lunedì 28 aprile 2014

1915-2015 Cent'anni di Guerra e Pace, non solo Expo

Articolo di Emilio Vimercati per Arcipelago Milano.


Il 2015 non sarà solo l’anno dell’Expo. Ricorre infatti il centenario di un conflitto armato, con trentadue paesi partecipanti, che nel 1915 vide l’Italia, a fianco delle potenze dell’Intesa, coinvolta nella prima guerra mondiale nella storiografia considerata la quarta guerra d’indipendenza a conclusione del Risorgimento e dell’Unità d’Italia.
11vimercati17FBUna devastazione con il suo seguito di dolorosi lutti che causò la perdita tra il ’15 e il ’18 di circa 651.000 soldati e di 589.000 civili, per un totale di 1.240.000 morti su una popolazione di 36 milioni, con la più alta mortalità compresa tra i 20 e i 26 anni, e un altissimo numero di mutilati e invalidi, combattenti e reduci sbandati, oltre ai danni di guerra con migliaia di famiglie senza tetto e senza lavoro, situazione complicata dal diffondersi della pandemia influenzale di origine “spagnola” che in Europa fece più vittime della peste nera del XIV secolo e della stessa Grande Guerra.
L’Expo con il suo importante tema, Nutrire il pianeta Energia per la vita, avrà inizio il 1° maggio 2015 per concludersi il 31 ottobre e coinciderà con l’anniversario del centenario dell’immane conflitto iniziato il 24 maggio 1915, data celebrata dall’inno “La leggenda del Piave” di E. A. Mario pseudonimo di Giovanni Gaeta i cui versi una volta si apprendevano nelle scuole elementari: “Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio dei primi fanti il ventiquattro maggio”. Speriamo che l’omonima piazza milanese sia almeno riqualificata in tempo.
Ogni paese o città d’Italia ha dedicato una piazza ai suoi militi per lo più ponendo al centro un monumento ai caduti di quella sanguinosa guerra iniziata cent’anni fa per ricordare, a imperitura memoria, i propri concittadini che hanno dato la vita per la patria, scolpendo sui lati nomi, cognomi e grado; così come penso che a tutti sia capitato di soffermarsi e riflettere, camminando sui nostri monti tra resti di trincee e forti diroccati sui tanti patimenti sopportati da quei giovani eroici alpini, i ragazzi del ’99, provenienti da tutta, tutta la penisola da nord a sud cui per la prima volta era stata messa addosso una divisa e in mano un moschetto, come mirabilmente descritto nel film capolavoro “La grande guerra” di Monicelli. L’evento assurge a epopea nella narrazione dell’ufficiale di complemento Emilio Lussu in “Un anno sull’altipiano” così come è esaltato nei celebri versi di Giuseppe Ungaretti, volontario nel 19° reggimento di fanteria: “La morte/ si sconta/ vivendo.” dedicati alla memoria dei commilitoni caduti, al pari dell’orrore della guerra descritta nelle dolorose pagine dal volontario Carlo Emilio Gadda nel “Giornale di guerra e di prigionia“.
Durante quel triennio Milano svolse un ruolo di retrovia, ricovero di militari feriti in convalescenza, tra cui Ernest Hemingway autore di “Addio alle armi“, di centro per la produzione di materiale bellico e venne direttamente colpita dalla guerra in occasione di un unico bombardamento aereo austriaco il 14 febbraio 1918 che causò la morte di 18 persone. Anche Milano, come le altre città, ha ovviamente dato il suo prezioso contributo in uomini e mezzi; nel promuovere il tema dell’Esposizione 2015 può ulteriormente aggiungere un significativo segno di pace ricordando che da quella data del maggio 1915 i cent’anni non sono trascorsi invano.
Cent’anni di cui la prima parte, trent’anni dal 1915 al 1945 di sofferenze, con due guerre mondiali e un ventennio di oppressione concluso con la lotta di liberazione, nella seconda settant’anni di pace da rivendicare. Scrive Denis Mac Smith nella sua “Storia d’Italia“: “Nel 1918 l’Italia dichiarò di aver chiamato sotto le armi cinque milioni di uomini. Ma l’onere finanziario era stato enorme, una somma doppia a quelle delle spese complessive dello Stato nei cinquant’anni precedenti. Le macerie lasciate da questa terribile guerra furono una delle ragioni per cui l’Italia dovette soffrire venticinque anni di tirannia.” Di contro, aggiungo, c’è chi ha ammassato fortune durante la guerra senza preoccuparsi molto delle condizioni materiali della popolazione.
Da pochi anni è stata soppressa la chiamata di leva ma le persone di una certa età sanno cosa significava aspettare la “cartolina”. Ben venga che fra i giovani si siano estinte parole come rancio e gavetta, c.a.r. e corvèe, permesso tre più due, marcar visita, consegnato, contare i giorni all’alba, riduzioni militari e ragazzi.
All’alba del 24 maggio 1915 dal Regio Esercito fu sparato a Cervignano del Friuli il primo colpo di cannone contro il nemico. Il messaggio di Expo 2015 contenuto in Nutrire il pianeta Energia per la vita, senza temere alcuna retorica, accompagni la prossima ricorrenza centenaria del 1915-2015 con un abbraccio fraterno ai caduti nella speranza che un simile avvenimento non debba ripetersi mai più e nel contempo esalti il valore di una auspicabile configurazione unitaria della civiltà europea. Nell’occasione, l’Expo nel 2015 sia un incontro mondiale senza frontiere anche in tal senso. Ripudiare la guerra Favorire la pace.