martedì 29 aprile 2014

Lavoro, scavare nei giacimenti milanesi

Articolo di Francesco Bizzotto (ex Presidente Afol Nord Milano, nostro iscritto del Network Assicuratori) pubblicato da Arcipelago Milano.


Renzi apre sul lavoro: favorisce iniziative, attrae investimenti. Non lasciamolo solo. Ha detto: la via delle rigidità e delle chiusure ha fallito. Cambiamo.
Elementare, per chi ama la cultura industriale o di massa. “La sua legge è quella del mercato” diceva Edgar Morin in Lo spirito del tempo (1962). Porta a “ridimensionare la cultura alta”. Se la tua offerta non convince, se non vendi, o la cambi o chiudi. Ma, è proprio il libero mercato il nodo non sciolto. Nel lavoro non c’è, perché non ci sono condizioni di reciproca scelta. Mancano Istituzioni per le Politiche attive, che favoriscano la mobilità e rendano dinamico il mercato. In Europa siamo ultimi, e arretriamo. Così diamo spazio alla malattia anti mercato – l’antagonismo – che non considera le differenze e il conflitto come aspetti necessari, vitali della realtà.
Per fare cosa, chiediamolo ai 26enni milanesi Vincenzo Di Salvo e Filippo Malavasi, che hanno creato “B 2 Bevents”, network di incontro e dialogo, conoscenza e reciproca scelta tra imprese e professionisti con vocazione dipendente o autonoma. Ne parla il Corriere della Sera del 18 marzo.
Il contesto sembra volere che tutto accada al centro. A Roma. E in logica negativa, sacrificale. Sullo stesso Corriere, Maurizio Sacconi: ok Renzi al 100%; ora serve “una maggior protezione del disoccupato e una regolazione europea del licenziamento fondata sulla deterrenza di un adeguato indennizzo”. E Alesina e Giavazzi (quasi un appello nell’editoriale): si “consenta alle aziende di licenziare con costi crescenti”.
L’impressione è penosa. Governare vuol dire indirizzare in positivo la realtà sociale per anticipare i problemi. Non viverci sopra. Certo, anche rimediare ai guai, tutelare il bisogno, ma soprattutto anticipare. Chi si concentra su guai e rimedi, è fuori tempo e funereo.
La lettura positiva vuole un mercato del lavoro dinamico, che aumenti la produttività per via di coesione, cura, creatività e innovazione; un lavoro che contribuisca a rendere competitive le nostre imprese, crei valore (anche per sé) e ridia respiro al mercato interno. Società e creatività si deprimono senza un mercato interno sobrio, di qualità alta. Che non si fa da solo.
“Dobbiamo liberare il mercato dal vizio congenito di sopprimere le proprie condizioni di buon funzionamento”, diceva Massimo Cacciari. Tema che la sinistra non ha saputo declinare. Più chiaro Michael Walzer: “Poiché la società civile, lasciata a se stessa, ingenera rapporti di potere radicalmente disuguali, che solo il potere dello stato può sfidare (…) lo stato non può mai essere, come appare nella teoria liberale, una mera struttura per la società civile. È altresì strumento di lotta, usato per dare una forma particolare alla vita comune.” (Il filo della politica, ed. Diabasis, 2002, p. 91).
Calza bene con l’invito ai giovani di Mario Draghi a “scoprire nella flessibilità la creatività, nell’incertezza l’imprenditorialità” (Corriere, 28.10.’07). Principi che stavano a base dell’indirizzo europeo: “La flessibilità significa assicurare ai lavoratori posti di lavoro migliori, la ‘mobilità ascendente’, lo sviluppo ottimale dei talenti”. (Comunicazione della Commissione europea – Bruxelles, 27.06.’07). Un filo logico da recuperare. È l’intenzione del neo ministro Poletti: sono ministro della disoccupazione, ha detto, e voglio “tornare a un ruolo attivo: creare le condizioni per favorire l’occupazione” (Corriere della Sera 22 marzo).
Ora, guardiamo a Milano città metropolitana. È matura l’idea di un’Istituzione per la mobilità del lavoro che sposti le tutele dall’azienda al territorio, dai pochi a tutti.
E liberi insieme l’impresa e i lavori. Maggiori sicurezze e produttività conseguiranno a servizi mirati di orientamento, formazione, sostegno all’auto-impresa e dialogo tra domanda e offerta. E sarà più facile e meno costoso confermare affinare le iniziative di sostegno alle parti sociali svantaggiate.
Senza l’Istituzione per la mobilità dei lavori, l’impresa si concentrerà sui costi di produzione e la precarietà sarà la regola. Sarebbe un indirizzo politico sbagliato: la precarietà fa perdere la nostra economia. Occorre piuttosto coinvolgere, motivare e responsabilizzare le intelligenze che abbiamo. Il capitale umano (conoscenze, competenze) è il nostro punto di forza, per le imprese e anche per la Politica (ma è un altro discorso). Qui Milano è leader in Europa, dice l’Ocse.
L’indirizzo auspicato è riflesso nella scelta della larga maggioranza delle imprese che reggono la crisi (ed esportano). Hanno fatto un patto serio con i collaboratori (e i sindacati), per tener duro e innovare. Sono fucine di idee ed esperienze; laboratori del miglior brainstorming che mai si sia visto. Si inventano di tutto: girano e rigirano i prodotti, i servizi e l’assistenza, dialogano con utenti ed esperti; cercano ossessivamente di cambiare e migliorare, per sorprendere e farsi apprezzare (alzare il prezzo). Come la rete di una decina di micro fabbriche del lecchese, che ha inventato il lampione stradale che si pulisce da solo (Dario Di Vico, tempo fa, sul Corriere).
Insomma, se il lavoro acquista dignità e ruolo (il contrario della precarietà), dipende dalla Politica locale. Dalla forza e dai progetti delle sue Istituzioni preposte.
Possono rendere inutile l’art. 18.
La Milano che guarda avanti (e che pensa opportunamente alle Leap Zones – zone a giurisdizione speciale) deve metterci mano. Chiedersi come sta cambiando il lavoro e perché, puntare diritta alla sua qualità, quando il 50% delle coppie pensa a un lavoro part time per entrambi, per gestirsi al meglio – sondaggio InfoJobs.it. Cosa osservare? 1. il dialogo che c’è nelle aziende e tra imprese (reti);
2. le professioni autonome e l’auto-impresa giovanile, più gentili e geniali, meno ossessive;
3. lo sviluppo tecnologico dirompente;
4. il ruolo del volontariato (terzo settore);
Siamo lungimiranti:
* la democrazia economica è un valore latente altamente produttivo, da far emergere;
* le “Partita iva” sono lavoratori che creano, rischiano, diffondono misura e sostenibilità;
* lo sviluppo tecnologico libera; non può diventare timore e spiazzamento;
* il terzo settore merita risorse (è l’articolarsi delle attività che coglie il meglio: il volontariato).
Istituzione partecipata per il mercato del lavoro, Leap Zone: chiediamo a Renzi di fare un test.

lunedì 28 aprile 2014

1915-2015 Cent'anni di Guerra e Pace, non solo Expo

Articolo di Emilio Vimercati per Arcipelago Milano.


Il 2015 non sarà solo l’anno dell’Expo. Ricorre infatti il centenario di un conflitto armato, con trentadue paesi partecipanti, che nel 1915 vide l’Italia, a fianco delle potenze dell’Intesa, coinvolta nella prima guerra mondiale nella storiografia considerata la quarta guerra d’indipendenza a conclusione del Risorgimento e dell’Unità d’Italia.
11vimercati17FBUna devastazione con il suo seguito di dolorosi lutti che causò la perdita tra il ’15 e il ’18 di circa 651.000 soldati e di 589.000 civili, per un totale di 1.240.000 morti su una popolazione di 36 milioni, con la più alta mortalità compresa tra i 20 e i 26 anni, e un altissimo numero di mutilati e invalidi, combattenti e reduci sbandati, oltre ai danni di guerra con migliaia di famiglie senza tetto e senza lavoro, situazione complicata dal diffondersi della pandemia influenzale di origine “spagnola” che in Europa fece più vittime della peste nera del XIV secolo e della stessa Grande Guerra.
L’Expo con il suo importante tema, Nutrire il pianeta Energia per la vita, avrà inizio il 1° maggio 2015 per concludersi il 31 ottobre e coinciderà con l’anniversario del centenario dell’immane conflitto iniziato il 24 maggio 1915, data celebrata dall’inno “La leggenda del Piave” di E. A. Mario pseudonimo di Giovanni Gaeta i cui versi una volta si apprendevano nelle scuole elementari: “Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio dei primi fanti il ventiquattro maggio”. Speriamo che l’omonima piazza milanese sia almeno riqualificata in tempo.
Ogni paese o città d’Italia ha dedicato una piazza ai suoi militi per lo più ponendo al centro un monumento ai caduti di quella sanguinosa guerra iniziata cent’anni fa per ricordare, a imperitura memoria, i propri concittadini che hanno dato la vita per la patria, scolpendo sui lati nomi, cognomi e grado; così come penso che a tutti sia capitato di soffermarsi e riflettere, camminando sui nostri monti tra resti di trincee e forti diroccati sui tanti patimenti sopportati da quei giovani eroici alpini, i ragazzi del ’99, provenienti da tutta, tutta la penisola da nord a sud cui per la prima volta era stata messa addosso una divisa e in mano un moschetto, come mirabilmente descritto nel film capolavoro “La grande guerra” di Monicelli. L’evento assurge a epopea nella narrazione dell’ufficiale di complemento Emilio Lussu in “Un anno sull’altipiano” così come è esaltato nei celebri versi di Giuseppe Ungaretti, volontario nel 19° reggimento di fanteria: “La morte/ si sconta/ vivendo.” dedicati alla memoria dei commilitoni caduti, al pari dell’orrore della guerra descritta nelle dolorose pagine dal volontario Carlo Emilio Gadda nel “Giornale di guerra e di prigionia“.
Durante quel triennio Milano svolse un ruolo di retrovia, ricovero di militari feriti in convalescenza, tra cui Ernest Hemingway autore di “Addio alle armi“, di centro per la produzione di materiale bellico e venne direttamente colpita dalla guerra in occasione di un unico bombardamento aereo austriaco il 14 febbraio 1918 che causò la morte di 18 persone. Anche Milano, come le altre città, ha ovviamente dato il suo prezioso contributo in uomini e mezzi; nel promuovere il tema dell’Esposizione 2015 può ulteriormente aggiungere un significativo segno di pace ricordando che da quella data del maggio 1915 i cent’anni non sono trascorsi invano.
Cent’anni di cui la prima parte, trent’anni dal 1915 al 1945 di sofferenze, con due guerre mondiali e un ventennio di oppressione concluso con la lotta di liberazione, nella seconda settant’anni di pace da rivendicare. Scrive Denis Mac Smith nella sua “Storia d’Italia“: “Nel 1918 l’Italia dichiarò di aver chiamato sotto le armi cinque milioni di uomini. Ma l’onere finanziario era stato enorme, una somma doppia a quelle delle spese complessive dello Stato nei cinquant’anni precedenti. Le macerie lasciate da questa terribile guerra furono una delle ragioni per cui l’Italia dovette soffrire venticinque anni di tirannia.” Di contro, aggiungo, c’è chi ha ammassato fortune durante la guerra senza preoccuparsi molto delle condizioni materiali della popolazione.
Da pochi anni è stata soppressa la chiamata di leva ma le persone di una certa età sanno cosa significava aspettare la “cartolina”. Ben venga che fra i giovani si siano estinte parole come rancio e gavetta, c.a.r. e corvèe, permesso tre più due, marcar visita, consegnato, contare i giorni all’alba, riduzioni militari e ragazzi.
All’alba del 24 maggio 1915 dal Regio Esercito fu sparato a Cervignano del Friuli il primo colpo di cannone contro il nemico. Il messaggio di Expo 2015 contenuto in Nutrire il pianeta Energia per la vita, senza temere alcuna retorica, accompagni la prossima ricorrenza centenaria del 1915-2015 con un abbraccio fraterno ai caduti nella speranza che un simile avvenimento non debba ripetersi mai più e nel contempo esalti il valore di una auspicabile configurazione unitaria della civiltà europea. Nell’occasione, l’Expo nel 2015 sia un incontro mondiale senza frontiere anche in tal senso. Ripudiare la guerra Favorire la pace.

lunedì 21 aprile 2014

Incontro dedicato al Parco Nord

Segnaliamo questo incontro dedicato al Parco Nord. Nel corso della serata verranno presentati i nuovi progetti avviati dal Parco.


domenica 20 aprile 2014

Tutti a cena per l’Europa!

Potremo incontrare i candidati milanesi al Parlamento Europeo Alessia Mosca, Patrizia Toia e Antonio Panzeri alla cena democratica "Il Pd Milano in Europa #celochieditu", giovedì 24 aprile 2014, alle ore 20.30, presso il Circolo Pd Gino Giugni, in via Astesani 27 (Milano, zona 9, Affori). Si tratta di una cena di autofinanziamento, e parte del ricavato verrà destinato al Circolo come contributo per la realizzazione del progetto di acquisto della sede. Il costo è di 25 euro (20 euro per gli under30) ed è possibile prenotarsi entro il 23 aprile a organizzazione@pdmilano.org 
Il circolo si trova vicino a MM3 fermata AFFORI FN - Linea 70 (Zara M3 M5 - Cim. Bruzzano) fermata Via Astesani V.le Affori - Da MM1 fermata CADORNA: Passante ferroviario FN AFFORI FN


sabato 19 aprile 2014

Celebrazioni per il 25 aprile

Il 24 aprile è il giorno della Liberazione di Niguarda, prima zona a Milano a liberarsi degli invasori e dei fascisti grazie alle eroici scioperi degli operai della Breda, Falk e Pirelli, e dei cittadini e partigiani niguardesi. Giovedì 24 aprile alle ore 20.45 la sezione ANPI Martiri Niguardesi ricordano quel sacrificio con un corteo con partenza dalla sede ANPI e dal CIRCOLO PD di via Hermada 8, lungo le lapidi che ricordano i caduti. 


La mattina del 25 aprile, in Bicocca e Pratocentenaro si terrà il giro delle corone alle lapidi dei Partigiani. In automobile o in bicicletta. Appuntamento ore 9,30 in viale Suzzani 273, Milano


Come ogni anno, si terrà anche la Manifestazione del 25 aprile: il corteo è previsto per le ore 14:00 con partenza da Corso Venezia per raggiungere Piazza Duomo.


venerdì 18 aprile 2014

Il 25 maggio ci sono le elezioni europee



Il 25 maggio si vota per le elezioni per il Parlamento Europeo. Il PD è entrato nel PSE e come presidente per la Commissione Europea indica il nome di Martin Schulz. 
Per votare si fa una croce sul simbolo del PD e si possono esprimere fino a 3 preferenze. 
Le preferenze si esprimono scrivendo il cognome o i cognomi dei candidati scelti nelle righe accanto al simbolo del partito a cui appartengono. Nel caso di due preferenze espresse, sono sempre valide: quindi va bene che siano due donne, oppure due uomini, oppure un uomo e una donna. Nel caso si desideri esprimere la terza preferenza, affinché questa sia considerata valida, deve essere necessariamente di genere diverso dalle prime due: quindi, si possono votare due donne e un uomo, oppure due uomini e una donna.   

I candidati milanesi del Partito Democratico al Parlamento Europeo sono:
-  ALESSIA MOSCA www.alessiamosca.it
- PATRIZIA TOIA www.patriziatoia.it 
- ANTONIO PANZERI www.antoniopanzeri.it



giovedì 17 aprile 2014

Una serata con Patrizia Toia a parlare di Europa

Proseguono i nostri incontri con i candidati al Parlamento Europeo e giovedì 17 aprile, insieme al Circolo Primo Maggio Isola Zara, è stata nostra ospite Patrizia Toia. Tanti gli argomenti affrontati nel corso della serata, stimolati anche da alcuni interventi degli iscritti al PD. 
"Il declino dell'Europa è iniziato quando è iniziata la crisi economica e tutte le conquiste fatte in anni passati e oggi date per scontate, in realtà, in seguito alla crisi, sono state messe in discussione", ha esordito la candidata al Parlamento Europeo, ricordando che fino a quando le cose andavano bene è stata sufficiente l'Unione monetaria e il pensiero dominante era che l'Unione politica sarebbe arrivata da sola come conseguenza, ma così non è stato. "Abbiamo fatto un progetto a metà - ha spiegato Toia - e adesso siamo arrivati al momento in cui l'Europa deve dire cosa vuole diventare da grande". Questo, secondo Patrizia Toia, è infatti il momento per avviare una riforma delle istituzioni europee e non spaventarsi di fronte all'idea di perdere la sovranità nazionale perché nei fatti è già andata perduta da tempo. 
Toia ha sottolineato la necessità del fatto che l'UE inizi ad occuparsi anche di crescita e non più solo di rigore e ha precisato come molti esponenti del centrodestra italiano vadano nelle tv a propagandare anch'essi questa tesi ma poi, quando si sono trovati all'interno del gruppo del PPE, al Parlamento Europeo, hanno lasciato prevalere logiche molto diverse e hanno votato compattamente le misure di austerità.
Tuttavia, secondo la candidata del PD, molte opportunità l'Europa le ha presentate anche in questi anni e l'Italia non sempre le ha colte: "i fondi europei, ad esempio - ha spiegato Toia - hanno cambiato completamente l'aspetto dei Paesi in cui sono stati utilizzati, come la Polonia. Da noi, anche in Lombardia, spesso non si sono presentate neanche le domande per accedervi". 
Sul fronte politico, infine, Toia ha raccontato delle difficoltà di ottenere risultati per la ricerca di una maggioranza che poi approvi i provvedimenti e, spesso, per arrivarci si finisce per apportare alle misure una serie di mediazioni che snaturano l'idea da cui erano scaturite e per cambiare l'Europa - obiettivo che si è posto il PD per questa tornata elettorale - è necessario un costante lavoro dei parlamentari all'interno delle commissioni e vedere anche come sarà la nuova composizione del Parlamento Europeo che uscirà dalle urne.

mercoledì 16 aprile 2014

Incontro con con Patrizia Toia

Giovedì 17 aprile incontriamo (insieme al circolo PD Primo Maggio Isola Zara) Patrizia Toia, candidata al Parlamento Europeo. L'incontro sarà l'occasione per farci raccontare le sue attività svolte nel precedente mandato da Vicepresidente della Commissione Industria, approfondire le battaglie portate avanti dal PD in Europa, i risultati positivi raggiunti e quelli ancora da conquistare insieme al PSE.
L'incontro sarà anche l'occasione per offrirvi un brindisi pasquale e scambiarci gli auguri per una breve pausa prima della corsa che ci porterà alle elezioni europee. 
Vi aspettiamo!


martedì 15 aprile 2014

Contro il voto di scambio finalmente una legge efficace

E' stato approvato in via definitiva il reato di voto di scambio politico-mafioso.
Questa la dichiarazione di voto in Senato fatta per il PD dal sen. Franco Mirabelli (video»):



"Abbiamo votato il provvedimento sul voto di scambio convinti che sia utile e necessario. Lo abbiamo fatto da forza politica che, con una storia di lotta alla criminalità organizzata, di cui siamo orgogliosi, ha sacrificato alcuni dei suoi uomini migliori, da Pio La torre a Piersanti Mattarella e che anche in quest'aula può contare su uomini e donne che combattono la mafia ogni giorno, rischiando la propria incolumità". Lo ha detto in Aula il senatore Franco Mirabelli, capogruppo del Pd nella Commissione Antimafia, in dichiarazione di voto in aula. "Non è vero che questa legge non cambia nulla o non serve - ha spiegato Mirabelli - Fino ad oggi si e' punito solo lo scambio economico, da domani il reato di voto di scambio consentirà di punire lo scambio di ogni altra utilità, cioè ognuna delle possibili prestazioni reciproche in cui si può tradurre lo scambio politico-mafioso. L'assenza di questa tipologia di reato ha impedito finora alla magistratura di contestare efficacemente quelle responsabilità penali. Raccogliamo e manteniamo così l'impegno che avevamo preso con le tante associazioni, i tanti cittadini che hanno aderito alla campagna 'riparte il futuro' e interveniamo in tempo utile per garantire che l'accordo tra politico e mafioso sia punito già per le prossime tornate elettorali. Ma il disaccordo sulle pene non può giustificare le accuse, sentite in quest'aula, che raccontano come con questo provvedimento si voglia svuotare il reato e che chi lo vota vuole salvare politici e mafiosi. La norma che votiamo oggi prevede una pena trai 4 e i 10 anni, esattamente come era previsto nel testo votato all'unanimità alla Camera. Se non era quindi ritenuto scandaloso allora dai colleghi del M5s alla Camera, perché lo diventa ora, dopo pochi mesi? Tanto più che questo reato non sarà mai contestato da solo, per il mafioso sarà associato al 416 Bis (associazione Mafiosa) e per il politico sarà associato a un reato contro la Pubblica Amministrazione. Quindi chi sarà ritenuto colpevole sarà condannato e punito con il carcere e interdetto dai pubblici uffici. La storia di questo Paese dimostra che lo Stato ha vinto contro la criminalità quando la politica e la società hanno saputo unirsi per difendere la democrazia. Credo siano legittime tutte le critiche, ma nessuno deve fare campagna elettorale sulla mafia. E affermare che qui dentro o si è d'accordo con una parte o si è mafiosi è pericoloso, serve solo a far felici i mafiosi perché si banalizza una cosa seria. Tutto questo non solo e' falso, grave e offensivo ma indebolisce le istituzioni e quel tessuto democratico che è indispensabile per sconfiggere la mafia. A chi dice che abbiamo fatto un patto con i mafiosi - ha concluso Mirabelli - rispondo che l'unico patto che abbiamo fatto è quello con i cittadini, per combattere la mafia e che siamo orgogliosi del nostro Presidente della repubblica e del nostro Presidente del Consiglio".
Qui la scheda del gruppo PD alla Camera:






sabato 12 aprile 2014

Il cambiamento del Paese è stato avviato

Questa mattina al circolo, abbiamo approfittato della disponibilità del senatore Franco Mirabelli, per discutere insieme delle proposte che il PD sta portando avanti al governo per cambiare l’Italia, per comprendere un po’ meglio quale Paese stiamo costruendo.
Il PD si è impegnato su più fronti ed è protagonista dell’accelerazione che c’è stata sul terreno delle riforme. – ha esordito il senatore, interloquendo con gli iscritti - Le riforme sono sempre state una questione centrale per il Partito Democratico anche perché il rapporto tra i cittadini e le istituzioni si è molto logorato e far vedere che si sta finalmente lavorando per riformare il Paese può servire per riavvicinare”. Inoltre, ha ricordato Mirabelli “l’accelerazione che si è prodotta ha creato nel Paese una grande aspettativa”. Era, comunque, un’accelerazione necessaria perché – ha segnalato il senatore PD – l’idea diffusa era ormai quella di essere di fronte all’ultima occasione: “Il risultato elettorale ci ha detto che il 30% circa dei cittadini italiani non sono andati a votare, il 25% ha scelto di votare il Movimento 5 Stelle che è una forza antisistema e altri hanno espresso simpatia per altre forze populiste a fronte del fatto che la politica e le istituzioni hanno raggiunto il livello più basso di credibilità proprio a causa dei ritardi e delle resistenze poste a ogni richiesta di cambiamento. Che è l’ultima occasione ce lo hanno detto anche tanti elettori delle primarie che o adesso si cambiava veramente oppure basta. – ha insistito Mirabelli - Oggi, serve ridare credibilità alla politica e alle istituzioni. Per questo Renzi ha scelto la velocità di azione e la semplificazione del linguaggio, per far vedere che il cambiamento lo si fa davvero. E questa velocità di Renzi ha spiazzato tutti perché nessuno ci era abituato. Ora si è avviata una stagione di riforme importanti, questo crea consenso nei cittadini ma ci sono anche molte forze refrattarie ai cambiamenti perché vedono messi in discussione i loro privilegi e non sarà semplice cambiare. Chi vuole contrastare il cambiamento spesso si inventa cose che non ci sono oppure fa intendere che da qualche parte c’è la fregatura nascosta oppure dice che il problema vero è un altro e si finisce per discutere delle invenzioni e non di cosa si è fatto davvero”.

Venendo alle riforme avviate in questi mesi, Mirabelli ha ricordato l’iter della legge elettorale, già discussa alla Camera dei Deputati e che arriverà in Aula Senato dopo la discussione sulla riforma per superare il bicameralismo perché serve realizzare una riforma costituzionale che abbia un equilibrio complessivo. In ogni caso, si tratta di una legge elettorale maggioritaria in cui chi vince governa (esattamente come aveva chiesto il PD) e si è ottenuto il doppio turno, mentre possibile oggetto di discussione diventeranno la soglia di sbarramento e la questione della percentuale di donne nelle liste che la Camera non ha risolto.

Sul tema delle Riforme costituzionali, Mirabelli ha ricordato che con il Governo Letta si è perso un anno (passando dalla discussione sui saggi alla modifica dell’art. 138 della Costituzione) e non è cambiato nulla mentre con l’arrivo del Governo Renzi tutto è cambiato e sono già stati calendarizzati molti provvedimenti e poi si dovrà lavorare anche per migliorarli e correggere ciò che non va bene.
Sbagliato, però, secondo Mirabelli, parlare delle riforme solo in termini di risparmio economico: “Dobbiamo smettere di dire che si fanno le riforme solo per risparmiare soldi perché si stanno riformando gli assetti istituzionali del Paese. - ha precisato il senatore - Le riforme costituzionali devono servire a far funzionare meglio lo Stato, non solo a ridurre i costi della politica”.
Nel merito della riforma del Senato, di cui molto abbiamo letto sui giornali in questi giorni, Mirabelli ha spiegato che alcuni senatori non sono d’accordo sulla non elezione diretta dei membri del Senato ma, se questo verrà trasformato in una sorta di Camera delle Autonomie Locali diventerà difficile fare l’elezione diretta dei nuovi senatori perché dovranno essere espressioni di rappresentanze locali. “Un ruolo diverso del Senato e dei senatori deve corrispondere anche ad una platea elettorale diversa”, ha ribadito Mirabelli.
I tempi di modifica costituzionale, comunque, saranno lunghi: ci vorranno due letture (una per ogni Camera) a distanza di sei mesi l’una dall’altra e successivamente ci sarà un referendum.

Tra le cose già approvate, invece, Mirabelli ha ricordato la legge che abolisce il finanziamento pubblico ai partiti e contiene anche alcune norme che regolamentano la struttura dei partiti e questo rappresenta un grande cambiamento.
Un altro tassello importante è quello rappresentato dal DDL Delrio con cui si è avviata la costruzione delle città metropolitane. Il DDL prevede che le province in scadenza non torneranno al voto ma diventeranno enti di secondo livello e saranno abolite le giunte provinciali (vale a dire non ci saranno assessori e consiglieri eletti). Entro giugno dovrà essere votato il Consiglio delle città metropolitane, costituito dai sindaci dei vari Comuni che vi appartengono, presieduto dal Sindaco del Comune capoluogo che non percepirà altre indennità aggiuntive, e questo poi varerà lo Statuto entro il mese di novembre.
“Non è una legge perfetta - ha commentato Mirabelli - ma intanto, dopo anni di discussione su questo tema, la città metropolitana si sta concretizzando”.

Mirabelli ha ricordato anche che il Movimento 5 Stelle non ha votato alcuna riforma di quelle portate avanti in Parlamento, con la motivazione che nulla di ciò che viene presentato a loro va bene: “La realtà è che hanno paura di un Parlamento che fa davvero le cose toglie acqua alla loro propaganda”, ha commentato il senatore PD.
Legato a questo argomento, anche la polemica degli ultimi giorni sul voto alla norma 416-ter sul voto di scambio politico-mafioso, per cui M5S ha fatto diverse bagarre in Aula. “I Parlamentari PD si sono impegnati coll’Associazione Libera per fare una legge che punisca il voto di scambio. – ha segnalato Mirabelli - Oggi si contesta il fatto che, dopo il passaggio alla Camera, si sono abbassate le pene. Però quella è una legge che prima non c’era e punisce la promessa di voti scambiati con dei favori e per questo serve farla prima delle elezioni. Spaccare così il quadro politico su questo tema fa il gioco della mafia”.

Infine, Mirabelli ha sottolineato che si stanno facendo passi in avanti anche sulle riforme economiche e sociali. Una particolarmente importante è contenuta il decreto sull’emergenza abitativa (di cui il senatore è relatore) che prevede che vengano raddoppiati i finanziamenti al Fondo Sostegno Affitti e al Fondo per la morosità incolpevole (che il Governo Monti aveva tolto e Letta aveva ripristinato) e poi norme per favorire la possibilità di trovare case a canoni contenuti (come ad esempio l’abbassamento della cedolare secca al 10% per favorire l’emersione dal nero degli affitti e sopperire al fatto che ci sono troppe case sfitte).
Un altro decreto importante sarà quello sul lavoro con cui si andrà a cambiare le condizioni dei contratti flessibili rispetto a quanto prevedeva la legge Fornero e poi arriverà il Job Act per interventi sull’apprendistato, sul contratto unico, sul salario minino e anche sul reddito di cittadinanza.
Anche nel DEF ci saranno cose di impatto economico e sociale importante, come la norma di riduzione dell’impatto fiscale sugli stipendi che consentirà di avere le 80 euro in più in busta paga (che praticamente porteranno ad una mensilità in più alla fine dell’anno) e le coperture sono individuate da alcuni tagli della spending review.
“Oggi - ha sottolineato Mirabelli - c’è un problema drammatico dell’occupazione e della tenuta degli ammortizzatori sociali. La scelta di intervenire sul cuneo fiscale e sul lavoro dipendente è perché si pensa che così si possano far ripartire i consumi”.
Sul metodo, Mirabelli ha spiegato che “Renzi tira dritto, rompe un metodo di concertazione che era considerato da tutti basilare ma oggi c’è una frammentazione tale della rappresentanza che la concertazione è complicata. Le rappresentanze intermedie, spesso, non rappresentano più molto oggi. Per questo il PD, quando fa le riforme, deve guardare all’interesse generale e mettere al centro dei provvedimenti gli interessi dei cittadini”.

Questi, dunque, gli argomenti affrontati nella mattinata, attraverso un proficuo dialogo tra il senatore e gli iscritti del circolo che, speriamo, sia stato di utilità per sciogliere eventuali dubbi.

giovedì 10 aprile 2014

Parliamo delle proposte del PD

In queste settimane il Partito Democratico ha lanciato numerose proposte volte a cambiare radicalmente il nostro Paese. Alcune norme sono già state approvate mentre altre sono ancora in fase di discussione. Il cambiamento che per anni è stato invocato, dunque, sta finalmente venendo alla luce. Per comprendere meglio questo passaggio importante e le proposte del PD per il governo del Paese, sabato 12 aprile alle 10:00, presso il nostro circolo in Via Moncalieri 5, incontriamo il senatore Franco Mirabelli (membro della Direzione Nazionale del PD, relatore del Piano casa nella Commissione Ambiente, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Antimafia e componente della Commissione Politiche dell'Unione Europea).




mercoledì 9 aprile 2014

I nostri candidati alle elezioni europee del 25 maggio



Ecco i candidati della Circoscrizione Nord Ovest: 
 1 ALESSIA MOSCA DEPUTATO
 2 MERCEDES BRESSO CONS.REGIONALE
 3 SERGIO COFFERATI EURODEPUTATO USCENTE
 4 PATRIZIA TOIA EURODEPUTATO USCENTE
 5 PIERANTONIO PANZERI EURODEPUTATO USCENTE
 6 MARINA LOMBARDI SINDACO STELLA (SV)
 7 SERGIO AURELIO MAURO AURELI SEGRETARIO SINDACALE UNIA TICINO E MOESA (SINDACATO FRONTALIERI)
 8 ALBERTO AVETTA ASS.PROVINCIALE
 9 LUCA BARBIERI COORDINATORE COOPERATIVA LO PAN - INSEGNANTE
 10 BRANDO BENIFEI GIOVANI DEMOCRATICI
 11 RENATA BRIANO ASSESSORE REGIONALE
 12 GIUSEPPE CATIZONE SINDACO NICHELINO
 13 MARIA CHIARA DE LUCA OPERATRICE SOCIALE
 14 CARLOTTA GUALCO DIRETTORE CENTRO INEUROPA
 15 LUIGI MORGANO SEGRETARIO NAZIONALE FISM (FEDERAZIONE ITALIANA SCUOLE MATERNE)
 16 CARLO ROCCIO IMPRENDITORE E RICERCATORE DEL SETT. BIOMEDICO
 17 PAOLO SINIGAGLIA PRESIDENTE ITALIA NOSTRA LOMBARDIA
 18 ANTONELLA TRAPANI ARCHITETTO /SEGR.PROVINCIALE VERBANIA CUSIO OSSOLA
19 DANIELE VIOTTI COLLABORATORE DELLE PA, ATTIVISTA DIRITTI CIVILI
 20 FRANCESCA ZALTIERI VICEPRESIDENTE PROV.MANTOVA

Qui tutte le liste del PD»
Le capolista delle 5 circoscrizioni sono donne!
Qui il claim per la campagna elettorale: #celochieditu
Le proposte del PD sul lavoro per cambiare l'Europa»

Il PD è entrato a far parte del PSE e candidato Presidente dell'UE è Martin Schulz, qui il suo discorso di candidatura durante il congresso del PSE che si è svolto a Roma»
Qui l'intervento di Matteo Renzi al congresso del PSE»

lunedì 7 aprile 2014

Primo incontro sull'Europa


La campagna elettorale per le elezioni europee ha preso il via e anche le occasioni per incontrare i candidati.
Domenica sera, all’Isola, l’occasione per parlare di Europa e per approfondire alcune tematiche legate alle dinamiche economiche di cui molto si è letto sui giornali in questi anni, è stato un incontro organizzato dai Circoli PD I Maggio Isola-Zara e Prato-Bicocca, che ha visto come relatori Sergio Cofferati (Parlamentare Europeo uscente e ricandidato) e Franco Mirabelli (Senatore e membro della Commissione Politiche dell’Unione Europea).

Sergio Cofferati, in apertura del suo intervento, ha denunciato come le politiche di rigore di questi anni abbiano portato al disastro per i Paesi già duramente segnati dalla crisi economica e in particolare per la Grecia, dove le misure imposte dalla troika hanno lasciato un Paese distrutto e, per questo motivo è necessario ribaltare queste dinamiche.
Uno dei problemi principali, secondo Cofferati, è quello di riuscire a rimettere in moto i consumi e per farlo vi è la necessità di lasciare più risorse in tasca ai cittadini: “Vanno bene gli 80 € in busta paga per i lavoratori dipendenti annunciati dal Governo Renzi – ha affermato il parlamentare europeo - ma c’è bisogno che arrivino anche ai pensionati. E la Germania, che ha tirato le redini dell’Europa in questi anni, deve sapere che esporta moltissimo negli altri Paesi europei ma se nessuno può comprare anche se la sua economia va in crisi”.
Per questo, per Cofferati, è necessario “Cambiare i presupposti, alleandoci con i Paesi progressisti. È una novità importante che Schulz sia candidato Presidente e che venga votato dai cittadini ma è difficile che ottenga la maggioranza e, in ogni caso, poi se gli altri commissari sono delegati dai governi nazionali (che non sono votati dai cittadini), anche Schulz resterebbe prigioniero e non avrebbe agibilità politica”. “Oggi il Parlamento Europeo non ha potere legislativo. – ha ricordato Cofferati – Il potere legislativo è necessario se si vogliono cambiare le cose. In questi anni al Parlamento Europeo sono stati votati a larga maggioranza sia gli Eurobond che la tassa sulle transazioni finanziarie ma il Consiglio Europeo non ha voluto fare niente di tutto ciò. Al Parlamento Europeo arrivano anche proposte di legge di iniziativa popolare ma poi non sempre vengono portate avanti”.
Sul fronte elettorale, Cofferati ha segnalato che il PD ha compiuto la scelta giusta con l’ingresso nel PSE ma il problema, secondo il parlamentare europeo, è che “il PSE non esiste: è l’aggregato di partiti nazionali, invece, bisogna fare dei partiti europei veri perché molti problemi sorgono anche a causa delle contraddizioni interne alle famiglie politiche. La settimana prossima, ad esempio, al Parlamento Europeo si vota la Direttiva made in cioè la richiesta che sull’etichetta di un prodotto vi sia la tracciabilità del prodotto stesso, tutto il suo ciclo produttivo e non solo dove è avvenuto l’ultimo passaggio; tuttavia, anche su questo non c’è la maggioranza e non c’è un’idea comune neanche all’interno del centrosinistra”.
“Tutta la campagna elettorale, probabilmente, sarà puntata sul sì o il no all’Europa da parte degli schieramenti politici. – ha evidenziato Cofferati - In questi anni sono avvenute molte cose regressive in Europa e, a questo giro, rischia di essere maggioritaria la presenza dei nazionalisti e, se si crea un equilibrio di questo tipo, il lavoro all’interno delle Commissioni diventa più complesso, anche se poi in Aula si possono trovare convergenze più ampie”.
Secondo i sondaggi, il centrosinistra dovrebbe ottenere un maggior numero di parlamentari rispetto a quello attuale, più variegato è il mondo intorno ai Popolari ma sicuramente aumenterà la presenza delle forze politiche contrarie all’Unione Europea. “Lo stesso Tsipras - ha segnalato Cofferati - che in Italia piace tanto alla sinistra, in Grecia si esprime in modo nettamente contrario all’Unione Europea e la lista a suo sostegno ha dentro nomi che poi anche se votati dai cittadini non andranno al Parlamento Europeo e quindi rubano il consenso, esattamente come ha sempre fatto Berlusconi”.

Il senatore Franco Mirabelli ha ricordato che quelle del 25 maggio saranno elezioni decisive per il Parlamento Europeo perché, questa volta, anche in base al risultato elettorale che otterranno le forze antieuropeiste, si giocherà un pezzo significativo del futuro dei nostri Paesi e la possibilità di costruire un’Europa diversa da quella attuale. “Ci giochiamo la possibilità di andare a completare il processo di integrazione europea per un’Europa politica e sociale più vicina all’idea di Europa che abbiamo in mente e dobbiamo convincere innanzitutto noi stessi che ci sono le condizioni affinché l’UE cambi davvero e torni ad essere l’Europa dei cittadini e per i cittadini”, ha affermato il senatore PD.
“Abbiamo la consapevolezza del fatto che stiamo attraversando una fase in cui l’Europa viene vissuta dai cittadini come qualcosa di distante o peggio di negativo, come un orpello, un vincolo, come qualcosa che - in una fase di crisi - ha peggiorato le condizioni. Oggi, l’Europa è percepita come qualcosa che si occupa dei governi, dei bilanci, di finanza e si occupa poco dei cittadini. Su questo dobbiamo lavorare, sapendo che serve un’Europa più forte, anche perché sia più vicina ai cittadini”, ha sottolineato Mirabelli.
Venendo a commentare le vicende dell’attualità, il senatore ha evidenziato come la vicenda dell’Ucraina dimostri che serve più Europa non meno Europa, così come la vicenda ungherese ha dimostrato che l’Europa può essere lo strumento che può contrastare un ritorno preoccupante dei nazionalismi che hanno tratti autoritari, antidemocratici e addirittura razzisti.
“Tutto questo ci deve motivare a fare una campagna elettorale forte – ha insisto Mirabelli - per spiegare alle persone che l’Europa non è un vincolo o un danno e andrò fatto in una situazione difficile: lo vediamo nel nostro Paese che la crisi ha pesato molto, la credibilità delle istituzioni e della politica ha subito colpi pesantissimi e stiamo cercando di fare delle riforme per uscirne e ricostruire un rapporto con i cittadini per la tenuta della democrazia di questo Paese. Dall’altra parte del campo ci sono formazioni politiche che hanno già cominciato una campagna elettorale che sarà tutta giocata sul presentare l’Europa come la responsabile e il capro espiatorio di tutti i mali. La Lega questa operazione l’ha sempre fatta, fin da quando è nata e lo vediamo bene anche oggi con Maroni al governo di Regione Lombardia, dove il suo lavoro quotidiano non è quello di risolvere i problemi ma scaricare la colpa ad altri delle situazioni che non funzionano. Oggi, la scelta più semplice che la Lega ha è quella di dare la colpa all’Europa di ogni cosa negativa”.
“In tempi di crisi, purtroppo, continuano a prevalere le spinte a rinchiudersi, a costruire le fortezze in cui difendersi da qualunque cosa che è esterno e, quindi, anche da questo può nascere un sentimento antieuropeista. Il PD, invece, deve saper spiegare che chiusi nei nostri confini nazionali, oggi, abbiamo meno possibilità, i cittadini hanno meno possibilità e che l’Europa è già stata per noi una grande conquista”, ha ribadito Mirabelli.
Spiegando le ricadute delle scelte intraprese in sede europea sulla politica italiana, Mirabelli ha ricordato che “In questi mesi, in Commissione Politiche dell’Unione Europea al Senato, abbiamo discusso di cose che forse senza l’Europa non avremmo potuto affrontare. Hanno pesato, infatti, le Direttive europee sugli obiettivi che l’Europa ci ha dato per il rilancio delle politiche ambientali, sul rilancio delle politiche volte a costruire il risparmio energetico. Ha pesato l’Europa anche sul fatto che stiamo discutendo finalmente del dramma che vivono le persone nelle nostre carceri. L’Europa ha un ruolo importante sulle questioni concrete che noi viviamo anche se non vengono percepite. I fondi europei, ad esempio, lo stiamo dimostrando adesso, possono essere una straordinaria occasione per mettere in campo politiche occupazionali e politiche che ridiano anche speranza ai territori nel nostro Paese e lo vediamo sul piano dell’occupazione, grazie alle politiche adottate prima dal governo Letta e ora dal governo Renzi. Su questo dobbiamo avere un po’ più di consapevolezza perché l’idea che l’Europa sia solo il vincolo di bilancio, l’austerità ecc. è sbagliata oltre che controproducente”.
“Bisogna certamente cambiare, ci vuole un’Europa che proponga la crescita, però, questo Paese senza l’Europa avrebbe avuto lo stesso i suoi problemi. – ha segnalato l’esponente democratico - Il debito pubblico italiano era un problema lo stesso anche senza l’Europa e ci sarebbe stato ugualmente anche il problema di come rientrare. Dopo le elezioni, l’Italia presiederà la comunità europea e su questo ci si sta preparando, sapendo che nell’agenda del semestre italiano ci sono cose molto importanti e anche queste possono dare il senso dell’essenzialità dell’Europa”.
Uno dei temi da affrontare, secondo Mirabelli, sarà quello della rappresentanza delle istituzioni europee perché oggi c’è un Parlamento Europeo eletto direttamente dai cittadini che però ha poteri molto limitati che vanno ampliati e poi c’è una Commissione formata dai governi dei singoli Paesi che di fatto decide tutto e, quindi, la rappresentanza dei cittadini ha uno spazio limitato rispetto alle decisioni e alle scelte.
Due temi importanti che Mirabelli ha sottolineato come sia importante che vengano affrontati a livello europeo sono quelli dell’immigrazione e della lotta alla criminalità organizzata.
“Se affrontiamo la situazione dell’immigrazione da soli non riusciamo ad ottenere alcun risultato: è necessaria una politica europea e su questo dovremo lavorare perché non è affatto scontato. In questi mesi, ad esempio, abbiamo verificato che per i Paesi del Nord Europa non esiste il problema della gestione dei profughi e delle ondate migratorie, anzi pensano che i barconi affondano per colpa nostra e non perché c’è un fenomeno imponente, che questa estate rischia di essere ancora peggiore”, ha spiegato Mirabelli.
Per quanto riguarda la lotta alla criminalità organizzata, il senatore ha segnalato che in Italia abbiamo norme che mira a combattere la criminalità organizzata intervenendo sui patrimoni, con la confisca dei beni appena parte il procedimento penale, senza aspettare la condanna. “Se questa cosa la fa solo l’Italia o pochi Paesi e non c’è un regolamento comune a tutti, ai criminali è sufficiente spostare il proprio patrimonio dove queste regole non vigono e la criminalità organizzata ha risolto il problema del riciclare i propri guadagni senza incorrere nel rischio della confisca. Su questo tema è intervenuta la Direttiva approvata recentemente dal Parlamento Europeo ma ora devono essere i governi dei singoli Paesi ad applicarla”, ha concluso Mirabelli.
In conclusione del suo intervento, il senatore Mirabelli ha sottolineato che “L’Europa è ancora vista come un’opportunità per molti Paesi: ci sono tanti Stati che chiedono di entrare nell’UE. Anche noi dobbiamo tornare a vedere l’Europa come un’opportunità.
Negli ultimi anni abbiamo percepito l’Europa come quella che ci ha messo le tasse ma non è vero. Il nostro debito pubblico non dipendeva dall’Europa. Gli ultimi governi hanno descritto l’Europa come una cosa negativa, che ci ha dettato delle regole oppressive e invece noi dobbiamo spiegare le cose buone fatte dall’Europa per noi (ad esempio il tema dei diritti civili e umani)”.

Rispondendo alle domande del pubblico presente, invece, Cofferati ha ribadito che “Non bisogna sottovalutare le insidie dei nazionalismi ma ogni Paese fa a sé e ciò che è avvenuto in Francia non è uguale a ciò che avviene in altri Stati dell’UE”.
Il punto, secondo Cofferati è che oggi “Noi abbiamo bisogno dell’Europa. Serve un cambio del Trattato per rilanciarla. L’Europa non è il sogno delle generazioni che ci hanno preceduto ma il luogo in cui costruire il futuro per le generazioni che verranno. Molte cose che sono state faticosamente costruite oggi vengono date per scontate ma non le sono affatto e anzi ultimamente sono anche state messe in discussione, come ad esempio Schengen. Oggi si vogliono porre nuovi limiti anche alle frontiere. – ha segnalato il parlamentare europeo - I provvedimenti del governo inglese di fatto rimettono in discussione Schengen perché vietano la circolazione a romeni e bulgari che sono cittadini europei”.
“Oggi non c’è più il sogno dell’Europa perché la gente sta male ma noi con l’euro ci abbiamo guadagnato fino al 2008. – ha sottolineato Cofferati - Ora andiamo a votare dopo anni di crisi sulle spalle e dobbiamo porre l’obiettivo della crescita. Se negli Stati Uniti negli anni ’20 non ci fosse stato Keynes probabilmente gli U.S.A. non avrebbero superato la crisi e oggi non sarebbero così forti come li vediamo”.
“Crescita e sviluppo servono per creare nuova occupazione mentre oggi cala anche quella che c’è”, ha affermato Cofferati, segnalando che i cassintegrati di oggi probabilmente non rientreranno più al lavoro ma quando finirà la cassa integrazione resteranno disoccupati.
“Servono politiche industriali: l’Europa ha perso molto in manifattura mentre Obama sta spendendo soldi per rilanciarla negli Stati Uniti. Il terziario serve se c’è la produzione, altrimenti i servizi da soli non servono a niente e noi siamo rimasti indietro in alcuni settori”, ha denunciato il parlamentare europeo, ponendo il problema del lavoro e della dignità dei lavoratori: “Quando l’economia va male non solo si perde il lavoro ma si perdono anche i diritti. In Europa, che è la culla del welfare, sono arretrate anche le protezioni sociali. È necessario rilanciare l’idea del sogno dell’Europa e dei diritti”. Per questo, il candidato del PD ha detto di aver scelto come parole chiavi per la sua campagna elettorale “futuro, diritti e lavoro”.


L'Europa che vogliamo - Incontro con Cofferati e Mirabelli - 06 aprile 2014

sabato 5 aprile 2014

Il 6 aprile parliamo di Europa

Domenica 6 aprile alle ore 21:00, insieme al Circolo PD I Maggio Isola-Zara, incontriamo Sergio Cofferati (parlamentare europeo uscente e ricandidato) e Franco Mirabelli (commissione Politiche dell’Unione Europea del Senato) presso il Circolo Sassetti Cultura in Via Volturno 35 sui temi dell’Europa economica e i vincoli di bilancio. L’incontro sarà aperto a tutti i cittadini e sarà un’occasione utile per approfondire l’importanza dell’adesione del PD al PSE e le scelte di politica economica intraprese fino ad ora e da intraprendere in futuro per avere un’Unione Europea più vicina ai cittadini e più forte. 
Appena possibile, ci attiveremo per incontrare gli altri candidati al Parlamento Europeo e, ovviamente, siamo tutti impegnati a dar loro sostegno per la campagna elettorale.



lunedì 31 marzo 2014

City Act, via le briglie a Milano

Articolo di Pietro Bussolati, segretario PD dell'area metropolitana milanese, pubblicato da Europa.


I sindaci governeranno il mondo. È la suggestiva provocazione lanciata da Benjamin R. Barber, professore e politologo americano, che, nel suo ultimo libro, ipotizza un mondo governato in una logica bottom-up, che parte dalle domande dei cittadini e dall’istituzione di un parlamento mondiale delle città. Questa proposta, certamente visionaria, ci è di stimolo per ricercare nuovi modelli di governance, più vicini ai bisogni di tutte quelle istanze civiche che ripongono nei sindaci, e nelle amministrazioni locali, forti aspettative di cambiamento.
L’Europa individua le aree metropolitane quali principali motori di sviluppo che, grazie ai mutamenti economici, sociali ed istituzionali in corso, potranno avere un ruolo decisivo nel delineare una nuova prospettiva per il rilancio delle economie locali. Come spiega anche Enrico Moretti, professore di economia a Berkley, nel suo testo La nuova geografia del lavoro, alcuni fattori quali formazione, conoscenza e sviluppo di città hi-tech ad altissima conoscenza possono rappresentare la via maestra per superare la crisi puntando su «ingegno, iniziativa, capitale umano, ecosistema produttivo».
In Italia delle dieci neonate Città metropolitane solo Milano e Napoli (Roma ha una legislazione già differente) possono ambire ad essere territorio di sperimentazione concreta di queste tesi. Milano in particolare ha la vocazione nazionale e le caratteristiche per essere una delle aree innovative di trazione economica dell’Italia. In questo senso Expo ci permette di riflettere sul ruolo di Milano nel mondo, un’occasione per elaborare una prospettiva di sviluppo metropolitano di lungo periodo, che sia anche un’agenda di lavoro per tutte le forze riformiste della città.
Il Partito democratico metropolitano di Milano vuole farsi promotore di questa sfida: vogliamo individuare una visione supportata da obiettivi strategici attraverso un documento di indirizzo politico, un City Act. Fiscalità locale, commercio, turismo, pianificazione territoriale, messa in rete del sistema universitario, semplificazione amministrativa sono solo alcuni dei temi affrontati nel documento, che sarà poi la base per svilupparli sia con proposte di natura locale che con provvedimenti legislativi nazionali.
Il City Act significa dotare le Città metropolitane più importanti delle competenze delle Regioni, favorendo il controllo dei cittadini, sperimentare con coraggio pratiche di innovazione amministrativa (burocrazia e digitalizzazione), pensare ad una proposta programmatica che consenta di anticipare i cambiamenti, discutere di visione e vocazione innovative per la nostra metropoli e che, partendo dai poteri in capo al Commissario straordinario, possa contribuire a declinare le competenze in capo al futuro sindaco metropolitano e a pensare al dopo Expo come occasione di rilancio economico.
A questo riguardo, una delle proposte del documento intende, mantenendo legami economici con i paesi in via di sviluppo, istituire aree a burocrazia e tassazione zero al fine di attrarre attività d’impresa innovative, in grado di rilanciare Milano come hub internazionale del mercato italiano.
Ieri sera abbiamo presentato le linee guida del City Act a Milano, con esponenti di governo e del partito nazionale, proponendo una visione di città metropolitana che, arricchita da nuove autonomie e competenze, anche in assenza di ulteriori fondi statali, sia in grado di avviare una nuova stagione di rinascimento ambrosiano e quindi di rilancio dell’Italia.
Il City Act come sfida politica per togliere le briglie a Milano per far crescere l’Italia, come avvio di un percorso, guidato dall’amministrazione, di coinvolgimento con le migliori energie e conoscenze della città per dare ancora più forza territoriale al progetto restituendo al Partito democratico un ruolo decisivo, in forza delle proprie idee e proposte, di impulso strategico rispetto alle sfide che Milano sarà chiamata ad affrontare nei prossimi anni.

domenica 30 marzo 2014

Case popolari ai Comuni: un progetto politico nazionale

Articolo di Emilio Vimercati per Arcipelago Milano.

Lo spirito umanitario sociale che favorì la creazione degli Iacp, Istituti Autonomi Case Popolari, si è perso nel tempo. La legge n. 251 del 31 maggio 1903 di iniziativa del veneziano Onorevole Luigi Luzzatti, appartenente alla destra storica, presidente del consiglio e più volte ministro, ideatore delle Banche Popolari, rispondeva a principi di solidarietà e giustizia sociale e interveniva nel sistema delle abitazioni avendo come obbiettivo il bene casa senza un interesse economico volto al profitto. Lo sviluppo degli Istituti che ne è seguito dovette affrontare il nuovo scenario demografico, economico e sociale di quel periodo: Milano, ad esempio, in poco meno di 40 anni passò da 186.000 abitanti del 1860 agli oltre 400.000 dei primi anni del novecento; lo spopolamento delle campagne accompagnò il bisogno di mano d’opera nelle zone industrializzate del nord consumando suolo e ingrossando le periferie di casermoni popolari, le coree si dirà nel secondo dopoguerra. La funzione degli Iacp intesa a risolvere le domande di case dei ceti meno abbienti diventerà un appetitoso potere politico da maneggiare e i partiti, in particolare per trent’anni la Democrazia Cristiana e poi il Partito Socialista, ne faranno un feudo elettorale e clientelare sia nei confronti degli assegnatari sia dell’apparato burocratico, con la complicità un po’ di tutti volta a distribuire equamente alloggi e posti.
Come si impone oggi nelle istituzioni la semplificazione delle sedi decisionali, via il Senato e via le Province, diminuzione dei componenti le assemblee, occorre accorciare la filiera degli organi che si occupano di edilizia pubblica conferendo direttamente in capo ai Comuni gestione e titolarità dei patrimoni eliminando i carrozzoni mantenuti in vita solo per rimuovere e scaricare i fastidi. In sintesi: le Regioni dettano le regole, i Comuni assegnano, le Aziende gestiscono, una tri ripartizione anacronistica che non può funzionare e infatti non funziona: difficoltà di rapporti, competenze disarticolate, interessi separati, autonomia e conservazione, con gli inquilini che per un reclamo sono sballottati da un ufficio all’altro.
Con poche righe contenute nelle tante leggi degli anni ’90, il patrimonio degli Iacp, divenuti Aziende, fu trasferito in capo alle Regioni avendo in più i poteri della riforma del titolo V della Costituzione. È ora confacente decidere di conferire detti patrimoni ai Comuni rimettendo nella loro potestà le decisioni che riguardano i requisiti di assegnazione, i limiti di reddito per l’accesso, la determinazione dei canoni e altro, secondo il principio non faccia la comunità maggiore ciò che può fare o che è naturale faccia la comunità minore. Altresì secondo il principio di sussidiarietà fra Unione Europea e Stati membri, l’attribuzione delle competenze amministrative e delle relative responsabilità deve far capo all’autorità territorialmente e funzionalmente più vicina ai cittadini, principio di prevalenza che privilegia la centralità dei Comuni.
Esempio: qual è il problema se per un alloggio pubblico del Monferrato quella comunità decide che l’inquilino versi cento euro al mese e che per un pari alloggio in Oltrepò ne paghi centodieci o novanta, fa scandalo? Decidano i Comuni secondo una equa logica socioeconomica territoriale. O lo devono decidere le Regioni? I Comuni non devono fuggire dal problema ma farsi carico di salvare e non vendere il patrimonio pubblico. Non mancano gli esempi nei paesi del nord Europa dove il settore delle case popolari comunque gestito fa sempre capo ai Comuni stimolati a competere con la cooperazione nel proporre quartieri modello.
Per le Regioni il patrimonio di edilizia residenziale pubblica è un mezzo di potere: ecco perché concentrano. Il conferimento ai Comuni della titolarità dei quartieri popolari significa peraltro una più complessiva e diretta capacità progettuale, di programmazione e d’intervento per la riqualificazione delle periferie urbane. Esempio: io Comune decido di riprogettare il tal quartiere, che è della Regione, gestito dall’Azienda: che senso ha? Alle Regioni resti il compito innanzitutto di ripianare i deficit delle Aziende, poi di stanziare le risorse per nuove opere e vigilare sull’attuazione dei programmi: per far questo non è necessario disporre del patrimonio. Si conviene che una tale riforma avvenga in modo graduale, tutelando i dipendenti. L’importante è gettare il seme di un rinnovamento avendo chiaro l’obbiettivo finale rivolto a una migliore efficienza della gestione che ora evidenzia un crescendo di insoddisfazione degli inquilini per la non brillante qualità dei servizi oltre che elevati deficit di bilancio simbolo di una esperienza fallita, superata e della necessità di cambiare sistema con una vera sostanziale riforma tornando a perseguire lo scopo sociale delle case popolari.

sabato 29 marzo 2014

Romano Prodi: "Il Pd di Renzi è l'unico partito vivo, giusta la battaglia contro i no tedeschi"

Segnaliamo l'intervista a Romano Prodi pubblicata da La Repubblica.

L'ex premier dice di sentirsi "un uomo felice", si chiama fuori dalla futura corsa per il Quirinale e promuove Matteo Renzi. "È la grande aspettativa di rinnovamento, ma non deve deluderla, de- ve fare in fretta ma deve soprattutto fare bene". A partire dalla battaglia che sta conducendo in Europa: "Noi dobbiamo onorare il fiscal compact, ma non possiamo accettare che ci leghino le gambe e poi ci chiedano di correre.
Se oggi, per rispettare il tetto magico del 3 per cento, ci preoccupiamo solo di comprimere il deficit e non di far crescere il Pil, ci suicidiamo". Le colpe sono un po' di tutti: "Chi ha sentito più parlare della Commissione Ue?". Il virus antieuropeista però preoccupa: "Solo la Germania ne è immune perché la Merkel ha difeso gli interessi nazionali ed è diventata la padrona d'Europa"

Presidente Prodi, in Europa i popoli voltano le spalle ai governi. Come dice Bauman, i palazzi della politica sono vuoti, perché il vero potere è altrove, dai mercati alle banche. Cosa sta succedendo?
"Con una diagnosi semplicistica, si potrebbe dire che la ripresa mondiale è lenta, e in Europa è ancora più lenta. In realtà il male europeo è molto più complesso. Non c'è un solo cambiamento nella storia dell'umanità che veda l'Europa protagonista. Prenda la crisi ucraina: Putin chiama Obama, anche se gli Usa non c'entrano nulla. Ma vale la famosa domanda di Kissinger: qual è il numero di telefono dell'Europa? Nessuno lo sa. Nel frattempo, l'Europa è dominata dalla paura, dagli egoismi nazionali. Ogni leader europeo guarda alle prossime elezioni, non alle prossime generazioni".

Risultato: vincono gli anti-europeisti, come nella Francia di Marine Le Pen.
"Il virus francese mi preoccupa, ma non mi sorprende. Solo la Germania è immune, perché la Merkel ha difeso soprattutto gli interessi tedeschi ed è diventata la padrona d'Europa. Ma è assurdo che un Paese con un surplus commerciale di 280 miliardi, un'inflazione zero e un modesto tasso di crescita, si rifiuti di reflazionare la sua economia, e di consentire che l'Europa faccia altrettanto, solo perché questo verrebbe vissuto dai tedeschi come una 'elemosinà a favore dei pigri meridionali".
E non è così?
"Ovviamente no. Ma qui sta anche la responsabilità di noi "latinos". Non siamo in grado di esprimere un progetto politico unitario e condiviso non "contro" la Germania, ma a favore dello sviluppo e del lavoro. Su questo non vedo proposte concrete, né in Italia né altrove. Il modello sono gli Usa, che hanno iniettato nel sistema 800 miliardi di dollari in un colpo solo. Ci vorrebbe un po' di sano keynesismo...".
Dovremmo riscrivere i Trattati europei, smontando i famosi parametri che proprio lei una volta definì "stupidi"?
"Non ho mai pensato che si debbano rivedere i parametri. Li ho definiti 'stupidi', nel senso che vanno sempre tarati sui cicli dell'economia. E' chiaro che se oggi, per rispettare il 'tetto magicò del 3%, ci preoccupiamo solo di comprimere il deficit e non di far crescere il Pil, ci suicidiamo. In periodi di crisi servono politiche espansive dal lato della domanda. E' questo che l'Europa non fa. Dovrebbe mutualizzare i debiti pubblici e lanciare gli eurobond, ristabilire lo spirito solidaristico che a fine anni '90 ci consentì di azzerare gli spread, rafforzare le sue istituzioni rappresentative. La Bce, per quanto faccia, non potrà mai sostituirsi al Consiglio europeo. E mi dica, ha più sentito parlare della Commissione Ue?".
Grillo urla: usciamo dall'euro. Che effetto le fa, da "padre fondatore" della moneta unica?
"Questo è un Paese senza memoria. Usciamo dall'euro, facciamo come l'Argentina: follie. Dal giorno dopo avremmo Btp svalutati del 40%, tassi di interesse al 30%, Stato al collasso, banche fallite, dazi contro le nostre merci anche da parte dei paesi europei. Qualche anima bella obietta: avremmo le svalutazioni competitive! Altra follia. Una bilancia commerciale in attivo dello 0,6% del Pil è la prova che ai nostri imprenditori, non certo tutti pigri e poco competitivi, quello che oggi serve non sono le svalutazioni competitive, ma un rilancio della domanda e dei consumi interni, accompagnato da una drastica semplificazione delle regole e dalla ripresa della lotta all'evasione fiscale".
Renzi e Padoan hanno ragione a chiedere all'Europa di "cambiare verso"?
"Noi dobbiamo onorare i nostri impegni, compreso il Fiscal Compact. Ma dobbiamo pretendere dall'Europa politiche che ci consentano di rispettarli facendo ripartire l'economia. Non possiamo accettare che ci si leghino le gambe, e poi ci si chieda anche di correre. Serve un lungo e paziente dialogo, con tutti i nostri partner".
Crescita e lavoro ormai sono un mantra. Ma precariato e disoccupazione sono la malattia mortale dell'Occidente.
"Sono i temi che mi angosciano di più. A differenza delle rivoluzioni industriali del passato, le nuove tecnologie dell'informazione distruggono posti di lavoro. Il rapporto è 20 lavoratori espulsi per 1 nuovo assunto. A pagare il prezzo più alto è il ceto medio. Qualche giorno fa il Financial Times scriveva che l'Infor-mation Technology tra pochi anni farà sparire anche migliaia di analisti finanziari".
In Italia serve davvero più flessibilità in entrata (come prevede il decreto del governo) e in uscita (con la fine dell'articolo 18)?
"Posso dirle che lavori troppo precari non giovano all'economia, e che nelle aziende si assume e si licenzia come si vuole. Quando parli a tu per tu, gli imprenditori te lo dicono: il problema per loro non è l'articolo 18, ma semmai una contrattazione più legata alle aziende e ai territori, e una maggiore disponibilità su orari, turni, mansioni, gestione dei magazzini. Queste sono le vere riforme".
Dal Jobs Act al Fisco e alla PA, Renzi ne sta promettendo persino troppe. Non c'è da temere un effetto boomerang?
"Il nuovo governo ha obiettivamente aperto una speranza, e tutti dobbiamo crederci. Renzi ha un vantaggio: è la grande aspettativa di rinnovamento che c'è nella società italiana. Non deve deluderla. Ha in effetti lanciato molte proposte interessanti. Il problema è che ora servono norme e organizzazioni che le traducano rapidamente in atto. Se c'è tutto questo, va bene. Io sono in fiduciosa attesa".
Lei magari sì, ma le parti sociali no. Non passa giorno che Confindustria e sindacati non facciano a sportellate col governo o con Bankitalia. Come lo spiega?
"Un po' di dialettica è fisiologica. Ma nel complesso mi pare che nel Paese, se non altro perché siamo davvero all'ultima spiaggia, c'è un forte desiderio di ritrovare l'ottimismo e di cavalcare il cambiamento. Questa per Renzi è una grande fortuna. Può sfruttare quel misto di angosce e di speranze che attraversano l'Italia. Deve fare in fretta, ma deve soprattutto fare bene. Quanto alla concertazione, è una bella cosa. Ma richiede unità nei sindacati e negli imprenditori. E invece l'Italia è sempre più frammentata. Da ex premier, mi ricordo riunioni fiume con decine di sigle sedute al tavolo. All'una la prima sigla diceva una cosa, alle due una seconda sigla la scavalcava, alle tre ne spuntava un'altra che andava oltre, alle quattro si chiudeva con un comunicato generico. Questo tipo di concertazione, onestamente, non funziona più".
Renzi taglia di 10 miliardi Il cuneo fiscale per i lavoratori. Lei lo fece già nel 2008, ma lo spartì anche alle imprese. E' giusto oggi privilegiare l'Irpef?
"Noi distribuimmo, 60 alle imprese e 40 ai lavoratori. Nonostante questo, a sorpresa, il giorno dopo fu proprio Confindustria ad attaccarci. Stranezze della storia... Oggi, di fronte alla deflazione salariale, Renzi fa bene a concentrare tutti i benefici sui lavoratori. Un po' più di potere d'acquisto per le famiglie, alla fine, sarà un vantaggio anche per le imprese".
La nuova legge elettorale e la riforma del Senato la convincono?
"Non entro nel merito. In generale, più ci si avvicina al modello dei collegi uninominali e del doppio turno, più si va verso una democrazia efficiente e funzionante".
Peccato che l'Italicum vada nella direzione opposta, per pagare un prezzo a Berlusconi. Lei che è l'unico ad averlo battuto due volte, come giudica questo patto col diavolo?
"Le riforme di sistema, elettorali e istituzionali, vanno fatte cercando il massimo dei consensi tra gli schieramenti politici. Ma diciamo che non bisogna esagerare nei modi. Di mediazioni se ne possono fare, ma la priorità resta sempre il bene del Paese".
E del Pd renziano cosa mi dice?
"Le dico solo questo: può anche darsi che il Pd abbia ancora la febbre, ma è l'unico partito vivo che c'è in Italia. Tutti gli altri sono crollati, e non esistono più forme minime di democrazia e di rappresentanza".
Quanto ancora le brucia, la vicenda dei 101 che l'hanno impallinata nella corsa al Quirinale?
"Con molta sincerità, della vicenda dei 101, che poi erano 120, non mi ha bruciato nulla. Anzi, è stata persino una cosa divertente. Ero in Mali, con gli africani che mi facevano il pollice alzato, mentre io facevo 'pollice versò perché già prevedevo come sarebbe finita. Feci le mie telefonate, a Marini, D'Alema, Monti e Napolitano. Alla fine chiamai mia moglie e le dissi "vedrai, non succederà niente". E così è andata. Ma davvero, non sono affatto amareggiato. Semmai mi brucia ciò che accadde prima, quando da Bari Berlusconi disse "al Quirinale chiunque, ma non Prodi". Dal Pd, tranne Rosi Bindi, non replicò nessuno. Quelli sono i momenti in cui ti senti veramente solo".
Napolitano potrebbe lasciare dopo la riforma elettorale. E di lei si sussurra: "Prodi si sta dando da fare per ritentare la scalata al Colle". Vero o falso?
"Vorrei proprio sapere in cosa consisterebbe questo mio "darmi da fare"... Mi occupo di questioni internazionali, studio l'economia globale, giro il mondo. Sono un uomo felice. In fondo nella vita ci sono tante gare, e per quanto mi riguarda quella del Quirinale è finita. Mi creda: the game is over. I tempi poi sono cambiati: il prossimo presidente della Repubblica finirà per dover condensare il suo messaggio in un twitter".