché con il “porcellum” in agguato il Parlamento dei “nuovi e dei nominati” potrebbe andare “a casa” ad Ottobre. Questa legge elettorale, concordata con Berlusconi, non risolve il problema dei nominati ed a me non piace in assoluto.
Quindi vi dico che una volta imboccata la strada è opportuno percorrerla fino a quando sarà possibile. Intanto ingoiamo e camminiamo uniti. Uniti! Questa è la parola d’ordine!

lunedì 17 febbraio 2014

La fanatica maleducazione a Cinque Stelle

A proposito di un pessimo uso del linguaggio oltre che dell’intelligenza (prerogativa del Movimento Cinque Stelle), segnaliamo un commento di Luca Mastrantonio pubblicato dal Corriere della Sera

Per ora il contributo più evidente dei grillini al dibattito parlamentare sul governo Renzi è la maleducazione. I più esuberanti deputati Cinque Stelle, infatti, usano frasi ed espedienti da osteria che su TripAdvisor, sito dove si fanno recensioni di tutto il giudicabile, prenderebbero meno di una stella: c’è chi mette la maschera di Renzi, chi fa giochetti di parole da goliardia degna dell’asilo («figlio di Troika») e gesti cafoni anche nel loro minimalismo, come schioccare le dita (per interrompere l’ipnosi, dicono, ma sembrano la «Famiglia Addams», ha replicato Renzi). La maleducazione dei grillini è ostentata, spesso rivendicata, come atto di chiarezza, trasparenza, autenticità: di «parresìa» direbbero i greci antichi, che praticavano l’arte di dire la verità; ma un linguaggio così trivializzato è più simile a quella che gli psichiatri chiamano «coprolalìa», cioè il parlare oscenamente. Ma così, il Movimento che ha resettato la Seconda Repubblica, rischia di ereditarne lo spirito deteriore: la volgarità demagogica.
La maleducazione, sosteneva lo scrittore americano Eric Hoffer (1902-1983), è la finta prova di forza dell’uomo debole: un uomo fanatico e frustrato che nell’odio e nell’irrisione dell’altro, oltre al tentativo di convertirlo, vede l’affermazione, risentita, di sé stesso. Hoffer lo descriveva ne Il vero credente, un saggio sulla natura del fanatismo di massa (uscito nel 1951 in America, in Italia è arrivato solo nel 2013, edito da Castelvecchi). Tra i tanti mestieri provati, Hoffer rivendicava lo scaricatore di porto. Anzi, a chi gli dava dell’intellettuale, rispondeva di essere uno scaricatore di cultura. Ecco, forse certi parlamentari dovrebbero leggersi le parole di questo scaricatore di porto.

lunedì 10 febbraio 2014

Assemblea sulle case popolari

Video dell'intervento del senatore Franco Mirabelli all'assemblea sindacale sul tema delle case popolari che si è svolta nel nostro circolo:






domenica 9 febbraio 2014

Verso le primarie del 16 febbraio

Domenica 16 febbraio si svolgeranno le primarie per eleggere il segretario regionale del Partito Democratico, a cui sono candidati: Alessandro Alfieri e Diana De Marchi. Sui rispettivi siti potete leggere i loro profili e i loro programmi: www.alessandroalfieri.it - www.dianademarchi.net
Ad ogni candidato è collegata una lista di persone che, in base al numero di voti ottenuti, andrà a comporre l’Assemblea Regionale del PD.
Il nostro circolo gestirà i seggi presso La Casa di Alex in Via Moncalieri 5 e la “Sala Giuseppe Bina – Spazio PD” in Viale Suzzani 273 scala A. A breve vi verranno fornite tutte le indicazioni sulle sezioni elettorali corrispondenti.
Si vota dalle ore 8:00 alle 20:00 e occorre presentarsi con documento di identità valido e tessera elettorale. Hanno diritto di voto tutti i cittadini che hanno compiuto il sedicesimo anno di età. Prima del voto verrà fatto firmare il registro degli elettori delle Primarie e la normativa sulla privacy. I non iscritti al PD dovranno versare 2 euro (che andranno a coprire le spese organizzative).

sabato 8 febbraio 2014

Ecco la nuova passerella del Parco Nord

Lunga 70 metri, unirà le due ali ovest (Niguarda-Affori-Bruzzano-Cormano) ed est (Bresso-Bicocca-Cusano-Sesto San Giovanni-Cinisello).
Intervista di Lorenzo Meyer a Pierluigi Angiuoni consigliere dell’ente Parco Nord

La domenica mattina al Parco Nord è dedicata spesso dai podisti più in forma ad allenamenti sulle lunghe distanze, normalmente tra i 15 e i 30 chilometri. Queste sedute, chiamate nel gergo dei runners “lunghi”, sono fondamentali sia per chi sta preparando i 21 km della mezza maratona sia ai più coraggiosi che hanno come obiettivo il percorso completo di 42 km. Si tratta di allenamenti che possono durare anche tre ore e che oltre all’ impegno fisico presentano anche difficoltà di concentrazione. Infatti, specie per chi corre da solo, è noioso ripetere più volte sempre lo stesso percorso. Il Parco Nord è grande e va già incontro ai podisti ma… con la imminente realizzazione della nuova passerella che scavalcherà via Veneto-Ornato e via Aldo Moro sarà più invitante. Il parco per la sua planimetria, ricorda infatti una farfalla, simbolo di cambiamento e di naturalità, che dispiega le sue due ali nel cuore della metropoli milanese, imprigionata dalle case e dalle strade che la circondano. Con questo nuovo ponte le due ali ovest (Niguarda-Affori-Bruzzano-Cormano) ed est (Bresso-Bicocca-Cusano-Sesto San Giovanni-Cinisello) del Parco Nord verranno finalmente unite e sarà quindi possibile correre ma anche pedalare tranquillamente da Affori a Sesto San Giovanni o da Cusano a Niguarda senza uscire dal grande polmone verde. Per saperne di più, su questa nuova opera, abbiamo intervistato Pierluigi Angiuoni consigliere dell’ente Parco Nord.
Quali saranno i tempi di realizzazione dell’opera?
La posa della passerella, lunga 70 metri, è prevista per giugno mentre per l’utilizzo effettivo si pensa a dopo l’estate. Si tratta del quinto ponte ciclopedonale realizzato in 20 anni dall’ente parco. Oggi il Parco Nord è sostanzialmente spezzato in due, all’altezza del confine tra Bresso e Milano, in via Ornato, dove a separare le aree verdi, oltre alle strade, c’è anche il fiume Seveso che poco lontano si immerge nel sottosuolo milanese. Questo ultimo ponte in un sol colpo scavalcherà due strade e il fiume, riunendo il parco in un’unica entità. Non solo il ciclista o il pedone potrà attraversare in piena sicurezza un nodo che attualmente lo obbliga a scendere all’incrocio semaforico ma anche i mezzi di servizio e di vigilanza potranno passare da una parte all’altra del parco con maggiore facilità, a beneficio della sicurezza di tutti.
Quali saranno e da chi verranno sostenuti i costi dell’opera?
L’opera dal costo di 1 milione e 350 mila euro sarà costruita e finanziata della catena di supermercati “Il Gigante” che proprio nei pressi della passerella sta realizzando un nuovo centro commerciale. Per un terzo sono soldi che l’operatore avrebbe dovuto versare come oneri di urbanizzazione al Comune di Milano mentre gli altri due terzi sono una quota di “compensazione ecologica”. Tutto intorno circa 12.500 metri quadrati di aree di proprietà de “Il Gigante” sono state cedute gratuitamente al parco e attrezzate con ciclabili, boschi e prati.
Ma le novità non finiscono qui, non è vero?
Confermo. Oltre via Aldo Moro il Parco Nord ha in progetto, anche se non ancora imminente, la creazione di un lago che molto probabilmente sarà balneabile. Alimentato dal canale Villoresi, sarà profondo tra i 2 e i 3 metri.